Archive pour le 6 septembre, 2007

buona notte

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Erba Benedetta

http://www.windoweb.it/guida/mondo/schede_fiori_G.htm

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 6 septembre, 2007 |Pas de commentaires »

« Potete far digiunare gli invitati a nozze, mentre lo Sposo è con loro ? »

Giovanni Cassiano (circa 360-435), fondatore di un monastero a Marsiglia
Conferenze

« Potete far digiunare gli invitati a nozze, mentre lo Sposo è con loro ? »

Avevamo lasciato la Siria per la Provincia d’Egitto, con il desiderio di imparare i principi dei monaci anziani, e ci meravigliavamo della grande cordialità con la quale eravamo accolti. Contrariamente a quel che ci era stato insegnato nei monasteri di Palestina, non si osservava quella regola di aspettare l’ora fissata per il pranzo, ma, eccetto il mercoledì e il venerdì, dovunque andassimo, si rompeva il digiuno. Uno degli antichi a cui domandavamo perché, da loro, si omettessero così facilmente i digiuni quotidiani, ci rispose : « Il digiuno è sempre con me. Voi, invece, che fra poco congederò, non potrò tenervi sempre con me. E il digiuno, benché utile e necessario, è tuttavia l’offerta di un dono volontario, mentre il compimento dell’opera della carità è l’esigenza assoluta del precetto. Perciò, accogliendo in voi Cristo, devo ristorarlo e, dopo avervi congedato, potrò compensare in me, con un digiuno più rigoroso, l’umanità che vi ho manifestata per riguardo a Cristo. Infatti, « gli amici dello Sposo non possono digiunare mentre lo Sposo è con loro », ma quando si sarà allontanato, allora potranno farlo.

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Beato Bertrando di Garrigue

Beato Bertrando di Garrigue dans immagini sacre

è presente nel martirologio romano,  è citato come santo del giorno sui siti liturgici francesi;

http://santiebeati.it/immagini/?mode=album&album=90800&dispsize=Original

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Programma del viaggio papale in Austria dal 7 al 9 settembre 2007

dal sito Zenith:

http://www.zenit.org/article-11594?l=italian

 

 

Programma del viaggio papale in Austria dal 7 al 9 settembre 2007

 CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 17 agosto 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il programma del viaggio apostolico di Benedetto XVI in Austria in occasione dell’850° anniversario della fondazione del Santuario di Mariazell dal 7 al 9 settembre 2007.

Tra le altre cose, è previsto un omaggio alle vittime della Shoah. 

* * * 

Venerdì 7 settembre 2007 

09.30 Partenza in aereo dall’aeroporto di Roma/Ciampino per Wien/Schwechat.

11.15 Arrivo all’aeroporto internazionale di Wien/Schwechat. Cerimonia di benvenuto all’aeroporto e discorso del Santo Padre.

12.00 Trasferimento in auto dall’aeroporto internazionale di Wien/Schwechat alla Piazza « Am Hof » di Wien. Cambio in auto panoramica lungo il percorso.

12.45 arrivo alla Piazza « Am Hof » di Wien e preghiera di fronte alla Mariensäule. Saluto del Santo Padre.

13.30 Trasferimento in auto panoramica alla Juden Platz di Wien.

13.35 Sosta al Monumento per le vittime austriache della Shoah nella Juden Platz di Wien.

13.40 Trasferimento in auto panoramica dalla Juden Platz alla Nunziatura Apostolica di Wien.

13.50 Arrivo alla Nunziatura Apostolica di Wien.

17.15 Trasferimento in auto dalla Nunziatura Apostolica all’Hofburg di Wien.

17.30 Arrivo all’Hofburg di Wien per una visita di cortesia al Presidente della Repubblica. A seguire incontro con le autorità e il corpo diplomatico nella grande Sala dei Ricevimenti. Discorso del Santo Padre.

18.45 Trasferimento in auto dall’Hofburg alla Nunziatura Apostolica di Wien.

19.00 Arrivo alla Nunziatura Apostolica di Wien.

 

  

Sabato, 8 settembre 2007 


08.00 Trasferimento in auto dalla Nunziatura Apostolica alla Heldenplatz di Wien.

08.15 Partenza in elicottero dalla Heldenplatz di Wien per Mariazell.

09.15 Arrivo all’eliporto di Mariazell.

09.25 Trasferimento in auto panoramica dall’eliporto al Santuario di Mariazell.

09.45 Arrivo al Santuario di Mariazell.

10.30 Santa Messa per l’850° anniversario della fondazione del Santuario di Mariazell all’esterno della Basilica di Mariazell. Omelia del Santo Padre.

12.30 Ritorno in Sagrestia nella Basilica di Mariazell.

13.30 Pranzo con i Vescovi della Conferenza episcopale austriaca e con i Cardinali e Vescovi del Seguito papale nella Residenza pontificia a Mariazell.

16.40 Trasferimento a piedi dalla Residenza pontificia alla Basilica di Mariazell.

16.45 Vespri mariani con i sacerdoti, i religiosi, i diaconi e i seminaristi nella Basilica di Mariazell.
Discorso del Santo Padre.

18.00 Trasferimento in auto panoramica dalla Basilica all’eliporto di Mariazell.

18.20 Arrivo all’eliporto di Mariazell.

18.30 Partenza in elicottero dall’eliporto di Mariazell per Wien.

19.30 Arrivo all’eliporto nella Heldenplatz e trasferimento in auto alla Nunziatura Apostolica di Wien.

19.50 Arrivo alla Nunziatura Apostolica di Wien. 

  

  

Domenica 9 settembre 2007 


09.15 Trasferimento in auto dalla Nunziatura Apostolica al Palazzo Arcivescovile di Wien.

09.30 Arrivo al Palazzo Arcivescovile di Wien.

09.45 Processione dal Palazzo Arcivescovile al Duomo di Santo Stefano a Wien.

10.00 Santa Messa nel Duomo di Santo Stefano a Wien. Omelia del Santo Padre.

12.00 Recita dell’Angelus Domini nella Piazza del Duomo di Santo Stefano a Wien.
Parole del Santo Padre.

12.15 Trasferimento a piedi dal Duomo di Santo Stefano al Palazzo Arcivescovile di Wien.

14.00 Trasferimento in auto dal Palazzo Arcivescovile alla Nunziatura Apostolica di Wien.

16.00 Trasferimento in auto dalla Nunziatura Apostolica all’Abbazia di Heiligenkreuz.

16.30 Visita all’Abbazia di Heiligenkreuz. Discorso del Santo Padre.

17.00 Trasferimento in auto dall’Abbazia di Heiligenkreuz al Wiener Konzerthaus.

17.30 Arrivo al Wiener Konzerthaus per l’incontro con il mondo del volontariato. Discorso del Santo Padre.

18.45 Trasferimento in auto dal Wiener Konzerthaus all’aeroporto internazionale di Wien/Schwechat.

19.15 Arrivo all’aeroporto internazionale di Wien/Schwechat. Cerimonia di congedo e saluto del Santo Padre.

19.45 Partenza in aereo dall’aeroporto internazionale di Wien/Schwechat per Roma.

21.30 Arrivo all’aeroporto di Roma/Ciampino. 

 

© Innovative Media, Inc. 

La riproduzione dei Servizi di ZENIT richiede il permesso espresso dell’editore

Publié dans:ZENITH |on 6 septembre, 2007 |Pas de commentaires »

Schönborn – «Il Papa in Austria per chiederci un cambio di rotta»

dal sito on line del giornale « Avvenire » 

NEL CUORE DELL’EUROPA Schönborn
«Il Papa in Austria per chiederci un cambio di rotta» 

«Nelle ultime due generazioni i legami tradizionali con la fede cristiana si sono affievoliti. A scuola arrivano molti bambini che non hanno mai sentito parlare di Gesù Siamo chiamati a rendere visibile la novità cristiana»«Il Papa non è una rockstar che canta melodie orecchiabili. Parla a nome di Cristo, dice cose scomode Non possiamo aspettarci che tutti si mettano ad applaudire. Credo che toccherà il cuore di molti, come è già successo in altri viaggi» Dal Nostro Inviato A Vienna
Luigi Geninazzi  

Non capita spesso che il Papa prenda carta e penna per scrivere ai giornali. Lo ha fatto Benedetto XVI rivolgendosi ai lettori dei settimanali diocesani austriaci nell’imminenza della sua visita a Vienna ed a Mariazell. «Amo questo Paese… che ha dato alle fede forme così multiple e luminose da toccare persino uomini che non condividono più la fede ma amano la bellezza che essa ha prodotto», scrive nella sua lettera. È un viaggio un po’ speciale quello che inizia domani e che si concluderà domenica, «un pellegrinaggio nel cuore dell’Europa» come ci dice il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna e presidente della Conferenza episcopale austriaca. Portamento aristocratico e sorriso timido, Schönborn è un domenicano di modi affabili e di robusto pensiero. Intellettuale e teologo assomiglia molto a Joseph Ratzinger di cui è stato dapprima allievo e poi stretto collaboratore.
Eminenza, il Papa arriva in Austria, l’unico suo viaggio europeo di quest’anno. Ha scelto questo piccolo Paese per rivolgersi a tutto il continente?
Benedetto XVI conosce molto bene ed ama questo Paese cui è legato fin dall’infanzia. Conosce la società, le tradizioni e la cultura degli austriaci tra i quali ha molti amici. Non è un caso se per tanti anni ha passato qui le sue vacanze. Direi che la sua familiarità con l’Austria è paragonabile solo con la Baviera, la sua terra natale. Questa è probabilmente una delle ragioni per cui il Papa ha accettato subito l’invito rivoltogli dalla nostra Conferenza episcopale. Il suo sarà un pellegrinaggio nel cuore dell’Europa, nel santuario di Mariazell che ha sempre avuto un grande significato per tutti i popoli centro-europei. E certamente sarà l’occasione per richiamare il significato della costruzione europea e le nuove responsabilità che comporta, non solo per l’Austria.
Lei è sempre stato molto vicino a Joseph Ratzinger, ha collaborato con lui, è un suo amico. Con quali sentimenti accoglierà il Santo Padre a Vienna?
Non ho mai osa to definirmi suo amico, ma non posso nemmeno negare che una volta l’ha detto lui, facendomi un grande onore e allo stesso tempo caricandomi addosso una grande responsabilità. Vede, proprio in questi giorni sono andato a rileggermi la lettera che l’allora cardinale Ratzinger mi aveva scritto sedici anni fa, quando venni nominato vescovo ausiliare di Vienna. Parlava dell’importanza dell’Austria dopo la caduta del muro di Berlino: adesso, diceva, può tornare ad essere il cuore della nuova Europa dando concretezza al suo ruolo di ponte tra Est ed Ovest. Anche dal punto di vista della nuova evangelizzazione. Quella lettera la considero un dono ed una consegna sempre valida, una sorta di programma pastorale più che mai attuale. Ed i sentimenti di gratitudine e di gioia che provai sedici anni fa si rinnovano adesso di fronte a colui che è diventato il supremo pastore della Chiesa universale. Proprio perchè lo conosco posso dire che Benedetto XVI arriva in tutta umiltà e semplicità, non in pompa magna. E spero che i miei connazionali sappiano accoglierlo ed ascoltarlo con la stessa semplicità ed umiltà.
Due anni fa, in occasione della visita ad limina dell’episcopato austriaco, il Papa ha richiamato la necessità di un «cambiamento di rotta». A cosa si riferiva?
Si riferiva in modo molto preciso e realistico alla situazione della nostra Chiesa che, come in molte altre parti d’Occidente, si trova a vivere in una condizione di minoranza dentro la società. Certo, la maggioranza dei cittadini è battezzata e si dice cristiana ma i credenti sono un nucleo minoritario. Nelle ultime due generazioni i legami tradizionali con la fede cristiana si sono affievoliti. Oggi a scuola arrivano molti bambini che non hanno mai sentito parlare di Gesù, non conoscono nulla del Vangelo, non sanno pregare. Ci troviamo come nell’impero romano del secondo secolo quando fece irruzione il cristianesimo. Allo stesso modo noi siamo chiamati a rendere visibile la novità cristiana. Benedetto XVI è il Papa scelto da Dio proprio per questo particolare momento storico: con la sua parola e la sua testimonianza ci invita ad un nuovo spirito missionario, nella convinzione che la fede rappresenta una grande risorsa per la società. L’Europa deve tornare a fare i conti con questo. Altrimenti come può pretendere di affrontare le sfide che arrivano dall’esterno come l’islam?
A un anno dal discorso di Ratisbona il Papa tornerà sull’argomento?
A dire il vero la questione centrale affrontata in quel discorso non era tanto il rapporto con l’islam ma quello tra fede e ragione. Da un lato mostrava la profonda ragionevolezza della fede, dall’altro notava che la ragione deve mantenere un’apertura al fatto soprannaturale se non vuole rovesciarsi nell’irrazionalità. Le stesse argomentazioni le troviamo anche nel suo ultimo libro «Gesù di Nazaret» là dove illustra la profonda ragionevolezza del Discorso della Montagna sulle Beatitudini. Lo fa non per il gusto della provocazione, come è stato accusato da qualcuno dopo il discorso di Ratisbona, ma perché va al fondo delle cose. Ed in questo modo stimola tutti alla riflessione.
L’accusa sollevata spesso è che Papa Ratzinger sarebbe poco incline al dialogo…
Guardi, se c’è qualcuno che ama il confronto e la discussione con chi la pensa diversamente è proprio Ratzinger. Da cardinale ha dialogato in pubblico con intellettuali laici come Jurgen Habermas, Marcello Pera, Paolo Flores d’Arcais. Forse sono i non credenti che temono di confrontarsi con lui… Certo, adesso col ministero di Pietro, ha assunto un altro ruolo rispetto a quello dell’intellettuale, non parla più come professore. Tocca a noi riprendere i suoi stimoli e continuare il dialogo dentro la società.
I sondaggi pubblicati in questi giorni dicono che la visita del Papa lascia indifferente la maggior parte degli austriaci. Cosa ne dice?
Qui non serve la statistica. La visita del Papa non può essere ridotta ad un evento mediatico il cui successo si misura in base a ll’indice di gradimento con cui è accolto. Il Santo Padre non è una rockstar che canta melodie orecchiabili. Parla a nome di Cristo e lancia una sfida. Dice cose scomode, non possiamo aspettarci che tutti si mettano ad applaudire. L’importante è che questa voce si faccia sentire e possa arrivare a tutti. Aspettiamo a vedere gli effetti. Benedetto XVI ha il dono della parola, sa unire ragione ed emozione. Io credo che toccherà il cuore di molte persone, come è già successo in altri suoi viaggi.
Durante la visita in Austria il Papa non avrà nessun incontro di carattere ecumenico, il che ha scatenato alcune polemiche…
Sono polemiche assolutamente infondate. Era chiaro fin dall’inizio che non ci sarebbe stato un incontro di questo tipo, per il semplice motivo che negli stessi giorni della visita del Papa i responsabili delle altre Chiese cristiane si trovano a Sibiu, in Romania, per la grande assemblea ecumenica. Vorrei ricordare inoltre che il viaggio di Benedetto XVI in Austria si caratterizza come un pellegrinaggio e non come una visita pastorale in senso stretto. Non sono previsti incontri con gruppi e realtà ecclesiali. Ma ovviamente questo non significa l’assenza della dimensione ecumenica che verrà sottolineata durante le celebrazioni a Mariazell.
Lei accennava prima ai possibili effetti di questa visita. Qual è quello che più desidera?
Che i cattolici in Austria riscoprano il coraggio di manifestare pubblicamente la propria fede. Il Papa ci inviterà a questo. C’è chi darà segni di fastidio e chi invece ne sarà contento. In ogni caso la visita di Benedetto XVI ci farà un gran bene 

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L’incubo delle «chimere»

dal sito on line del giornale « Avvenire »: 

LO «STRAPPO» INGLESE
Dure le reazioni. Helen Watt: «Violati i diritti dell’embrione, viene disumanizzato» Josephine Quintavalle: «Queste decisioni non possono essere affidate a un ente non autorevole» 
L’incubo delle «chimere»
a Londra sarà presto realtà 

Un altro «sì» degli esperti alle sperimentazioni su embrioni animali con il Dna umano Da LondraElisabetta Del Soldato 

L’incubo sarà presto realtà. Tra poco, i ricercatori del Regno Unito avranno la possibilità, garantita dall’autorità del settore, di creare « embrioni chimera », ovvero formati da cellule umane e animali, di mucche o conigli. Erano mesi che i venti soffiavano a favore degli scienziati « estremi », avidi di colmare la « carenza » di embrioni umani per la ricerca nel campo delle cellule staminali. E a poco sembrano essere servite le innumerevoli consultazioni parlamentari sull’argomento. La Gran Bretagna, a differenza del resto del mondo, ha dunque detto sì alla creazione delle chimere: lo ha annunciato ieri alle tre del pomeriggio la Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea), facendo esultare una parte del mondo scientifico, ma anche lasciando molti a bocca aperta, se non apertamente disgustati. Un portavoce della Hfea ha giustificato la scelta sostenendo che le varie consultazioni pubbliche avrebbero dimostrato che «i cittadini sono favorevoli all’idea della creazione di ibridi se questi potranno spianare la strada della cura di malattie come l’Alzheimer». Dure le reazioni anche all’estero. «Quel che più mi sorprende di quanto avvenuto in Gran Bretagna – ha detto Francesco d’Agostino, presidente emerito della Commissione nazionale di bioetica italiana – è la manipolazione di cui è stata vittima l’opinione pubblica». Ma gli scienziati britannici – dopo la decisione di ieri – sono ora pronti a creare embrioni chimera, fondendo cellule umane con ovuli animali allo scopo di estrarne cellule staminali. Per permettere la creazione di questi ibridi citoplasmatici, o « cibridi », il nucleo di una cellula umana viene inserito nell’ovocita animale svuotato quasi completamente del suo patrimonio genetico. Gli embrioni, assicurano con una sorta di autoassoluzione i ricercatori, saranno distrutti dopo quattordici giorni, «dunque non c’è di che preoccuparsi». Affermazione che non convince tanti, a partire dalla professoressa Helen Watt del Linacre Centre for Healthcare Ethics: «Ma non si può giocare con la vita – sbotta -. La tecnica approvata dalla Hfea rappresenta un’ulteriore violazione dei diritti dell’embrione». E sottolinea: «Durante l’esperimento l’embrione viene così privato non solo della sua stessa vita ma anche dei suoi genitori umani. È disumanizzato della sua stessa creazione. Usare l’essere umano non è mai stato e mai sarà accettabile perché offende la dignità di tutti, degli umani e degli animali». Ma sono numerosi gli scienziati in prima linea: due équipe, una del Kings College di Londra e una dell’Università di Newcastle, hanno avanzato la richiesta di poter creare embrioni chimera alla Hfea qualche mese fa. L’autorità considererà i casi individuali, presentati da due centri di ricerca, a novembre; dopodiché deciderà se rilasciare una licenza. Ma anche nell’eventualità di un «sì» non sarà detta l’ultima parola: spetterà infatti a una Commissione parlamentare esprimere la decisione finale. E saranno tre i mesi a disposizione per mettere a punto un verdetto finale. Altri ricercatori sono però impazienti di farsi avanti. Anche Ian Wilmutt, il professore che rese possibile la clonazione della pecora Dolly, sta aspettando il via libera della Hfea per generare embrioni ibridi con lo scopo, ha dichiarato qualche giorno fa, di studiare le malattie neuromotorie con Chris Shaw, dell’Institute of Psychiatry di Londra. E la giustificazione è sempre la stessa: insistono sul fatto che i « nuovi embrioni » sarebbero per il 99,9 per cento umani e per lo 0,1 per cento animali. Ma questo non cancella il fatto, spiega Josephine Quintavalle di Core (Comment on Reproductive Ethics) «che esiste una distinzione netta tra gli esseri umani e gli animali». C’è inoltre da fare un’ulteriore considerazione, continua la Quintavalle: «La decisione di dare il via libera a tali esperimenti non deve essere lasciata alla Hfea – un’autorità sempre meno autorevole visto che da anni deve essere essere riformata -, ma al Parlamento». La Hfea però non è dispost a a fare marcia indietro. «Non è stata una decisione facile – confessa un portavoce dell’autorità – e non è stata certo presa con leggerezza. Vogliamo inoltre sottolineare che non rappresenta un completo via libera alla ricerca sugli ibridi ma un riconoscimento del fatto che questo tipo di ricerca può, con la dovuta cautela, essere permessa». L’accelerazione però c’è stata. E tornare indietro appare ora, per lo stesso governo di Gordon Brown, assai improbabile.

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Benedetto XVI presenta la dottrina di San Gregorio di Nissa

dal sito:

http://www.zenit.org/article-11773?l=italian

 Benedetto XVI presenta la dottrina di San Gregorio di Nissa 

In occasione dell’udienza generale 

 

CASTEL GANDOLFO, mercoledì, 5 settembre 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso pronunciato questo mercoledì da Benedetto XVI in occasione dell’Udienza generale svoltasi in piazza San Pietro, dove ha incontrato i pellegrini e i fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Anche in questa catechesi, come in quella della settimana scorsa, il Pontefice si è soffermato sulla figura di San Gregorio di Nissa. 

* * * 

Cari fratelli e sorelle!

Vi propongo alcuni aspetti della dottrina di san Gregorio Nisseno, del quale abbiamo già parlato mercoledì scorso. Anzitutto Gregorio di Nissa manifesta una concezione molto elevata della dignità dell’uomo. Il fine dell’uomo, dice il santo Vescovo, è quello di rendersi simile a Dio, e questo fine lo raggiunge anzitutto attraverso l’amore, la conoscenza e la pratica delle virtù, «raggi luminosi che discendono dalla natura divina» (De beatitudinibus 6: PG 44,1272C), in un movimento perpetuo di adesione al bene, come il corridore è proteso in avanti. Gregorio usa, a questo riguardo, un’efficace immagine, presente già nella Lettera di Paolo ai Filippesi: épekteinómenos (3,13), cioè « protendendomi » verso ciò che è più grande, verso la verità e l’amore. Questa icastica espressione indica una realtà profonda: la perfezione che vogliamo trovare non è una cosa conquistata per sempre; perfezione è questo rimanere in cammino, è una continua disponibilità ad andare avanti, perché non si raggiunge mai la piena somiglianza con Dio; siamo sempre in cammino (cfr Homilia in Canticum 12: PG 44,1025d). La storia di ogni anima è quella di un amore ogni volta colmato, e allo stesso tempo aperto su nuovi orizzonti, perché Dio dilata continuamente le possibilità dell’anima, per renderla capace di beni sempre maggiori. Dio stesso, che ha deposto in noi i germi di bene, e dal quale parte ogni iniziativa di santità, «modella il blocco… Limando e pulendo il nostro spirito, forma in noi il Cristo» (In Psalmos 2,11: PG 44,544B).

Gregorio si preoccupa di precisare: «Non è in effetti opera nostra, e non è neppure la riuscita di una potenza umana divenire simili alla Divinità, ma è il risultato della munificenza di Dio, che fin dalla sua prima origine ha fatto grazia della somiglianza con Lui alla nostra natura» (De virginitate 12,2: SC 119,408-410). Per l’anima, dunque, «si tratta non di conoscere qualcosa di Dio, ma di avere in sé Dio» (De beatitudinibus 6: PG 44,1269c). Del resto, nota acutamente Gregorio, «la divinità è purezza, è affrancamento dalle passioni e rimozione di ogni male: se tutte queste cose sono in te, Dio è realmente in te» (De beatitudinibus 6: PG 44,1272C).

Quando abbiamo Dio in noi, quando l’uomo ama Dio, per quella reciprocità che è propria della legge dell’amore, egli vuole ciò che Dio stesso vuole (cfr Homilia in Canticum 9: PG 44,956ac), e quindi coopera con Dio a modellare in sé la divina immagine, così che «la nostra nascita spirituale è il risultato di una libera scelta, e noi siamo in qualche modo i genitori di noi stessi, creandoci come noi stessi vogliamo essere, e per nostra volontà formandoci secondo il modello che scegliamo» (Vita Moysis 2,3: SC 1bis,108). Per ascendere verso Dio, l’uomo deve purificarsi: «La via, che riconduce al cielo la natura umana, altro non è che l’allontanamento dai mali di questo mondo… Divenire simile a Dio significa divenire giusto, santo e buono… Se dunque, secondo l’Ecclesiaste (5,1), « Dio è nel cielo » e se, secondo il profeta (Sal 72,28) voi « aderite a Dio », ne consegue necessariamente che dovete essere là dove Dio si trova, dal momento che siete uniti a Lui. Poiché egli vi ha comandato che, quando pregate, chiamiate Dio Padre, vi dice di diventare senz’altro simili al vostro Padre celeste, con una vita degna di Dio, come il Signore ci ordina più chiaramente altrove, dicendo: « Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste! » (Mt 5,48)» (De oratione dominica 2: PG 44,1145ac).

In questo cammino di ascesa spirituale, Cristo è il modello e il maestro, che ci fa vedere la bella immagine di Dio (cfr De perfectione christiana: PG 46,272a). Ciascuno di noi, guardando a Lui, si ritrova ad essere «il pittore della propria vita», che ha la volontà come esecutrice del lavoro e le virtù come colori di cui servirsi (ibid.: PG 46,272b). Dunque, se l’uomo è ritenuto degno del nome di Cristo, come deve comportarsi? Gregorio risponde così: «[Deve] esaminare sempre nel suo intimo i propri pensieri, le proprie parole e le proprie azioni, per vedere se esse sono rivolte a Cristo o se si allontanano da lui» (ibid.: PG 46,284c). E questo punto è importante per il valore che dà alla parola cristiano. Cristiano è uno che porta il nome di Cristo e quindi deve assimilarsi a Lui anche nella vita. Noi cristiani col Battesimo ci assumiamo una grande responsabilità.

Ma Cristo – ricorda Gregorio – è presente anche nei poveri, per cui essi non devono mai essere oltraggiati: «Non disprezzare costoro, che giacciono stesi, come se per questo non valessero niente. Considera chi sono, e scoprirai quale è la loro dignità: essi ci rappresentano la Persona del Salvatore. Ed è così: perché il Signore, nella sua bontà, prestò loro la sua stessa Persona, affinché, per mezzo di essa, si muovano a compassione coloro che sono duri di cuore e nemici dei poveri» (De pauperibus amandis: PG 46,460bc). Gregorio, abbiamo detto, parla di salita: salita a Dio nella preghiera mediante la purezza del cuore; ma salita a Dio anche mediante l’amore per il prossimo. L’amore è la scala che guida verso Dio. Di conseguenza, il Nisseno apostrofa vivacemente ogni suo ascoltatore: «Sii generoso con questi fratelli, vittime della sventura. Da’ all’affamato ciò che togli al tuo ventre» (ibid.: PG 46,457c).

Con molta chiarezza Gregorio ricorda che tutti dipendiamo da Dio, e perciò esclama: «Non pensate che tutto sia vostro! Ci deve essere anche una parte per i poveri, gli amici di Dio. La verità, infatti, è che tutto viene da Dio, Padre universale, e che noi siamo fratelli, e apparteniamo a una medesima stirpe» (ibid.: PG 46,465b). E allora il cristiano si esamini, insiste ancora Gregorio: «Ma a che ti serve digiunare e fare astinenza dalle carni, se poi con la tua malvagità non fai altro che addentare il tuo fratello? Che guadagno ne trai, dinanzi a Dio, dal fatto di non mangiare del tuo, se poi, agendo da ingiusto, strappi dalle mani del povero ciò che è suo?» (ibid.: PG 46,456a).

Concludiamo queste nostre catechesi sui tre grandi Padri Cappadoci richiamando ancora quell’aspetto importante della dottrina spirituale di Gregorio Nisseno, che è la preghiera. Per progredire nel cammino verso la perfezione ed accogliere in sé Dio, portare in sé lo Spirito di Dio, l’amore di Dio, l’uomo deve rivolgersi con fiducia a Lui nella preghiera: «Attraverso la preghiera riusciamo a stare con Dio. Ma chi è con Dio è lontano dal nemico. La preghiera è sostegno e difesa della castità, freno dell’ira, acquietamento e dominio della superbia. La preghiera è custodia della verginità, protezione della fedeltà nel matrimonio, speranza per coloro che vegliano, abbondanza di frutti per gli agricoltori, sicurezza per i naviganti» (De oratione dominica 1: PG 44,1124A-B). Il cristiano prega ispirandosi sempre alla preghiera del Signore: «Se dunque vogliamo pregare che scenda su di noi il Regno di Dio, questo gli chiediamo con la potenza della Parola: che io sia allontanato dalla corruzione, che sia liberato dalla morte, che sia sciolto dalle catene dell’errore; non regni mai la morte su di me, non abbia mai potere su di noi la tirannia del male, non domini su di me l’avversario né mi faccia prigioniero attraverso il peccato, ma venga su di me il tuo Regno, affinché si allontanino da me o, meglio ancora, si annullino le passioni che ora mi dominano e signoreggiano» (ibid. 3: PG 44,1156d-1157a).

Terminata la sua vita terrena, il cristiano potrà così rivolgersi con serenità a Dio. Parlando di questo San Gregorio pensa alla morte della sorella Macrina e scrive che essa nel momento della morte pregava Dio così: «Tu che hai sulla terra il potere di rimettere i peccati perdonami, affinché io possa avere ristoro » (Sal 38,14), e perché venga trovata al tuo cospetto senza macchia, nel momento in cui vengo spogliata del mio corpo (cfr Col 2,11), così che il mio spirito, santo e immacolato (cfr Ef 5,27), venga accolto nelle tue mani, « come incenso di fronte a te » (Sal 140,2)» (Vita Macrinae 24: SC 178,224). Questo insegnamento di San Gregorio rimane valido sempre: non solo parlare di Dio, ma portare Dio in sé. Lo facciamo con l’impegno della preghiera e vivendo nello spirito dell’amore per tutti i nostri fratelli.

[Il Papa ha poi salutato i pellegrini in diverse lingue. In Italiano ha detto:]

Rivolgo un cordiale pensiero ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Suore di Sant’Anna e le incoraggio a proseguire con generosità il loro servizio educativo in fedeltà al carisma dell’Istituto. Saluto, inoltre, i partecipanti al convegno dell’Opera dell’Amore Infinito e li esorto a modellare la loro vita sul Vangelo per essere nella società seminatori dell’amore di Cristo. Saluto, poi, i Missionari e le Missionarie della Carità con i collaboratori, qui convenuti nel decimo anniversario di morte della Beata Teresa di Calcutta. Cari amici, la vita e la testimonianza di questa autentica discepola di Cristo, di cui proprio oggi celebriamo la memoria liturgica, sono un invito a voi e a tutta la Chiesa a servire sempre fedelmente Dio nei più poveri e bisognosi. Continuate a seguire il suo esempio e siate dappertutto strumenti della divina misericordia.

Saluto infine i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari giovani, riprendendo dopo le vacanze le consuete attività quotidiane, intensificate anche il ritmo del vostro intimo dialogo con Dio e impegnatevi a diffondere la sua luce e la sua pace attorno a voi. Voi, cari malati, trovate sostegno e conforto nel Signore Gesù, che continua la sua opera di redenzione nella vita di ogni uomo. E voi, cari sposi novelli, sforzatevi, con l’aiuto divino, di rendere il vostro amore sempre più vero, duraturo e solidale

Publié dans:catechesi del mercoledì |on 6 septembre, 2007 |Pas de commentaires »

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