LA FRANCIA IN LUTTO – La lezione del cardinale:«La Chiesa non deve allearsi ai potenti ma essere fedele a Cristo»

LA FRANCIA IN LUTTO
La lezione del cardinale:«La Chiesa non deve allearsi ai potenti ma essere fedele a Cristo»
«Lustiger, l’amore di Dio prima di tutto» Il ricordo del filosofo e amico Marion Stamattina i funerali a Notre Dame Dal Nostro Inviato A Parigi Luigi Geninazzi  

È stato uno dei suoi più stretti collaboratori, a tal punto da venir chiamato «il filosofo consigliere di Lustiger». Filosofo lo è certamente Jean-Luc Marion, noto come uno dei pensatori più acuti del nostro tempo – l’ultimo suo libro, «Il fenomeno erotico», tradotto anche in italiano, ha suscitato un vasto dibattito. Ma l’etichetta di «consigliere» lo fa sorridere. «Monseigneur Lustiger non aveva bisogno di spin-doctor, era un uomo con forti convinzioni e grandi idee per conto suo, stargli accanto era un autentico godimento dello spirito», ricorda visibilmente commosso. Sessantun anni, profilo aristocratico, Marion è un intellettuale cattolico che si è imposto a livello internazionale, docente di filosofia alla Sorbona di Parigi ed all’università di Chicago. Vola spesso oltre oceano ma continua ad abitare a Parigi, in un quartiere del 16° arrondissement dove all’inizio degli anni Settanta c’era un parroco di nome Lustiger. L’aveva già conosciuto ai tempi dell’università. Il giovane Jean-Luc era rimasto colpito dalle omelie coraggiose e appassionate del cappellano degli studenti alla Sorbona. Poi il rapporto si fece più stretto e tra loro nacque un’amicizia profonda che Marion ha sempre vissuto come «una figliolanza spirituale».
Professore, in tutti questi anni cosa l’ha più colpita della personalità di Jean-Marie Lustiger?
«Credo che tutti coloro che l’hanno conosciuto da vicino risponderebbero allo stesso modo: la sua straordinaria lucidità ed intelligenza. Una qualità che nasceva dal suo vivere in Dio. Per lui era essenziale il mistero dell’amore di Dio, tutto il resto veniva dopo. Era questo il suo punto di vista sulla storia. Si dice che De Gaulle facesse politica a partire dalla storia di Francia: un’idea forte per le scelte concrete. Ecco, il cardinale Lustiger concepiva la propria missione dal punto di vista della storia della salvezza e per questo era capace di grandi visioni. C’era una domanda che si faceva spesso: perché l’amore di Dio non è amato? Qu esto era il suo interesse, il suo tormento. Si vedeva che era un uomo colpito, anzi ferito dall’amore di Dio».
Si dice che fosse molto esigente con i suoi collaboratori. È vero?
«Appena nominato arcivescovo di Parigi, nel 1981, volle attorno a sé delle persone in grado di lavorare con il suo ritmo, molto pressante e veloce. Ma era anche un uomo schivo. Sono stato io, insieme ad altri amici, a spingerlo a scrivere il suo primo libro, Sermoni di un curato di Parigi, che gli è valso una grande popolarità».
Vuol dirmi che lei, Marion, aveva già intuito che quel piccolo curato sarebbe diventato un grande cardinale?
«Le racconto questa. Alla fine degli anni Settanta Lustiger doveva lasciare la mia parrocchia ma non sapeva a quale nuovo incarico fosse destinato. Abbiamo fatto una scommessa: lui diceva che sarebbe diventato cappellano presso un istituto di religiose, io lo vedevo vescovo in una città di provincia, tanto per cominciare… Quando arrivò la nomina a vescovo di Orléans dovette pagarmi una bottiglia di champagne».
Poi arrivò quella che a molti apparve una scelta sorprendente di Giovanni Paolo II: la nomina di Lustiger ad arcivescovo di Parigi…
«Tra lui e Papa Wojtyla c’era un’affinità straordinaria. Entrambi avevano conosciuto le due grandi ideologie del XX secolo, il nazismo e il comunismo. Lustiger ha vissuto l’antisemitismo nazista sulla propria pelle, sua madre è morta ad Auschwitz. E nel dopoguerra ha avuto a che fare con l’ideologia comunista molto diffusa in Francia. Tutto questo ha avuto effetti disastrosi anche sulla Chiesa. Lustiger ne aveva chiara coscienza: ha sempre criticato sia l’alleanza con la destra che portò all’Action francaise e a Pétain, sia più tardi l’alleanza con la sinistra che segnò la fine dell’associazionismo cattolico. Era la sua idea forte: la Chiesa deve essere fedele a Cristo senza preoccuparsi di diventare maggioranza legandosi ad alleanze politiche. In questo modo ha fatto rinascere il cattolicesimo che tutti davano p er morto in Francia. Quel che si può vedere oggi a Parigi è che le chiese non sono più vuote e ci sono presenze cristiane significative».
Il cardinale Lustiger era rispettato da tutti ma non sempre veniva compreso. Non è paradossale?
«Lustiger è stato una grande autorità morale che riusciva a far sentire la propria voce anche tra i politici, gli intellettuali e i giornalisti. Direi che lo rispettavano proprio perché non lo capivano. O meglio: capivano che diceva cose che andavano oltre i loro schemi. L’essere concentrato sulla propria identità di ebreo, cristiano e vescovo gli dava una forza straordinaria nei riguardi di ogni altro interlocutore».
Lustiger personificava la profonda continuità tra ebraismo e cristianesimo, una posizione che gli ha attirato anche molte critiche…
«La sua idea era molto semplice ed essenziale: non c’è un conflitto tra ebraismo e cristianesimo. Esistono i contrasti fra ebrei che sono cristiani, ebrei che non lo sono e pagani divenuti cristiani. Intendeva dire che il problema è la decisione personale di ognuno, ebreo o pagano che sia, davanti a Cristo. Credo che questa sua posizione abbia radicalmente cambiato i termini del problema, anche se non tutti l’hanno ancora capito».

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immagine dei funerali da le monde: http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-3224,36-943377@51-942139,0.html

Publié dans : Jean_marie Lustiger |le 10 août, 2007 |Pas de Commentaires »

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