Archive pour le 3 septembre, 2007

San Gregorio Magno, Papa

San Gregorio Magno, Papa dans Santi

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Publié dans:Santi |on 3 septembre, 2007 |Pas de commentaires »

Dalle « Omelie su Ezechiele » di san Gregorio Magno, papa

oggi San Gregorio Magno Papa, dal sito: 

http://www.enrosadira.it/santi/g/gregorio1.htm 

Dalle « Omelie su Ezechiele » di san Gregorio Magno, papa


« Figlio dell’uomo, ti ho posto per sentinella alla casa d’Israele » (ez 3, 16). E’ da notare che quando il Signore manda uno a predicare, lo chiama col nome di sentinella. La sentinella infatti sta sempre su un luogo elevato, per poter scorgere da lontano qualunque cosa stia per accadere. Chiunque é posto come sentinella del popolo deve stare in alto con la sua vita, per poter giovare con la sua preveggenza. Come mi suonano dure queste parole che dico! Così parlando, ferisco m stesso, poiché né la mia lingua esercita come si conviene la predicazione, né la mia vita segue la lingua, anche quando questa fa quello che può. Ora io non nego di essere colpevole, e vedo la mai lentezza e negligenza. Forse lo steso riconoscimento della mia colpa mi otterrà perdono presso il giudice pietoso. Certo, quando mi trovavo in monastero ero in grado di trattenere la lingua dalla parole inutili, e di tenere occupata la mente in uno stato quasi continuo di profonda orazione. Ma da quando ho sottoposto le spalle al peso dell’ufficio pastorale, l’animo non può più raccogliersi con assiduità in se stesso, perché é diviso tra molte faccende. Sono costretto a trattare ora le questioni delle chiese, ora dei monasteri, spesso a esaminare la vita e le azioni dei singoli; ora ad interesserarmi di faccende private dei cittadini; ora a gemere sotto le spade irrompenti dei barbari e a temere i lupi che insidiano il gregge affidatomi. Ora debbo darmi pensiero di cose materiali, perché non manchno opportun aiuti a tutti coloro che la regola della disciplina tiene vincolati. A volte debbo sopportare con animo imperturbato certi predoni, altre volte affrontarli, cercando tuttavia di conservare la carità. Quando dunque la mente divisa e dilaniata si porta a considerare una mole così grande e così vasta di questioni, come potrebbe rientrare in se stessa, per dedicarsi tutta alla predicazione e non allontanarsi dal ministero della parola? Siccome poi per necessità di ufficio debbo trattare con uomini del mondo, talvolta non bado a tenere a freno la lingua. Se infatti mi tengo nel costante rigore della vigilanza su me stesso, so che i più deboli mi sfuggono e non riuscirò mai a portarli dove io desidero. Per questo succede che molte volte sto ad ascoltare pazientemente le loro parole inutili. E poiché anch’io sono debole, trascinato un poco in discorsi vani, finisco per parlare volentieri di ciò che avevo cominciato ad ascoltare contro voglia, e di starmene piacevolmente a giacere dove mi rincresceva di cadere. Che razza di sentinella sono dunque io, che invece di stare sulla montagna a lavorare, giaccio ancora nella valle della debolezza? Però il creatore e redentore del genere umano ha la capacità di donare a me indegno l’elevatezza della vita e l’efficenza della lingua, perché, per suo amore, non risparmio me stesso nel parlare di lui. (Lib. 1, 11, 4-6; CCL 142, 170-172 

Publié dans:Angelus Domini, Santi |on 3 septembre, 2007 |Pas de commentaires »

“Preghiera al Volto Santo”, scritta di persona dal Santo Padre Benedetto XVI

il sito della diocesi di Chieti-Vasto, Arcivescovo Mons Bruno Forte, riporta questa preghiera: 

 

http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/pls/cci_dioc_new/bd_edit_doc_dioc.edit_documento?p_id=914658

 

 

PREGHIERA DI S.S. BENEDETTO XVI

 

Questa “Preghiera al Volto Santo”, scritta di persona dal Santo Padre Benedetto XVI, è stata fatta recapitare come Suo dono all’Arcidiocesi di Chieti-Vasto e alla Basilica del Volto Santo di Manoppello, che di essa fa parte, il 1 Settembre 2007, a un anno esatto dalla Sua visita – pellegrinaggio alla Basilica Santuario. La profondità e la ricchezza del testo esprimono lo stile orante di una Chiesa pellegrina sulla via della Bellezza, rapita dalla contemplazione e dalla sempre nuova ricerca del Volto del Suo Signore. La gratitudine per il dono si manifesterà anche nel pregarla secondo le intenzioni del Sommo Pontefice.

 

Signore Gesù,  

come già i primi apostoli,  

ai quali dicesti: “Che cercate?”,  

ed accolsero il tuo invito: “Venite e vedrete”,  

riconoscendoti come il Figlio di Dio,  

l’atteso e promesso Messia per la redenzione del mondo,  

anche noi, discepoli tuoi di questo difficile tempo,  

vogliamo seguirti ed esserti amici,  

attratti dal fulgore del tuo volto desiderato e nascosto.  

Mostraci, ti preghiamo, il tuo volto sempre nuovo,  

misterioso specchio dell’infinita misericordia di Dio.  

Lascia che lo contempliamo  

con gli occhi della mente e del cuore:  

volto del Figlio, irradiazione della gloria del Padre  

e impronta della sua sostanza (cf Eb 1,3),  

volto umano di Dio entrato nella storia  

per svelare gli orizzonti dell’eternità.  

Volto silenzioso di Gesù sofferente e risorto,  

che amato ed accolto cambia il cuore e la vita.  

“Il tuo volto, Signore, io cerco.  

Non nascondermi il tuo volto” (Sal 27,8s).  

Nel corso di secoli e millenni quante volte è risuonata  

tra i credenti questa struggente invocazione del Salmista!  

 

 

 

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Papa Benedetto a Loreto: Si è fatto conoscere. E li ha sedotti

dal sito on line del giornale « Avvenire »:

Serata che scava una traccia 

Si è fatto conoscere. E li ha sedotti 

Francesco Ognibene  

Si sono conquistati l’un l’altro, amici che d’improvviso si scoprono capaci di una confidenza del tutto imprevedibile. Il Papa e i giovani: lui sul palco, loro sin sulla cima della conca che dà verso il mare, quasi un chilometro di distanza, eppure tutti vicinissimi in un clima che difficilmente chi ha avuto la fortuna di esserci vedrà scolorire dentro di sé.
Quella di Loreto è una serata che scava una traccia, una pagina che si apre ed è ora tutta da scrivere, un dialogo aperto che conoscerà altri capitoli, d’ora in avanti ispirati da questo straordinario incontro. Forse è perché tra le braccia di Montorso, nel quieto tramonto di ieri, c’era aria di Casa, la stessa che i ragazzi hanno respirato lungo i giorni di questa Agorà alla fine sorprendente, come sempre accade quando la loro strada incrocia quella di Pietro. Un’onda di affetto è scesa dalla collina dove spunta il profilo del Santuario, il Papa se n’è lasciato conquistare e l’ha restituita ai giovani moltiplicandone la forza e seducendo definitivamente la generazione rappresentata dai 400 mila che lo ascoltavano con emozione crescente via via che quel padre così semplice e diretto scioglieva ogni ipotetica freddezza, accorciava le distanze, apriva la mano lasciandosela afferrare dalla folla che sembrava non aspettare altro.
Sotto lo sguardo della Vergine di Loreto è nato un legame tutto nuovo e originale, lo stile sobrio e avvincente del Papa con la passione giovanile pronta a prorompere quando riconosce la voce di cui potersi fidare. I giovani hanno capito che possono poggiare sogni e fragilità dei loro anni, insieme alla paura di soccombere a un mondo che parla una lingua suadente ma fasulla, su questo Papa intellettuale che sa essere pastore e amico al punto da raccontare aneddoti, come un parroco che vuol farsi capire bene.
Cos’è successo? Che Benedetto ha semplicemente mostrato se stesso, si è fatto conoscere dai giovani, e questo è bastato. Nelle sue risposte a braccio e nel discorso per l a veglia ha fatto vedere che conosce il codice della loro anima e che ci legge dentro meglio di chiunque altro, persino di loro stessi. Non è stato difficile scorgere sui volti di chi l’ascoltava i segni di una scoperta, e alla fine della commozione che ti afferra quando non ti aspettavi tanta grazia.
Venuti per ritrovarsi e sostenersi per un altro tratto di strada – ogni incontro giovanile vive anche di questa gratificazione reciproca – i ragazzi riportano a casa la certezza di aver trovato chi li capisce e li ama davvero. Se il male che li sgretola è la percezione di scoprirsi al dunque soli dentro il labirinto indecifrabile di una vita senza direzione, il Papa che dice di condividere « le vostre gioie e le vostre pene » e che confronta le loro paure con il tremore di Maria alle parole dell’Angelo – l’eco risuona ancora, qui a Loreto – fa cadere anche l’ultimo anfratto e diventa « uno di noi », come diceva qualcuno a fine serata, senza trovare parole migliori di queste così ricorrenti tra loro. I ragazzi l’avevano accolto con la gioia che sempre riservano al Papa, ma forse nemmeno immaginavano che Benedetto li avrebbe felicemente vinti, prendendo a tal punto sul serio il dialogo da scendere dentro ogni domanda senza fretta, sereno nei gesti e nel volto, in piena sintonia con quel che ciascuno di loro ha portato con sé a Loreto dentro un bagaglio stipato di domande.
Sapendo infatti di salire alla Santa Casa – casa loro, adesso più che mai – nello zaino hanno infilato tutti i nodi che complicano il cammino di un’età a ostacoli: la Madre di Nazareth sa capire, e i giovani che in questi giorni hanno fatto ressa per entrare in quell’angolo di silenzio perfetto che l’Italia ha la grazia di ospitare non hanno fatto altro che affidarsi a Lei. Ora sanno di poter contare anche su un Papa che li ha ascoltati davvero, e poi ha parlato dritto alla loro vita. 

 

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buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno Dionaea_muscipula

Dionaea muscipula

http://www.compagniadelgiardinaggio.it/phpBB2/viewtopic.php?=&p=23259

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« Dio consacrò in Spirito e potenza Gesù di Nàzaret » (At 10,38)

Faustino di Roma (4o secolo), sacerdote

Dal trattato « Sulla Trinità », 39-40, CCL 69, 340-341

« Dio consacrò in Spirito e potenza Gesù di Nàzaret » (At 10,38)

Il nostro Salvatore divenne veramente « cristo » secondo la carne e nello stesso tempo vero re e vero sacerdote… Coloro che presso gli Israeliti erano consacrati re e sacerdoti con l’unzione materiale dell’olio, diventavano re e sacerdoti… erano chiamati « cristi ». Il Salvatore però, che è il vero Cristo, fu unto dallo Spirito Santo…

Che questo sia vero lo sappiamo dallo stesso Salvatore, il quale preso il libro di Isaia e avendovi letto: « Lo Spirito del Signore è sopra di me, perciò mi ha consacrato con l’unzione » (Lc 4,18), proclamò davanti a quelli che lo ascoltavano che la profezia si era adempiuta allora nella sua persona. Anche Pietro, principe degli apostoli, dichiara che quel crisma, da cui il Salvatore è stato consacrato, è lo Spirito Santo, cioè la stessa potenza di Dio, quando negli Atti degli Apostoli tra le altre cose dice al centurione Cornelio, uomo pieno di fede e di miseriordia: « Incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni, Dio consacrò in Spirito e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo » (At 10, 37-38).

Anche Pietro, dunque, come hai potuto renderti conto, afferma che Gesù-uomo è stato unto di Spirito Santo e di potenza. È vero perciò che lo stesso Gesù è diventato « cristo » in quanto uomo, perché con l’unzione dello Spirito Santo è stato consacrato re e sacerdote in eterno.

 

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