Archive pour le 3 juin, 2007

La creazione di Eva

La creazione di Eva  dans immagini sacre Donatello_Creazione_Eva_OPA

dal sito:

http://www.casa-in-italia.com/artpx/quat/quat.htm

La creazione di Eva – Firenze, Museo dell’Opera del Duomo

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Quattro nuovi Santi europei per la Chiesa universale, cui guardare come i nostri ‘Fratelli maggiori’:

dal sito on line della Radio Vaticana

http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=137304

03/06/2007 16.10.31Quattro nuovi Santi europei per
la Chiesa universale, cui guardare come i nostri ‘Fratelli maggiori’: così Benedetto XVI nella Messa per la canonizzazione, stamane in Piazza San Pietro. L’invocazione del Papa all’Angelus perché le armi nel mondo cedano alla pietà 

Nell’odierna Festa della Santissima Trinità, il Santo Padre ha proclamato quattro nuovi Santi. La solenne Messa si è svolta stamane in piazza San Pietro, affollata di migliaia di fedeli, costretti dalla pioggia sotto gli ombrelli. Presenti alla cerimonia i capi di Stato delle Filippine, dell’Irlanda, di Malta e della Polonia, oltre a delegazioni ufficiali del Messico, della Francia e dei Paesi Bassi. Tra gli intervenuti anche l’arcivescovo Peter Carnley, della Comunione anglicana in Australia. Tutti europei i beati oggi canonizzati: Giorgio Preca, maltese, Simone da Lipnica, polacco, Maria Eugenia di Gesù, francese, Carlo di Sant’Andrea, olandese. Il Servizio di Roberta Gisotti: “Quattro nuovi ‘Fratelli maggiori’”: cosi dobbiamo guardare tutti “a questi testimoni esemplari del Vangelo”, – ha sollecitato Benedetto XVI i fedeli – ammirando “la gloria di Dio, che si riflette nella vita dei Santi”.
 
“Ogni singolo Santo partecipa della ricchezza di Cristo ripresa dal Padre e comunicata a tempo opportuno. E’ sempre la stessa santità di Gesù, è sempre Lui, il ‘Santo’, che lo Spirito plasma nelle ‘anime sante’, formando amici di Gesù e testimoni della sua santità”.

“Un amico di Geù e testimone della santità che viene da Lui”, ha osservato il Papa fu Giorgio Preca, “anima profondamente sacerdotale e mistica”, nato nel 1880 a
La Valletta nell’isola di Malta. “Tutto dedito all’evangelizzazione: con gli scritti, con la guida spirituale e all’amministrazione dei Sacramenti e prima di tutto con l’esempio della sua vita”. Antesignano dell’apostolato dei laici, fondatore della “Società della Dottrina Cristiana”, “un’opera benemerita” – ha ricordato il Santo Padre “che mira ad assicurare alle parrocchie il servizio qualificato di catechisti ben preparati e generosi”. Spentosi all’età di 82 anni il sacerdote maltese è stato beatificato nel 2001.

“San Giorgio Preca aiuti
la Chiesa ad essere sempre, a Malta e nel mondo, l’eco fedele della voce del Cristo, Verbo incarnato”.

Si è soffermato poi il Papa sul “grande figlio della terra polacca”, Simone da Lipnica, “testimone di Cristo e seguace della spiritualità di San Francesco d’Assisi”, “vissuto in epoca lontana”, nel XV secolo, “ma proprio oggi – ha sottolineato Benedetto XVI – è proposto alla Chiesa come modello attuale di un cristiano che, animato dallo spirito del Vangelo – è pronto a dedicare la vita per i fratelli”.
“Tak też, przepełniony miłosierną miłością, którą czerpał z Eucharystii, … ».
“Colmo della misericordia che attingeva dall’Eucaristia non esitò a portare l’aiuto ai malati colpiti dalla peste”, che condusse a morte anche lui, poco più che quarantenne. Alla protezione di San Simone il Papa ha affidato oggi in modo particolare “coloro che soffrono a causa della povertà, della malattia, della solitudine e dell’ingiustizia sociale”.

Fortemente amato, negli anni del suo ministero sacerdotale nell’Inghilterra e nell’Irlanda dell’800, fu anche il sacerdote passionista olandese Carlo di Sant’Andrea. Intorno a lui accorsero le persone per cercare “il suo saggio consiglio, la sua compassionevole attenzione, il suo contatto salutare”.
In the sick and the suffering he recognized the face of the Crucified Christ,… ».

“Nella malattia e nella sofferenza San Carlo di Sant’Andrea” – beatificato nel 1988 – “riconobbe – ha evidenziato il Papa – il volto del Cristo Crocefisso, di cui fu devoto per tutta la vita”.

Infine Benedetto XVI ha reso omaggio alla beata francese Maria Eugenia di Gesù, fondatrice all’indomani della Rivoluzione francese delle Religiose dell’Assunzione,beatificata nel 1975. Ella comprese “l’importanza di trasmettere alle giovani generazioni, in particolare alle ragazze, una formazione intellettuale, orale e spirituale, che le rendesse delle adulte, capaci di prendersi in carico la vita della loro famiglia, sapendo apportare il loro contributo alla Chiesa e alla società”

“Puisse l’exemple de sainte Marie-Eugénie inviter les hommes et les femmes … ».
« Possa quindi l’esempio di Santa Maria Eugenia ispirare gli uomini e le donne di oggi a trasmettere ai giovani i valori che li aiutino a divenire degli adulti forti e dei testimoni gioiosi della Resurrezione ».

Finita la celebrazione i saluti di Benedetto XVI ai fedeli dei vari Paesi, con un accenno al tempo inclemente:
« Vi ringrazio per la vostra pazienza, ma l’acqua è un grande bene e perciò siamo anche grati per l’acqua ».
Prima della recita dell’Angelus, il pensiero del Papa è corso alle tante popolazioni sofferenti per le guerre:
“Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare l’Associazione Nazionale della Sanità Militare, il cui motto recita: “Arma pietati cedant – Le armi cedano alla pietà”: possa questo realizzarsi nel mondo intero!”.
Infine ha ricordato i 750 anni dell’abolizione della schiavitù nella città di Bologna, auspicando « un rinnovato impegno » per superare le « nuove schiavitù che ancora affliggono l’umanità ».
Al termine infine della preghiera mariana Benedetto XVI ha ricevuto nella Cappella della Pietà i capi delle delegazioni dei Paesi intervenuti alla cerimonia di canonizzazione. 

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Cos’è la giovinezza oggi?

du site: 

http://www.zenit.org/italian/

Data pubblicazione: 2007-06-03  Cos’è la giovinezza oggi? 

ROMA, domenica, 3 giugno 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica l’intervento di Carlo Valerio Bellieni, Dirigente del Dipartimento Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Universitario « Le Scotte » di Siena e membro della Pontificia Accademia Pro Vita. 

* * * Abbiamo già visto (ZENIT, 13 maggio)che c’è una chiave per decifrare certi fenomeni moderni in campo di bioetica, che lasciano spesso sconcertati: non si tratta di atti di progresso ma di un’involuzione regressiva, o addirittura l’esito di una paura profonda. Proviamo qui a descrivere lo stravolgimento antropologico che è alla base di questa “reazione di fuga”.

Una volta la storia di ognuno era divisa in infanzia, età adulta e vecchiaia. Ognuna di queste tre tappe era desiderabile, e al tempo stesso irta di “pericoli”. La prima era l’età della spensieratezza, la seconda quella dell’esperienza e la terza della saggezza. Oggi assistiamo ad un cambiamento antropologico: la vita, più semplicemente, consiste in un’epoca sola. Quest’unica età è la giovinezza. Le altre età saranno “non-vita”, semplicemente non-essere. Dalla nascita in poi, ogni esperienza è di poco significato, se non in preparazione dell’essere giovane; l’età infantile non ha valore se non in quanto scimmiotta l’adolescente (piccoli fans copiano i cantanti adulti in TV, le bambine non vivono più se non vestono griffato e si mettono il rossetto); quando non si è più giovani, c’è solo il declino e il maquillage per fingere che gli “ormai” siano degli “ancora”. L’anziano-malato, allettato, demente è un tabù, un fallimento; deve sparire… semplicemente “non è”.

Ma cosa vuol dire oggi la parola “giovinezza”? In realtà già all’inizio del secolo scorso il movimento futurista aveva identificato la “giovinezza” come lo stato desiderabile della vita sposandone la dinamicità e l’esuberanza. Ma oggi alla giovinezza viene tolta la dinamicità e viene ridotta a fanciullezza prolungata, cui si sposa l’assenza di responsabilità: Alessandro Magno morì a 31 anni, avendo conquistato mezzo mondo… oggi a 31 anni non si arriva spesso nemmeno a fare il primo figlio.

Insomma: si è preso ad ideale della vita l’infanzia, con il suo egocentrismo, insicurezza e capricciosità; si è chiamata giovinezza, dilatandone i confini temporali fino ad oltre i 50 anni; e si è asserito che il resto della vita non conta. E’ un po’ come se di tutta la storia della filosofia si esaltasse solo un pensatore, considerando gli altri solo copie di lui o inetti.

Si spiegano così alcuni dei più gravi disastri sociali degli ultimi decenni: ad esempio il prolungarsi dell’età alla quale il giovane si allontana dal nucleo familiare, il procrastinarsi dell’età del matrimonio e del primo figlio, con conseguenze che ben possiamo immaginare: pochi figli e rischi per la gravidanza dovuti all’età materna avanzata. Questo problema dell’età materna all’arrivo del primo figlio è particolarmente devastante: si pensa che si possa aspettare quanto ci pare per concepire, complici tante riviste patinate, e ci si trova a disperarsi perché, passata una certa età il figlio non arriva; il British Medical Journal recentemente spiegava che non si può attendere di aver fatto carriera per fare il figlio: l’età migliore è quella tra 20 e 30 anni, non oltre. Ma l’idea della giovinezza prolungata, porta a procrastinare, non impegnarsi con il reale e fare figli quando ormai è troppo tardi, tanto che il bioeticista Hayry recentemente proponeva di spiegare alle coppie che far figli è immorale (la vita è anche dolore, dice, e far nascere vuol dire esporre al dolore…), per consolarle del figlio che non arriva. E meno figli significa più figli soli, dunque più insicurezza esistenziale e sociale.

Ma questa lettura spiega anche la reazione di fuga da ogni avvenimento che implichi una qualche accettazione dell’imprevisto e di conseguenza una responsabilità… che magari rischi di incrinare questo stato di “giovanilità perenne”. Rientrano in quest’ottica la facilità con cui si ricorre all’aborto, il moltiplicarsi degli esami prenatali nel tentativo di eliminare tutti i “figli imperfetti”. Ma anche il ricorso sempre più diffuso agli stupefacenti è leggibile in quest’ottica, così come il nascere di spinte sempre maggiori verso la “libertà di morte”, cioè l’eutanasia: se essere vecchio significa essere non-giovane, è in fondo una forma di non-essere. Così come non-essere sarà la vita prenatale, e quella infantile, bersagli sempre di maggiori abusi e cattiva considerazione, fino a negare ai neonati e ai bambini lo status di persona: un altro non-essere. Cosa dire infine dell’antinomia tra questa versione del termine “giovinezza” e la disabilità? L’handicap è non-giovane (implica responsabilità e fatica), dunque è un non-essere, e deve essere censurato o fatto scomparire.

E questa versione di giovinezza che si estende fino ai cinquantenni, perennemente intossicati da pubblicità e cibi mordi e fuggi, come spiega il libro “Toxic Childhood” della giornalista inglese Sue Palmer, che vive solo di riflesso dei desideri delle generazioni precedenti, senza ideali propri, tanto da esser chiamata generazione degli “echo-boomers”, ciò di chi vive come un eco delle speranze frustrate dei genitori… è, infine, una giovinezza capricciosa, timorosa e perennemente in fuga: e sulla strada della fuga calpesta e viene calpestata. La resurrezione aspetta una fissione atomica morale, un mutamento genetico esistenziale, proprio ciò di cui parlava Benedetto XVI nel suo viaggio in Germania. E’ possibile, è già qui; anche se molti hanno creduto che sia da folli sperarlo.

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Appello del Papa a una giusta distribuzione delle ricchezze del pianeta

dal sito Zenith: 

Data pubblicazione: 2007-06-01 

Appello del Papa a una giusta distribuzione delle ricchezze del pianeta 

Discorso agli ambasciatori di Pakistan, Islanda, Estonia, Burundi e Sudan 

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 1° giugno 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso che Benedetto XVI ha pronunciato questo venerdì ricevendo le lettere credenziali degli ambasciatori presso
la Santa Sede di Pakistan, Islanda, Estonia, Burundi e Sudan. 

* * * Eccellenze:
vi do il benvenuto con gioia in Vaticano in occasione della presentazione delle lettere che vi accreditano come ambasciatori straordinari e plenipotenziari dei vostri rispettivi Paesi: Pakistan, Islanda, Estonia, Burundi e Sudan. Mi avete trasmesso le cortesi parole dei vostri Capi di Stato. Vi ringrazio, chiedendo di esprimere loro il mio deferente saluto e i miei migliori auguri per le loro persone e per l’elevata missione che svolgono al servizio del popolo.

Permettetemi di rivolgere attraverso di voi un saluto cordiale a tutte le autorità civili e religiose dei vostri Paesi, così come a tutti i vostri compatrioti. I miei pensieri e le mie preghiere si rivolgono anche alle comunità cattoliche presenti nei vostri Paesi. Voi conoscete lo spirito di collaborazione fraterna nel quale agiscono con tutti i loro fratelli nell’umanità, preoccupate di testimoniare il Vangelo che invita a vivere il comandamento dell’amore per il prossimo.

La vostra presenza da diversi continenti dà ai nostri contemporanei l’immagine del mondo che, da nord a sud, dall’est all’ovest, si preoccupa di intavolare relazioni sempre più vicine per costruire una società serena.

In effetti, nel mondo attuale è più necessario che mai affermare i legami che uniscono i Paesi, prestando una particolare attenzione alle Nazioni più povere. Non è possibile utilizzare impunemente le ricchezze dei Paesi più poveri, senza che questi ultimi possano partecipare alla crescita mondiale. Le autorità di tutti i Paesi hanno il dovere di lavorare insieme per una migliore distribuzione delle ricchezze e dei beni del pianeta. Una collaborazione di questo tipo avrà anche ripercussioni sulla solidarietà, la pace e la vita fraterna all’interno dei Paesi e tra loro. Rivolgo un appello per un nuovo impegno di tutte le Nazioni, in particolare di quelle più ricche, perché tutti gli uomini prendano coscienza della loro responsabilità e accettino di trasformare il loro stile di vita in vista di una ripartizione sempre più giusta.

Permettetemi di sottolineare, inoltre, il ruolo che le religioni possono assumere in questo campo. Hanno il dovere di formare i loro membri in uno spirito di relazioni fraterne tra tutti gli abitanti di uno stesso Paese, con un’attenzione rispettosa per tutti gli uomini. Nessuno può essere oggetto di discriminazione o essere emarginato a causa delle sue convinzioni religiose e della sua pratica religiosa, che sono elementi fondamentali della libertà delle persone. Le società sono oneste se proteggono i diritti essenziali e manifestano in questo modo l’attenzione che dedicano alla dignità di ogni essere umano. Dall’altro lato, una vita religiosa autentica non può essere fonte di divisione o di violenza tra persone e comunità umane. Al contrario, costituisce la base della consapevolezza che ogni persona è un fratello da proteggere e aiutare nella sua crescita.

Signore e signori ambasciatori, nel momento in cui iniziate la vostra missione presso
la Santa Sede, vi porgo i miei migliori auguri di successo nel vostro servizio. Chiedo all’Onnipotente di accompagnare voi, i vostri cari, i vostri collaboratori e tutti i vostri compatrioti, e di far scendere su ciascuno di voi l’abbondanza delle sue benedizioni.

[Traduzione dall’originale francese realizzata da ZENIT
© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana]

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buona festa della Santissima Trinità

buona festa della Santissima Trinità dans immagini sacre cristi1

dal sito:

http://www.artcurel.it/artcurel/santissimatrinita.htm

Publié dans:immagini sacre |on 3 juin, 2007 |Pas de commentaires »

oggi mi sono stancata molto e…buona notte

oggi mi sono stancata molto e, come vedete, ho fatto quest’ora, voglio andare a letto, non ce la faccio a mettere le letture della messa di domani, ma se volete leggerle potete andare sul sito Maranathà che ho citato, poi andate a messa vero?  

Ciao

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