Archive pour le 8 septembre, 2007

foto di questa mattina a Mariazell

foto di questa mattina a Mariazell dans Papa Benedetto XVI

Worshippers attend a holy mass with Pope Benedict XVI in Mariazell September 8, 2007. The Pontiff who is on a three-day trip to Austria, is visiting the 850-year old shrine of Mariazell on Saturday, where some 33,000 pilgrims including 70 cardinals are expected to join him. REUTERS/Fabrizio Bensch (AUSTRIA)

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Worshippers attend a mass that was celebrated by Pope Benedict XVI in Mariazell, Austria. The pontiff has blasted Europeans for being selfish and not having enough children, in a sermon at the 850-year-old pilgrimage site.(AFP/Dieter Nagl)

Pope Benedict XVI kisses the altar before celebrating mass at the 850-year-old pilgrimage site of Mariazell, Austria. The pontiff has blasted Europeans for being selfish and not having enough children, in a sermon at the 850-year-old pilgrimage site.(AFP/Vincenzo Pinto)

Pope Benedict XVI waves during a rain-drenched mass in Mariazell September 8, 2007. Pope Benedict said on Saturday that Europe’s future will be bleak without more children and a return to trust in God and traditional values. Some 30,000 wet and cold people turned out to see the Pope at this shrine to Mary some 90 km southwest of Vienna on the second day of his visit to Austria. REUTERS/HO/Church (AUSTRIA).

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Dai Padri orientali – La nascita di Maria è l’inizio della nostra divinizzazione

 dal sito:

http://www.mariaoggi.it/natmaria.htm

 

Dai Padri orientali 

 

La nascita di Maria è l’inizio della nostra divinizzazione 

 

Oggi il grande seno della verginità viene svelato, e la Chiesa è cinta nuzialmente con l’inviolabile perla della vera incorruttibilità. Oggi la genuina nobiltà degli uomini riceve di nuovo il dono della prima divinizzazione e ritorna a se stessa; la natura generata, rimanendo unita alla Madre del Bello, riceve come impronta ottima e divinissima quel fulgore di bellezza che l’ignobiltà della malizia aveva oscurato; l’impronta diventa propriamente nuova chiamata; la nuova chiamata diventa divinizzazione, e questa a sua volta assimilazione all’antica condizione. Oggi la sterile è scoperta come madre al di là di ogni speranza, e a sua volta la Madre di un Figlio senza padre, derivando da lombi infecondi, rende sante le generazioni della natura. Oggi è stata colorata la splendente tintura della porpora divina, e la miseranda natura degli uomini si è rivestita della dignità regale. Oggi il rampollo davidico è germogliato secondo le profezie (cf. Is 11, 1), esso che è detto verga sempre verdeggiante di Aronne (cf. Nm 17, 23; Eb 9, 4) e ha fatto fiorire per noi la verga della potenza, il Cristo.
Oggi da Giuda e da Davide proviene una vergine fanciulla, che delinea il volto del regno e del sacerdozio di colui che fu sacerdote secondo l’ordine di Melchisedek di Aronne (cf. Eb 5ss.). Oggi la grazia, avendo imbiancato il mistico efod del divino sacerdozio (cf. Es 28, 6ss.; 29, 5), lo ha tessuto figurativamente con il seme discendente da Levi: e Dio arrossò la porpora divina con il sangue discendente da Davide. Insomma, per dirla in breve: oggi comincia la rigenerazione della nostra natura; e il mondo invecchiato, ricevendo una formazione divinissima, accoglie gli inizi di una seconda creazione da parte di Dio. Infatti, dopo che la prima formazione dell’uomo fu operata con la terra pura e incontaminata, invece la natura cancellò 1a sua dignità congenita: e si spogliò della grazia, mediante quella caduta della disobbedienza per la quale noi fummo scacciati dal luogo della vita. La natura scambiò il godimento del paradiso con la vita caduca – a guisa di un’eredità paterna giunta fino a noi -, e da essa nacque la morte e la conseguente rovina della stirpe: e quindi, poiché tutti avevano preferito il luogo di quaggiù a quello di lassù, ogni speranza di salvezza fu tolta e la natura aveva bisogno dell’aiuto supremo. Per la guarigione della malattia non valeva nessuna legge, né naturale né scritta, nessuna parola ardente e conciliatrice di profeti, nessuno che potesse rialzare la natura umana, nessun mezzo con cui essa fosse ricondotta alla primitiva nobiltà, né presto né facilmente. Ma a questo punto Dio, supremo artefice di tutte le cose, ritenne opportuno presentare – per così dire – con una nuova compiutezza un mondo di recente formazione e del tutto armonico, arrestando l’epidemia del peccato che da lungo tempo era scoppiata e da cui era venuta la morte: e così, anche, gli piacque di mostrare a noi una vita in qualche modo nuova, libera e realmente incrollabile, a noi cioè che siamo stati rigenerati dal battesimo della figliolanza divina (cf. Rm 8, 16ss). (Andrea di Creta, Testi Mariani, vol. 2, ed. Cittanuova)  

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Il Papa a Mariazell: la verità non è intollerante, non si afferma con la forza ma dimostra se stessa nell’amore. Il commento di padre Lombardi

dal sito:

http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=153851

Il Papa a Mariazell: la verità non è intollerante, non si afferma con la forza ma dimostra se stessa nell’amore. Il commento di padre Lombardi  

“Guardare a Cristo” attraverso Maria, che indica suo figlio all’uomo: sta qui il significato del pellegrinaggio compiuto questa mattina da Benedetto XVI al Santuario austriaco di Mariazell, l’evento spirituale più atteso di questo settimo viaggio apostolico, giunto a metà del suo percorso. Il Papa ha ringraziato di cuore le decine di migliaia di fedeli radunatisi all’aperto per la Messa, nonostante la pioggia che ha continuato a cadere ininterrottamente. Una situazione che, al termine della Messa, ha indotto il Pontefice ha levare un appello alla solidarietà con le popolazioni dell’Austria colpite dalle alluvioni di questi giorni. Riviviamo i momenti salienti della celebrazione nella cronaca del nostro inviato a Vienna, Alessandro De Carolis:

Ogni persona di fede dovrebbe avere un cuore in continuo pellegrinaggio. Un cuore “inquieto” che desideri l’amicizia con Cristo, e che una volta scoperta impari a stare nella verità e nell’amore. La strada di questo pellegrinaggio passa per una richiesta, da rivolgere in particolare a Maria che tiene in braccio il figlio bambino, così come lo terrà in braccio da crocifisso. E’ il pellegrinaggio della fede cristiana, che stamattina Benedetto XVI ha indicato agli oltre 30 mila fedeli che hanno sfidato la pioggia e il freddo per vivere con lui il momento centrale del suo viaggio apostolico in Austria: la visita al Santuario di Mariazell, situato a 140 km. a sudovest di Vienna, fra le colline della Stiria.

Fin dall’alba centinaia di pullman e auto hanno percorso le strade che portano agli 870 metri di Mariazell. Strade che anche il Pontefice è stato costretto a percorrere: il maltempo gli ha impedito di giungere al Santuario in elicottero come previsto dal programma. La Madonna ci ricompenserà dei sacrifici patiti per il maltempo, ha detto ai fedeli Benedetto XVI quando, con un certo ritardo, ha potuto dare inizio alla celebrazione eucaristica per gli 850 anni di vita del tempio mariano, subito definito all’omelia “un luogo di pace e di unità riconciliata”. Prendendo ad esempio le figure del Vangelo che vissero l’ansia della ricerca, poi appagata dall’incontro con Gesù – Zaccaria, Elisabetta, Simeone, gli Apostoli – il Papa ha invitato i cristiani d’oggi a prendere esempio da loro:

« Dieses unruhige und offene Herz Brauchen wir. … Di questo cuore inquieto e aperto abbiamo bisogno. È il nocciolo del pellegrinaggio. Anche oggi non è sufficiente essere e pensare in qualche modo come tutti gli altri. Il progetto della nostra vita va oltre. Noi abbiamo bisogno di Dio, di quel Dio che ci ha mostrato il suo volto ed aperto il suo cuore: Gesù Cristo”.

E chiamando Dio come “unico Mediatore della salvezza valido per tutti, che interessa tutti e del quale, in definitiva, tutti hanno bisogno, questo – ha affermato il Papa – non significa affatto disprezzo delle altre religioni né assolutizzazione superba del nostro pensiero, ma solo l’essere conquistati da Colui che ci ha interiormente toccati e colmati di doni, affinché noi potessimo a nostra volta fare doni anche agli altri”. Il dono della fede in Dio, dunque, vuol dire dono della verità: ecco perché, ha spiegato ulteriormente Benedetto XVI, un cristiano non sa né può rassegnarsi come chi invece ritiene l’essere umano “incapace della verità”. Proprio “questa rassegnazione di fronte alla verità – ha osservato il Pontefice – è il nocciolo della crisi dell’Occidente, dell’Europa »:

« Wenn es Wahrheit für den Menschen nicht gibt, dann kann er auch nicht … Se per l’uomo non esiste una verità, egli, in fondo, non può neppure distinguere tra il bene e il male. E allora le grandi e meravigliose conoscenze della scienza diventano ambigue: possono aprire prospettive importanti per il bene, per la salvezza dell’uomo, ma anche – lo vediamo – diventare una terribile minaccia, la distruzione dell’uomo e del mondo. Noi abbiamo bisogno della verità ».

La Madonna, come si comprende osservando la statuina di Mariazell, ha tenuto in braccio la verità e da sempre la indica al mondo. Benedetto XVI ha invitato a guardare alla piccola effigie in legno che da otto secoli e mezzo ha incastonato il messaggio del Vangelo nell’Europa mitteleuropea e che oggi è stata mostrata ai fedeli nella sua originaria semplicità artistica, la mano sinistra più grande che indica Gesù Bambino non coperta dai paramenti che vestono abitualmente la statua, eccetto tre giorni all’anno. E l’immagine di tenerezza familiare evocata dalla statua ha suggerito al Papa un altro pensiero di stringente attualità:

« Das Kind Jesus erinnert uns natürlich auch an alle Kinder … Il bambino Gesù ci ricorda naturalmente anche tutti i bambini del mondo, nei quali vuole venirci incontro. I bambini che vivono nella povertà; che vengono sfruttati come soldati; che non hanno mai potuto sperimentare l’amore dei genitori; i bambini malati e sofferenti, ma anche quelli gioiosi e sani. L’Europa è diventata povera di bambini: noi vogliamo tutto per noi stessi, e forse non ci fidiamo troppo del futuro. Ma priva di futuro sarà la terra solo quando si spegneranno le forze del cuore umano e della ragione illuminata dal cuore – quando il volto di Dio non splenderà più sopra la terra. Dove c’è Dio, là c’è futuro”.

Il “sì” a Dio, che tuttavia lascia libero l’uomo di fare le proprie scelte, equivale – ha concluso Benedetto XVI – a quei “sì” che sono contenuti nei Comandamenti: sì alla famiglia, alla vita, all’amore responsabile, alla solidarietà, alla responsabilità sociale e alla giustizia, il sì alla verità e al rispetto delle persone e a ciò che appartiene a loro. Del resto, ha affermato il Pontefice, ritornando su un concetto espresso fin dai primi momenti del suo Pontificato, l’adesione ai comandi di Dio è tutt’altro che una prigione per il cuore e la volontà umane:

« Wenn wir das tun, dann sehen wir, … Se questo noi facciamo, ci rendiamo conto che il cristianesimo è di più e qualcosa di diverso da un sistema morale, da una serie di richieste e di leggi. È il dono di un’amicizia che perdura nella vita e nella morte: „Non vi chiamo più servi, ma amici“ (cfr Gv 15,15), dice il Signore ai suoi. A questa amicizia noi ci affidiamo. Ma proprio perché il cristianesimo è più di una morale, è appunto il dono di un’amicizia, proprio per questo porta in sé anche una grande forza morale di cui noi, davanti alle sfide del nostro tempo, abbiamo tanto bisogno”.

Prima dell’atto conclusivo della Messa, Benedetto XVI ha avuto parole di incoraggiamento per le vittime delle alluvioni in Austria e un pensiero di cordoglio per i due anziani pellegrini purtroppo deceduti stamattina per un malore a Mariazell:

« Viele Menschen in Österreich haben durch die Überschwemmungen … Sono molte le persone che qui in Austria stanno soffrendo, in questi giorni, a causa delle alluvioni ed hanno subito danni. Vorrei rassicurare tutte queste persone della mia preghiera, della mia compassione e della mia tristezza e sono certo che tutti coloro che potranno mostreranno solidarietà e li aiuteranno. Poi vorrei ricordare anche i due pellegrini che sono morti qui, oggi – li ho compresi nella mia preghiera durante la Santa Messa. Possiamo essere certi che la Madre di Dio li abbia condotti direttamente al cospetto di Dio, dato che erano venuti in pellegrinaggio dalla Madre di Dio per incontrare Gesù insieme a lei”.

Infine, la catechesi mariana di Benedetto XVI si è conclusa con un atto significativo e atteso dalla Chiesa locale: il mandato del Papa ai fedeli austriaci a vivere in coerenza al Vangelo e ad essere testimoni nel mondo “con sollecitudine e letizia”. E Benedetto XVI ha dato risalto al carattere mitteleuropeo del Santuario della Stiria salutando i pellegrini presenti nelle lingue abitualmente presenti in questo luogo: ungherese, sloveno, croato, ceco, slovacco e polacco.

Ma sulla Messa presieduta dal Papa nel Santuario di Mariazell ascoltiamo il commento del nostro direttore generale padre Federico Lombardi, al microfono di Sergio Centofanti:

R. – La prima cosa che colpisce è il fatto che questa celebrazione bellissima è avvenuta con un tempo terribile. Questo naturalmente ha reso le cose più difficili: se ci fosse stato un bellissimo sole sarebbe stata certamente una festa più gioiosa. Però non è senza significato che un pellegrinaggio comporti anche uno sforzo. Un pellegrinaggio non è una scampagnata e la gente che è venuta qui a Mariazell, anche in condizioni inclementi, dimostrando una grandissima attenzione e un grande raccoglimento, partecipando quindi molto profondamente a questo evento, dimostra quale sia il senso vero e più profondo del pellegrinaggio: un impegno nella vita, un impegno in un cammino per incontrare Cristo, che non è sempre facile e che se anche ha un prezzo ha, però, anche un grandissimo valore. Mi pare, quindi, che anche queste circostanze esterne possano essere lette come un significato particolare e bello di questo incontro.

D. – Il Papa ha tenuto, anche in questo caso, una omelia molto intensa ed ha detto che credere nella verità non è intolleranza, perché la verità non si impone con la forza, ma con la debolezza dell’amore…

R. – Sì, ed ho l’impressione che questa omelia del Papa a Mariazell, se posso dire, è una delle più belle che io abbia sentito, almeno a me ha colpito molto profondamente. Vorrei far notare anche il tono con cui il Papa l’ha detta: era un tono estremamente meditativo, attento e profondo, che dimostrava molto bene anche lo spirito con cui egli parlava e cioè stava dando un messaggio da lui sentito fino in fondo all’anima e in cui abbiamo questa sintesi molta bella, che è sua caratteristica, tra la densità del pensiero ed anche l’enunciazione delle verità impegnative e la spiritualità cristiana anche nei suoi aspetti più affascinanti. Quindi il Papa ha, certo, parlato del tema della verità, della verità di Dio, della verità di Cristo e di Cristo come unico mediatore, ma ci ha fatto capire benissimo – direi appunto sia con i concetti e sia anche con il suo atteggiamento – che questa nostra fede nella unicità di Cristo Salvatore non è qualcosa di intollerante o di prepotente, ma è una offerta fatta con convinzione e con amore e quello che noi proponiamo è questo Gesù, è qualcuno che qui ci si mostra – a Mariazell in particolare, ma sempre – come il bambino e come il Crocifisso e, quindi, assolutamente in modo non violento, non di potere, ma di grandissima umiltà, che vuole attirare l’amore, vuole mettersi nelle nostre mani e ci chiede di andare verso di Lui, di accoglierLo e di capire il suo amore fino alla fine. E quindi l’impegno del cristiano nell’annunciare la sua fede è una offerta; è un’offerta alla libertà dell’uomo ed è – anche se c’è un impegno morale che è richiesto dalla fede – un impegno che è un sì, non è un no, non è un qualche cosa di negativo, un porre i limiti all’agire dell’uomo e alle sue prospettive, ma è anzi una via per trovare una affermazione dei valori essenziali, l’incontro con Dio, la famiglia, l’amore per gli altri, la verità, la generosità. Si tratta di valori positivi e il Papa mi sembra che con questa omelia abbia saputo mostrare insieme l’esigenza e la bellezza della fede cristiana.

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Discorso del Papa ai politici e al Corpo Diplomatico a Vienna

 dal sito:

http://www.zenit.org/article-11805?l=italian

 

 

Discorso del Papa ai politici e al Corpo Diplomatico a Vienna

 VIENNA, venerdì, 7 settembre 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso pronunciato da Benedetto XVI nella Sala dei Ricevimenti dell’Hofburg di Vienna durante l’incontro con le Autorità e con il Corpo Diplomatico. Erano presenti anche esponenti del mondo della Cultura, tra cui i Rettori delle Università austriache. Aveva preso prima la parola Heinz Fischer, Presidente della Repubblica. 

* * * 

Stimatissimo Signor Presidente Federale,
Onorevole Signor Presidente del Parlamento nazionale,
Onorevole Signor Cancelliere Federale,
Illustri Membri del Governo Federale,
Onorevoli Deputati del Parlamento nazionale e Membri del Senato Federale,
Illustri Presidenti Regionali,
Stimati Rappresentanti del Corpo diplomatico,
Illustri Signore e Signori!

Introduzione

È per me una grande gioia e un onore incontrarmi oggi con Lei, Signor Presidente Federale, con i Membri del Governo Federale, come anche con i Rappresentanti della vita politica e pubblica della Repubblica d’Austria. In questo incontro nella Hofburg si rispecchia il buon rapporto, caratterizzato da fiducia vicendevole, tra il Vostro Paese e la Santa Sede, del quale Lei ha parlato. Di questo mi rallegro vivamente.

Le relazioni tra la Santa Sede e l’Austria rientrano nel vasto complesso dei rapporti diplomatici, che trovano nella città di Vienna un importante crocevia, perché qui hanno sede anche vari Organismi internazionali. Sono lieto della presenza di molti Rappresentanti diplomatici, ai quali va il mio deferente saluto. Vi ringrazio, Signore e Signori Ambasciatori, per la vostra dedizione non solo al servizio dei Paesi che rappresentate e dei loro interessi, ma anche della causa comune della pace e dell’intesa tra i popoli.

Questa è la mia prima visita come Vescovo di Roma e Pastore supremo della Chiesa cattolica universale in questo Paese, che, però, conosco da molto tempo e per numerose visite precedenti. È – permettetemi di dirlo – una gioia per me trovarmi qui. Ho qui molti amici e, come vicino bavarese, il modo di vivere e le tradizioni austriache mi sono del tutto familiari. Il mio grande Predecessore di beata memoria, Papa Giovanni Paolo II, ha visitato l’Austria tre volte. Ogni volta è stato ricevuto dalla gente di questo Paese con grande cordialità, le sue parole sono state ascoltate con attenzione e i suoi viaggi apostolici hanno lasciato le loro tracce.

Austria

L’Austria negli ultimi anni e decenni ha registrato successi, che ancora due generazioni fa nessuno avrebbe osato sognare. Il Vostro Paese non ha solo vissuto un notevole progresso economico, ma ha sviluppato anche un’esemplare convivenza sociale, di cui il termine « solidarietà sociale » è diventato un sinonimo. Gli austriaci hanno ogni ragione di esserne riconoscenti, e lo manifestano avendo un cuore aperto verso i poveri e gli indigenti nel proprio Paese, ma essendo anche generosi quando si tratta di dimostrare solidarietà in occasione di catastrofi e di disgrazie nel mondo. Le grandi iniziative di « Licht ins Dunkel » – « Luce nelle tenebre » – prima di Natale e « Nachbar in Not » – « Vicino nel bisogno » – sono una bella testimonianza di questi sentimenti.

Austria e l’ampliamento dell’Europa

Ci troviamo qui in un luogo storico, dal quale per secoli è stato governato un impero che ha unito ampie parti dell’Europa centrale e orientale. Questo luogo e quest’ora offrono un’occasione provvidenziale per fissare lo sguardo sull’intera Europa di oggi. Dopo gli orrori della guerra e le esperienze traumatiche del totalitarismo e della dittatura, l’Europa ha intrapreso il cammino verso un‘unità del Continente, tesa ad assicurare un durevole ordine di pace e di giusto sviluppo. La divisione che per decenni ha scisso il Continente in modo doloroso è, sì, superata politicamente, ma l’unità resta ancora in gran parte da realizzare nella mente e nel cuore delle persone. Anche se dopo la caduta della cortina di ferro nel 1989 qualche speranza eccessiva può essere rimasta delusa e su alcuni aspetti si possono sollevare giustificate critiche nei confronti di qualche istituzione europea, il processo di unificazione è comunque un’opera di grande portata che a questo Continente, prima corroso da continui conflitti e fatali guerre fratricide, ha portato un periodo di pace da tanto tempo sconosciuto. In particolare, per i Paesi dell’Europa centrale e orientale la partecipazione a tale processo è un ulteriore stimolo a consolidare al loro interno la libertà, lo stato di diritto e la democrazia. Vorrei ricordare a tale proposito il contributo che il mio predecessore Papa Giovanni Paolo II ha dato a quel processo storico. Pure l’Austria, che si trova al confine tra l’Occidente e l’Oriente di allora ha, come Paese-ponte, contribuito molto a questa unione e ne ha anche – non bisogna dimenticarlo – tratto grande profitto.

Europa

La « casa Europa », come amiamo chiamare la comunità di questo Continente, sarà per tutti luogo gradevolmente abitabile solo se verrà costruita su un solido fondamento culturale e morale di valori comuni che traiamo dalla nostra storia e dalle nostre tradizioni. L’Europa non può e non deve rinnegare le sue radici cristiane. Esse sono una componente dinamica della nostra civiltà per il cammino nel terzo millennio. Il cristianesimo ha profondamente modellato questo Continente: di ciò rendono testimonianza in tutti i Paesi e particolarmente in Austria non solo le moltissime chiese e gli importanti monasteri. La fede ha la sua manifestazione soprattutto nelle innumerevoli persone che essa, nel corso della storia fino ad oggi, ha portato ad una vita di speranza, di amore e di misericordia. Mariazell, il grande Santuario nazionale austriaco, è al contempo un luogo d’incontro per vari popoli europei. È uno di quei luoghi nei quali gli uomini hanno attinto e attingono tuttora la « forza dall’alto » per una retta vita.

In questi giorni la testimonianza di fede cristiana al centro dell’Europa viene espressa anche mediante la « Terza Assemblea Ecumenica Europea » in Sibiu (Romania) posta sotto il motto: « La luce di Cristo illumina tutti. Speranza di rinnovamento e di unità in Europa ». Viene spontaneo il ricordo del « Katholikentag » centro-europeo che nel 2004, sotto il motto « Cristo – speranza dell’Europa », ha radunato tanti credenti a Mariazell!

Oggi si parla spesso del modello di vita europeo. Con ciò si intende un ordine sociale che significa efficacia economica con giustizia sociale, pluralità politica con tolleranza, liberalità ed apertura, ma anche conservazione di valori che a questo Continente danno la sua posizione particolare. Questo modello, sotto i condizionamenti dell’economia moderna, si trova davanti ad una grande sfida. La spesso citata globalizzazione non può essere fermata, ma è un compito urgente ed una grande responsabilità della politica quella di dare alla globalizzazione ordinamenti e limiti adatti ad evitare che essa si realizzi a spese dei Paesi più poveri e delle persone povere nei Paesi ricchi e vada a scapito delle generazioni future.

Certamente, l’Europa ha vissuto e sofferto anche terribili cammini sbagliati. Ne fanno parte: restringimenti ideologici della filosofia, della scienza ed anche della fede, l’abuso di religione e ragione per scopi imperialistici, la degradazione dell’uomo mediante un materialismo teorico e pratico, ed infine la degenerazione della tolleranza in una indifferenza priva di riferimenti a valori permanenti. Fa però parte delle caratteristiche dell’Europa una capacità di autocritica che, nel vasto panorama delle culture del mondo, la distingue e la qualifica

La vita

È nell’Europa che, per la prima volta, è stato formulato il concetto di diritti umani. Il diritto umano fondamentale, il presupposto per tutti gli altri diritti, è il diritto alla vita stessa. Ciò vale per la vita dal concepimento sino alla sua fine naturale. L’aborto, di conseguenza, non può essere un diritto umano – è il suo contrario. È una « profonda ferita sociale », come sottolineava senza stancarsi il nostro defunto Confratello, Cardinale Franz König.

Nel dire questo non esprimo un interesse specificamente ecclesiale. Mi faccio piuttosto avvocato di una richiesta profondamente umana e mi sento portavoce dei nascituri che non hanno voce. Non chiudo gli occhi davanti ai problemi e ai conflitti di molte donne e mi rendo conto che la credibilità del nostro discorso dipende anche da quel che la Chiesa stessa fa per venire in aiuto alle donne in difficoltà.

Mi appello quindi ai responsabili della politica, affinché non permettano che i figli vengano considerati come casi di malattia né che la qualifica di ingiustizia attribuita dal Vostro ordinamento giuridico all’aborto venga di fatto abolita. Lo dico mosso dalla preoccupazione per i valori umani. Ma questo non è che un lato di ciò che ci preoccupa. L’altro è di fare tutto il possibile per rendere i Paesi europei di nuovo più aperti ad accogliere i bambini. Incoraggiate i giovani, che con il matrimonio fondano nuove famiglie, a divenire madri e padri! Con ciò farete del bene a loro medesimi, ma anche all’intera società. Vi confermiamo anche decisamente nelle Vostre premure politiche di favorire condizioni che rendano possibile alle giovani coppie di allevare dei figli. Tutto ciò, però, non gioverà a nulla, se non riusciremo a creare nei nostri Paesi di nuovo un clima di gioia e di fiducia nella vita, in cui i bambini non vengano visti come un peso, ma come un dono per tutti.

Una grande preoccupazione costituisce per me anche il dibattito sul cosiddetto « attivo aiuto a morire ». C’è da temere che un giorno possa essere esercitata una pressione non dichiarata o anche esplicita sulle persone gravemente malate o anziane, perché chiedano la morte o se la diano da sé. La risposta giusta alla sofferenza alla fine della vita è un’attenzione amorevole, l’accompagnamento verso la morte – in particolare anche con l’aiuto della medicina palliativa – e non un « attivo aiuto a morire ». Per affermare un accompagnamento umano verso la morte occorrerebbero però urgentemente delle riforme strutturali in tutti i campi del sistema sanitario e sociale e l’organizzazione di strutture di assistenza palliativa. Occorrono poi anche passi concreti: nell’accompagnamento psicologico e pastorale delle persone gravemente malate e dei moribondi, dei loro parenti, dei medici e del personale di cura. In questo campo la « Hospizbewegung » fa delle cose grandiose. Tutto l’insieme di tali compiti, però, non può essere delegato soltanto a loro. Molte altre persone devono essere pronte o essere incoraggiate nella loro disponibilità a non badare a tempo e anche a spese nell’assistenza amorosa dei gravemente malati e dei moribondi.

Il dialogo della ragione

Fa parte dell’eredità europea anche una tradizione di pensiero, per la quale è essenziale una corrispondenza sostanziale tra fede, verità e ragione. Si tratta qui della questione se la ragione stia al principio di tutte le cose e a loro fondamento o no. Si tratta della questione se la realtà abbia alla sua origine il caso e la necessità, se quindi la ragione sia un casuale prodotto secondario dell’irrazionale e nell’oceano dell’irrazionalità, in fin dei conti, sia anche senza un senso, o se invece resti vero ciò che costituisce la convinzione di fondo della fede cristiana: In principio erat Verbum – In principio era il Verbo – all’origine di tutte le cose c’è la Ragione creatrice di Dio che ha deciso di parteciparsi a noi esseri umani.

Permettetemi di citare in questo contesto Jürgen Habermas, un filosofo quindi che non aderisce alla fede cristiana: « Per l’autocoscienza normativa del tempo moderno il cristianesimo non è stato soltanto un catalizzatore. L’universalismo ugualitario, dal quale sono scaturite le idee di libertà e di convivenza solidale, è un’eredità immediata della giustizia giudaica e dell’etica cristiana dell’amore. Immutata nella sostanza, questa eredità è stata sempre di nuovo fatta propria in modo critico e nuovamente interpretata. A ciò fino ad oggi non esiste alternativa ».

I compiti dell’Europa nel mondo

Dall’unicità della sua chiamata deriva, tuttavia, per l’Europa anche una responsabilità unica nel mondo. A questo riguardo essa innanzitutto non deve rinunciare a se stessa. Il continente che, demograficamente, invecchia in modo rapido non deve diventare un continente spiritualmente vecchio. L’Europa inoltre acquisterà una migliore consapevolezza di se stessa se assumerà una responsabilità nel mondo che corrisponda alla sua singolare tradizione spirituale, alle sue capacità straordinarie e alla sua grande forza economica. L’Unione Europea dovrebbe pertanto assumere un ruolo guida nella lotta contro la povertà nel mondo e nell’impegno a favore della pace. Con gratitudine possiamo costatare che Paesi europei e l’Unione Europea sono tra coloro che maggiormente contribuiscono allo sviluppo internazionale, ma essi dovrebbero anche far valere la loro rilevanza politica di fronte, ad esempio, alle urgentissime sfide poste dall’Africa, alle immani tragedie di quel Continente, quali il flagello dell’AIDS, la situazione nel Darfur, l’ingiusto sfruttamento delle risorse naturali e il preoccupante traffico di armi. Così pure l’impegno politico e diplomatico dell’Europa e dei suoi Paesi non può dimenticare la permanente grave situazione del Medio Oriente, dove è necessario il contributo di tutti per favorire la rinuncia alla violenza, il dialogo reciproco e una convivenza veramente pacifica. Deve anche continuare a crescere il rapporto con le Nazioni dell’America latina e con quelle del Continente asiatico, mediante opportuni legami di interscambio.

Conclusione

Stimato Signor Presidente Federale, illustri Signore e Signori! L’Austria è un Paese ricco di molte benedizioni: grandi bellezze paesaggistiche che, anno dopo anno, attirano milioni di persone per un soggiorno di riposo; un’inaudita ricchezza culturale, creata e accumulata da molte generazioni; molte persone dotate di talento culturale e di grandi forze creative. Dappertutto si possono vedere le testimonianze delle prestazioni prodotte dalla diligenza e dalle doti della popolazione che lavora. È questo un motivo di gratitudine e di fierezza. Ma certamente l’Austria non è un’ »isola felice » e neppure crede di esserlo. L’autocritica fa sempre bene e, senz’altro, è anche diffusa in Austria. Un Paese che ha ricevuto tanto deve anche dare tanto. Può contare molto su se stesso e anche esigere da se stesso una certa responsabilità nei confronti dei Paesi vicini, dell’Europa e del mondo.

Molto di ciò che l’Austria è e possiede, lo deve alla fede cristiana ed alla sua ricca efficacia sulle persone. La fede ha formato profondamente il carattere di questo Paese e la sua gente. Deve perciò essere nell’interesse di tutti non permettere che un giorno in questo Paese siano forse ormai solo le pietre a parlare di cristianesimo! Un’Austria senza una viva fede cristiana non sarebbe più l’Austria.

Auguro a Voi e a tutti gli Austriaci, soprattutto agli anziani e ai malati, come anche ai giovani che hanno la vita ancora davanti a sé, speranza, fiducia, gioia e la benedizione di Dio!

[Traduzione diffusa dalla Sala Stampa della Santa Sede. ZENIT ha aggiunto le modifiche dell’ultim’ora inserite dal Papa]

 

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buona notte

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Seerose

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« Celebriamo con gioia la Natività della beata Vergine Maria:da lei è sorto il Sole di giustizia » (Antifona d’ingresso)

San Giovanni Damasceno (circa 675-749), monaco, teologo, dottore della Chiesa
Omelia sulla Natività della Vergine; SC 80, 51

« Celebriamo con gioia la Natività della beata Vergine Maria:da lei è sorto il Sole di giustizia » (Antifona d’ingresso)

Oggi ci viene posta dinanzi una porta verginale; attraverso di essa deve « venire nel mondo » « corporalmente » – secondo l’espressione di Paolo, (Eb 1,6; Col 2,9) – il Dio che è al di là di tutti gli esseri. Oggi dalla radice di Iesse un germoglio è spuntato (Is 11,1); da lui sorgerà per il mondo un fiore, che per la sua natura, è unito alla divinità. Oggi, a partire dalla natura terrena, un cielo è stato formato sulla terra, per colui che una volta rese solido il firmamento separandolo dalle acque ed innalzandolo nelle altezze. Ma è un cielo molto più sorprendente del primo, poiché colui che nel primo cielo creò il sole è sorto in questo nuovo cielo, come un Sole di giustizia (Ml 3,20). La luce eterna, nata prima dei secoli dalla luce eterna, l’essere immateriale ed incorporeo, prende un corpo in questa donna e, come uno sposo, esce dalla stanza nuziale (Sal 18,6)…

Oggi, « il figlio dell’artigiano » (Mt 13,55), il Verbo di colui che ha fatto tutto per mezzo di lui, operando ovunque, il braccio potente di Dio Altissimo si è costruito una scala viva, la cui base è piantata in terra e il cui vertice si alza fino al cielo. Su di lei Dio riposa; di lei Giacobbe ha contemplato l’immagine (Gn 28,12); per lei Dio, nella sua immobilità, è sceso, o piuttosto si è chinato con benevolenza, e così « è apparso sulla terra e ha vissuto fra gli uomini » (Bar 3,38). Questi simboli rappresentano infatti la sua venuta quaggiù, il suo abbassamento per pura grazia, la sua esistenza terrena, la vera conoscenza che egli dà di se stesso a quelli che sono sulla terra. La scala spirituale, la Vergine, è piantata in terra, poiché dalla terra tiene la sua origine, ma la sua testa si alza fino al cielo… Per lei e per lo Spirito Santo « il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi » (Gv 1,14). Per lei e per lo Spirito Santo si compie l’unione di Dio con gli uomini.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 8 septembre, 2007 |Pas de commentaires »

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