Archive pour le 28 juin, 2007

il bacio tra Pietro e Paolo

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Questi martiri hanno visto ciò che hanno predicato – Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo

dal sito liturgico « Maranathà » la seconda lettura dell’Ufficio delle letture di domani per la festa di Pietro e Paolo:

http://www.maranatha.it/Ore/solenfeste/0629letPage.htm

 

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo 
(Disc. 295, 1-2. 4. 7-8; PL 38, 1348-1352)
 

Questi martiri hanno visto ciò che hanno predicato

Il martirio dei santi apostoli Pietro e Paolo ha reso sacro per noi questo giorno. Noi non parliamo di martiri poco conosciuti; infatti «per tutta la terra si diffonde la loro voce ai confini del mondo la loro parola» (Sal 18, 5). Questi martiri hanno visto ciò che hanno predicato. Hanno seguito la giustizia. Hanno testimoniato la verità e sono morti per essa.
Il beato Pietro, il primo degli apostoli, dotato di un ardente amore verso Cristo, ha avuto la grazia di sentirsi dire da lui: «E io ti dico: Tu sei Pietro» (Mt 16, 18). E precedentemente Pietro si era rivolto a Gesù dicendo: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16, 16). E Gesù aveva affermato come risposta: «E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16, 18). Su questa pietra stabilirò la fede che tu professi. Fonderò la mia chiesa sulla tua affermazione: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Tu infatti sei Pietro. Pietro deriva da pietra e non pietra da Pietro. Pietro deriva da pietra, come cristiano da Cristo.
Il Signore Gesù, come già sapete, scelse prima della passione i suoi discepoli, che chiamò apostoli. Tra costoro solamente Pietro ricevette l’incarico di impersonare quasi in tutti i luoghi l’intera Chiesa. Ed è stato in forza di questa personificazione di tutta
la Chiesa che ha meritato di sentirsi dire da Cristo: «A te darò le chiavi del regno dei cieli» (Mt 16, 19). Ma queste chiavi le ha ricevute non un uomo solo, ma l’intera Chiesa. Da questo fatto deriva la grandezza di Pietro, perché egli è la personificazione dell’universalità e dell’unità della Chiesa. «A te darò» quello che è stato affidato a tutti. E` ciò che intende dire Cristo. E perché sappiate che è stata
la Chiesa a ricevere le chiavi del regno dei cieli, ponete attenzione a quello che il Signore dice in un’altra circostanza: «Ricevete lo Spirito Santo» e subito aggiunge: «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20, 22-23).
Giustamente anche dopo la risurrezione il Signore affidò allo stesso Pietro l’incombenza di pascere il suo gregge. E questo non perché meritò egli solo, tra i discepoli, un tale compito, ma perché quando Cristo si rivolge ad uno vuole esprimere l’unità. Si rivolge da principio a Pietro, perché Pietro è il primo degli apostoli.
Non rattristarti, o apostolo. Rispondi una prima, una seconda, una terza volta. Vinca tre volte nell’amore la testimonianza, come la presunzione è stata vinta tre volte dal timore. Deve essere sciolto tre volte ciò che hai legato tre volte. Sciogli per mezzo dell’amore ciò che avevi legato per timore.
E così il Signore una prima, una seconda, una terza volta affidò le sue pecorelle a Pietro.
Un solo giorno è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch’essi erano una cosa sola. Benché siano stati martirizzati in giorni diversi, erano una cosa sola. Pietro precedette, Paolo seguì. Celebriamo perciò questo giorno di festa, consacrato per noi dal sangue degli apostoli.
Amiamone la fede, la vita, le fatiche, le sofferenze, le testimonianze e la predicazione.

Responsorio 
R. Paolo, apostolo del vangelo e maestro dei popoli, * sei degno di tutta la nostra lode.
V. Tu hai fatto conoscere ai popoli il mistero di Dio:
R. sei degno di tutta la nostra lode.

Predicatore del Papa: La Chiesa, famiglia di Dio, è garante e promotrice della famiglia naturale

dal sito: 

http://www.zenit.org/article-11273?l=italian

Predicatore del Papa:
La Chiesa, famiglia di Dio, è garante e promotrice della famiglia naturale 

Commento di padre Cantalamessa alla liturgia di domenica prossima 

 

ROMA, giovedì, 28 giugno 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. – predicatore della Casa Pontificia –, alla liturgia di domenica prossima.

 

* * * 

 

XIII Domenica del Tempo Ordinario (C)
I Re 19, 16b.19-21; Galati 4, 31 – 5,1,13-18; Luca 9, 51-62
«LASCIA CHE I MORTI SEPPELLISCANO I LORO MORTI» 

Nell’aprile scorso è uscito il libro di Benedetto XVI « Gesú di Nazaret ». Ho pensato di commentare alcuni dei prossimi vangeli domenicali tenendo conto delle riflessioni del papa. Anzitutto, qualche cenno sul contenuto e sullo scopo del libro. Esso si occupa di Gesú nel periodo che va dal battesimo nel fiume Giordano fino al momento della trasfigurazione, cioè dall’inizio del suo ministero pubblico fino verso il suo epilogo. Un successivo volume, se Dio, confida il papa, gli darà forze e tempo sufficienti per scriverlo, si occuperà dei racconti della morte e risurrezione, come pure dei racconti dell’infanzia, rimasti fuori da questo primo volume.

Il libro presuppone l’esegesi storico-critica e si serve dei suoi risultati, ma vuole andare oltre questo metodo, mirando a un’interpretazione propriamente teologica, cioè globale, non settoriale, che prende sul serio la testimonianza dei vangeli e delle Scritture, come libri ispirati da Dio.

Lo scopo del libro è mostrare che la figura di Gesú che si raggiunge per tale via « è molto più logica e, dal punto di vista storico, anche più comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni. Io ritengo – aggiunge il papa – che proprio questo Gesú – quello dei Vangeli – sia una figura storicamente sensata e convincente ».

È molto significativo che la scelta del papa di attenersi al Gesú dei Vangeli trovi una conferma negli orientamenti più recenti e autorevoli della stessa critica storica, come nell’opera monumentale dello scozzese James Dunn (Christianity in the Making, trad. ital. Gli albori del cristianesimo), secondo cui « i vangeli sinottici attestano un modello e una tecnica di trasmissione orale che hanno garantito una stabilità e una continuità nella tradizione di Gesú maggiori di quelle che si sono sin qui generalmente immaginate ».

Ma veniamo al brano evangelico della XIII Domenica del Tempo Ordinario. Esso riferisce tre incontri di Cristo nel corso dello stesso viaggio. Concentriamoci su uno di questi incontri. « A un altro [Gesú] disse: Seguimi. E costui rispose: Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre. Gesù replicò: Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio ».

Il papa, nel suo libro, commenta il tema qui sottinteso dei rapporti di parentela in dialogo con il rabbino ebreo americano Jacob Neusner. Neusner ha scritto un libro (A Rabbi Talks with Jesus; trad. ital. Disputa immaginaria tra un rabbino e Gesù) in cui immagina di essere uno degli ascoltatori presenti quando Gesú parlava alle folle e spiega perché, nonostante la sua grande ammirazione per il Rabbi di Nazareth, non avrebbe potuto farsi suo discepolo. Uno dei motivi è proprio la posizione di Gesú nei confronti dei vincoli familiari. In più occasioni, afferma il rabbino, egli sembra invitare a trasgredire il IV comandamento che dice di onorare il padre e la madre. Chiede, come abbiamo sentito, di rinunciare ad andare a seppellire il proprio padre e altrove dice che chi ama il padre e la madre più di lui non è degno di lui.

A queste obiezioni si risponde di solito richiamando altre parole di Gesú che affermano con forza la permanente validità dei vincoli familiari: l’indissolubilità del matrimonio, il dovere di assistere il padre e la madre. Il papa, però, nel suo libro da una risposta più profonda e illuminante a questa obiezione che non è solo del rabbino Neusner, ma anche di tanti lettori cristiani del vangelo. Egli parte da una parola di Gesú. A chi gli annunciava la visita dei suoi parenti, egli rispose un giorno: « Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?… Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre » (Mt 12, 49-50).

Gesú non abolisce con ciò la famiglia naturale, rivela però una nuova famiglia in cui Dio è padre e gli uomini e le donne sono tutti fratelli e sorelle, grazie alla comune fede in lui, il Cristo. Aveva diritto di fare ciò?, si chiede il rabbino Neusner. Questa famiglia spirituale esisteva già: era il popolo d’Israele unito dall’osservanza della Torah, cioè della Legge mosaica. Solo per studiare
la Torah era permesso a un figlio di lasciare la casa paterna. Ma Gesú non dice: « Chi ama il padre o la madre più della Torah, non è degno della Torah ». Dice: « Chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me ». Pone se stesso al posto della Torah e questo può farlo solo uno che è superiore alla Torah e superiore a Mosè che l’ha promulgata.

Il rabbino ebreo ha ragione, secondo Benedetto XVI, di concludere: « Solo Dio può esigere da me quanto Gesú richiede ». La discussione su Gesú e i vincoli di parentela (come quella su Gesú e l’osservanza del Sabato) ci riporta così, fa notare il papa, al vero nocciolo della questione che è di sapere chi è Gesú. Se un cristiano non crede che Gesú agisce con l’autorità stessa di Dio e che è egli stesso Dio, allora c’è più coerenza nella posizione del rabbino ebreo che rifiuta di seguirlo che nella sua. Non si può accettare l’insegnamento di Gesú, se non si accetta anche la sua persona.

Tiriamo qualche insegnamento pratico dalla discussione. La « famiglia di Dio » che è
la Chiesa, non solo non è contro la famiglia naturale, ma ne è la garanzia e la promotrice. Lo vediamo oggi. È un peccato che alcune divergenze di opinioni in seno alla società attuale su questioni legate al matrimonio e alla famiglia impediscano a tanti di riconoscere l’opera provvidenziale della Chiesa a favore della famiglia ed essa sia lasciata spesso sola in questa battaglia decisiva per il futuro dell’umanità.

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Cardinali e Vescovi francescani riflettono sulla loro vocazione e la missione nella Chiesa

dal sito:

http://www.zenit.org/article-11274?l=italian

Cardinali e Vescovi francescani riflettono sulla loro vocazione e la missione nella Chiesa 

Chiedono il sostegno della preghiera ai loro fratelli dell’Ordine dei Frati Minori 

ASSISI, giovedì, 28 giugno 2007 (ZENIT.org).- Essere Vescovi è “un inatteso e mirabile sviluppo della vocazione francescana alla quale tutti siamo stati chiamati”, hanno riconosciuto i Cardinali e i Vescovi dell’Ordine dei Frati Minori (OFM) in una lettera ai loro fratelli francescani.

Gli alti prelati hanno voluto così condividere l’incontro – giornate di preghiera, riflessione e convivenza fraterna – da loro celebrato ad Assisi, dal 18 al 22 giugno, su invito del Ministro Generale dell’Ordine.

Si tratta di un evento inserito nelle molteplici iniziative della famiglia francescana per l’VIII centenario della conversione di San Francesco.

Particolare attenzione è stata prestata a due temi: la dimensione ecclesiale del carisma francescano e la spiritualità francescana nel ministero episcopale, con l’aiuto degli interventi, rispettivamente, di fr. Herman Schalück . – ex Ministro Generale dell’Ordine – e del Cardinale Carlos Amigo Vallejo, Arcivescovo di Siviglia (Spagna).

“Nella Chiesa che Cristo acquistò con il suo sangue, noi Frati Minori siamo nati da Dio come figli nel suo Figlio; nella Chiesa abbiamo ricevuto lo Spirito Santo di Dio; nella Chiesa risuona per noi, come per Francesco, l’autentica Parola di Dio”, sintetizzano nella lettera ai loro confratelli.

“Nella Chiesa partecipiamo ai misteri della nostra redenzione – aggiungono –; nella Chiesa, mediante l’azione dello Spirito Santo, diveniamo di Cristo, ci lasciamo trasformare in Cristo e, in Cristo, ci consacriamo al Padre per amarlo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutto il nostro essere”.

“Uniti a voi nella comune vocazione, abbiamo fatta nostra la vocazione di Francesco al servizio della Chiesa: ‘Francesco, va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina’”, scrivono i Cardinali e i Vescovi OFM.

“Con voi vogliamo amare
la Chiesa e servirla; con voi, nella Chiesa, desideriamo diventare docili all’azione dello Spirito Santo così da essere una voce profetica che mantenga viva in tutti una ‘incurabile inquietudine’ per le cose che ancora devono accadere”.

“Con voi condividiamo l’ammirazione contemplativa per Cristo povero e crocifisso; con voi e con Francesco ci identifichiamo con il Vangelo e l’abbracciamo come forma di vita e come nostra Regola”, proseguono.

“Con voi siamo Fratelli e Minori e il servizio della carità che prestiamo, pascendo come Vescovi il Popolo di Dio, è solo un inatteso e mirabile sviluppo della vocazione francescana alla quale tutti siamo stati chiamati”.

“Non lasciateci soli!”, chiedono. 

 

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