Archive pour le 30 mai, 2007

La festa della Protezione della Madre di Dio, celebrato il 1 ottobre…

La festa della Protezione della Madre di Dio, celebrato il 1 ottobre... dans immagini sacre md-protection-p

du site:

http://www.pagesorthodoxes.net/ressources/monastere-protection.htm

Monastère de la
Protection-de-la-Mère-de-Dieu
Église orthodoxe roumaine
Archidiocèse d’Amérique et du Canada
(traduzione dal francese)

La festa della Protezione della Madre di Dio, celebrato il 1 ottobre, ricorda una visione di santo André, il pazzo in Cristo, un giorno che si celebrava una guardia notturna nella chiesa dei Blanchernes a Costantinopoli. Alla quarta ora della notte, il santo in preghiera alzò verso il cielo gli occhi e vide la santa Madre di Dio tenersi al disopra dell’assemblea e ricoprire i suoi fedeli di suono  » mamphorion. » La Madre di Dio voleva significare che proteggeva la città imperiale e, per analogia, tutta la santa Chiesa di cui è il Segno. La Protezione della Madre di Dio (Pokrov) (Icona della Cappella

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Pope Benedict XVI blesses a photo of 4-year-old abducted British girl Madeleine McCann

Pope Benedict XVI blesses a photo of 4-year-old abducted British girl Madeleine McCann dans immagini del Papa

Pope Benedict XVI blesses a photo of 4-year-old abducted British girl Madeleine McCann, while meeting her mother Kate McCann (R), after his weekly general audience at the Vatican May 30, 2007. The parents of a four-year-old British girl snatched from a Portuguese holiday resort nearly a month ago met Pope Benedict on Wednesday and the Pontiff blessed a photograph of the child. The mother of Madeleine McCann appeared to be holding back tears as she held up the picture of her daughter, which the Pope touched gently and then blessed with the sign of the cross. REUTERS/Osservatore Romano (VATICAN)

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Papa Benedetto – udienza genrale del mercoledì – Tertulliano

dal sito Vaticano

BENEDETTO XVI  

UDIENZA GENERALE  

Piazza San Pietro
Mercoledì, 30 maggio 2007 
  

Tertulliano 

Cari fratelli e sorelle, 

con la catechesi di oggi riprendiamo il filo delle catechesi abbandonato in occasione del viaggio in Brasile e continuiamo a parlare delle grandi personalità della Chiesa antica: sono maestri della fede anche per noi oggi e testimoni della perenne attualità della fede cristiana. Oggi parliamo di un  africano, Tertulliano, che tra la fine del secondo e l’inizio del terzo secolo inaugura la letteratura cristiana in lingua latina. Con lui comincia una teologia in tale lingua. La sua opera ha dato frutti decisivi, che sarebbe imperdonabile sottovalutare. Il suo influsso si sviluppa su diversi piani: da quelli del linguaggio e del recupero della cultura classica, a quelli dell’individuazione di una comune “anima cristiana” nel mondo e della formulazione di nuove proposte di convivenza umana. Non conosciamo con esattezza le date della sua nascita e della sua morte. Sappiamo invece che a Cartagine, verso la fine del II secolo, da genitori e da insegnanti pagani, ricevette una solida formazione retorica, filosofica, giuridica e storica. Si convertì poi al cristianesimo, attratto – come pare – dall’esempio dei martiri cristiani. Cominciò a pubblicare i suoi scritti più famosi nel 197. Ma una ricerca troppo individuale della verità insieme con le intemperanze del carattere — era un uomo rigoroso — lo condussero gradualmente a lasciare la comunione con
la Chiesa e ad aderire alla setta del montanismo. Tuttavia, l’originalità del pensiero unita all’incisiva efficacia del linguaggio gli assicurano una posizione di spicco nella letteratura cristiana antica. 

Sono famosi soprattutto i suoi scritti di carattere apologetico. Essi manifestano due intenti principali: quello di confutare le gravissime accuse che i pagani rivolgevano contro la nuova religione, e quello – più propositivo e missionario – di comunicare il messaggio del Vangelo in dialogo con la cultura del tempo. La sua opera più nota, l’Apologetico, denuncia il comportamento ingiusto delle autorità politiche verso
la Chiesa; spiega e difende gli insegnamenti e i costumi dei cristiani; individua le differenze tra la nuova religione e le principali correnti filosofiche del tempo; manifesta il trionfo dello Spirito, che alla violenza dei persecutori oppone il sangue, la sofferenza e la pazienza dei martiri: “Per quanto raffinata – scrive l’Africano -, a nulla serve la vostra crudeltà: anzi, per la nostra comunità, essa è un invito. A ogni vostro colpo di falce diveniamo più numerosi: il sangue dei cristiani è una semina efficace! (semen est sanguis christianorum!)” (Apologetico 50,13). Il martirio, la sofferenza per la verità sono alla fine vittoriosi e più efficaci della crudeltà e della violenza dei regimi totalitari. 

Ma Tertulliano, come ogni buon apologista, avverte nello stesso tempo l’esigenza di comunicare positivamente l’essenza del cristianesimo. Per questo egli adotta il metodo speculativo per illustrare i fondamenti razionali del dogma cristiano. Li approfondisce in maniera sistematica, a cominciare dalla descrizione del “Dio dei cristiani”: “Quello che noi adoriamo – attesta l’Apologista – è un Dio unico”. E prosegue, impiegando le antitesi e i paradossi caratteristici del suo linguaggio: “Egli è invisibile, anche se lo si vede; inafferrabile, anche se è presente attraverso la grazia; inconcepibile, anche se i sensi umani lo possono concepire; perciò è vero e grande!” (ibid., 17,1-2). 

Tertulliano, inoltre, compie un passo enorme nello sviluppo del dogma trinitario; ci ha dato in latino il linguaggio adeguato per esprimere questo grande mistero, introducendo i termini “una sostanza” e “tre Persone”. In modo simile, ha sviluppato molto anche il corretto linguaggio per esprimere il mistero di Cristo Figlio di Dio e vero Uomo. 

L’Africano tratta anche dello Spirito Santo, dimostrandone il carattere personale e divino: “Crediamo che, secondo la sua promessa, Gesù Cristo inviò per mezzo del Padre lo Spirito Santo, il Paraclèto, il santificatore della fede di coloro che credono nel Padre, nel Figlio e nello Spirito” (ibid., 2,1). Ancora, nelle opere dell’Africano si leggono numerosi testi sulla Chiesa, che Tertulliano riconosce sempre come ‘madre’. Anche dopo la sua adesione al montanismo, egli non ha dimenticato che
la Chiesa è
la Madre della nostra fede e della nostra vita cristiana. Egli si sofferma pure sulla condotta morale dei cristiani e sulla vita futura. I suoi scritti sono importanti anche per cogliere tendenze vive nelle comunità cristiane riguardo a Maria santissima, ai sacramenti dell’Eucaristia, del Matrimonio e della Riconciliazione, al primato petrino, alla preghiera… In modo speciale, in quei tempi di persecuzione in cui i cristiani sembravano una minoranza perduta, l’Apologista li esorta alla speranza, che – stando ai suoi scritti – non è semplicemente una virtù a sé stante, ma una modalità che investe ogni aspetto dell’esistenza cristiana. Abbiamo la speranza che il futuro è nostro perché il futuro è di Dio. Così la risurrezione del Signore viene presentata come il fondamento della nostra futura risurrezione, e rappresenta l’oggetto principale della fiducia dei cristiani: “La carne risorgerà – afferma categoricamente l’Africano -: tutta la carne, proprio la carne, e la carne tutta intera. Dovunque si trovi, essa è in deposito presso Dio, in virtù del fedelissimo mediatore tra Dio e gli uomini Gesù Cristo, che restituirà Dio all’uomo e l’uomo a Dio” (Sulla risurrezione dei morti 63,1). 

Dal punto di vista umano si può parlare senz’altro di un dramma di Tertulliano. Con il passare degli anni egli diventò sempre più esigente nei confronti dei cristiani. Pretendeva da loro in ogni circostanza, e soprattutto nelle persecuzioni, un comportamento eroico. Rigido nelle sue posizioni, non risparmiava critiche pesanti e inevitabilmente finì per trovarsi isolato. Del resto, anche oggi restano aperte molte questioni, non solo sul pensiero teologico e filosofico di Tertulliano, ma anche sul suo atteggiamento nei confronti delle istituzioni politiche e della società pagana. A me fa molto pensare questa grande personalità morale e intellettuale, quest’uomo che ha dato un così grande contributo al pensiero cristiano. Si vede che alla fine gli manca la semplicità, l’umiltà di inserirsi nella Chiesa, di accettare le sue debolezze, di essere tollerante con gli altri e con se stesso. Quando si vede solo il proprio pensiero nella sua grandezza, alla fine è proprio questa grandezza che si perde. La caratteristica essenziale di un grande teologo è l’umiltà di stare con
la Chiesa, di accettare le sue e le proprie debolezze, perché solo Dio è realmente tutto santo. Noi invece abbiamo sempre bisogno del perdono. 

In definitiva, l’Africano rimane un testimone interessante dei primi tempi della Chiesa, quando i cristiani si trovarono ad essere autentici soggetti di “nuova cultura” nel confronto ravvicinato tra eredità classica e messaggio evangelico. E’ sua la celebre affermazione secondo cui la nostra anima “è naturaliter cristiana” (Apologetico 17,6), dove Tertulliano evoca la perenne continuità tra gli autentici valori umani e quelli cristiani; e anche quell’altra sua riflessione, mutuata direttamente dal Vangelo, secondo cui “il cristiano non può odiare nemmeno i propri nemici” (cfr Apologetico 37), dove il risvolto morale, ineludibile, della scelta di fede, propone la “non violenza” come regola di vita: e non è chi non veda la drammatica attualità di questo insegnamento, anche alla luce dell’acceso dibattito sulle religioni. 

Negli scritti dell’Africano, insomma, si rintracciano numerosi temi che ancor oggi siamo chiamati ad affrontare. Essi ci coinvolgono in una feconda ricerca interiore, alla quale esorto tutti i fedeli, perché sappiano esprimere in maniera sempre più convincente
la Regola della fede, quella – per tornare ancora una volta a Tertulliano – “secondo la quale noi crediamo che esiste un solo Dio, e nessun altro al di fuori del Creatore del mondo: egli ha tratto ogni cosa dal nulla per mezzo del suo Verbo, generato prima di tutte le cose” (La prescrizione degli eretici 13,1). 

 

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Joseph Ratzinger: l’uomo, il teologo, il Papa

dal sito:

http://www.zenit.org/italian/

Data pubblicazione: 2007-05-29 

Joseph Ratzinger: l’uomo, il teologo, il Papa 

Giacomo Samek Lodovici e Alessandra Borghese ne hanno dibattuto alla “Giornata del Timone”

MILANO, martedì, 29 maggio 2007 (ZENIT.org).- A due anni dalla sua elezione al soglio pontificio la figura di Papa Benedetto XVI è sempre più al centro dei dibattiti culturali e delle tavole rotonde. Il pensiero e la personalità di Joseph Ratzinger sono stati oggetto anche della Giornata del Timone, tenutasi a Oreno di Vimercate sabato scorso.

La conferenza, intitolata “Benedetto XVI, l’uomo. La fede. La ragione”, ha avuto come relatori, il professor Giacomo Samek Lodovici, Assegnista di ricerca in Filosofia Morale all’Università Cattolica di Milano, e Alessandra Romana Borghese, giornalista e scrittrice, autrice del recente bestseller “Sulle tracce di Joseph Ratzinger”, sorta di diario di viaggio sui luoghi bavaresi dell’infanzia e della giovinezza del futuro Pontefice.

“Da circa mezzo secolo – ha esordito Samek Lodovici – gli scritti del teologo Joseph Ratzinger, incidono fortemente sul pensiero cristiano. Un aspetto saliente di tali opere è rappresentato dall’insistenza sulle due grandi dimensioni del Dio cristiano: l’Amore e
la Ragione”.

“Il cristianesimo ha infatti attribuito alla ragione umana un valore straordinario – ha spiegato Samek Lodovici – in quanto essa rispecchia la ragione di Dio, trasmette la dottrina della creazione che attribuisce a Dio la creazione di ottime cose e impone agli uomini il dovere di far fruttificare i doni che abbiamo ricevuto (vedi la parabola dei talenti)”.

“La maggior parte delle religioni antiche – ha proseguito – enfatizzavano soprattutto il senso del mistero. Il cristianesimo, al contrario, afferma che il mondo e la materia sono degni oggetti di scoperta e conoscenza. La nostra non è una religione panteistica: ammirando la bellezza dell’universo si può ammirare il genio di Dio, così come apprezzando un quadro, avremo in stima il pittore che lo ha dipinto”.

“Nello spiegare il rapporto tra amore e ragione – ha detto ancora– Benedetto XVI, nella Deus Caritas Est, ci dimostra quanto l’uomo sia tenuto a coniugare queste due componenti. Da un lato l’amore deve essere ragionevole, ovvero rifiutare ogni forma di sentimentalismo e di ‘emotivismo’ esagerati, così come siamo tenuti a respingere atti, spacciati erroneamente per esercizi di pietà umana, come l’aborto e l’eutanasia”.

“Fede e ragione, sono così strettamente legate ad avviso del Papa – ha continuato Samek Lodovici – da rendere inaccettabili il fideismo, ovvero il divorzio della fede dalla ragione (che già intravediamo nella Riforma Protestante) o nello scientismo che ritiene conoscibili esclusivamente i fenomeni percepibili dalla ragione”.

“La stessa fede deve parimenti essere ragionevole, evitando di giustificare fenomeni come la guerra santa – ha sottolineato –. La ragione, a sua volta, può essere di aiuto alla fede nel dimostrare l’esistenza di Dio, dando così uno scossone agli increduli ma anche accrescendo la fede di chi già crede”.

“Papa Ratzinger ci mette, inoltre, in guardia dal razionalismo estremo che erroneamente attribuisce alla ragione capacità illimitate, dimenticando che essa appartiene ad un essere finito. Una fede indebolita, poi, non può che debilitare a sua volta la ragione, dando luogo al cosiddetto ‘pensiero debole’”.

“Il divorzio tra fede e ragione fa scaturire, infine la dittatura del relativismo, dove il bene e il male non sono più comprensibili razionalmente e diventano una scelta arbitraria e soggettiva. Estrema conseguenza di ciò è la dittatura del desiderio, secondo la quale sono la natura e la legge a doversi adeguare al volere dell’uomo e non viceversa”, ha poi concluso.

L’intervento di Alessandra Borghese è stato incentrato sul suo ultimo libro e sul resoconto di un viaggio nella terra natale di Joseph Ratzinger, coinciso in parte con l’ultima visita pastorale del Santo Padre nella sua Baviera.

“Secondo monsignor Alessandro Maggiolini, Papa Ratzinger è sostanzialmente un agostiniano – ha affermato da subito
la Borghese –. Sant’Agostino, infatti, affermava che la ragione non può cogliere nel segno se non è trafitta dall’affectus, dall’abbandono e dallo stupore”.

“Visitare la terra natale del Papa – ha proseguito
la Borghese – mi ha fatto apprezzare sempre di più il personaggio Joseph Ratzinger. Attraverso le testimonianze di molti amici d’infanzia e conoscenti ho potuto ricostruire nel mio libro la storia della sua vicenda umana e spirituale e spiegarmi soprattutto il perché della grande fede di quest’uomo”.

“Il giovane Joseph – ha detto ancora
la Borghese – è cresciuto in una famiglia molto unita e molto religiosa, in una terra caratterizzata da una forte devozione popolare. Negli anni del nazismo la preghiera era per la famiglia Ratzinger, la miglior forma di difesa nei confronti di quanto stava accadendo in quegli anni in Germania”.

“Fu la madre, donna docile e piena di attenzioni, a indirizzare verso una salda religiosità i tre figli Maria, Georg (anch’egli sacerdote) e Joseph – ha raccontato –. Entrare in seminario al culmine di una guerra voluta da un regime ferocemente anticristiano e anticlericale, oltre che antisemita, fu un atto di grandissimo coraggio”.


La Baviera – ha raccontato
la Borghese, tornando all’attualità – offre ancora un cattolicesimo legato alle tradizioni popolari, ricco di allegria e giocosità. Le liturgie sono particolarmente ricche e i ragazzi sono orgogliosi di fare i chierichetti”.

“C’è una grande osservanza verso feste e solennità: l’onomastico è considerato più importante del compleanno e viene festeggiato regolarmente. Insomma, la ‘bavaresità’ ha senz’altro aiutato Jospeh Ratzinger a diventare Papa Benedetto XVI”, ha affermato poi.

“Conoscevamo il Cardinal Ratzinger come un distaccato intellettuale – ha detto ancora
la Borghese – oltre che inflessibile custode della dottrina e dell’ortodossia. Abbiamo scoperto, altresì, Benedetto XVI, un Papa ma anche un maestro della fede che sa parlare ai bambini e trasmettere loro con parole semplici ed efficaci il grande valore del sacramento della penitenza”.

“Abbiamo un Papa che non impone il pensiero cristiano a nessuno ma lo trasmette in maniera molto chiara, anche nei suoi aspetti più ‘scomodi’. Rispetto a Giovanni Paolo II, tende ad approfondire di più, anche in pubblico, gli aspetti più delicati e complessi del suo magistero”, ha commentato.

“Crede moltissimo nell’Italia ed è convinto che nel nostro paese il cattolicesimo è ancora radicato – anche in considerazione del grande successo del Family Day – sebbene spesso il nostro linguaggio di cattolici non è sempre compreso”, hai quindi concluso.

 

Il Cardinal Cañizares propone un cambiamento culturale per evitare la spaccatura dell’Europa

Dal sito: 

http://www.zenit.org/italian/ 

Data pubblicazione: 2007-05-30 

Il Cardinal Cañizares propone un cambiamento culturale per evitare la spaccatura dell’Europa 

ROMA, mercoledì, 30 maggio 2007 (ZENIT.org).- Il Cardinale Antonio Cañizares, Arcivescovo di Toledo, sostiene che l’Europa ha bisogno di un deciso cambiamento culturale per evitare la spaccatura al suo interno.

Il Primate di Spagna l’ha spiegato questo martedì partecipando al Congresso “Cristianesimo e Secolarizzazione. Sfide per la Chiesa e per l’Europa”, organizzato dall’Università Europea di Roma, della Congregazione dei Legionari di Cristo, in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

All’atto ha partecipato anche il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano.

Nel suo intervento, il Cardinal Cañizares ha avvertito che, com’è accaduto con il socialismo reale, l’Europa potrebbe “spaccarsi” se pervertisse i valori che l’hanno fondata, se “subordinasse la morale alle necessità del sistema e alle sue promesse di futuro”, alla cui base ci sono “la svalutazione e la rottura del rapporto tra fede e ragione”.

Questo cammino, ha detto, potrebbe portare allo “spaccamento dell’umanità” e alla “vera rovina che è la desolazione degli spiriti, la distruzione della coscienza morale”.

Quanto alla pretesa di ridurre la fede e ciò che è cristiano solo all’interiorità o allo spazio del privato, Cañizares ha affermato che equivarrebbe a “incamminare l’Europa verso la disgregazione e condannarla ad abbandonare la sua storia”.

Per questo, ha segnalato, è decisivo per il futuro dell’Europa e degli Europei “ricordare ed esigere che la dignità umana preceda qualsiasi azione e decisione politica”.

Cañizares ha ricordato che l’Europa “è culla e dimora delle idee di persona, verità e libertà, della dignità umana”, e che garantire il futuro e la costruzione di un’Europa che sia “casa comune” “dipende dalla salvaguardia di quella dignità, e dell’esistenza conforme a essa”.

“Esiliare Dio vuol dire esiliare la ragione”, ha avvertito, perché anche se l’uomo può escludere Dio ciò non potrà avvenire “senza che ci siano gravi conseguenze per l’uomo” stesso. Al contrario, “affermare Dio è affermare l’uomo”.

La proposta dell’Arcivescovo Primate di Spagna è un “cambiamento culturale che ostacoli l’affondamento e la sconfitta di ciò che è umano, e l’intima frattura della società”, un cambiamento che garantisca la convivenza tra gli uomini, e la cui chiave del futuro è “superare la frattura tra ragione e fede”.

Richiamando in varie occasioni il pensiero di Benedetto XVI, al suo discorso di Ratisbona e all’Enciclica “Deus caritas est”, il Cardinale ha sottolineato che “la garanzia di ogni convivenza e accordo tra gli uomini consiste nell’agire secondo la ragione, il che accade nella misura in cui si agisce in conformità alla natura di Dio”.

Un mondo che riconosce Dio come centro della storia e dell’esistenza non è un abbassamento dell’uomo, ma “un atteggiamento che lo conduce al livello più alto della sua condizione umana e reclama la crescita della ragione”.

Un mondo secolarizzato, “più propenso a dimenticare Dio che a riconoscerlo”, “in cui Dio viene ridotto al silenzio”, è un mondo “propenso al pragmatismo più che alla speranza, all’egoismo più che all’amore, al calcolo più che alla generosità”.

 

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