Archive pour le 17 mai, 2007

buona notte

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« Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia »

San Bernardo (1091-1153), monaco cistercense e dottore della Chiesa
Discorso sul Cantico dei cantici, n° 37

« Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia »

« Nell’andare, se ne va e piange, portando la semente da gettare ». Forse piangerà per sempre? Certo che no: « Nel tornare, viene con giubilo portando i suoi covoni » (Sal 125,8). È a ragione si rallegrerà, poiché porterà i covoni della gloria. Ma, direte, questo succederà soltanto nell’ultimo giorno, nel tempo della risurrezione, e l’attesa è lunghissima. Non perdetevi d’animo, non cedete come bambini. Nell’attesa, riceverete dalla « caparra dello Spirito » (2 Cor 1,21) il necessario per mietere con giubilo. Seminate nella giustizia, dice il Signore, e raccogliete la speranza della vita. Non siete più rinviati all’ultimo giorno, quando tutto vi sarà dato realmente e non più nella speranza. Ma SI parla del presente. Certo, grande sarà la nostra gioia, infinito il nostro giubilo, quando comincerà la vera vita. Ma la speranza di una così grande gioia non può essere senza gioia fin d’ora.

Ho messo in ordine le mie carte

questa notte ho scritto una preghiera, la riporto sul Blog, non sarà bella ma è molto sentita:

PREGHIERA

Signore:

Ho messo in ordine le mie carte

quelle della mia esistenza

e sono affiorati i ricordi:

Silenzio e presenza di Te

silenziosa, tenera

come di un amore gentile;

Sei stato dolce, delicato

nella infanzia e in gioventù

ora che arrivano le prime luci della sera:

« rimani con me Signore »

accompagnami su questa terra

e in questo tempo,

conduci poi, secondo il Tuo amore,

alla luce celeste, che io possa

incontrare gli amici:

Pietro, Paolo, Agostino, Francesco, quanti!

ed il tuo popolo: gli eletti,

Tua Madre, e Te Signore, che sei l’Amore,

Gabriella

Publié dans:preghiere |on 17 mai, 2007 |Pas de commentaires »

Le tre Marie di Duccio di Buoninsegna

tremarieducciodiboninsegna.jpg

Duccio di Buoninsegna: Le tre Marie alla tomba di Gesù, particolare, Museo dell’Opera del Duomo, Siena

dal sito:

http://www.italica.rai.it/argomenti/storia_arte/duccio/galleria/9.htm

Publié dans:immagini sacre |on 17 mai, 2007 |Pas de commentaires »

DI MONS. GIANFRANCO RAVASI – LE TRE MARIE NELLA VITA DI CRISTO

Di Mons. Gianfranco Ravasi

 Dal sito:  http://www.novena.it/ravasi/2005/122005.htm

LE TRE MARIE NELLA VITA DI CRISTO

« Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro ».Due donne – stando al racconto di Matteo (28,1-10) – avanzano in quel mattino primaverile verso l’area cimiteriale di Gerusalemme puntando verso il monumento funebre di Giuseppe d’Arimatea, ove era stato deposto il cadavere di Gesù. Noi tutti conosciamo Maria di Magdala, anche perché, proprio in quell’alba, l’evangelista Giovanni le dedicherà un ritratto a tutto tondo nel momento del suo incontro col Cristo risorto (20,11-18). Vorremmo ora fissare la nostra attenzione sulla sua compagna, che Matteo chiama in modo quasi enigmatico: « l’altra Maria ». È necessaria una premessa: gli evangelisti introducono una serie di diverse donne come testimoni ora della sepoltura di Gesù ora della sua risurrezione, ma queste serie sono differenti e non coincidono tra loro; hanno, perciò, dato il via a complesse discussioni e ricostruzioni degli studiosi della Bibbia. Noi ci accontentiamo di segnalare che « l’altra Maria » fa capolino, senipre con Maria di Magdala e sempre secondo Matteo (27,61), amiche nel momento in cui si rotola la pietra davanti alla tomba ove il corpo di Gesù riposava.Ebbene, se stiamo agli altri evangelisti, forse avremmo la possibilità d’identificare quel volto. Infatti, Marco davanti alla croce di Cristo e durante la sepoltura fa avanzare una « Maria madre di Giacomo il minore e di loses » (15,40 e 15,47). Lo stesso Matteo la chiama così quando essa è ai piedi della croce, sia pure con una lieve variazione: « Maria, madre di Giacomo e di Giuseppe » (27,56). Anche Luca nell’alba pasquale introduce una « Maria di Giacomo » (24,10) che certamente è sempre la stessa.

Ora, se noi risaliamo ai giorni in cui Gesù operava e predicava in Galilea, ci imbattiamo in una sua visita nel villaggio della sua infanzia e giovinezza, Nazaret. Là i suoi concittadini non l’avevano accolto bene, anzi, avevano ironizzato sulla sua parentela: « Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di loses, di Giuda e di Simone? » (Marco 6,3). Tra i ‘fratelli » – e sappiamo che il termine nel mondo semitico è di sua natura generico a livello parentale – sono elencati proprio Giacomo e loses, la cui madre portava lo stesso nome della madre di Gesù.

Sono, dunque, tre le Marie che saranno presenti, secondo i Vangeli, negli eventi finali della vita terrena di Cristo: Maria, la madre di Gesù, Maria di Magdala e « l’altra Maria », ossia Maria di Giacomo e di loses. Quest’ultima era, dunque, una sorta di zia di Gesù, comunque una parente. Giovanni (19,25) introduce una quarta Maria, « Maria di Cleofa »: molti ritengono che sia la stessa donna, della quale ora è ricordato anche il nome del marito.

Abbiamo, così, la possibilità di avere un ritratto anagrafico abbastanza compiuto di quest »altra Maria » che a sorpresa, con le altre donne, diventa la prima testimone della risurrezione. Difficilmente si sarebbe « inventata » una simile presenza femminile proprio in quell’evento capitale della storia cristiana: allora, infatti, le donne non erano abilitate a testimoniare in sede giuridica e quindi la loro dev’essere stata una presenza storica reale, segnata dai fatti stessi e conservata nella memoria dei primi cristiani e degli evangelisti.

Monsignor Betori: Nichilismo e relativismo, i nuovi nemici della persona umana

dal sito: 

http://www.zenit.org/italian/

 Data pubblicazione: 2007-05-16 Monsignor Betori: Nichilismo e relativismo, i nuovi nemici della persona umana 

Durante l’omelia nella Cattedrale di Gubbio per la Festa di Sant’Ubaldo

ROMA, mercoledì, 16 maggio 2007 (ZENIT.org).- I nuovi nemici che attentano alla persona umana e alla sua dignità sono il nichilismo e il relativismo, ha detto monsignor Giuseppe Betori, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI).Le parole del presule sono risuonate durante l’omelia da lui pronunciata questo mercoledì nella Cattedrale di Gubbio, in occasione della Festa di Sant’Ubaldo, patrono della città, che come ogni anno è stata festeggiata con solenni riti religiosi e con la notissima “corsa dei ceri” fino al monte Ingino, dove dal 1194 sono custoditi i resti del santo.Prendendo spunto dalla vita di Sant’Ubaldo, che difese Gubbio in diverse occasioni prima nel 1154 contro una coalizione di città umbre capeggiate da Perugia e poi nel 1155 contro l’esercito di Federico Barbarossa, monsignor Betori ha descritto i “nuovi nemici [che] tentano di espugnare le nostre città”

.“Questi nuovi nemici – ha detto il Vescovo – si chiamano il nichilismo e il relativismo, che in modo più o meno esplicito nutrono le tendenze egemoni nella nostra cultura”.Parlando dei loro effetti nell’ambito della vita umana, monsignor Betori ha sottolineato che essi “fanno dell’embrione, l’essere umano più indifeso, un materiale disponibile per sperimentazioni mediche; danno copertura legale al crimine dell’aborto e si apprestano a farlo per le pratiche eutanasiche, infrangendo la sacralità dell’inizio e della fine della vita umana; introducono il concetto apparentemente innocuo di qualità della vita, che innesca l’emarginazione e la condanna dei più deboli e svantaggiati”

.Successivamente, il Vescovo ha parlato dei diversi risvolti sociali: “Coltivano sentimenti di arroganza e di violenza che fomentano le guerre e il terrorismo; delimitano gli spazi del riconoscimento dell’altro chiudendo all’accoglienza di chi è diverso per etnia, cultura e religione; negano possibilità di crescita per tutti mantenendo situazioni e strutture di ingiustizia sociale”.E infine, da un punto di vista antropologico: “Oscurano la verità della dualità sessuale in nome di una improponibile libertà di autodeterminazione di sé; scardinano la natura stessa della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna”

.Monsignor Betori ha poi affermato che “occorre avere consapevolezza di questa battaglia in corso attorno alla persona umana e alla sua dignità e di quanto essa sia decisiva per il futuro della società, ma occorre anche riconoscere che può salvarci solo il riferimento al Dio creatore e alla sua legge scritta nei nostri cuori, e a noi rivelata in pienezza da Gesù che ci offre anche la grazia di adempierla”.“Oggi siamo chiamati a discernere e giudicare il presente con gli occhi di Dio e a chiedere a tutti, credenti e non credenti, di fare altrettanto se vogliamo salvare il nostro futuro, a vivere tutti – come ci ha invitato Benedetto XVI – ‘etsi Deus daretur’, ‘come se Dio esistesse’, ribaltando l’ipotesi che ha retto il pensiero e l’agire della modernità, l’ ‘etsi Deus non daretur’, il ‘come se dio non ci fosse’ che ha prodotto i forni di Auschwitz e i gulag della Siberia”

, ha aggiunto.“Se vogliamo difendere il vero volto dell’uomo abbiamo bisogno di riscoprire il volto di Dio – ha quindi sottolineato –. E il volto di Dio è l’amore, come ci ha ricordato il Santo Padre nella sua enciclica Deus caritas est.“Non però l’amore debole che nasconde la verità, che crea ambiguità sotto il velo della falsa tolleranza, bensì quello esigente che non rinuncia a ferire per curare, a distinguere per poter allacciare ponti veri e non a voler rendere tutto fittiziamente omologo, a richiamare alla responsabilità senza indulgere in un buonismo alla fine perdente”

, ha precisato. “Questa visione alta della carità, che non rinuncia alla verità, ma proprio per questo è capace di generare progetti di novità di vita nella sfera individuale e in quella sociale, è ciò che è chiesto oggi ai cattolici”, ha proseguito.“Da un siffatto progetto di rinnovamento spirituale, culturale e sociale può scaturire quel dominio sui dèmoni del nostro tempo”, ha infine concluso.

Festa dell’Ascensione in Vaticano:

dal sito della Radio Vaticana:

http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=134205

 

Festa dell’Ascensione in Vaticano:

Gesù, salendo in Cielo, afferma il Papa, ci ha riaperto la via verso il Paradiso continuando a restare vicino a noi

Oggi in Vaticano si celebra la solennità dell’Ascensione del Signore al Cielo, che in alcuni Paesi, tra cui l’Italia, sarà festeggiata domenica prossima. Con questa festa si ricorda la conclusione della permanenza visibile di Dio fra gli uomini che ha portato alla diffusione del cristianesimo nel mondo. Il servizio di Tiziana Campisi:

Una manifestazione di congedo necessaria: questo è stata l’Ascensione di Gesù, il ritorno al Padre che ha completato la Redenzione. “Se non vado non verrà a voi il Consolatore, se invece vado ve lo manderò”, ha detto Gesù agli Aspostoli, secondo quanto riferisce Giovanni:

“In questa festa la Comunità cristiana è invitata a volgere lo sguardo a Colui che, quaranta giorni dopo la sua risurrezione, fra lo stupore degli Apostoli ‘fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo’. Salendo al Cielo, Egli ha riaperto la via verso la nostra patria definitiva, che è il paradiso. Ora, con la potenza del suo Spirito, ci sostiene nel quotidiano pellegrinaggio sulla terra”.

Con queste parole, l’8 maggio di due anni fa, Benedetto XVI ha ricordato il senso dell’Ascensione. “Dopo quaranta giorni da quando si era mostrato agli Apostoli sotto i tratti di un’umanità ordinaria, che velavano la sua gloria di Risorto – spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica – Cristo sale al cielo e siede alla destra del Padre. Egli è il Signore, che regna ormai con la sua umanità nella gloria eterna di Figlio di Dio e intercede incessantemente in nostro favore presso il Padre. Ci manda il suo Spirito e ci dà la speranza di raggiungerlo un giorno, avendoci preparato un posto”:

“Salendo verso l’’alto’, Egli rivela in modo inequivocabile la sua divinità: ritorna là da dove è venuto, cioè in Dio, dopo aver compiuto la sua missione sulla terra. Inoltre Cristo ascende al Cielo con l’umanità che ha assunto e che ha risuscitato dai morti: quell’umanità è la nostra, trasfigurata, divinizzata, divenuta eterna: e rimane uomo in eterno. L’Ascensione, pertanto, rivela l’’altissima vocazione’ di ogni persona umana: essa è chiamata alla vita eterna nel Regno di Dio, Regno di amore, di luce e di pace”.

È quanto ha specificato il Papa durante il Regina Caeli del 21 maggio dello scorso anno, mentre qualche mese dopo, celebrando a Monaco i Vespri, il 10 settembre, ha precisato che Gesù “nell’Ascensione non è andato in qualche luogo lontano da noi”. “La sua tenda, Egli stesso con il suo corpo – ha detto il Papa – rimane tra noi come uno di noi. Possiamo dargli del Tu e parlare con Lui. Egli ci ascolta, e se siamo attenti, sentiamo anche che Egli risponde”.

buona notte

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