Oggi festa di san Pietro. Presentimento di ogni Papa: Il primato fiorisce dal martirio

Dal sito on line del giornale “Avvenire”

Oggi festa di san Pietro. Presentimento di ogni Papa 

Il primato fiorisce dal martirio 

Elio Guerriero  

Gli evangelisti e gli scrittori del Nuovo Testamento sono concordi nell’attribuire alla figura di Pietro una rilevanza teologica ripartita in tre momenti: la sua figura umana, la lunga e severa preparazione all’incarico, il mite esercizio del papato. Simone era di Betsaida, una cittadina ad oriente del lago di Tiberiade da cui venivano anche suo fratello Andrea e Filippo. Era un ebreo credente e osservante, fiducioso in Dio e nelle sue promesse, nella venuta del Messia. Già dal primo incontro sul lago Gesù ebbe per lui uno sguardo di simpatia, come quello che rivolse al giovane ricco, di cui racconta Matteo. Al centro dei Vangeli si colloca la confessione di Pietro. Dopo la missione in Galilea, Gesù stava per intraprendere il viaggio verso Gerusalemme. Prima si recò con i discepoli nella regione di Cesarea di Filippo per offrire ai discepoli un tempo di riposo e di intimità, rivelare loro il suo personalissimo rapporto con il Padre e svelare il mistero della sua persona. Quasi a volersi sincerare che i discepoli avessero capito, Gesù rivolse loro la domanda : «Voi chi dite che io sia?». Conosciamo la risposta donata a Pietro dal Padre. Il figlio di Giovanni, tuttavia, doveva assimilare quella risposta, comprendere le implicazioni dell’invio messianico di Gesù. La confessione, di conseguenza, venne seguita dall’annuncio della passione e morte, una eventualità che scandalizzò l’apostolo al quale Gesù non risparmiò un richiamo severo. Crollavano le false attese messianiche, molti discepoli preferirono tornare a casa. Pietro riprese la strada della fedeltà e proseguì il cammino sulle orme del Maestro. La scuola della fede non è una marcia trionfale. Pietro se ne rese conto ancora una volta quando per ben tre volte tradì Gesù. Secondo la tradizione, tuttavia, il rinnegamento di Pietro, come il dubbio di Tommaso, fu una concessione alla nostra debolezza. San Bernardino di Siena sviluppò il parallelismo con la felice colpa della liturgia pasquale. Dalla sua fragilità Pi etro imparò la misericordia per i peccatori. Gesù ne chiese conferma nella commovente apparizione dopo Pasqua: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?… Pasci le mie pecorelle ». L’umile risposta d’amore ripetuta tre volte come il diniego introduceva definitivamente Pietro nel suo servizio alla Chiesa universale. La lunga preparazione evidenzia che non era semplice l’incarico di Pietro. Gli Atti degli Apostoli e
la Lettera di san Paolo ai Galati ci mostrano il primo papa nell’esercizio del suo incarico. Nella disputa tra i giudeocristiani e i fedeli venuti dai gentili Paolo lo rimproverò apertamente. Più che a un errore di Pietro, ci troviamo di fronte all’umiliazione per l’incarico, al sacrificio per l’unità dei fratelli, coronato con la testimonianza della vita. In Chiesa, ecumenismo e politica, l’allora cardinal Ratzinger offriva una meditazione di rara profondità sul primato del papa. Parlava della vocazione personale di Pietro, ma anche del servizio che andava al di là della persona: «Quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». Il versetto di Giovanni allude alla morte di Pietro, ma anche alla « struttura martiriologica del primato », al « vicariato dell’obbedienza e della croce ». Non conosciamo gli sviluppi futuri del pontificato di papa Benedetto, è certo tuttavia che egli conosce bene il legame della confessione e della via della croce che il Signore inculcò al suo primo predecessore 

 

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