Archive pour le 29 juin, 2007

San Paolo fuori le Mura – Celebrazione dei primi vespri ieri sera

San Paolo fuori le Mura - Celebrazione dei primi vespri ieri sera dans immagini del Papa

A view of St. Paul Outside the Walls Basilica in Rome, with a statue of St. Paul with the sword, at right, Thursday June 28, 2007. Pope Benedict XVI led a Vespers ceremony on the eve of the feast day of Sts. Peter and Paul, two of Church figures who played key roles in assuring that Christianity put down firm roots. Pope Benedict XVI on Thursday said he will dedicate a year to honor St. Paul and to more progress in efforts aimed at unity among Christians. The Catholic Church will dedicate the period from June 28, 2008 to June 29 2009 to Paul in honor of 2,000 years since his birth, Benedict told the faithful. (AP Photo/Plinio Lepri)

29 GIUGNO – SANTI PIETRO E PAOLO, APOSTOLI (s) – SECONDI VESPRI

dal sito « Maranathà 

29 GIUGNO
SANTI PIETRO E PAOLO, APOSTOLI (s)

SECONDI VESPRI 


V. O Dio, vieni a salvarmi.
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno
Esulti di gioia il cielo,
risuoni sulla terra
la lode degli apostoli.

Voi giudici del mondo,
araldi del Vangelo,
udite la preghiera.

Voi che aprite e chiudete
le porte della vita,
spezzate i nostri vincoli.

A un cenno vi obbediscono
le potenze del male:
rinnovate i prodigi.

Quando verrà il Signore
alla fine dei tempi,
ci unisca nella gloria.

Sia lode al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
Ho pregato per te, Simon Pietro,
che non venga meno la tua fede;
e tu, superata la prova,
conferma i tuoi fratelli.

SALMO 115  
Ho creduto anche quando dicevo: *
«Sono troppo infelice». 
Ho detto con sgomento: *
«Ogni uomo è inganno». 

Che cosa renderò al Signore *
per quanto mi ha dato? 
Alzerò il calice della salvezza *
e invocherò il nome del Signore. 

Adempirò i miei voti al Signore, *
davanti a tutto il suo popolo. 
Preziosa agli occhi del Signore *
è la morte dei suoi fedeli. 

Sì, io sono il tuo servo, Signore, †
io sono tuo servo, figlio della tua ancella; *
hai spezzato le mie catene. 

A te offrirò sacrifici di lode *
e invocherò il nome del Signore. 

Adempirò i miei voti al Signore *
davanti a tutto il suo popolo, 
negli atri della casa del Signore, *
in mezzo a te, Gerusalemme.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo. 
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
Ho pregato per te, Simon Pietro,
che non venga meno la tua fede;
e tu, superata la prova,
conferma i tuoi fratelli.

2^ Antifona
Mi glorio della mia debolezza,
perché abiti in me la potenza di Cristo.

SALMO 125  
Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, *
ci sembrava di sognare. 
Allora la nostra bocca si aprì al sorriso, *
la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.

Allora si diceva tra i popoli: *
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro». 
Grandi cose ha fatto il Signore per noi, *
ci ha colmati di gioia. 

Riconduci, Signore, i nostri prigionieri, *
come i torrenti del Negheb. 
Chi semina nelle lacrime *
mieterà con giubilo. 

Nell’andare, se ne va e piange, *
portando la semente da gettare, 
ma nel tornare, viene con giubilo, *
portando i suoi covoni.


Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo. 
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

2^ Antifona
Mi glorio della mia debolezza,
perché abiti in me la potenza di Cristo.

3^ Antifona
Tu sei pastore del gregge di Cristo,
e primo degli apostoli:
a te sono affidate le chiavi del regno.

CANTICO Ef 1, 3-10 
Benedetto sia Dio, 
Padre del Signore nostro Gesù Cristo, *
che ci ha benedetti 
con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. 

In lui ci ha scelti *
prima della creazione del mondo,
per trovarci, al suo cospetto, *
santi e immacolati nell’amore. 

Ci ha predestinati *
a essere suoi figli adottivi 
per opera di Gesù Cristo, *
secondo il beneplacito del suo volere, 

a lode e gloria 
della sua grazia, *
che ci ha dato 
nel suo Figlio diletto.

In lui abbiamo la redenzione 
mediante il suo sangue, *  
la remissione dei peccati 
secondo la ricchezza della sua grazia. 

Dio l’ha abbondantemente riversata su di noi 
con ogni sapienza e intelligenza, *
poiché egli ci ha fatto conoscere 
il mistero del suo volere, 

il disegno di ricapitolare in Cristo 
tutte le cose, *
quelle del cielo 
come quelle della terra.

Nella sua benevolenza
lo aveva in lui prestabilito *
per realizzarlo
nella pienezza dei tempi.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo. 
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

3^ Antifona
Tu sei pastore del gregge di Cristo,
e primo degli apostoli:
a te sono affidate le chiavi del regno.

Lettura breve 
1 Cor 15, 3-5. 8
Vi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. Ultimo fra tutti apparve anche a me.

Responsorio Breve
R. Con grande franchezza * annunziarono la parola di Dio.
Con grande franchezza annunziarono la parola di Dio.
V. Testimoni della risurrezione di Cristo,
annunziarono la parola di Dio.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Con grande franchezza annunziarono la parola di Dio.

Antifona al Magnificat
Pietro, il primo degli apostoli,
e Paolo, il maestro dei pagani,
ci insegnano, Signore, la tua legge.

CANTICO DELLA BEATA VERGINE (Lc 1, 46-55)

Esultanza dell’anima nel Signore

L’anima mia magnifica il Signore *
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva. *
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente *
e Santo è il suo nome:

di generazione in generazione la sua misericordia *
si stende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio, *
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni, *
ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati, *
ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo, *
ricordandosi della sua misericordia,

come aveva promesso ai nostri padri, *
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

Antifona al Magnificat
Pietro, il primo degli apostoli,
e Paolo, il maestro dei pagani,
ci insegnano, Signore, la tua legge.

Intercessioni

Rivolgiamo la nostra preghiera umile e fiduciosa al Cristo Signore, che ha fondato la sua Chiesa sul fondamento degli apostoli e dei profeti:
Assisti il tuo popolo, Signore.

Hai chiamato Simone il pescatore, perché divenisse pescatore di uomini,
- non cessare di scegliere operai del Vangelo, perché siano salve tutte le genti.

Hai placato il lago in tempesta, perché i tuoi discepoli non fossero sommersi,
- difendi la tua Chiesa dagli errori e dalle inquietudini che sconvolgono la faccia della terra.

Dopo la risurrezione hai radunato i discepoli intorno a Pietro,
- proteggi il nostro papa Benedetto XVI e raccogli il tuo popolo nell’unità e nella pace.

Hai mandato l’apostolo Paolo ad annunziare il Vangelo ai pagani,
- fa’ che la parola di salvezza sia predicata ad ogni creatura.

Hai affidato all’apostolo Pietro le chiavi del tuo regno,
- apri le porte del cielo a coloro che in vita si sono affidati alla tua misericordia.

Padre nostro.
Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
 
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Orazione
O Dio, che ci allieti con la solenne celebrazione dei santi Pietro e Paolo, fa’ che la tua Chiesa segua sempre l’insegnamento degli apostoli dai quali ha ricevuto il primo annunzio della fede. Per il nostro Signore.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
R. Amen.
 

 

Publié dans:liturgia |on 29 juin, 2007 |Pas de commentaires »

Oggi festa di san Pietro. Presentimento di ogni Papa: Il primato fiorisce dal martirio

Dal sito on line del giornale “Avvenire”

Oggi festa di san Pietro. Presentimento di ogni Papa 

Il primato fiorisce dal martirio 

Elio Guerriero  

Gli evangelisti e gli scrittori del Nuovo Testamento sono concordi nell’attribuire alla figura di Pietro una rilevanza teologica ripartita in tre momenti: la sua figura umana, la lunga e severa preparazione all’incarico, il mite esercizio del papato. Simone era di Betsaida, una cittadina ad oriente del lago di Tiberiade da cui venivano anche suo fratello Andrea e Filippo. Era un ebreo credente e osservante, fiducioso in Dio e nelle sue promesse, nella venuta del Messia. Già dal primo incontro sul lago Gesù ebbe per lui uno sguardo di simpatia, come quello che rivolse al giovane ricco, di cui racconta Matteo. Al centro dei Vangeli si colloca la confessione di Pietro. Dopo la missione in Galilea, Gesù stava per intraprendere il viaggio verso Gerusalemme. Prima si recò con i discepoli nella regione di Cesarea di Filippo per offrire ai discepoli un tempo di riposo e di intimità, rivelare loro il suo personalissimo rapporto con il Padre e svelare il mistero della sua persona. Quasi a volersi sincerare che i discepoli avessero capito, Gesù rivolse loro la domanda : «Voi chi dite che io sia?». Conosciamo la risposta donata a Pietro dal Padre. Il figlio di Giovanni, tuttavia, doveva assimilare quella risposta, comprendere le implicazioni dell’invio messianico di Gesù. La confessione, di conseguenza, venne seguita dall’annuncio della passione e morte, una eventualità che scandalizzò l’apostolo al quale Gesù non risparmiò un richiamo severo. Crollavano le false attese messianiche, molti discepoli preferirono tornare a casa. Pietro riprese la strada della fedeltà e proseguì il cammino sulle orme del Maestro. La scuola della fede non è una marcia trionfale. Pietro se ne rese conto ancora una volta quando per ben tre volte tradì Gesù. Secondo la tradizione, tuttavia, il rinnegamento di Pietro, come il dubbio di Tommaso, fu una concessione alla nostra debolezza. San Bernardino di Siena sviluppò il parallelismo con la felice colpa della liturgia pasquale. Dalla sua fragilità Pi etro imparò la misericordia per i peccatori. Gesù ne chiese conferma nella commovente apparizione dopo Pasqua: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?… Pasci le mie pecorelle ». L’umile risposta d’amore ripetuta tre volte come il diniego introduceva definitivamente Pietro nel suo servizio alla Chiesa universale. La lunga preparazione evidenzia che non era semplice l’incarico di Pietro. Gli Atti degli Apostoli e
la Lettera di san Paolo ai Galati ci mostrano il primo papa nell’esercizio del suo incarico. Nella disputa tra i giudeocristiani e i fedeli venuti dai gentili Paolo lo rimproverò apertamente. Più che a un errore di Pietro, ci troviamo di fronte all’umiliazione per l’incarico, al sacrificio per l’unità dei fratelli, coronato con la testimonianza della vita. In Chiesa, ecumenismo e politica, l’allora cardinal Ratzinger offriva una meditazione di rara profondità sul primato del papa. Parlava della vocazione personale di Pietro, ma anche del servizio che andava al di là della persona: «Quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». Il versetto di Giovanni allude alla morte di Pietro, ma anche alla « struttura martiriologica del primato », al « vicariato dell’obbedienza e della croce ». Non conosciamo gli sviluppi futuri del pontificato di papa Benedetto, è certo tuttavia che egli conosce bene il legame della confessione e della via della croce che il Signore inculcò al suo primo predecessore 

 

Omelia di Benedetto XVI per i Vespri della Solennità dei Santi Pietro e Paolo – 28.6.07

dal sito:

http://www.zenit.org/article-11280?l=italian

Omelia di Benedetto XVI per i Vespri della Solennità dei Santi Pietro e Paolo 

ROMA, giovedì, 28 giugno 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l’omelia pronunciata da Benedetto XVI nel presiedere, questo giovedì sera, nella Basilica di San Paolo fuori le mura
la Celebrazione dei Primi Vespri della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, durante la quale ha indetto ufficialmente uno speciale anno giubilare dedicato all’apostolo Paolo, nel bimillenario della sua nascita. 

* * * 

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

In questi Primi Vespri della Solennità dei santi Pietro e Paolo facciamo grata memoria di questi due Apostoli, il cui sangue, insieme a quello di tanti altri testimoni del Vangelo, ha reso feconda
la Chiesa di Roma. Nel loro ricordo sono lieto di salutare tutti voi, cari fratelli e sorelle, a cominciare dal Signor Cardinale Arciprete e dagli altri Cardinali e Vescovi presenti, dal Padre Abate e dalla Comunità benedettina cui è affidata questa Basilica, fino agli ecclesiastici, alle religiose e ai religiosi e ai fedeli laici qui convenuti. Un saluto particolare dirigo alla Delegazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, che ricambia la presenza della Delegazione della Santa Sede ad Istanbul, in occasione della festa di sant’Andrea. Come ho avuto modo di dire qualche giorno fa, questi incontri e iniziative non costituiscono semplicemente uno scambio di cortesie tra Chiese, ma vogliono esprimere il comune impegno di fare tutto il possibile per affrettare i tempi della piena comunione tra l’Oriente e l’Occidente cristiani. Con questi sentimenti, mi dirigo con deferenza ai Metropoliti Emmanuel e Gennadios, inviati dal caro Fratello Bartolomeo I, al quale rivolgo un pensiero grato e cordiale. Questa Basilica, che ha visto eventi di profondo significato ecumenico, ci ricorda quanto sia importante pregare insieme per implorare il dono dell’unità, quell’unità per la quale san Pietro e san Paolo hanno speso la loro esistenza sino al supremo sacrificio del sangue.

Un’antichissima tradizione, che risale ai tempi apostolici, narra che proprio a poca distanza da questo luogo avvenne l’ultimo loro incontro prima del martirio: i due si sarebbero abbracciati, benedicendosi a vicenda. E sul portale maggiore di questa Basilica essi sono raffigurati insieme, con le scene del martirio di entrambi. Fin dall’inizio, dunque, la tradizione cristiana ha considerato Pietro e Paolo inseparabili l’uno dall’altro, anche se ebbero ciascuno una missione diversa da compiere: Pietro per primo confessò la fede in Cristo, Paolo ottenne in dono di poterne approfondire la ricchezza. Pietro fondò la prima comunità dei cristiani provenienti dal popolo eletto, Paolo divenne l’apostolo dei pagani. Con carismi diversi operarono per un’unica causa: la costruzione della Chiesa di Cristo. Nell’Ufficio delle Letture, la liturgia offre alla nostra meditazione questo noto testo di sant’Agostino: « Un solo giorno è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch’essi erano una cosa sola. Benché siano stati martirizzati in giorni diversi, erano una cosa sola. Pietro precedette, Paolo seguì… Celebriamo perciò questo giorno di festa, consacrato per noi dal sangue degli apostoli » (Disc. 295, 7.8). E san Leone Magno commenta: « Dei loro meriti e delle loro virtù, superiori a quanto si possa dire, nulla dobbiamo pensare che li opponga, nulla che li divida, perché l’elezione li ha resi pari, la fatica simili e la fine uguali » (In natali apostol., 69, 6-7).

A Roma il legame che accomuna Pietro e Paolo nella missione, ha assunto sin dai primi secoli un significato molto specifico. Come la mitica coppia di fratelli Romolo e Remo, ai quali si faceva risalire la nascita di Roma, così Pietro e Paolo furono considerati i fondatori della Chiesa di Roma. Dice in proposito san Leone Magno rivolgendosi alla Città: « Sono questi i tuoi santi padri, i tuoi veri pastori, che per farti degna del regno dei cieli, hanno edificato molto più bene e più felicemente di coloro che si adoperarono per gettare le prime fondamenta delle tue mura » (Omelie 82,7). Per quanto umanamente diversi l’uno dall’altro, e benché il rapporto tra di loro non fosse esente da tensioni, Pietro e Paolo appaiono dunque come gli iniziatori di una nuova città, come concretizzazione di un modo nuovo e autentico di essere fratelli, reso possibile dal Vangelo di Gesù Cristo. Per questo si potrebbe dire che oggi
la Chiesa di Roma celebra il giorno della sua nascita, giacché i due Apostoli ne posero le fondamenta. Ed inoltre Roma oggi avverte con più consapevolezza quale sia la sua missione e la sua grandezza. Scrive san Giovanni Crisostomo che « il cielo non è splendido quando il sole diffonde i suoi raggi, come lo è la città di Roma, che irradia lo splendore di quelle fiaccole ardenti (Pietro e Paolo) per tutto il mondo… Questo è il motivo per cui amiamo questa città…per queste due colonne della Chiesa » (Comm.a Rm 32). Dell’apostolo Pietro faremo memoria particolarmente domani, celebrando il divin Sacrificio nella Basilica Vaticana, edificata sul luogo dove egli subì il martirio. Questa sera il nostro sguardo si volge a san Paolo, le cui reliquie sono custodite con grande venerazione in questa Basilica.

All’inizio della Lettera ai Romani, come abbiamo ascoltato poco fa, egli saluta la comunità di Roma presentandosi quale «servo di Cristo Gesù, apostolo per vocazione» (1,1). Utilizza il termine servo, in greco doulos, che indica una relazione di totale e incondizionata appartenenza a Gesù, il Signore, e che traduce l’ebraico ‘ebed, alludendo così ai grandi servi che Dio ha scelto e chiamato per un’importante e specifica missione. Paolo è consapevole di essere « apostolo per vocazione », cioè non per autocandidatura né per incarico umano, ma soltanto per chiamata ed elezione divina. Nel suo epistolario, più volte l’Apostolo delle genti ripete che tutto nella sua vita è frutto dell’iniziativa gratuita e misericordiosa di Dio (cfr 1 Cor 15,9-10; 2 Cor 4,1; Gal 1,15). Egli fu scelto «per annunciare il vangelo di Dio» (Rm 1,1), per propagare l’annuncio della Grazia divina che riconcilia in Cristo l’uomo con Dio, con se stesso e con gli altri.

Dalle sue Lettere sappiamo che Paolo fu tutt’altro che un abile parlatore; anzi condivideva con Mosè e con Geremia la mancanza di talento oratorio. «La sua presenza fisica è debole e la parola dimessa» (2 Cor 10,10), dicevano di lui i suoi avversari. Gli straordinari risultati apostolici che poté conseguire non sono pertanto da attribuire ad una brillante retorica o a raffinate strategie apologetiche e missionarie. Il successo del suo apostolato dipende soprattutto da un coinvolgimento personale nell’annunciarne il Vangelo con totale dedizione a Cristo; dedizione che non temette rischi, difficoltà e persecuzioni: « Né morte né vita – scriveva ai Romani – né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore » (8,38-39). Da ciò possiamo trarre una lezione quanto mai importante per ogni cristiano. L’azione della Chiesa è credibile ed efficace solo nella misura in cui coloro che ne fanno parte sono disposti a pagare di persona la loro fedeltà a Cristo, in ogni situazione. Dove manca tale disponibilità, viene meno l’argomento decisivo della verità da cui
la Chiesa stessa dipende.

Cari fratelli e sorelle, come agli inizi, anche oggi Cristo ha bisogno di apostoli pronti a sacrificare se stessi. Ha bisogno di testimoni e di martiri come san Paolo: un tempo persecutore violento dei cristiani, quando sulla via di Damasco cadde a terra abbagliato dalla luce divina, passò senza esitazione dalla parte del Crocifisso e lo seguì senza ripensamenti. Visse e lavorò per Cristo; per Lui soffrì e morì. Quanto attuale è oggi il suo esempio!

E proprio per questo, sono lieto di annunciare ufficialmente che all’apostolo Paolo dedicheremo uno speciale anno giubilare dal 28 giugno 2008 al 29 giugno 2009, in occasione del bimillenario della sua nascita, dagli storici collocata tra il 7 e il 10 d.C. Questo « Anno Paolino » potrà svolgersi in modo privilegiato a Roma, dove da venti secoli si conserva sotto l’altare papale di questa Basilica il sarcofago, che per concorde parere degli esperti ed incontrastata tradizione conserva i resti dell’apostolo Paolo. Presso
la Basilica Papale e presso l’attigua omonima Abbazia Benedettina potranno quindi avere luogo una serie di eventi liturgici, culturali ed ecumenici, come pure varie iniziative pastorali e sociali, tutte ispirate alla spiritualità paolina. Inoltre, una speciale attenzione potrà essere data ai pellegrinaggi che da varie parti vorranno recarsi in forma penitenziale presso la tomba dell’Apostolo per trovare giovamento spirituale. Saranno pure promossi Convegni di studio e speciali pubblicazioni sui testi paolini, per far conoscere sempre meglio l’immensa ricchezza dell’insegnamento in essi racchiuso, vero patrimonio dell’umanità redenta da Cristo. Inoltre, in ogni parte del mondo, analoghe iniziative potranno essere realizzate nelle Diocesi, nei Santuari, nei luoghi di culto da parte di Istituzioni religiose, di studio o di assistenza, che portano il nome di san Paolo o che si ispirano alla sua figura e al suo insegnamento.

C’è infine un particolare aspetto che dovrà essere curato con singolare attenzione durante la celebrazione dei vari momenti del bimillenario paolino: mi riferisco alla dimensione ecumenica. L’Apostolo delle genti, particolarmente impegnato a portare
la Buona Novella a tutti i popoli, si è totalmente prodigato per l’unità e la concordia di tutti i cristiani. Voglia egli guidarci e proteggerci in questa celebrazione bimillenaria, aiutandoci a progredire nella ricerca umile e sincera della piena unità di tutte le membra del Corpo mistico di Cristo. Amen!

Publié dans:Papa Benedetto XVI |on 29 juin, 2007 |Pas de commentaires »

buona notte e buona festa

buona notte e buona festa dans immagini buon...notte, giorno Tulipani,_Padova

http://blog.libero.it/Quelcheresta/view.php?id=Quelcheresta&gg=0&mm=0705

La più antica testimonianza storica del martirio di Pietro e di Paolo

San Clemente di Roma, papa dal 90 al 100 circa
Lettera ai Corinzi, 5-7

La più antica testimonianza storica del martirio di Pietro e di Paolo

Lasciando gli esempi antichi del Antico Testamento, veniamo agli atleti vicinissimi a noi e prendiamo gli esempi validi della nostra epoca. Per invidia e per gelosia le più grandi e giuste colonne furono perseguitate e lottarono sino alla morte. Prendiamo i buoni apostoli. Pietro per l’ingiusta invidia non una o due, ma molte fatiche sopportò, e così col martirio raggiunse il posto della gloria. Per invidia e discordia Paolo mostrò il premio della pazienza. Per sette volte portando catene, esiliato, lapidato, fattosi araldo nell’oriente e nell’occidente, ebbe la nobile fama della fede. Dopo aver predicato la giustizia a tutto il mondo, giunto al confine dell’occidente e resa testimonianza davanti alle autorità, lasciò il mondo e raggiunse il luogo santo, divenendo il più grande modello di pazienza. A questi uomini che vissero santamente si aggiunse una grande schiera di eletti, i quali, soffrendo per invidia molti oltraggi e torture, furono di bellissimo esempio a noi.

Carissimi, scriviamo tutte queste cose non solo per avvertire voi, ma anche per ricordarle a noi. Siamo sulla stessa arena e uno stesso combattimento ci attende. Lasciamo i vani ed inutili pensieri e seguiamo la norma gloriosa e veneranda della nostra tradizione. Vediamo ciò che è bello, ciò che è piacevole e gradito davanti a chi ci ha creato. Guardiamo il sangue di Gesù Cristo e consideriamo quanto sia prezioso al Padre suo. Effuso per la nostra salvezza portò al mondo la grazia del pentimento.

Publié dans:Bibbia: commenti alla Scrittura |on 29 juin, 2007 |6 Commentaires »

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