Archive pour le 23 avril, 2007

il Papa prega sulle reliquie di Agostino

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il Papa prega sulle reliquie di Agostino

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Agostino maestro di umanesimo

da « Avvenire on line »:

Tappa piena di significati 

Agostino maestro di umanesimo 

Elio Guerriero

Pensatori di stampo agostiniano, così von Balthasar definiva alcuni autori, come Guardini e Przywara, la cui speculazione si accompagnava alla cura di tradurre nella vita gli insegnamenti del pensiero. Nella serie possiamo inserire Benedetto XVI, il cui percorso accademico ebbe inizio proprio con uno studio su sant’Agostino. Approfondendo la dottrina del padre africano sulla Chiesa, il giovane teologo giunse alla conclusione che essa è strettamente ancorata a Cristo, il suo fondatore e capo. A questo esito Benedetto XVI è rimasto fedele tutta la vita. Negli anni a ridosso del Concilio Vaticano II scriveva «Fraternità cristiana» che partiva dall’Antico Testamento. Secondo la visione dei profeti, la fraternità ha il suo fondamento in Dio che è padre degli Israeliti e contemporaneamente è il Dio universale. La differenza tra ebrei e pagani derivava dall’elezione che era all’origine della particolare fratellanza tra gli appartenenti al popolo di Israele. Nella sua incarnazione Gesù estende l’elezione a quanti accolgono il suo Vangelo, così come approfondisce la concezione della fraternità, non legata più alla carne e al sangue, ma donata dallo Spirito Santo.
La tematica ecclesiale di impronta agostiniana è presente anche nel volume Il nuovo popolo di Dio che teneva conto della Costituzione del Vaticano II sulla Chiesa, ma aveva a cuore di riaffermare il legame insostituibile della Chiesa con il suo Fondatore. La stessa sollecitudine fu all’origine di Communio, la rivista fondata con von Balthasar e De Lubac. Negli ultimi anni l’accento del Papa si è progressivamente spostato dalla comunità cristiana al suo capo e fondatore. Come ricorda nel recente libro Gesù di Nazaret, si sta progressivamente diffondendo tra i fedeli e nell’opinione pubblica la convinzione che su Gesù noi sappiamo ben poco e che la fede nella sua divinità sia un’invenzione tardiva dei discepoli.
Il Papa, invece, è convinto che le informazioni date dagli ev angelisti siano degne di fede, che sulla loro base si può ricostruire la vita del Maestro di Nazaret, capace di suscitare l’entusiasmo di chi legge senza pregiudizio. Di qui è possibile l’inizio di un cammino che, come quello di Pietro o dei due discepoli di Emmaus, porta alla confessione, all’incontro diretto e vivo con il Signore nell’Eucarestia. Egli non è più, allora, un rabbi lontano nel tempo e nello spazio, ma il Figlio di Dio che si fa cibo di verità. Il nutrimento di cui l’uomo ha bisogno, infatti, non è solo il pane di frumento ma la parola di verità che introduce al mistero di Dio. Il Figlio lo può rivelare perché viene dal seno del Padre, inviato al mondo proprio per testimoniare la sua misericordia.
Il Papa può allora rispondere a quanti chiedono della specificità dell’insegnamento del Maestro di Nazaret: è vero che la lettera come lo spirito del Discorso della montagna erano già presenti nella Torah degli Ebrei. Gesù, però, «ha portato il Dio di Israele ai popoli così che tutti i popoli ora lo pregano e nelle Scritture di Israele riconoscono la sua parola, la parola del Dio vivente… Il veicolo di questa universalizzazione è la nuova famiglia, il cui unico presupposto è la comunione con Gesù, la comunione nella volontà di Dio».
Oggi il Papa arriva a Pavia pellegrino sulla tomba di sant’Agostino, in segno di devozione e di gratitudine. Al vescovo di Ippona, tuttavia, egli vuole anche chiedere aiuto e sostegno per riportare Cristo nel cuore dei fedeli, per restituire Dio al mondo, perché esso diventi più umano, più permeabile alla carità nella quale venne creato. 

 

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Discorso del Papa nell’incontro con il mondo della cultura all’Università di Pavia

du site Zenith: 

Codice: ZI07042307 

Data pubblicazione: 2007-04-23 

Discorso del Papa nell’incontro con il mondo della cultura all’Università di Pavia 

PAVIA, lunedì, 23 aprile 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questa domenica da Benedetto XVI nell’incontrarsi con il mondo della cultura all’interno del Cortile « Teresiano » dell’Università di Pavia. 

* * * 

Magnifico Rettore,
illustri Professori, cari studenti!

La mia visita pastorale a Pavia, seppur breve, non poteva non prevedere una sosta in questa Università, che costituisce da secoli un elemento caratterizzante della vostra città. Sono pertanto lieto di trovarmi in mezzo a voi per questo incontro a cui attribuisco particolare valore, venendo anch’io dal mondo accademico. Saluto con cordiale deferenza i professori e, in primo luogo, il Rettore, Prof. Angiolino Stella, che ringrazio per le cortesi parole rivoltemi. Saluto gli studenti, in special modo il giovane che si è fatto portavoce dei sentimenti degli altri universitari. Mi ha rassicurato sul coraggio nella dedizione alla verità, sul coraggio di cercare oltre i limiti del conosciuto, di non arrendersi alla debolezza della ragione. E sono molto grato per queste parole. Estendo il mio pensiero beneaugurante anche a quanti fanno parte della vostra comunità accademica e non hanno potuto essere qui presenti quest’oggi.

La vostra è una delle più antiche ed illustri Università italiane, ed annovera – ripeto quanto ha già detto il Magnifico Rettore – tra i docenti che l’hanno onorata personalità quali Alessandro Volta, Camillo Golgi e Carlo Forlanini. Mi è caro pure ricordare che nel vostro Ateneo sono passati docenti e studenti segnalatisi per un’eminente statura spirituale. Tali furono Michele Ghislieri, diventato poi Papa san Pio V, san Carlo Borromeo, sant’Alessandro Sauli, san Riccardo Pampuri, santa Gianna Beretta Molla, il beato Contardo Ferrini e il servo di Dio Teresio Olivelli.

Cari amici, ogni Università ha una nativa vocazione comunitaria: essa infatti è appunto una universitas, una comunità di docenti e studenti impegnati nella ricerca della verità e nell’acquisizione di superiori competenze culturali e professionali. La centralità della persona e la dimensione comunitaria sono due poli co-essenziali per una valida impostazione della universitas studiorum. Ogni Università dovrebbe sempre custodire la fisionomia di un Centro di studi « a misura d’uomo », in cui la persona dello studente sia preservata dall’anonimato e possa coltivare un fecondo dialogo con i docenti, traendone incentivo per la sua crescita culturale ed umana.

Da questa impostazione discendono alcune applicazioni tra loro connesse. Anzitutto, è certo che solo ponendo al centro la persona e valorizzando il dialogo e le relazioni interpersonali può essere superata la frammentazione specialistica delle discipline e recuperata la prospettiva unitaria del sapere. Le discipline tendono naturalmente, e anche giustamente, alla specializzazione, mentre la persona ha bisogno di unità e di sintesi. In secondo luogo, è di fondamentale importanza che l’impegno della ricerca scientifica possa aprirsi alla domanda esistenziale di senso per la vita stessa della persona. La ricerca tende alla conoscenza, mentre la persona abbisogna anche della sapienza, di quella scienza cioè che si esprime nel « saper-vivere ». In terzo luogo, solo valorizzando la persona e le relazioni interpersonali il rapporto didattico può diventare relazione educativa, un cammino di maturazione umana. La struttura infatti privilegia la comunicazione, mentre le persone aspirano alla condivisione.

So che quest’attenzione alla persona, alla sua esperienza integrale di vita e alla sua tensione comunionale è ben presente nell’azione pastorale della Chiesa pavese in ambito culturale. Lo testimonia l’opera dei Collegi universitari di ispirazione cristiana. Tra questi, vorrei anch’io ricordare il Collegio Borromeo, voluto da san Carlo Borromeo con Bolla di fondazione del Papa Pio IV e il Collegio Santa Caterina, fondato dalla Diocesi di Pavia per volontà del Servo di Dio Paolo VI con contributo determinante della Santa Sede. Importante, in questo senso, è anche l’opera delle parrocchie e dei movimenti ecclesiali, in particolare del Centro Universitario Diocesano e della F.U.C.I.: la loro attività è volta ad accogliere la persona nella sua globalità, a proporre cammini armonici di formazione umana, culturale e cristiana, ad offrire spazi di condivisione, di confronto e di comunione. Vorrei cogliere questa occasione per invitare gli studenti e i docenti a non sentirsi soltanto oggetto di attenzione pastorale, ma a partecipare attivamente e ad offrire il loro contributo al progetto culturale di ispirazione cristiana che
la Chiesa promuove in Italia e in Europa.

Incontrandovi, cari amici, viene spontaneo pensare a sant’Agostino, co-patrono di questa Università insieme a santa Caterina d’Alessandria. Il percorso esistenziale e intellettuale di Agostino sta a testimoniare la feconda interazione tra fede e cultura. Sant’Agostino era un uomo animato da un instancabile desiderio di trovare la verità, di trovare che cosa è la vita, di sapere come vivere, di conoscere l’uomo. E proprio a causa della sua passione per l’uomo ha necessariamente cercato Dio, perché solo nella luce di Dio anche la grandezza dell’uomo, la bellezza dell’avventura di essere uomo può apparire pienamente. Questo Dio inizialmente gli appariva molto lontano. Poi lo ha trovato: questo Dio grande, inaccessibile, si è fatto vicino, uno di noi. Il grande Dio è il nostro Dio, è un Dio con un volto umano. Così la fede in Cristo non ha posto fine alla sua filosofia, alla sua audacia intellettuale, ma, al contrario, lo ha ulteriormente spinto a cercare le profondità dell’essere uomo e ad aiutare gli altri a vivere bene, a trovare la vita, l’arte di vivere. Questo era per lui la filosofia: saper vivere, con tutta la ragione, con tutta la profondità del nostro pensiero, della nostra volontà, e lasciarsi guidare sul cammino della verità, che è un cammino di coraggio, di umiltà, di purificazione permanente. La fede in Cristo ha dato compimento a tutta la ricerca di Agostino. Compimento, tuttavia, nel senso che egli è rimasto sempre in cammino. Anzi, si dice: anche nell’eternità la nostra ricerca non sarà finita, sarà un’avventura eterna scoprire nuove grandezze, nuove bellezze. Egli ha interpretato la parola del Salmo « Cercate sempre il suo volto » ed ha detto: questo vale per l’eternità; e la bellezza dell’eternità è che essa non è una realtà statica, ma un progresso immenso nella immensa bellezza di Dio. Così poteva trovare Dio come la ragione fondante, ma anche come l’amore che ci abbraccia, ci giuda e dà senso alla storia e alla nostra vita personale.

Stamattina ho avuto occasione di dire che questo amore per Cristo ha dato forma al suo impegno personale. Da una vita impostata sulla ricerca egli è passato ad una vita totalmente donata a Cristo e così ad una vita per gli altri. Ha scoperto – questa è stata la sua seconda conversione – che convertirsi a Cristo vuol dire non vivere per sé ma essere realmente al servizio di tutti. Sant’Agostino sia per noi, proprio anche per il mondo accademico, modello di dialogo tra la ragione e la fede, modello di un dialogo ampio, che solo può cercare la verità e così anche la pace. Come annotava il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II nell’Enciclica Fides et ratio, « il Vescovo di Ippona riuscì a produrre la prima grande sintesi del pensiero filosofico e teologico, nella quale confluivano correnti del pensiero greco e latino. Anche in lui, la grande unità del sapere, che trovava il suo fondamento nel pensiero biblico, venne ad essere confermata e sostenuta dalla profondità del pensiero speculativo » (n. 40). Invoco, pertanto, l’intercessione di sant’Agostino affinché l’Università di Pavia si distingua sempre per una speciale attenzione alla persona, per un’accentuata dimensione comunitaria nella ricerca scientifica e per un fecondo dialogo tra la fede e la cultura. Vi ringrazio per la vostra presenza e, augurando ogni bene per i vostri studi, imparto a voi tutti la mia Benedizione, estendendola ai vostri familiari e alle persone a voi care.

Di fronte alla tomba di Sant’Agostino, il Papa rilancia: “Dio è amore”

DAL SITO: 

Data pubblicazione: 2007-04-22 

Di fronte alla tomba di Sant’Agostino, il Papa rilancia: “Dio è amore” 

E’ il messaggio centrale del suo pontificato, spiega 

PAVIA, domenica, 22 aprile 2007 (ZENIT.org).- Visitando la tomba di Sant’Agostino, questa domenica pomeriggio, Benedetto XVI ha rilanciato il messaggio centrale del suo pontificato: “Dio è amore”.

“L’umanità contemporanea ha bisogno di questo messaggio essenziale, incarnato in Cristo Gesù”, ha affermato concludendo la sua visita pastorale nella città di Pavia.

“Tutto deve partire da qui e tutto qui deve condurre: ogni azione pastorale, ogni trattazione teologica”, ha affermato nell’omelia che ha pronunciato nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro durante la celebrazione dei vespri con sacerdoti, religiosi (molti agostiniani), religiose e seminaristi della diocesi.

Papa Joseph Ratzinger ha iniziato spiegando che ha voluto “venire a venerare le spoglie mortali di sant’Agostino, per esprimere sia l’omaggio di tutta
la Chiesa cattolica ad uno dei suoi ‘padri’ più grandi, sia la mia personale devozione e riconoscenza verso colui che tanta parte ha avuto nella mia vita di teologo e di pastore, ma direi prima ancora di uomo e di sacerdote”.

Gli scritti di Sant’Agostino, Vescovo di Ippona, vissuto dal 354 al 430, Dottore della Chiesa, hanno avuto una notevole influenza su Joseph Ratzinger, che nel 1953 ha scritto la sua tesi dottorale su questo filosofo e teologo.

“Davanti alla tomba di sant’Agostino, vorrei idealmente riconsegnare alla Chiesa e al mondo la mia prima Enciclica, che contiene proprio questo messaggio centrale del Vangelo: ‘Deus caritas est’, Dio è amore”.

Ecco “il messaggio che ancora oggi sant’Agostino ripete a tutta
la Chiesa”: “l’Amore è l’anima della vita della Chiesa e della sua azione pastorale”.

“Solo chi vive nell’esperienza personale dell’amore del Signore è in grado di esercitare il compito di guidare e accompagnare altri nel cammino della sequela di Cristo”.

“Alla scuola di sant’Agostino ripeto questa verità per voi come Vescovo di Roma, mentre, con gioia sempre nuova, la accolgo con voi come cristiano”.

“Servire Cristo è anzitutto questione d’amore”, ha aggiunto. “
La Chiesa non è una semplice organizzazione di manifestazioni collettive né, all’opposto, la somma di individui che vivono una religiosità privata”.


La Chiesa è una comunità di persone che credono nel Dio di Gesù Cristo e si impegnano a vivere nel mondo il comandamento della carità che Egli ha lasciato”.

“E’ dunque una comunità in cui si è educati all’amore, e questa educazione avviene non malgrado, ma attraverso gli avvenimenti della vita”.

Il Papa ha concluso lanciando un appello a “perseguire la ‘misura alta’ della vita cristiana, che trova nella carità il vincolo della perfezione e che deve tradursi anche in uno stile di vita morale ispirato al Vangelo, inevitabilmente controcorrente rispetto ai criteri del mondo, ma da testimoniare sempre con stile umile, rispettoso e cordiale”.

Dopo il suo pellegrinaggio sui resti di Sant’Agostino, e dopo essersi congedato dalla Comunità degli Agostiniani, il Papa ha preso un elicottero para trasferirsi all’aeroporto di Milano-Linate per rientrare a Roma.

La terza visita pastorale di Benedetto XVI in Italia ha avuto come mete le città di Vigevano (dove ha celebrato
la Messa sabato pomeriggio) e Pavia (dove questa domenica ha avuto un intenso programma di incontri pubblici).

 

 

buona notte

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Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 23 avril, 2007 |Pas de commentaires »

« Questa è l’opera di Dio : credere in colui che egli ha mandato »

 dal sito EAQ: 

San Tommaso Moro (1478-1535), statista inglese, martire
Dialoghi del conforto nelle tribulazioni

« Questa è l’opera di Dio : credere in colui che egli ha mandato »

Il fondamento sul quale ci appoggiamo, è la fede. Senza la fede, è inutile sperare che si possa portare qualche conforto spirituale… Quale sostegno infatti, la Santa Scrittura potrebbe procurare a uno che non credesse che essa sia la Parola di Dio, e che questa sua Parola sia vera ? Sicuramente uno trarrà poco profitto da essa, se non crede che sia la Parola di Dio, o se, ammesso che lo sia, crede che essa possa contenere errori ! Ognuno troverà conforto nelle parole della Santa Scrittura a seconda della fortezza della sua fede.

Nessuno può acquistare da sè questa virtù della fede, e nessuno può darla a qualcun altro … La fede è un dono gratuito di Dio e, come dice san Giacomo : « Ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall’alto e discende dal Padre della luce » (Gc 1, 17). Per cui, noi che sentiamo da molti segni quanto sia debole la nostra fede, preghiamo affinché egli la fortifichi.

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