Archive pour le 4 septembre, 2007

buona notte

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Orchis italica

http://www.capriorchids.com/localorchis.htm

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 4 septembre, 2007 |Pas de commentaires »

Cristo medico

San Girolamo (347-420), sacerdote, traduttore della Bibbia, dottore della Chiesa
Discorsi sul vangelo di Marco, no. 2 ; PLS 2, 125s

Cristo medico

« La suocera di Simone giaceva con la febbre « . Possa Cristo venire nella nostra casa, entrare e guarire con una sola parola la febbre dei nostri peccati. Ciascuno di noi è preso da febbre. Ogni volta che ci arrabbiamo, abbiamo la febbre; tutti i nostri difetti sono altrettanti accessi di febbre. Chiediamo agli apostoli di pregare Gesù affinché venga accanto a noi e ci prenda la mano; perché appena ci avrà toccato la mano, la febbre sparirà.

Il capo dei medici è un medico eminente e serio. Mosè è un medico, Isaia e tutti i santi sono dei medici; ma Gesù, è il capo dei medici. Egli sa perfettamente palpare il polso e sondare i segreti delle malattie. Non tocca né la fronte, né l’orecchio, né alcun’altra parte del corpo, ma prende la mano. Quando la nostra mano rivela i sintomi delle nostre cattive azioni, non possiamo sollevarci, siamo incapaci di camminare, perché siamo veramente malati… Ma questo medico misericordioso si avvicina al letto; colui che aveva portato una pecora malata sulle sue spalle avanza ora verso il nostro letto

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Il Papa Prega davanti alla Madonna di Loreto

Il Papa Prega davanti alla Madonna di Loreto dans immagini sacre

In this photo released by Vatican newspaper L’Osservatore Romano Sunday, Sept. 2, 2007 Pope Benedict XVI prays in front of the Virgin Mary statue in the Holy House of the shrine of in Loreto, central Italy, Saturday, Sept. 1, 2007. (AP Photo/ Osservatore Romano, ho)

foto Yaoo USA

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La Madonna di Loreto

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http://www.le-marche.it/pgn/religione.htm

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ancora un articolo sull’incontro a Loreto, molto bello e commovente

un bellissimo e commovente articolo dal giornale « Avvenire »: 

 

Platea come nessun’altra 

Il gel tra i capelli gli occhi ridenti 

Davide Rondoni  

Lui è sereno e pensoso. Nessun altro nel mondo si trova di fronte una platea così. Nessun attore, nessun cantante. Una platea di quel genere. Che non è una platea. Non è di gente, di ragazzi venuti a divertirsi. Non è di gente che ha pagato un biglietto e vuole divertirsi. Non è una platea che ha delle esigenze particolari. Che non sembra badare più di tanto alle cose a cui in genere badano platee così. Se ci sono cantanti di grido, se ci sono grandi effetti speciali, se quello stona o quell’altro ha il copricapo un po’ storto. No, lui ha di fronte una platea come nessuno. Per quantità, e per così dire, di qualità.
Non perché si tratti di giovani più bravi. O più profondi. O più carini. No, sono come tutti, attenti, o distratti, fanno ciao alla tv, cincischiano col telefonino, piacciono loro i cappelli colorati che hanno coperto il piazzale nel solleone, rendendo tutti – ministri, notabili e ragazzini – buffi e simili.
Ma è una platea che si aspetta da lui una strada. Non un po’ di sentimenti. Non un po’ di choc facile. Ma una strada. Lui è pensoso, sereno. Tiene la sua omelia sull’umiltà – che è una parola bomba per la attuale cultura. Dice con forza che Dio cerca cuori giovani. È pensoso, sereno. È l’unico al mondo che parla a una platea così. Dice: amate la Chiesa. E questi applaudono. Ricorda i nomi di ragazzi santi, e specialmente i tanti ragazzi santi anonimi che però non sono anonimi per Dio. C’è tenerezza infinita in queste parole. Tocca tutti i temi importanti. Dalla educazione al bene comune. Dal rispetto per il creato, fino al forte richiamo ad esser critici sulle seduzioni dei media.
Parla deciso, come uno che stia pregando mentre parla. Tanto che la forte invocazione finale a Maria, perché attraverso questi giovani non manchi l’annuncio cristiano, la conclude con gli occhi chiusi. Chissà cosa vedendo, o cercando di scorgere nella sua missione di pastore. Nel suo tremore e nella sua certezza di pastore. È sereno, pensoso. Poi sorride. Perché questi ragazzi ci sono. E gli vogliono bene. Sembra che vogliano bene alla Chiesa. Nessuno ha una platea così. Che non è una platea. Che non vuole essere sedotta da qualche buona canzoncina. Da qualche ghirigoro spirituale. Da qualche buona esortazione.
No, è una domanda impressionante di certezza. Una domanda di vita non tradita nei suoi desideri. Che dunque è disposta, secondo l’invito antico e nuovo, a non aver paura d’andare controcorrente. Lo diceva san Paolo: non conformatevi. Lo ripete Benedetto: non abbiate paura di apparire diversi. Le parrocchie disperse d’Italia, le diocesi, le associazioni, gruppi e gruppuscoli, oratori e stanzette, i pullman e i pulmini, gli zaini e le carrozzelle, quelli di gran fede e quelli così così, si sono messi in movimento, sono diventati questo grande movimento che riempie la dolce valle ai piedi di Loreto. Lui è pensoso, sereno. È uno che bada all’essenziale. E, a dispetto di quello che pensano in tanti, anche loro pensano all’essenziale. Per questo si sono trovati. Loro e questo Papa che secondo i cliché mondani non doveva avere nulla per piacere ai giovani e che invece sta parlando a una platea di ragazzi, come nessuno. Bada all’essenziale, chiude gli occhi invocando Maria.
Loro hanno il gel tra i capelli, gli occhi ridenti. Molti portano croci dentro. E lui e loro badano all’essenziale. Nessuno ha una platea così. Che non è una platea di spettatori. Ma ognuno un amico che lo guarda come uno che sa cosa è la vita. Tremenda responsabilità. Lui è pensoso, sereno. 

 

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Intervista con il cardinale Poupard: il futuro della Chiesa si gioca nell’incontro con le culture

dal sito della Radio Vaticana: 

http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=152955 

Intervista con il cardinale Poupard: il futuro della Chiesa si gioca nell’incontro con le culture

 

Ieri il Papa ha nominato come nuovo presidente del Pontificio Consiglio della Cultura mons. Gianfranco Ravasi, finora prefetto della Biblioteca Ambrosiana. Mons. Ravasi succede al cardinale Paul Poupard, che lascia un incarico che ricopriva dal lontano 1988. Il porporato francese nel 1985 era stato nominato da Giovanni Paolo II presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo con i non credenti, dicastero poi fuso nel 1993 con quello della Cultura. E dunque per oltre 20 anni ha guidato il dialogo della Chiesa cattolica con la società contemporanea. Ma che bilancio fare? Ci risponde lo stesso cardinale Poupard al microfono di Giovanni Peduto:

R. – E’ difficile fare un bilancio. La cosa essenziale è che adesso nella Chiesa c’è una percezione più grande della posta in gioco, che riguarda l’incontro della Chiesa con le culture. E’ proprio lì che si gioca il futuro della Chiesa e del mondo. E’ una cosa enorme, che si è tradotta in tante iniziative, sia per l’evangelizzazione delle culture che per l’inculturazione del Vangelo, le quali vanno di pari passo.

 
D. – Eminenza, come è cambiata la cultura in questi anni?

 
R. – In questi anni, prima di tutto, c’è un grande cambiamento nel mondo e si è visto emergere, più che nel passato, al di fuori dell’Europa, nella coscienza sia delle culture tradizionali africane, sia delle grandi tradizioni dell’Asia, sia nella realtà singolare della cultura latino-americana. Invece, in Occidente, c’è stata una secolarizzazione progressiva e una perdita di terreno forte da parte della cultura cristiana. Un impegno, dunque, sempre più incisivo viene richiesto alla Chiesa per rendere ai cattolici, ai cristiani, il senso e la fierezza della propria cultura e per non lasciarsi invadere dalla cultura mondana, secolarizzata, che torna ad essere pagana. C’è tutta una corrente che, in nome della laicità diventa laicismo e che vorrebbe respingere la cultura cattolica e cristiana anche dalla vita pubblica, come se fosse nemica dell’umanità, quando invece è tutto il contrario. Abbiamo visto nel grande dibattito sull’Europa questa afasia, amnesia, cioè questo dimenticare le radici culturali dell’Europa. In questo, nel futuro, forte, fortissimo sarà l’impegno della Chiesa per fronteggiare questa nuova problematica.

 
D. – Lei, Eminenza, è stato anche presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo con i non credenti dal 1985 al ’93, anno della fusione del dicastero con quello della Cultura, nonché, anche se per breve tempo, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso. Come dialogare oggi sia con chi è lontano da Dio e sia con chi non è cristiano?

 
R. – Devo dire che è stata mia convinzione dall’inizio che non si può dialogare se non ci sono valori condivisi da una parte e dall’altra. Ci vogliono dei valori comuni, un linguaggio comune e anche un ideale comune, altrimenti non è più un dialogo, ma un monologo.

 
D. – Eminenza, mons. Gianfranco Ravasi, chiamato a succederle, ieri dai nostri microfoni ha avuto parole di grandissimo elogio per lei e per l’opera che ha svolto in questi anni…

 
R. – Mons. Ravasi è un uomo di grande cultura. Mi rallegro molto che sia lui a raccogliere l’eredità che si è venuta a creare sullo slancio del Servo di Dio Giovanni Paolo II e sotto l’impulso di Papa Benedetto. E sono molto lieto di pensare che lui farà fruttificare questa eredità e che l’amplierà con la sua grande cultura biblica, umana, cristiana e tout court. E’ un vero dono per la Santa Sede e per la Chiesa.

 
D. – Eminenza, lei certamente non si fermerà. Cosa farà adesso?

 
R. – Adesso, prima di tutto andrò a presiedere, come previsto, il grande pellegrinaggio mariano diocesano per la Natività della Madonna, domenica prossima. Tornerò a Roma il 15 settembre e sarò ancora alla guida del dicastero fino al 15 ottobre, quando si farà il passaggio delle consegne con il mio successore. Sarò impegnato come sempre nei diversi dicasteri, ai quali partecipo: il dicastero per l’Evangelizzazione dei Popoli, per il Culto Divino, per l’Educazione Cattolica, per l’Unità dei Cristiani, dei Laici. Sarò poi impegnato in tante conferenze e interventi che mi sono stati richiesti. Il primo sarà proprio a settembre. Andrò a Crema per inaugurare una fondazione “Cardinale Poupard” che degli amici hanno voluto creare, per proseguire e ampliare la mia piccola opera in questo campo. L’indomani sarò a Brescia per presiedere il Convegno internazionale dell’Istituto Paolo VI di Brescia. All’inizio di ottobre parteciperò ad un altro convegno, per il 40.mo dell’Enciclica Populorum Progressio. Poi andrò al Convegno dell’Unione parlamentare europea e poi avrò altri impegni. Non dimenticando naturalmente le tante proposte perché continui a scrivere e condividere la mia esperienza e ampliare sempre più in un altro modo, ma nello stesso senso, quel dialogo salvifico della Chiesa con tutte le culture del mondo. 

 

Publié dans:CAR. GIANFRANCO RAVASI, Paul Poupard |on 4 septembre, 2007 |Pas de commentaires »

Cardinale Schönborn: Intervista sulla visita di Benedetto XVI in Austria

dal sito:

http://www.zenit.org/article-11755?l=italian

 Cardinale Schönborn: il cristianesimo, la via del futuro (II) 

Intervista sulla visita di Benedetto XVI in Austria 

 

VIENNA, lunedì, 3 settembre 2007 (ZENIT.org).- L’Arcivescovo di Vienna, il Cardinale Christoph Schönborn, propone la sfida di vivere la fede cristiana come “un’alternativa”. In un ambiente secolarizzato, osserva, è necessario “offrire la fede quale autentica alternativa per la società odierna”.

In vista dell’imminente visita di Papa Benedetto XVI a Vienna, Mariazell e Heiligenkreuz (7-9 settembre), ZENIT ha intervistato il presidente della Conferenza Episcopale Austriaca, che ha parlato del ministero petrino e del lato umano di Benedetto XVI, dell’importanza vitale delle famiglie numerose per il futuro dell’Austria e dell’Europa e della presenza di Gesù nei cristiani.

Pubblichiamo di seguito la seconda parte dell’intervista al Cardinale Schönborn. La prima parte è stata pubblicata questo lunedì.

Il Santo Padre non viene prima di tutto in Austria, ma compie un pellegrinaggio a Mariazell. Quale importanza ha Maria nella vita cristiana?

Cardinale Schönborn: Il motto “Volgere lo sguardo verso Cristo” è in effetti ispirato profondamente da Mariazell. Se si osserva la statua piena di grazia di Mariazell, la piccola vecchia statua di legno di tiglio antica di 850 anni, senza i paramenti festivi, senza le vesti sfarzose con le quali abitualmente è abbigliata, allora si vede una semplice figura di questa sorridente misteriosa madre di Dio e sul suo grembo un bambino con una mela in mano, il simbolo del regno del potere divino. E Maria indica chiaramente con la mano il bambino. Ciò significa, Ella ci dice, ciò che ha detto a Cana – “Fate ciò che Egli vi dirà” – e ci insegna a guardare verso Cristo.

Ella ci guarda, ma ci indica Cristo. In un certo senso si appella a noi: “Guardate lì, guardate mio figlio”. Ed io penso che questo è il motto che Papa Giovanni II ha scelto veramente per tutta la sua vita e specialmente per la sua carica di Papa. Il “Totus tuus” vuol dire a Cristo attraverso Maria. Ella ci indica la via. Perciò iniziamo il pellegrinaggio del Santo Padre e con il Santo Padre a Mariazell e anche nella piazza presso la colonna di Maria.

L’8 dicembre 2006, festa dell’Immacolata, della Vergine, abbiamo iniziato la grande novena che ci accompagna fino all’8 settembre, novena della preparazione al patrocinio, alla festa di Mariazell e alla visita del Santo Padre.

Recentemente lei ha accennato che la scarsità di bambini rappresenta un problema. Come potrebbe la società essere più favorevole all’infanzia?

Cardinale Schönborn: E’ innanzitutto un problema enorme di una società che compromette il suo futuro non avendo un numero sufficiente di bambini. Lo sappiamo bene: quasi tutta l’Europa deve confrontarsi col problema del calo demografico, che viene compensato grazie a una forte immigrazione. E’ una decisione che riguarda l’intera società che deve affrontare già oggi il problema “No Future”.

Perché siamo a questo punto, proprio oggi che in Austria la situazione è così positiva e ci sono misure a sostegno delle famiglie come mai prima. In nessun momento della storia vi è mai stata una carenza di regole come oggi. E ciononostante una volta le famiglie avevano molto più figli di oggi.

Certamente il dramma dell’aborto svolge un ruolo importante, ma a ciò si aggiunge il fatto di non volere bambini, il “no” ai bambini, con la contraccezione.

Negli ultimi 40 anni l’Europa ha detto tre volte “No” al suo futuro: la prima volta con la pillola, la seconda volta con l’aborto e la terza volta con il matrimonio omosessuale. A prescindere dal giudizio morale di tutti questi fenomeni, è semplicemente de facto un “No” al futuro.

Il “Sì” al futuro può solo significare un sì ai bambini. E io penso che inizi gradualmente ad affermarsi per molti uomini in Europa la consapevolezza che sia necessaria una decisione. Il “Sì” al futuro è già una cosa bella, se si crede che il futuro abbia una speranza.

Nell’Arcidiocesi di Colonia vi è da qualche tempo il cosiddetto “Centro per le Famiglie”. Quali sono le iniziative concrete nell’Arcidiocesi di Vienna per il sostegno alle famiglie?

Cardinale Schönborn: Naturalmente esistono molte iniziative a favore delle famiglie, come ad esempio l’associazione delle famiglie o l’opera familiare. Diversi movimenti religiosi hanno organizzazioni familiari, come il movimento di Schönstatt. Anche tutti i movimenti religiosi di rinnovamento sono fortemente rivolti alle famiglie. Ma io credo che si tratti di qualcos’altro. Si tratta di vedere.

Gesù ha detto ai primi discepoli: “Venite e vedete!” Bisogna vedere, bisogna poter toccare – altrimenti non lo si vive.

Ho trascorso alcuni giorni delle mie vacanze con una giovane famiglia che ha avuto ora il sesto figlio. Naturalmente è una vita che comporta molte rinunce, ma è incomparabilmente più vitale di quanto accade se si ha paura di ogni nuova vita. Penso che occorra il vissuto di simili famiglie, che consapevolmente dicono “Sì”, anche se ciò è legato ad enormi resistenze da parte di chi le circonda. Con la vita testimoniano che è bello, che è un bene avere bambini.

Naturalmente è faticoso. Ma è appagante, gratificante. Ed io penso che la vita di simili famiglie incoraggi altre a tentare vicende analoghe. E stranamente, non si tratta di un problema finanziario, di possibilità finanziarie.

Naturalmente è difficile con sei bambini. Ma ringraziando Dio vi è in Austria un buon sostegno alle famiglie. Alcune cose potrebbero andare meglio, in modo più costruttivo, ma è fondamentale viverlo e renderlo possibile per gli altri. “Venite e vedete!”

Io lo osservo in molte giovani famiglie che hanno tre, quattro, cinque, sei e più bambini . E l’impressione che si ricava è: qui è il futuro, qui è la speranza, qui è la vita. Questo è l’atteggiamento di cui vive la società: solidarietà, reciproco rispetto, reciproco aiuto; la logica esperienza che bisogna rinunciare a qualcosa.

Tutti i valori di cui abbiamo assolutamente bisogno, affinché una società sia una società degna di vita e di amore, è lì che li troviamo. E’ qui che impariamo! E guai ad una società nella quale questi valori vanno perduti, perché sarà una società cattiva, spietata.

Cosa si aspetta dalla visita del Papa?

Cardinale Schönborn: Rafforzamento della fede, gioia nella fede, incoraggiamento nel percorrere la via della fede con la Chiesa e nella Chiesa, e non in un sentiero che ci si costruisce da soli. 

 

Publié dans:ZENITH |on 4 septembre, 2007 |Pas de commentaires »

buona notte

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« Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? »

Omelia greca del secolo IV – Per l’Ottava di Pasqua, attribuita a torto a an Giovanni Crisostomo. SC 146, 77

« Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? »

 Non vi presento un racconto di stranezze inaudite, ma proprio ciò che è stato scritto in anticipo nell’Antico Testamento dai profeti. Non avete inteso il grido di Mosè: « Il Signore vi susciterà in mezzo ai vostri fratelli un profeta come me »(Dt 18,18)? Non avete inteso Isaia proclamare: « Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio » (7,14)? … Non avete inteso Davide cantare: « Scenderà come la pioggia sull’erba » (Ps 71,6)?… Credete dunque ai profeti, comprendete la realtà che annunciano, e troverete Gesù Nazareno (Mt 2,23). Guardate, vi ho mostrato la strada; chi vuole la segua. Ecco, ho acceso la fiaccola; uscite dalle tenebre.

Gesù Nazareno: dico il suo nome e la sua patria … Non dico: Gesù che ha spiegato la volta del cielo, che ha acceso i raggi del sole, che ha disegnato le costellazioni nel cielo, che accende la lampada della luna, che ha fissato il suo tempo al giorno, che ha attribuito il suo corso alla notte, che ha stabilito la terra ferma sulle acque, che ha messo un freno al mare con la sua parola… Gesù Nazareno: di lui Natanaele disse nel suo dubbio: « Da Nàzaret può mai venire qualcosa di buono? » (Gv 1,46). Davanti a lui la truppa dei demoni ha tremato dicendo: « Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? » « Gesù Nazareno, disse l’apostolo Pietro, uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni » (Ac 2,22).

 

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 4 septembre, 2007 |Pas de commentaires »

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