Sui cambiamenti climatici, la Chiesa respinge previsioni catastrofiche e misure contro lo sviluppo

 dal sito:

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Data pubblicazione: 2007-04-27 

Sui cambiamenti climatici,
la Chiesa respinge previsioni catastrofiche e misure contro lo sviluppo 

Conclusioni del Cardinale Martino al Seminario internazionale tenutosi in Vaticano 

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 27 aprile 2007 (ZENIT.org).- Questo venerdì, a conclusione del Seminario internazionale sul tema “Cambiamenti climatici e sviluppo”, il Cardinale Renato Raffaele Martino ha espresso la propria soddisfazione per il vivace e intenso dibattito svoltosi, e, pur ammettendo la realtà dei cambiamenti climatici, ed ha criticato certe “forme di idolatria della natura che perdono di vista l’uomo”.

“La natura è per l’uomo e l’uomo è per Dio”, ha sottolineato il Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace nel tracciare le conclusioni a questo incontro che ha riunito in Vaticano 80 studiosi ed esperti provenienti da 20 Paesi dei cinque Continenti.

“Anche nella considerazione delle problematiche connesse ai cambiamenti climatici – ha spiegato il porporato – si dovrà far tesoro della Dottrina Sociale della Chiesa”, che “non avvalla né l’assolutizzazione della natura, né la sua riduzione a mero strumento”.

Secondo il Cardinale Martino “la natura non è un assoluto, ma una ricchezza posta nelle mani responsabili e prudenti dell’uomo” e questo significa anche che “l’uomo ha una indiscussa superiorità sul creato e, in virtù del suo essere persona dotata di un’anima importante, non può essere equiparato agli altri esseri viventi, né tanto meno considerato elemento di disturbo dell’equilibrio ecologico naturalistico”.

In questo contesto “l’uomo non ha un diritto assoluto su di essa, ma un mandato di conservazione e sviluppo in una logica di universale destinazione dei beni della terra che è uno dei principi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa, principio che va soprattutto declinato con l’opzione preferenziale per i poveri e per lo sviluppo dei paesi poveri”.

Nella considerazione delle problematiche connesse ai cambiamenti climatici, il Presidente del Dicastero vaticano, ha rilevato che “
la Dottrina Sociale della Chiesa deve fare i conti con molte odierne forme di idolatria della natura che perdono di vista l’uomo”.

“Simili ecologismi – ha precisato il porporato – emergono spesso nel dibattito sui problemi demografici e sul rapporto tra popolazione ambiente e sviluppo”.

Il Cardinale Martino ha raccontato che in occasione della Conferenza internazionale del Cairo su Popolazione e Sviluppo nel 1994, alla quale prese parte in veste di capo delegazione, “
la Santa Sede ha dovuto contrastare, assieme a molti paesi del terzo mondo, l’idea secondo cui l’aumento della popolazione nei prossimi decenni sarebbe stata tale da portare al collasso gli equilibri naturali del pianeta e impedirne lo sviluppo”.

“Queste tesi sono state ormai confutate e, per fortuna, sono in regressione”, ha affermato il Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. “Nel contempo però – ha aggiunto – gli stessi che proponevano questa visione, sostenevano quale mezzo per impedire il supposto disastro ambientale, strumenti tutt’altro che naturali, come il ricorso all’aborto e alla sterilizzazione di massa nei paesi poveri ad alta natalità”.


La Chiesa propone una visione realistica delle cose”, ha sostenuto il Cardinale Martino. “Essa ha fiducia nell’uomo e nella sua capacità sempre nuova di cercare soluzioni ai problemi che la storia gli pone. Capacità che gli permettono di confutare spesso le ricorrenti, infauste e improbabili previsioni catastrofiche”.

Nella parte finale delle conclusioni, il porporato ha ricordato che “secondo la concezione di ecologia umana sviluppata dal pontefice Giovanni Paolo II, quella ecologica non è solo una emergenza naturale, ma è una emergenza antropologica, in cui conta il modo di rapportarsi dell’uomo con se stesso e soprattutto il modo di rapportarsi con Dio”.

“L’errore antropologico è quindi un errore teologico”, ha sottolineato il Cardinale, ed ha aggiunto: “Quando l’uomo vuole porsi al posto di Dio, perde di vista anche se stesso e la sua responsabilità di governo della natura”. 

 

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