Gesù chiama le città di Galilea alla conversione
San Girolamo (347-420), sacerdote, traduttore della Bibbia, dottore della Chiesa
Su Gioele ; PL 25,667
Gesù chiama le città di Galilea alla conversione
« Il Signore è buono e misericordioso ». Vuole piuttosto la penitenza che la morte del peccatore (Gl 2,13). « È paziente e ricco di compassione » e non imita l’impazienza degli uomini, anzi aspetta per lungo tempo la nostra conversione. Il Signore è pienamente disposto a perdonare e a pentirsi della sentenza di condanna che aveva preparata per i nostri peccati. Se noi ci pentiamo di quanto abbiamo fatto di male, egli si pentirà della decisione di castigo che aveva preso e del male che aveva minacciato di farci… Se noi cambiamo vita, anch’egli cambierà…
Il profeta, dopo aver rivelato la misericordia di Dio verso chi si pente, soggiunge: « Chi sa che non cambi e si plachi e lasci dietro a sé una benedizione? » (2,14). Il profeta intende dire: Io assolvo il mio mandato, vi esorto alla penitenza perché so che Dio è oltremodo clemente, come si ricava anche dalla preghiera di Davide: « Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà, cancella il mio peccato » (Sal 50,3). Però siccome non possiamo conoscere la profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio (Rm 11,33), il profeta mitiga la sua affermazione e, più che presumere, esprime un voto: « Chi sa? », per indicare che la cosa se non impossibile, è per lo meno difficile.
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