Archive pour le 20 avril, 2007

 » Sul mare passava la tua via, i tuoi sentieri sulle grandi acque » (Sal 76,20)

dal sito EAQ: 

Preghiera detta « di Pietro e degli altri apostoli »

«  Sul mare passava la tua via, i tuoi sentieri sulle grandi acque » (Sal 76,20)

Sei santo, Signore, Dio onnipotente,
Padre del nostro Signore Gesù Cristo,
il paradiso della felicità, lo scettro regale,
l’amore sovrabbondante, la speranza sicura…

Sei santo, Signore Dio,
sei « il Re dei re e Signore dei signori,
il solo che possiede l’immortalità,
che abita una luce inaccessibile,
che nessuno fra gli uomini ha mai visto » (1 Tm 6,15-16).
Cammini sulle ali del vento (Sal 103,3);
hai creato il cielo, la terra, il mare
e tutto ciò che è in essi (At 4,24).

Fai dei venti i tuoi messaggeri,
delle fiamme guizzanti i tuoi servi (Sal 103,4);
creasti l’uomo a tua immagine e somiglianza (Gen 1,26),
hai misurato con il moggio la polvere della terra
e l’estensione dei cieli con il palmo della mano (Is 40,12).
Sì, bellissime sono le tue opere, alla tua presenza.

San Francesco in preghiera

francescoicon.jpg

San Francesco D’Assisi

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dal sito:

http://www.suituoipassi.it/attingi/attingi.asp?AttID=4 

LODI DI DIO ALTISSIMO 



Tu sei santo, Signore solo Dio,
che operi cose meravigliose
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo
Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo,
re del cielo e della terra
Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dei,
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene,
il Signore Dio vivo e vero
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine
Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei nostra speranza
Tu sei giustizia.
Tu sei temperanza,
Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio.
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede.
Tu se la nostra carità.
Tu sei tutta la nostra dolcezza,
Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile
Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore
.

San Francesco D’Assisi

Publié dans:spiritualità  |on 20 avril, 2007 |Pas de commentaires »

Predicatore del Papa: “Mi ami tu?”, continua a chiedere Gesù a ciascuno

dal sito: 

http://www.zenit.org/italian/

Predicatore del Papa: “Mi ami tu?”, continua a chiedere Gesù a ciascuno  Commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap., al Vangelo domenicale ROMA, venerdì, 20 aprile 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap., predicatore della Casa Pontificia, alla liturgia di questa domenica, III di Pasqua.

* * * 

MI AMI TU? 

III Demenica di Pasqua

Atti 5, 27b-32.40b-41; Apocalisse 5, 11-14; Giovanni 21,1-19 

Leggendo il Vangelo di Giovanni si capisce che esso originariamente terminava con il capitolo 20. Se fu aggiunto questo nuovo capitolo 21, è perché l’evangelista stesso o qualcuno dei suoi discepoli ha sentito il bisogno di insistere ancora una volta sulla realtà della risurrezione di Cristo. Questo è infatti l’insegnamento che si deduce dal brano evangelico: che Gesù non è risorto per modo di dire, ma realmente, nel suo vero corpo. « Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti », dirà Pietro negli Atti degli apostoli, riferendosi probabilmente proprio a questo episodio (At 10, 41). Alla scena di Gesù che mangia con gli apostoli del pesce arrostito segue il dialogo tra Gesù e Pietro. Tre domande: « Mi ami tu? »; tre risposte: « Tu sai che ti amo »; tre conclusioni: « Pasci le mie pecore! ». Con queste parole Gesù conferisce di fatto a Pietro – e, secondo l’interpretazione cattolica, ai suoi successori – il compito di supremo e universale pastore del gregge di Cristo. Gli conferisce quel primato che gli aveva promesso quando aveva detto: « Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa. A te darò le chiavi del regno dei cieli » (Mt 16, 18-19).

La cosa che più commuove di questa pagina del Vangelo è che Gesù resta fedele alla promessa fatta a Pietro, nonostante Pietro fosse stato infedele alla promessa fatta a Gesù di non tradirlo mai, anche a costo della vita (cf. Mt 26, 35). (La triplice domanda di Gesù si spiega con il desiderio di dare a Pietro la possibilità di cancellare il suo triplice rinnegamento durante la passione). Dio dà sempre agli uomini una seconda possibilità; spesso una terza, una quarta e infinite possibilità. Non radia le persone dal suo libro, al loro primo errore. Intanto cosa succede? La fiducia e il perdono del Maestro hanno fatto di Pietro una persona nuova, forte, fedele fino alla morte. Egli ha pascolato il gregge di Cristo nei difficili momenti dei suoi inizi, quando bisognava uscire dalla Galilea e lanciarsi per le strade del mondo. Pietro sarà in grado di mantenere, finalmente, la sua promessa di dare la vita per Cristo. Se imparassimo la lezione contenuta nell’agire di Cristo con Pietro, dando fiducia a qualcuno anche dopo che ha sbagliato una volta, quante meno persone fallite ed emarginate ci sarebbero nel mondo!

Il dialogo tra Gesù e Pietro va trasferito nella vita di ognuno di noi. Sant’Agostino, commentando questo brano evangelico, dice: « Interrogando Pietro, Gesù interrogava anche ciascuno di noi ». La domanda: « Mi ami tu? » è rivolta a ogni discepolo. Il cristianesimo non è un insieme di dottrine e di pratiche; è qualcosa di molto più intimo e profondo. È un rapporto di amicizia con la persona di Gesù Cristo. Tante volte, durante la sua vita terrena, aveva chiesto alle persone: « Credi tu? », ma mai: « Mi ami tu? ». Lo fa solo ora, dopo che, nella sua passione e morte, ha dato la prova di quanto lui ha amato noi.

Gesù fa consistere l’amore per lui, nel servire gli altri: « Mi ami tu? Pasci le mie pecorelle ». Non vuole essere lui a ricevere i frutti di questo amore, ma vuole che siano le sue pecore. Egli è il destinatario dell’amore di Pietro, ma non il beneficiario. È come se gli dicesse: « Considero fatto a me quello che farai per il mio gregge ». Anche il nostro amore per Cristo non deve restare un fatto intimistico e sentimentale, ma si deve esprimere nel servizio degli altri, nel fare del bene al prossimo. Madre Teresa di Calcutta era solita dire : « Il frutto dell’amore è il servizio e il frutto del servizio è la pace ».

Più di 11.000 sacerdoti sono tornati ad esercitare il ministero dopo averlo abbandonato

dal sito:

http://www.zenit.org/italian/

Data pubblicazione: 2007-04-20 Più di 11.000 sacerdoti sono tornati ad esercitare il ministero dopo averlo abbandonato 

Negli ultimi trent’anni CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 20 aprile 2007 (ZENIT.org).- Negli ultimi 30 anni più di 11.000 sacerdoti, dopo aver abbandonato l’esercizio del ministero sacerdotale, sono poi tornati ad esercitarlo, secondo quanto rivelato dalla rivista “La Civiltà Cattolica”.In un articolo apparso nell’ultimo numero di questo quindicinale, il suo Direttore, padre Gianpaolo Salvini S.I, ha diffuso i dati emersi da una ricerca.

“Sulla base di indicazioni pervenute in Vaticano dalle diocesi – scrive padre Salvini –, dal 1964 al 2004 hanno lasciato il ministero 69.063 sacerdoti. Dal 1970 al 2004, 11.213 hanno ripreso il ministero”.

“È un fenomeno di notevole rilevanza pastorale, che dimostra anche la benevolenza della Chiesa”, spiega il sacerdote gesuita.

Per quanto riguarda la proporzione delle defezioni dei sacerdoti, “
La Civiltà Cattolica”spiega che oggi “non è paragonabile a quella degli anni Settanta”.

“Dal 2000 al 2004, ogni anno, in media ha abbandonato il sacerdozio lo 0,26 per cento dei sacerdoti”, aggiunge poi. 

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