Archive pour juin, 2007

Oggi festa di san Pietro. Presentimento di ogni Papa: Il primato fiorisce dal martirio

Dal sito on line del giornale “Avvenire”

Oggi festa di san Pietro. Presentimento di ogni Papa 

Il primato fiorisce dal martirio 

Elio Guerriero  

Gli evangelisti e gli scrittori del Nuovo Testamento sono concordi nell’attribuire alla figura di Pietro una rilevanza teologica ripartita in tre momenti: la sua figura umana, la lunga e severa preparazione all’incarico, il mite esercizio del papato. Simone era di Betsaida, una cittadina ad oriente del lago di Tiberiade da cui venivano anche suo fratello Andrea e Filippo. Era un ebreo credente e osservante, fiducioso in Dio e nelle sue promesse, nella venuta del Messia. Già dal primo incontro sul lago Gesù ebbe per lui uno sguardo di simpatia, come quello che rivolse al giovane ricco, di cui racconta Matteo. Al centro dei Vangeli si colloca la confessione di Pietro. Dopo la missione in Galilea, Gesù stava per intraprendere il viaggio verso Gerusalemme. Prima si recò con i discepoli nella regione di Cesarea di Filippo per offrire ai discepoli un tempo di riposo e di intimità, rivelare loro il suo personalissimo rapporto con il Padre e svelare il mistero della sua persona. Quasi a volersi sincerare che i discepoli avessero capito, Gesù rivolse loro la domanda : «Voi chi dite che io sia?». Conosciamo la risposta donata a Pietro dal Padre. Il figlio di Giovanni, tuttavia, doveva assimilare quella risposta, comprendere le implicazioni dell’invio messianico di Gesù. La confessione, di conseguenza, venne seguita dall’annuncio della passione e morte, una eventualità che scandalizzò l’apostolo al quale Gesù non risparmiò un richiamo severo. Crollavano le false attese messianiche, molti discepoli preferirono tornare a casa. Pietro riprese la strada della fedeltà e proseguì il cammino sulle orme del Maestro. La scuola della fede non è una marcia trionfale. Pietro se ne rese conto ancora una volta quando per ben tre volte tradì Gesù. Secondo la tradizione, tuttavia, il rinnegamento di Pietro, come il dubbio di Tommaso, fu una concessione alla nostra debolezza. San Bernardino di Siena sviluppò il parallelismo con la felice colpa della liturgia pasquale. Dalla sua fragilità Pi etro imparò la misericordia per i peccatori. Gesù ne chiese conferma nella commovente apparizione dopo Pasqua: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?… Pasci le mie pecorelle ». L’umile risposta d’amore ripetuta tre volte come il diniego introduceva definitivamente Pietro nel suo servizio alla Chiesa universale. La lunga preparazione evidenzia che non era semplice l’incarico di Pietro. Gli Atti degli Apostoli e
la Lettera di san Paolo ai Galati ci mostrano il primo papa nell’esercizio del suo incarico. Nella disputa tra i giudeocristiani e i fedeli venuti dai gentili Paolo lo rimproverò apertamente. Più che a un errore di Pietro, ci troviamo di fronte all’umiliazione per l’incarico, al sacrificio per l’unità dei fratelli, coronato con la testimonianza della vita. In Chiesa, ecumenismo e politica, l’allora cardinal Ratzinger offriva una meditazione di rara profondità sul primato del papa. Parlava della vocazione personale di Pietro, ma anche del servizio che andava al di là della persona: «Quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». Il versetto di Giovanni allude alla morte di Pietro, ma anche alla « struttura martiriologica del primato », al « vicariato dell’obbedienza e della croce ». Non conosciamo gli sviluppi futuri del pontificato di papa Benedetto, è certo tuttavia che egli conosce bene il legame della confessione e della via della croce che il Signore inculcò al suo primo predecessore 

 

Omelia di Benedetto XVI per i Vespri della Solennità dei Santi Pietro e Paolo – 28.6.07

dal sito:

http://www.zenit.org/article-11280?l=italian

Omelia di Benedetto XVI per i Vespri della Solennità dei Santi Pietro e Paolo 

ROMA, giovedì, 28 giugno 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l’omelia pronunciata da Benedetto XVI nel presiedere, questo giovedì sera, nella Basilica di San Paolo fuori le mura
la Celebrazione dei Primi Vespri della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, durante la quale ha indetto ufficialmente uno speciale anno giubilare dedicato all’apostolo Paolo, nel bimillenario della sua nascita. 

* * * 

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

In questi Primi Vespri della Solennità dei santi Pietro e Paolo facciamo grata memoria di questi due Apostoli, il cui sangue, insieme a quello di tanti altri testimoni del Vangelo, ha reso feconda
la Chiesa di Roma. Nel loro ricordo sono lieto di salutare tutti voi, cari fratelli e sorelle, a cominciare dal Signor Cardinale Arciprete e dagli altri Cardinali e Vescovi presenti, dal Padre Abate e dalla Comunità benedettina cui è affidata questa Basilica, fino agli ecclesiastici, alle religiose e ai religiosi e ai fedeli laici qui convenuti. Un saluto particolare dirigo alla Delegazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, che ricambia la presenza della Delegazione della Santa Sede ad Istanbul, in occasione della festa di sant’Andrea. Come ho avuto modo di dire qualche giorno fa, questi incontri e iniziative non costituiscono semplicemente uno scambio di cortesie tra Chiese, ma vogliono esprimere il comune impegno di fare tutto il possibile per affrettare i tempi della piena comunione tra l’Oriente e l’Occidente cristiani. Con questi sentimenti, mi dirigo con deferenza ai Metropoliti Emmanuel e Gennadios, inviati dal caro Fratello Bartolomeo I, al quale rivolgo un pensiero grato e cordiale. Questa Basilica, che ha visto eventi di profondo significato ecumenico, ci ricorda quanto sia importante pregare insieme per implorare il dono dell’unità, quell’unità per la quale san Pietro e san Paolo hanno speso la loro esistenza sino al supremo sacrificio del sangue.

Un’antichissima tradizione, che risale ai tempi apostolici, narra che proprio a poca distanza da questo luogo avvenne l’ultimo loro incontro prima del martirio: i due si sarebbero abbracciati, benedicendosi a vicenda. E sul portale maggiore di questa Basilica essi sono raffigurati insieme, con le scene del martirio di entrambi. Fin dall’inizio, dunque, la tradizione cristiana ha considerato Pietro e Paolo inseparabili l’uno dall’altro, anche se ebbero ciascuno una missione diversa da compiere: Pietro per primo confessò la fede in Cristo, Paolo ottenne in dono di poterne approfondire la ricchezza. Pietro fondò la prima comunità dei cristiani provenienti dal popolo eletto, Paolo divenne l’apostolo dei pagani. Con carismi diversi operarono per un’unica causa: la costruzione della Chiesa di Cristo. Nell’Ufficio delle Letture, la liturgia offre alla nostra meditazione questo noto testo di sant’Agostino: « Un solo giorno è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch’essi erano una cosa sola. Benché siano stati martirizzati in giorni diversi, erano una cosa sola. Pietro precedette, Paolo seguì… Celebriamo perciò questo giorno di festa, consacrato per noi dal sangue degli apostoli » (Disc. 295, 7.8). E san Leone Magno commenta: « Dei loro meriti e delle loro virtù, superiori a quanto si possa dire, nulla dobbiamo pensare che li opponga, nulla che li divida, perché l’elezione li ha resi pari, la fatica simili e la fine uguali » (In natali apostol., 69, 6-7).

A Roma il legame che accomuna Pietro e Paolo nella missione, ha assunto sin dai primi secoli un significato molto specifico. Come la mitica coppia di fratelli Romolo e Remo, ai quali si faceva risalire la nascita di Roma, così Pietro e Paolo furono considerati i fondatori della Chiesa di Roma. Dice in proposito san Leone Magno rivolgendosi alla Città: « Sono questi i tuoi santi padri, i tuoi veri pastori, che per farti degna del regno dei cieli, hanno edificato molto più bene e più felicemente di coloro che si adoperarono per gettare le prime fondamenta delle tue mura » (Omelie 82,7). Per quanto umanamente diversi l’uno dall’altro, e benché il rapporto tra di loro non fosse esente da tensioni, Pietro e Paolo appaiono dunque come gli iniziatori di una nuova città, come concretizzazione di un modo nuovo e autentico di essere fratelli, reso possibile dal Vangelo di Gesù Cristo. Per questo si potrebbe dire che oggi
la Chiesa di Roma celebra il giorno della sua nascita, giacché i due Apostoli ne posero le fondamenta. Ed inoltre Roma oggi avverte con più consapevolezza quale sia la sua missione e la sua grandezza. Scrive san Giovanni Crisostomo che « il cielo non è splendido quando il sole diffonde i suoi raggi, come lo è la città di Roma, che irradia lo splendore di quelle fiaccole ardenti (Pietro e Paolo) per tutto il mondo… Questo è il motivo per cui amiamo questa città…per queste due colonne della Chiesa » (Comm.a Rm 32). Dell’apostolo Pietro faremo memoria particolarmente domani, celebrando il divin Sacrificio nella Basilica Vaticana, edificata sul luogo dove egli subì il martirio. Questa sera il nostro sguardo si volge a san Paolo, le cui reliquie sono custodite con grande venerazione in questa Basilica.

All’inizio della Lettera ai Romani, come abbiamo ascoltato poco fa, egli saluta la comunità di Roma presentandosi quale «servo di Cristo Gesù, apostolo per vocazione» (1,1). Utilizza il termine servo, in greco doulos, che indica una relazione di totale e incondizionata appartenenza a Gesù, il Signore, e che traduce l’ebraico ‘ebed, alludendo così ai grandi servi che Dio ha scelto e chiamato per un’importante e specifica missione. Paolo è consapevole di essere « apostolo per vocazione », cioè non per autocandidatura né per incarico umano, ma soltanto per chiamata ed elezione divina. Nel suo epistolario, più volte l’Apostolo delle genti ripete che tutto nella sua vita è frutto dell’iniziativa gratuita e misericordiosa di Dio (cfr 1 Cor 15,9-10; 2 Cor 4,1; Gal 1,15). Egli fu scelto «per annunciare il vangelo di Dio» (Rm 1,1), per propagare l’annuncio della Grazia divina che riconcilia in Cristo l’uomo con Dio, con se stesso e con gli altri.

Dalle sue Lettere sappiamo che Paolo fu tutt’altro che un abile parlatore; anzi condivideva con Mosè e con Geremia la mancanza di talento oratorio. «La sua presenza fisica è debole e la parola dimessa» (2 Cor 10,10), dicevano di lui i suoi avversari. Gli straordinari risultati apostolici che poté conseguire non sono pertanto da attribuire ad una brillante retorica o a raffinate strategie apologetiche e missionarie. Il successo del suo apostolato dipende soprattutto da un coinvolgimento personale nell’annunciarne il Vangelo con totale dedizione a Cristo; dedizione che non temette rischi, difficoltà e persecuzioni: « Né morte né vita – scriveva ai Romani – né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore » (8,38-39). Da ciò possiamo trarre una lezione quanto mai importante per ogni cristiano. L’azione della Chiesa è credibile ed efficace solo nella misura in cui coloro che ne fanno parte sono disposti a pagare di persona la loro fedeltà a Cristo, in ogni situazione. Dove manca tale disponibilità, viene meno l’argomento decisivo della verità da cui
la Chiesa stessa dipende.

Cari fratelli e sorelle, come agli inizi, anche oggi Cristo ha bisogno di apostoli pronti a sacrificare se stessi. Ha bisogno di testimoni e di martiri come san Paolo: un tempo persecutore violento dei cristiani, quando sulla via di Damasco cadde a terra abbagliato dalla luce divina, passò senza esitazione dalla parte del Crocifisso e lo seguì senza ripensamenti. Visse e lavorò per Cristo; per Lui soffrì e morì. Quanto attuale è oggi il suo esempio!

E proprio per questo, sono lieto di annunciare ufficialmente che all’apostolo Paolo dedicheremo uno speciale anno giubilare dal 28 giugno 2008 al 29 giugno 2009, in occasione del bimillenario della sua nascita, dagli storici collocata tra il 7 e il 10 d.C. Questo « Anno Paolino » potrà svolgersi in modo privilegiato a Roma, dove da venti secoli si conserva sotto l’altare papale di questa Basilica il sarcofago, che per concorde parere degli esperti ed incontrastata tradizione conserva i resti dell’apostolo Paolo. Presso
la Basilica Papale e presso l’attigua omonima Abbazia Benedettina potranno quindi avere luogo una serie di eventi liturgici, culturali ed ecumenici, come pure varie iniziative pastorali e sociali, tutte ispirate alla spiritualità paolina. Inoltre, una speciale attenzione potrà essere data ai pellegrinaggi che da varie parti vorranno recarsi in forma penitenziale presso la tomba dell’Apostolo per trovare giovamento spirituale. Saranno pure promossi Convegni di studio e speciali pubblicazioni sui testi paolini, per far conoscere sempre meglio l’immensa ricchezza dell’insegnamento in essi racchiuso, vero patrimonio dell’umanità redenta da Cristo. Inoltre, in ogni parte del mondo, analoghe iniziative potranno essere realizzate nelle Diocesi, nei Santuari, nei luoghi di culto da parte di Istituzioni religiose, di studio o di assistenza, che portano il nome di san Paolo o che si ispirano alla sua figura e al suo insegnamento.

C’è infine un particolare aspetto che dovrà essere curato con singolare attenzione durante la celebrazione dei vari momenti del bimillenario paolino: mi riferisco alla dimensione ecumenica. L’Apostolo delle genti, particolarmente impegnato a portare
la Buona Novella a tutti i popoli, si è totalmente prodigato per l’unità e la concordia di tutti i cristiani. Voglia egli guidarci e proteggerci in questa celebrazione bimillenaria, aiutandoci a progredire nella ricerca umile e sincera della piena unità di tutte le membra del Corpo mistico di Cristo. Amen!

Publié dans:Papa Benedetto XVI |on 29 juin, 2007 |Pas de commentaires »

buona notte e buona festa

buona notte e buona festa dans immagini buon...notte, giorno Tulipani,_Padova

http://blog.libero.it/Quelcheresta/view.php?id=Quelcheresta&gg=0&mm=0705

La più antica testimonianza storica del martirio di Pietro e di Paolo

San Clemente di Roma, papa dal 90 al 100 circa
Lettera ai Corinzi, 5-7

La più antica testimonianza storica del martirio di Pietro e di Paolo

Lasciando gli esempi antichi del Antico Testamento, veniamo agli atleti vicinissimi a noi e prendiamo gli esempi validi della nostra epoca. Per invidia e per gelosia le più grandi e giuste colonne furono perseguitate e lottarono sino alla morte. Prendiamo i buoni apostoli. Pietro per l’ingiusta invidia non una o due, ma molte fatiche sopportò, e così col martirio raggiunse il posto della gloria. Per invidia e discordia Paolo mostrò il premio della pazienza. Per sette volte portando catene, esiliato, lapidato, fattosi araldo nell’oriente e nell’occidente, ebbe la nobile fama della fede. Dopo aver predicato la giustizia a tutto il mondo, giunto al confine dell’occidente e resa testimonianza davanti alle autorità, lasciò il mondo e raggiunse il luogo santo, divenendo il più grande modello di pazienza. A questi uomini che vissero santamente si aggiunse una grande schiera di eletti, i quali, soffrendo per invidia molti oltraggi e torture, furono di bellissimo esempio a noi.

Carissimi, scriviamo tutte queste cose non solo per avvertire voi, ma anche per ricordarle a noi. Siamo sulla stessa arena e uno stesso combattimento ci attende. Lasciamo i vani ed inutili pensieri e seguiamo la norma gloriosa e veneranda della nostra tradizione. Vediamo ciò che è bello, ciò che è piacevole e gradito davanti a chi ci ha creato. Guardiamo il sangue di Gesù Cristo e consideriamo quanto sia prezioso al Padre suo. Effuso per la nostra salvezza portò al mondo la grazia del pentimento.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 29 juin, 2007 |6 Commentaires »

il bacio tra Pietro e Paolo

il bacio tra Pietro e Paolo dans immagini sacre ph_sanpietro-paolo-02_gr

http://www.korazym.org/news1.asp?Id=13731

Publié dans:immagini sacre |on 28 juin, 2007 |Pas de commentaires »

Questi martiri hanno visto ciò che hanno predicato – Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo

dal sito liturgico « Maranathà » la seconda lettura dell’Ufficio delle letture di domani per la festa di Pietro e Paolo:

http://www.maranatha.it/Ore/solenfeste/0629letPage.htm

 

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo 
(Disc. 295, 1-2. 4. 7-8; PL 38, 1348-1352)
 

Questi martiri hanno visto ciò che hanno predicato

Il martirio dei santi apostoli Pietro e Paolo ha reso sacro per noi questo giorno. Noi non parliamo di martiri poco conosciuti; infatti «per tutta la terra si diffonde la loro voce ai confini del mondo la loro parola» (Sal 18, 5). Questi martiri hanno visto ciò che hanno predicato. Hanno seguito la giustizia. Hanno testimoniato la verità e sono morti per essa.
Il beato Pietro, il primo degli apostoli, dotato di un ardente amore verso Cristo, ha avuto la grazia di sentirsi dire da lui: «E io ti dico: Tu sei Pietro» (Mt 16, 18). E precedentemente Pietro si era rivolto a Gesù dicendo: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16, 16). E Gesù aveva affermato come risposta: «E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16, 18). Su questa pietra stabilirò la fede che tu professi. Fonderò la mia chiesa sulla tua affermazione: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Tu infatti sei Pietro. Pietro deriva da pietra e non pietra da Pietro. Pietro deriva da pietra, come cristiano da Cristo.
Il Signore Gesù, come già sapete, scelse prima della passione i suoi discepoli, che chiamò apostoli. Tra costoro solamente Pietro ricevette l’incarico di impersonare quasi in tutti i luoghi l’intera Chiesa. Ed è stato in forza di questa personificazione di tutta
la Chiesa che ha meritato di sentirsi dire da Cristo: «A te darò le chiavi del regno dei cieli» (Mt 16, 19). Ma queste chiavi le ha ricevute non un uomo solo, ma l’intera Chiesa. Da questo fatto deriva la grandezza di Pietro, perché egli è la personificazione dell’universalità e dell’unità della Chiesa. «A te darò» quello che è stato affidato a tutti. E` ciò che intende dire Cristo. E perché sappiate che è stata
la Chiesa a ricevere le chiavi del regno dei cieli, ponete attenzione a quello che il Signore dice in un’altra circostanza: «Ricevete lo Spirito Santo» e subito aggiunge: «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20, 22-23).
Giustamente anche dopo la risurrezione il Signore affidò allo stesso Pietro l’incombenza di pascere il suo gregge. E questo non perché meritò egli solo, tra i discepoli, un tale compito, ma perché quando Cristo si rivolge ad uno vuole esprimere l’unità. Si rivolge da principio a Pietro, perché Pietro è il primo degli apostoli.
Non rattristarti, o apostolo. Rispondi una prima, una seconda, una terza volta. Vinca tre volte nell’amore la testimonianza, come la presunzione è stata vinta tre volte dal timore. Deve essere sciolto tre volte ciò che hai legato tre volte. Sciogli per mezzo dell’amore ciò che avevi legato per timore.
E così il Signore una prima, una seconda, una terza volta affidò le sue pecorelle a Pietro.
Un solo giorno è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch’essi erano una cosa sola. Benché siano stati martirizzati in giorni diversi, erano una cosa sola. Pietro precedette, Paolo seguì. Celebriamo perciò questo giorno di festa, consacrato per noi dal sangue degli apostoli.
Amiamone la fede, la vita, le fatiche, le sofferenze, le testimonianze e la predicazione.

Responsorio 
R. Paolo, apostolo del vangelo e maestro dei popoli, * sei degno di tutta la nostra lode.
V. Tu hai fatto conoscere ai popoli il mistero di Dio:
R. sei degno di tutta la nostra lode.

Predicatore del Papa: La Chiesa, famiglia di Dio, è garante e promotrice della famiglia naturale

dal sito: 

http://www.zenit.org/article-11273?l=italian

Predicatore del Papa:
La Chiesa, famiglia di Dio, è garante e promotrice della famiglia naturale 

Commento di padre Cantalamessa alla liturgia di domenica prossima 

 

ROMA, giovedì, 28 giugno 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. – predicatore della Casa Pontificia –, alla liturgia di domenica prossima.

 

* * * 

 

XIII Domenica del Tempo Ordinario (C)
I Re 19, 16b.19-21; Galati 4, 31 – 5,1,13-18; Luca 9, 51-62
«LASCIA CHE I MORTI SEPPELLISCANO I LORO MORTI» 

Nell’aprile scorso è uscito il libro di Benedetto XVI « Gesú di Nazaret ». Ho pensato di commentare alcuni dei prossimi vangeli domenicali tenendo conto delle riflessioni del papa. Anzitutto, qualche cenno sul contenuto e sullo scopo del libro. Esso si occupa di Gesú nel periodo che va dal battesimo nel fiume Giordano fino al momento della trasfigurazione, cioè dall’inizio del suo ministero pubblico fino verso il suo epilogo. Un successivo volume, se Dio, confida il papa, gli darà forze e tempo sufficienti per scriverlo, si occuperà dei racconti della morte e risurrezione, come pure dei racconti dell’infanzia, rimasti fuori da questo primo volume.

Il libro presuppone l’esegesi storico-critica e si serve dei suoi risultati, ma vuole andare oltre questo metodo, mirando a un’interpretazione propriamente teologica, cioè globale, non settoriale, che prende sul serio la testimonianza dei vangeli e delle Scritture, come libri ispirati da Dio.

Lo scopo del libro è mostrare che la figura di Gesú che si raggiunge per tale via « è molto più logica e, dal punto di vista storico, anche più comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni. Io ritengo – aggiunge il papa – che proprio questo Gesú – quello dei Vangeli – sia una figura storicamente sensata e convincente ».

È molto significativo che la scelta del papa di attenersi al Gesú dei Vangeli trovi una conferma negli orientamenti più recenti e autorevoli della stessa critica storica, come nell’opera monumentale dello scozzese James Dunn (Christianity in the Making, trad. ital. Gli albori del cristianesimo), secondo cui « i vangeli sinottici attestano un modello e una tecnica di trasmissione orale che hanno garantito una stabilità e una continuità nella tradizione di Gesú maggiori di quelle che si sono sin qui generalmente immaginate ».

Ma veniamo al brano evangelico della XIII Domenica del Tempo Ordinario. Esso riferisce tre incontri di Cristo nel corso dello stesso viaggio. Concentriamoci su uno di questi incontri. « A un altro [Gesú] disse: Seguimi. E costui rispose: Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre. Gesù replicò: Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio ».

Il papa, nel suo libro, commenta il tema qui sottinteso dei rapporti di parentela in dialogo con il rabbino ebreo americano Jacob Neusner. Neusner ha scritto un libro (A Rabbi Talks with Jesus; trad. ital. Disputa immaginaria tra un rabbino e Gesù) in cui immagina di essere uno degli ascoltatori presenti quando Gesú parlava alle folle e spiega perché, nonostante la sua grande ammirazione per il Rabbi di Nazareth, non avrebbe potuto farsi suo discepolo. Uno dei motivi è proprio la posizione di Gesú nei confronti dei vincoli familiari. In più occasioni, afferma il rabbino, egli sembra invitare a trasgredire il IV comandamento che dice di onorare il padre e la madre. Chiede, come abbiamo sentito, di rinunciare ad andare a seppellire il proprio padre e altrove dice che chi ama il padre e la madre più di lui non è degno di lui.

A queste obiezioni si risponde di solito richiamando altre parole di Gesú che affermano con forza la permanente validità dei vincoli familiari: l’indissolubilità del matrimonio, il dovere di assistere il padre e la madre. Il papa, però, nel suo libro da una risposta più profonda e illuminante a questa obiezione che non è solo del rabbino Neusner, ma anche di tanti lettori cristiani del vangelo. Egli parte da una parola di Gesú. A chi gli annunciava la visita dei suoi parenti, egli rispose un giorno: « Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?… Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre » (Mt 12, 49-50).

Gesú non abolisce con ciò la famiglia naturale, rivela però una nuova famiglia in cui Dio è padre e gli uomini e le donne sono tutti fratelli e sorelle, grazie alla comune fede in lui, il Cristo. Aveva diritto di fare ciò?, si chiede il rabbino Neusner. Questa famiglia spirituale esisteva già: era il popolo d’Israele unito dall’osservanza della Torah, cioè della Legge mosaica. Solo per studiare
la Torah era permesso a un figlio di lasciare la casa paterna. Ma Gesú non dice: « Chi ama il padre o la madre più della Torah, non è degno della Torah ». Dice: « Chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me ». Pone se stesso al posto della Torah e questo può farlo solo uno che è superiore alla Torah e superiore a Mosè che l’ha promulgata.

Il rabbino ebreo ha ragione, secondo Benedetto XVI, di concludere: « Solo Dio può esigere da me quanto Gesú richiede ». La discussione su Gesú e i vincoli di parentela (come quella su Gesú e l’osservanza del Sabato) ci riporta così, fa notare il papa, al vero nocciolo della questione che è di sapere chi è Gesú. Se un cristiano non crede che Gesú agisce con l’autorità stessa di Dio e che è egli stesso Dio, allora c’è più coerenza nella posizione del rabbino ebreo che rifiuta di seguirlo che nella sua. Non si può accettare l’insegnamento di Gesú, se non si accetta anche la sua persona.

Tiriamo qualche insegnamento pratico dalla discussione. La « famiglia di Dio » che è
la Chiesa, non solo non è contro la famiglia naturale, ma ne è la garanzia e la promotrice. Lo vediamo oggi. È un peccato che alcune divergenze di opinioni in seno alla società attuale su questioni legate al matrimonio e alla famiglia impediscano a tanti di riconoscere l’opera provvidenziale della Chiesa a favore della famiglia ed essa sia lasciata spesso sola in questa battaglia decisiva per il futuro dell’umanità.

Publié dans:Padre Cantalamessa |on 28 juin, 2007 |Pas de commentaires »

Cardinali e Vescovi francescani riflettono sulla loro vocazione e la missione nella Chiesa

dal sito:

http://www.zenit.org/article-11274?l=italian

Cardinali e Vescovi francescani riflettono sulla loro vocazione e la missione nella Chiesa 

Chiedono il sostegno della preghiera ai loro fratelli dell’Ordine dei Frati Minori 

ASSISI, giovedì, 28 giugno 2007 (ZENIT.org).- Essere Vescovi è “un inatteso e mirabile sviluppo della vocazione francescana alla quale tutti siamo stati chiamati”, hanno riconosciuto i Cardinali e i Vescovi dell’Ordine dei Frati Minori (OFM) in una lettera ai loro fratelli francescani.

Gli alti prelati hanno voluto così condividere l’incontro – giornate di preghiera, riflessione e convivenza fraterna – da loro celebrato ad Assisi, dal 18 al 22 giugno, su invito del Ministro Generale dell’Ordine.

Si tratta di un evento inserito nelle molteplici iniziative della famiglia francescana per l’VIII centenario della conversione di San Francesco.

Particolare attenzione è stata prestata a due temi: la dimensione ecclesiale del carisma francescano e la spiritualità francescana nel ministero episcopale, con l’aiuto degli interventi, rispettivamente, di fr. Herman Schalück . – ex Ministro Generale dell’Ordine – e del Cardinale Carlos Amigo Vallejo, Arcivescovo di Siviglia (Spagna).

“Nella Chiesa che Cristo acquistò con il suo sangue, noi Frati Minori siamo nati da Dio come figli nel suo Figlio; nella Chiesa abbiamo ricevuto lo Spirito Santo di Dio; nella Chiesa risuona per noi, come per Francesco, l’autentica Parola di Dio”, sintetizzano nella lettera ai loro confratelli.

“Nella Chiesa partecipiamo ai misteri della nostra redenzione – aggiungono –; nella Chiesa, mediante l’azione dello Spirito Santo, diveniamo di Cristo, ci lasciamo trasformare in Cristo e, in Cristo, ci consacriamo al Padre per amarlo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutto il nostro essere”.

“Uniti a voi nella comune vocazione, abbiamo fatta nostra la vocazione di Francesco al servizio della Chiesa: ‘Francesco, va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina’”, scrivono i Cardinali e i Vescovi OFM.

“Con voi vogliamo amare
la Chiesa e servirla; con voi, nella Chiesa, desideriamo diventare docili all’azione dello Spirito Santo così da essere una voce profetica che mantenga viva in tutti una ‘incurabile inquietudine’ per le cose che ancora devono accadere”.

“Con voi condividiamo l’ammirazione contemplativa per Cristo povero e crocifisso; con voi e con Francesco ci identifichiamo con il Vangelo e l’abbracciamo come forma di vita e come nostra Regola”, proseguono.

“Con voi siamo Fratelli e Minori e il servizio della carità che prestiamo, pascendo come Vescovi il Popolo di Dio, è solo un inatteso e mirabile sviluppo della vocazione francescana alla quale tutti siamo stati chiamati”.

“Non lasciateci soli!”, chiedono. 

 

Publié dans:dalla Chiesa |on 28 juin, 2007 |Pas de commentaires »

buona notte

buona notte dans immagini buon...notte, giorno Primula%20palinuri

Primula Palinuri

http://www.ilfornoantico.it/images/flora/pagine/Primula%20palinuri.htm

Un uomo saggio costruisce la sua casa sulla roccia

Vita di san Francesco di Assisi detta «Perugina » (XIV secolo)
§102

Un uomo saggio costruisce la sua casa sulla roccia

Fin dall’inizio della sua conversione, il beato Francesco, come un uomo saggio, voleva, con l’aiuto del Signore, stabilire saldamente insieme la sua casa e lui stesso, cioè il suo Ordine dei Frati minori, su una roccia solida, ossia sulla grandissima umiltà e la grandissima povertà del Figlio di Dio.

Fondati su una grandissima umiltà: per questo fin dall’inizio, quando il numero dei fratelli ha cominciato a crescere, prescrisse loro di rimanere negli ospizi per servire i lebbrosi. A quel momento, quando i postulanti si presentavano, sia che fossero nobili che plebei, erano avvertiti che avrebbero dovuto servire i lebbrosi e abitare nei loro ospizi.

Fondati su una grandissima umiltà: egli scrisse infatti nella sua regola che i fratelli devono abitare le loro case « come ospiti e pellegrini, e non desiderare nulla sotto il cielo », se non la santa povertà grazie alla quale il Signore li nutrirà in questo mondo di alimenti per il corpo e di virtù, il che varrà loro nell’altra vita come eredità, cioè il cielo.

Anche per se stesso, Francesco scelse questo fondamento di un’umiltà perfetta e di una povertà perfetta; pur essendo stato un grande personaggio nella Chiesa di Dio, ha scelto liberamente di occupare l’ultimo posto, non soltanto nella Chiesa, ma anche tra i suoi fratelli.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 27 juin, 2007 |4 Commentaires »
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