Il Cenacolo: Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa” (At 2,2).

dal sito:

http://www.communiobiblica.org/index.htm

Il Cenacolo: Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa” (At 2,2). 

di don Gabriele Corini 

Nell’approssimarsi della festa di Pentecoste anche noi con il cuore e la mente ritorniamo al monte Sion, in Gerusalemme, dove la tradizione cristiana ha posto il luogo del Cenacolo. Il luogo del Cenacolo si identifica, nell’ordine della tradizione cristiana, come l’ambiente dove Gesù appare agli apostoli dopo la sua risurrezione; dove gli apostoli si ritrovano uniti in preghiera con Maria, la madre di Gesù, e discende su di loro lo Spirito Santo nel giorno della Pentecoste; dove Gesù celebra la sua Cena pasquale; dove Mattia viene eletto per succedere a Giuda, il traditore. Secondo la tradizione, il luogo dove Gesù fece l’Ultima Cena con i suoi discepoli fu anche la residenza della primitiva chiesa apostolica. Sappiamo dal vescovo Epifanio (IV sec. d,C,) che l’imperatore Adriano visitando la città di Gerusalemme nel 131 d. C., la trovò « completamente rasa al suolo eccetto alcune poche abitazioni e la chiesa di Dio, che era piccola, dove i discepoli, ritornando dal luogo dell’ascensione di Gesù al cielo, salirono al piano superiore ». Nella seconda metà del IV sec. i cristiani cambiarono la piccola chiesa in una grande basilica che chiamarono « Santa Sion » e « Madre di tutte le chiese », a motivo della sua origine apostolica. In essa si conservava il ricordo del trono di Giacomo, « fratello del Signore » e primo vescovo di Gerusalemme, e la colonna della Flagellazione di Gesù, originariamente segnalata dal pellegrino anonimo di Bordeaux (333 d. C.) nella casa di Caifa, sommo sacerdote. Al ricordo delle apparizioni di Gesù Risorto e della discesa dello Spirito Santo sugli apostoli troviamo unito stabilmente, a partire dal V sec,. anche quello dell’Ultima Cena. Il ricordo della morte, o Dormizione, di Maria è sempre presente a partire dal VII secolo. La chiesa della Santa Sion subì diverse distruzioni e restauri; fu poi ricostruita dalle fondamenta in epoca crociata (XII sec.) e ribattezzata col nome di « Santa Maria in Monte Sion ». Dopo la demolizione del 1219, ordinata dal sultano, rimase in piedi la sola cappella del Cenacolo (medioevale) con la sottostante commemorativa Tomba di Davide. Gli altri ricordi erano commemorati in varie parti della chiesa in rovina. Nel 1335 i Francescani ricevettero in custodia il santuario, erigendo sul lato di sud un conventino il cui chiostro è visibile fino ad oggi. Una piccola sala, al secondo piano, semplice, per anni rimasta luogo di culto anche per i mussulmani, di cui conserva ancora alcuni tratti. Grazie all’interessamento dei Padri Francescani fu concessa la possibilità di visitarlo, ma sempre con l’obbligo dell’astinenza da alcuna forma liturgica; con il viaggio giubilare del Santo Padre questa norma è stata cambiata e nell’occasione è stata concessa la celebrazione della Santa Eucaristia. Attiguo al Cenacolo vi è però un santuario francescano, denominato Cenacolino dove è possibile celebrare regolarmente
la Sacra Liturgia. Questo luogo così caro ai cristiani ricorda sia l’istituzione dell’Eucarestia nell’Ultima Cena, sia il dono dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste. Noi vogliamo soffermarci un attimo su quest’ultimo evento. Noi sappiamo dal testo degli Atti degli Apostoli che il dono dello Spirito Santo avvenne nel giorno di Pentecoste, denominazione greca della festa ebraica di Shabuot, cinquanta giorni dalla grande celebrazione di Pesah (pasqua). Per gli ebrei rientra nelle tre feste dei pellegrinaggi (regalim), insieme a Pesah e Sukkot. Queste feste sono caratterizzate dalla gioia e si contrappongono alle feste del timore di Dio, del ritorno a Dio, che sono Rosh Hashanah (Capodanno) e Yom Kippur (giorno di espiazione). Viene celebrata nel terzo mese dell’anno biblico e fu motivo di grande discussione all’interno del giudaismo tra farisei e sadducei riguardo alla data: i primi iniziavano il conto dei cinquanta giorni dalla celebrazione della pasqua, mentre i sadducei, secondo le indicazioni di Lv.23,15, dal primo sabato dopo la pasqua. Nella festa di Shabuot, a partire dal II sec. d.C., si celebra il dono della Torah (Legge) e, come per le altre celebrazioni, venne a sostituire una festa agricola, in questo caso quella del dono delle primizie, nel tempo della mietitura. Già al tempo di Gesù la pentecoste aveva un’importanza minore rispetto agli altri regalim, caratterizzata da una liturgia povera, celebrativa delle primizie; questo è valido ancora oggi, dove, per influenza del movimento mistico della Kabalah, l’unica novità è l’aggiunta di una notte di studio della Legge nella veglia della festa, come valore pedagogico delle letture. All’interno delle letture sinagogali di questo giorno viene proclamata la meghillah (rotolo) di Ruth, come modello di conversione, perché in essa viene raccontato che l’antenata di Davide, di origine moabita, si convertì al Dio d’Israele per non abbandonare la suocera Noemi, rimasta vedova e senza figli. Secondo uno dei massimi esperti in giudaismo, P. Frederic Manns, rettore dello Studium Biblicum di Gerusalemme, la festa di Pentecoste è soltanto una festa della mietitura e non agricola: cinquanta giorni dopo l’offerta del primo covone d’orzo si celebrava la mietitura del grano e si offrivano due pani di farina nuova. Con l’offerta del primo covone i cinquanta giorni diventavano come la celebrazione di un’unica solennità pasquale prolungata per sette settimane. Abbiamo ricordato alcuni tratti della festa ebraica, perché ci aiutano a capire profondamente il senso della nostra celebrazione cristiana: Shabuot celebra il dono della Legge (anche se solo nel II sec. d.C. appare la prima affermazione di tale tradizione), ma la nuova Legge è lo Spirito Santo che viene donato agli Apostoli nel giorno di Pentecoste e successivamente ai convertiti; il fatto che essa appartenga alle tre feste dei pellegrinaggi ci fa comprendere la presenza di tanti ebrei della diaspora al momento in cui gli Apostoli parlano in lingue differenti e tutti li comprendono. Nel giorno della lettura del rotolo di Ruth, vi è la conversione degli Apostoli che grazie al dono dello Spirito, con coraggio annunciano il mistero della morte e risurrezione di Cristo, abbandonando la paura e l’indecisione. Certamente la novità cristiana completa e supera ciò che ancora oggi il popolo d’Israele vive, ma nello stesso tempo ci è utile comprendere alcuni aspetti significativi delle nostre radici. La festa di Pentecoste sia per noi un rinnovare quell’impegno di testimonianza che abbiamo assunto nel giorno della nostra Cresima, quando anche noi, per amore divino, abbiamo ricevuto il dono gratuito dello Spirito. Vorrei terminare questa breve presentazione con una richiamo a pregare per
la Terra Santa: noi in questi mesi l’abbiamo ripercorsa con la mente e con il cuore, conceda il Signore il miracolo della pace, della saggezza dei cuori a coloro che animano sentimenti d’odio e di disprezzo verso il prossimo; qual è la vera vittoria: annientare il nemico con il terrore e la distruzione, o il rispetto e l’amore per l’altro nella considerazione della sua diversità? 

don Gabriele Corini 

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