Archive pour le 16 avril, 2007

ASIA – VATICANO – Dalla Cina e da tutta l’Asia auguri di buon compleanno al Papa

posto questo articolo di « AsiaNews », la realtà, è che oggi non riesco a fare di meglio – ossia l’articolo è interessante, tuttavia io mi sento un po’ agitata, in senso buono spero, perché mi emoziona il compleanno di questo Papa, mi rattristano le cose cative che. troppo, ancora si scrivono di lui, o che qualche quotidiano pubblica due righe su un evento che per molti, anzi moltissimi, è importante, è una soperta nuova, è la gioia di avere un « Maestro » sulla terra, un « Pietro », il Vicario di Cristo, uno che ci sa insegnare la « Verità », ossia « Cristo, e e ce la insegna con gioia;

io in genere non sono invidiosa (ho altri difetti), è una cosa che mi è stata spiegata, ma il tacere di tanti giornali, sul compleanno del Papa, mi fa pensare ad una sorta di invidia per il bene, per la gioia, per la speranza, non so;

questo un riguardare a questa persona che molti non conoscevano, che non hanno compreso all’inizio, e che oggi cominciano ad amare in molti, a comprendere la sua bontà, la sua semplicità, la sua saggezza, sì, è un evento che va al di la di un compleanno, avevo voglia di scrivere queste cose, io ho già comperato il libro, oggi pomeriggio, quindi lo devo ancora cominciare a leggere, ma chi? chi? ci da speranza oggi se non il Signore?

da « Asia News »: 

16/04/2007 12:23


ASIA – VATICANO
Dalla Cina e da tutta l’Asia auguri di buon compleanno al Papa
Da Cina, India, Sri Lanka, AsiaNews ha raccolto i messaggi di auguri di vescovi, laici, suore di Madre Teresa e di cattolici cinesi che in clima di persecuzione ribadiscono la loro fedeltà al Pontefice, “in attesa della sua lettera alla Chiesa di Cina”.
 Roma (AsiaNews) – Dalla Cina all’India allo Sri Lanka, in molti in Asia, tra personalità ecclesiastiche e laici, hanno scelto AsiaNews per inviare i propri auguri al Papa. Un cattolico 25enne dell’Hebei, appartenente alla Chiesa sotterranea cinese, ha fatto giungere un messaggio entusiasta. Citando frasi di antichi poeti e immagini della cultura cinese, il giovane – che chiama il pontefice “anziano”, come segno di onore nel mondo confuciano – augura al papa la longevità “delle cicogne”. Nel messaggio egli ricorda i numerosi sacerdoti e laici che hanno “versato il loro sangue” per essere fedeli al papa e alla Santa Sede e dice che tutti i cattolici in Cina attendono in preghiera la lettera che Benedetto XVI ha promesso di scrivere alla Chiesa cinese. Riportiamo qui sotto il messaggio (traduzione dal cinese di AsiaNews):

Il 16 aprile è il compleanno del nostro Santo Padre Benedetto XVI. C’è un frase [del poeta Du Fu, del periodo Tang] che dice con malinconia: “nell’antichità arrivare fino all’età di 70 anni è molto raro”, ma 80 anni, significano 80 anni di tempeste e di prove, 80 anni di vicissitudini della vita. I segni del tempo sono cresciuti sul capo del Santo Padre e in modo impercettibile, hanno imbiancato i capelli dell’anziano papa. Il cuore dei cattolici cinesi è tutto rivolto verso il nostro anziano Papa: così anche il mio cuore.

Ora, tutti noi cattolici stiamo aspettando con ansia la lettera pastorale del Santo Padre. Da tempo ho lanciato un appello: facciamo più sacrifici; intensifichiamo la lettura della Bibbia; recitiamo il Rosario per accogliere la lettera del Papa. Invochiamo lo Spirito del Signore perché protegga il nostro Padre e lo renda efficace segno di unità della fede, per consolidare la fede dei cattolici cinesi.

Negli ultimi 50 anni, numerosi sacerdoti e laici hanno versato il loro sangue per essere fedeli al Santo Padre, conservando la tradizione viva del cattolicesimo in Cina. Io e i miei coetanei siamo la nuova generazione della Chiesa in Cina: anche noi vogliamo rafforzare l’unità col papa, vogliamo essere in comunione con la Chiesa universale; nessuna forza esterna potrà impedircelo.

“Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino (Sal 119, 105)”. Santo Padre, la tua parola è incisa sul nostro cuore e non potremo mai dimenticarla. Quando ero adolescente, ho recitato molte volte a memoria l’“Inno al Grande Papa”. Ancora oggi lo canto spesso: Grandissimo Santo Padre noi ti amiamo; carissimo Santo Padre ti appoggiamo e sosteniamo. Tu sei il rappresentante di Cristo, tu sei il sole della verità che educa il popolo di Dio e ci conduce verso il Regno di Dio!

Santo, anziano Papa, lascia che io ti offra le mie congratulazioni: buon compleanno! Il Signore ti benedica sempre; la grazie dello Spirito Santo sia sempre con te. Come la cicogna tu possa conservare sempre la giovinezza, non invecchiare mai, e rinnovando sempre la tua venerabile esperienza di vita, possa essere felice per sempre.

India

Una vita lunga e salute è l’augurio al Papa anche del card. Telesphore Toppo, presidente della Conferenza episcopale cattolica indiana. Ad AsiaNews il cardinale esprime il suo “grazie al Papa per la comprensione e l’amore dimostrato alla Chiesa in India”, dove oggi in tutte le diocesi si celebrerà un messa per Benedetto XVI. “Sentiamo il Papa molto vicino a noi – dichiara Toppo – egli ha messo la missione in Asia come una priorità del suo pontificato e all’interno di questa missione ha rivestito l’India di un ruolo speciale elevando il card. Ivan Dias a prefetto del dicastero vaticano per le missioni”.

Mons Thomas Dabre, vescovo di Vasai, esperto teologo impegnato per la promozione dell’armonia interreligiosa, fa gli auguri al Pontefice ricordandone il “grande coraggio” nel portare avanti il dialogo con le altre religioni e l’ecumenismo. Come teologo il presule dice ad AsiaNews di essere “impressionato” in modo positivo dal forte accento posto da Benedetto XVI sul concetto di Dio come amore.

 Suor Nirmala, superiora generale delle Missionarie della Carità, ha inviato un messaggio personale al Papa. “Noi, tue figlie, Missionarie della Carità a Calcutta e in tutto il mondo, insieme ai poveri sotto le nostre cure le auguriamo buon compleanno – si legge nel testo indirizzato a Benedetto XVI – ringraziamo Dio in modo speciale per i suoi genitori e la sua famiglia per il bellissimo regalo che hanno fatto alla Chiesa universale. Le assicuriamo le nostre preghiere e chiediamo di ricordarci nelle sue”.

Anche i laici ringraziano in questo giorno il Papa. John Dayal, presidente dell’All India Catholic Union, sottolinea l’importanza della “ferma posizione del Pontefice in materia di vita e famiglia contro gli attacchi della scienza che vuole scindere fede e ragione per procedere senza limiti con la ricerca sulle cellule staminali”. Infine Dayal auspica un viaggio del Papa in India, “il prima possibile”.

Sri Lanka

Un migliaio di cattolici ieri hanno partecipato ad una messa speciale per il secondo anniversario del Pontificato di Benedetto XVI alla Basilica nazionale di Nostra Signora di Lanka a Tewatte. A presiedere la messa, il nunzio apostolico nel Paese, mons. Mario Zenari, e l’arcivescovo di Colombo, mons. Oswald Gomis; quest’ultimo nell’omelia ha confermato “rispetto e gratitudine” della Chiesa dello Sri Lanka per il Papa, a cui ha augurato di “poter continuare la sua inestimabile missione”.

 In particolare religiosi e laici presenti ieri a Tewatte hanno mostrato apprezzamento per le parole del Papa, che nella benedizione Urbi et Orbi di Pasqua ha invitato Colombo e i ribelli tamil ad una soluzione diplomatica della sanguinosa guerra civile che affigge il nord e l’est del Paese.

Presenti alla celebrazione eucaristica anche autorità di Stato. Il ministro della Pubblica amministrazione e degli Interni, Karu Jayasuriya, a nome del presidente Rajapakse, ha detto che il governo apprezza la “buona missione” di Benedetto XVI, a cui ha poi rivolto gli auguri.

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Data pubblicazione: 2007-04-15 – Omelia di Benedetto XVI durante la Santa Messa per il suo 80° compleanno

dal sito Zenith:

http://www.zenit.org/italian/

Data pubblicazione: 2007-04-15 

Omelia di Benedetto XVI durante la Santa Messa per il suo 80° compleanno 

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 15 aprile 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo l’omelia pronunciata da Benedetto XVI durante la Santa Messa celebrata questa domenica sul sagrato della Basilica Vaticana in occasione del suo 80° compleanno. 

* * * 


Cari fratelli e sorelle,

secondo una vecchia tradizione, l’odierna domenica prende il nome di Domenica « in Albis ». In questo giorno, i neofiti della veglia pasquale indossavano ancora una volta la loro veste bianca, simbolo della luce che il Signore aveva loro donato nel Battesimo. In seguito avrebbero poi deposto la veste bianca, ma la nuova luminosità ad essi comunicata la dovevano introdurre nella loro quotidianità; la fiamma delicata della verità e del bene che il Signore aveva acceso in loro, la dovevano custodire diligentemente per portare così in questo nostro mondo qualcosa della luminosità e della bontà di Dio.

Il Santo Padre Giovanni Paolo II volle che questa domenica fosse celebrata come la Festa della Divina Misericordia: nella parola « misericordia », egli trovava riassunto e nuovamente interpretato per il nostro tempo l’intero mistero della Redenzione. Egli visse sotto due regimi dittatoriali e, nel contatto con povertà, necessità e violenza, sperimentò profondamente la potenza delle tenebre, da cui è insidiato il mondo anche in questo nostro tempo. Ma sperimentò pure, e non meno fortemente, la presenza di Dio che si oppone a tutte queste forze con il suo potere totalmente diverso e divino: con il potere della misericordia. È la misericordia che pone un limite al male. In essa si esprime la natura tutta peculiare di Dio – la sua santità, il potere della verità e dell’amore. Due anni orsono, dopo i primi Vespri di questa Festività, Giovanni Paolo II terminava la sua esistenza terrena.

Morendo egli è entrato nella luce della Divina Misericordia di cui, al di là della morte e a partire da Dio, ora ci parla in modo nuovo. Abbiate fiducia – egli ci dice – nella Divina Misericordia! Diventate giorno per giorno uomini e donne della misericordia di Dio! La misericordia è la veste di luce che il Signore ci ha donato nel Battesimo. Non dobbiamo lasciare che questa luce si spenga; al contrario essa deve crescere in noi ogni giorno e così portare al mondo il lieto annuncio di Dio. Proprio in questi giorni particolarmente illuminati dalla luce della divina misericordia, cade una coincidenza per me significativa: posso volgere indietro lo sguardo su 80 anni di vita. Saluto quanti sono qui convenuti per celebrare con me questa ricorrenza. Saluto innanzitutto i Signori Cardinali, con un particolare pensiero di gratitudine al Decano del Collegio cardinalizio, il Signor Cardinale Angelo Sodano, che s’è fatto autorevole interprete dei comuni sentimenti. Saluto gli Arcivescovi e Vescovi, tra i quali gli Ausiliari della Diocesi di Roma, della mia Diocesi; saluto i Prelati e gli altri membri del Clero, i Religiosi e le Religiose e tutti i fedeli presenti. Un pensiero deferente e grato rivolgo inoltre alle Personalità politiche e ai membri del Corpo Diplomatico, che hanno voluto onorarmi con la loro presenza. Saluto infine, con fraterno affetto, l’inviato personale del Patriarca ecumenico Bartolomeo I, Sua Eminenza Ioannis, Metropolita di Pergamo, esprimendo apprezzamento per il gesto gentile e auspicando che il dialogo teologico cattolico-ortodosso possa proseguire con lena rinnovata.

Siamo qui raccolti per riflettere sul compiersi di un non breve periodo della mia esistenza. Ovviamente, la liturgia non deve servire per parlare del proprio io, di se stesso; tuttavia, la propria vita può servire per annunciare la misericordia di Dio. « Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio, e narrerò quanto per me ha fatto », dice un Salmo (65 [66], 16). Ho sempre considerato un grande dono della Misericordia Divina che la nascita e la rinascita siano state a me concesse, per così dire insieme, nello stesso giorno, nel segno dell’inizio della Pasqua. Così, in uno stesso giorno, sono nato membro della mia propria famiglia e della grande famiglia di Dio. Sì, ringrazio Dio perché ho potuto fare l’esperienza di che cosa significa « famiglia »; ho potuto fare l’esperienza di che cosa vuol dire paternità, cosicché la parola su Dio come Padre mi si è resa comprensibile dal di dentro; sulla base dell’esperienza umana mi si è schiuso l’accesso al grande e benevolo Padre che è nel cielo. Davanti a Lui noi portiamo una responsabilità, ma allo stesso tempo Egli ci dona la fiducia, perché nella sua giustizia traspare sempre la misericordia e la bontà con cui accetta anche la nostra debolezza e ci sorregge, così che man mano possiamo imparare a camminare diritti. Ringrazio Dio perché ho potuto fare l’esperienza profonda di che cosa significa bontà materna, sempre aperta a chi cerca rifugio e proprio così in grado di darmi la libertà. Ringrazio Dio per mia sorella e mio fratello che, con il loro aiuto, mi sono stati fedelmente vicini lungo il corso della vita. Ringrazio Dio per i compagni incontrati nel mio cammino, per i consiglieri e gli amici che Egli mi ha donato. Ringrazio in modo particolare perché, fin dal primo giorno, ho potuto entrare e crescere nella grande comunità dei credenti, nella quale è spalancato il confine tra vita e morte, tra cielo e terra; ringrazio per aver potuto apprendere tante cose attingendo alla sapienza di questa comunità, nella quale sono racchiuse non solo le esperienze umane fin dai tempi più remoti: la sapienza di questa comunità non è soltanto sapienza umana, ma in essa ci raggiunge la sapienza stessa di Dio – la Sapienza eterna.

Nella prima lettura di questa domenica ci viene raccontato che, agli albori della Chiesa nascente, la gente portava i malati nelle piazze, perché, quando Pietro passava, la sua ombra li coprisse: a quest’ombra si attribuiva una forza risanatrice. Quest’ombra, infatti, proveniva dalla luce di Cristo e perciò recava in sé qualcosa del potere della sua bontà divina. L’ombra di Pietro, mediante la comunità della Chiesa cattolica, ha coperto la mia vita fin dall’inizio, e ho appreso che essa è un’ombra buona – un’ombra risanatrice, perché, appunto, proviene in definitiva da Cristo stesso. Pietro era un uomo con tutte le debolezze di un essere umano, ma soprattutto era un uomo pieno di una fede appassionata in Cristo, pieno di amore per Lui. Per il tramite della sua fede e del suo amore la forza risanatrice di Cristo, la sua forza unificante, è giunta agli uomini pur frammista a tutta la debolezza di Pietro. Cerchiamo anche oggi l’ombra di Pietro, per stare nella luce di Cristo! Nascita e rinascita; famiglia terrena e grande famiglia di Dio – è questo il grande dono delle molteplici misericordie di Dio, il fondamento sul quale ci appoggiamo. Proseguendo nel cammino della vita mi venne incontro poi un dono nuovo ed esigente: la chiamata al ministero sacerdotale.

Nella festa dei santi Pietro e Paolo del 1951, quando noi – c’erano oltre quaranta compagni – ci trovammo nella cattedrale di Frisinga prostrati sul pavimento e su di noi furono invocati tutti i santi, la consapevolezza della povertà della mia esistenza di fronte a questo compito mi pesava. Sì, era una consolazione il fatto che la protezione dei santi di Dio, dei vivi e dei morti, venisse invocata su di noi. Sapevo che non sarei rimasto solo. E quale fiducia infondevano le parole di Gesù, che poi durante la liturgia dell’Ordinazione potemmo ascoltare dalle labbra del Vescovo: « Non vi chiamo più servi, ma amici ». Ho potuto farne un’esperienza profonda: Egli, il Signore, non è soltanto Signore, ma anche amico. Egli ha posto la sua mano su di me e non mi lascerà. Queste parole venivano allora pronunciate nel contesto del conferimento della facoltà di amministrare il Sacramento della riconciliazione e così, nel nome di Cristo, di perdonare i peccati. È la stessa cosa che oggi abbiamo ascoltato nel Vangelo: il Signore alita sui suoi discepoli. Egli concede loro il suo Spirito – lo Spirito Santo: « A chi rimetterete i peccati saranno rimessi… ». Lo Spirito di Gesù Cristo è potenza di perdono. È potenza della Divina Misericordia. Dà la possibilità di iniziare da capo – sempre di nuovo. L’amicizia di Gesù Cristo è amicizia di Colui che fa di noi persone che perdonano, di Colui che perdona anche a noi, ci risolleva di continuo dalla nostra debolezza e proprio così ci educa, infonde in noi la consapevolezza del dovere interiore dell’amore, del dovere di corrispondere alla sua fiducia con la nostra fedeltà.

Nel brano evangelico di oggi abbiamo anche ascoltato il racconto dell’incontro dell’apostolo Tommaso col Signore risorto: all’apostolo viene concesso di toccare le sue ferite e così egli lo riconosce – lo riconosce, al di là dell’identità umana del Gesù di Nazaret, nella sua vera e più profonda identità: « Mio Signore e mio Dio! » (Gv 20,28). Il Signore ha portato con sé le sue ferite nell’eternità. Egli è un Dio ferito; si è lasciato ferire dall’amore verso di noi. Le ferite sono per noi il segno che Egli ci comprende e che si lascia ferire dall’amore verso di noi. Queste sue ferite – come possiamo noi toccarle nella storia di questo nostro tempo! Egli, infatti, si lascia sempre di nuovo ferire per noi. Quale certezza della sua misericordia e quale consolazione esse significano per noi! E quale sicurezza ci danno circa quello che Egli è: « Mio Signore e mio Dio! » E come costituiscono per noi un dovere di lasciarci ferire a nostra volta per Lui!

Le misericordie di Dio ci accompagnano giorno per giorno. Basta che abbiamo il cuore vigilante per poterle percepire. Siamo troppo inclini ad avvertire solo la fatica quotidiana che a noi, come figli di Adamo, è stata imposta. Se però apriamo il nostro cuore, allora possiamo, pur immersi in essa, constatare continuamente quanto Dio sia buono con noi; come Egli pensi a noi proprio nelle piccole cose, aiutandoci così a raggiungere quelle grandi. Con il peso accresciuto della responsabilità, il Signore ha portato anche nuovo aiuto nella mia vita. Ripetutamente vedo con gioia riconoscente quanto è grande la schiera di coloro che mi sostengono con la loro preghiera; che con la loro fede e con il loro amore mi aiutano a svolgere il mio ministero; che sono indulgenti con la mia debolezza, riconoscendo anche nell’ombra di Pietro la luce benefica di Gesù Cristo. Per questo vorrei in quest’ora ringraziare di cuore il Signore e tutti voi. Vorrei concludere questa omelia con la preghiera del santo Papa Leone Magno, quella preghiera che, proprio trent’anni fa, scrissi sull’immagine-ricordo della mia consacrazione episcopale: « Pregate il nostro buon Dio, affinché voglia nei nostri giorni rafforzare la fede, moltiplicare l’amore e aumentare la pace. Egli renda me, suo misero servo, sufficiente per il suo compito e utile per la vostra edificazione e mi conceda uno svolgimento del servizio tale che, insieme con il tempo donato, cresca la mia dedizione. Amen ». 

Publié dans:Papa Benedetto XVI |on 16 avril, 2007 |Pas de commentaires »

E apparve in mezzo a loro: « Gesù di Nazaret » in libreria, di Sandro Magister

dal sito: 

http://chiesa.espresso.repubblica.it/dettaglio.jsp?id=133541

E apparve in mezzo a loro: « Gesù di Nazaret » in libreria


È uscito in varie lingue il libro più amato dal suo autore. Joseph Ratzinger vi ha lavorato per molti anni, e ora ne prepara il seguito. Un testo fondamentale anche per capire questo pontificato

di Sandro Magister

ROMA, 16 aprile 2007 – Da oggi, ottantesimo compleanno della nascita e del battesimo di Benedetto XVI, l’attesissimo suo libro su « Gesù di Nazaret » è in vendita nella lingua originale tedesca e nelle versioni italiana, polacca e greca, cui presto seguiranno le traduzioni in una ventina di altre lingue: inglese, francese, spagnolo, portoghese, catalano. olandese, svedese, sloveno, croato, serbo, ceco, slovacco, lituano, ungherese, maltese, coreano.

« Gesù di Nazaret » è la prima parte di un’opera in due volumi che Joseph Ratzinger ha ideato molti anni fa come parte di un suo « lungo cammino interiore » alla ricerca del « volto del Signore ». Egli ha scritto i primi quattro capitoli prima di essere eletto papa e i successivi sei, « usando tutti i momenti liberi », dopo.

In questo primo volume il racconto comincia col battesimo di Gesù nel Giordano e arriva fino alla sua trasfigurazione sul monte Tabor. Mentre il secondo volume arriverà alla passione, morte e risurrezione, con un capitolo dedicato anche ai racconti dell’infanzia: l’annunciazione, la nascita, i Magi, la fuga in Egitto.

L’intenzione di Ratzinger nel scrivere questo libro è da lui spiegata nella prefazione: presentare agli uomini d’oggi il Gesù dei Vangeli come il Gesù storicamente reale, vero Dio e vero uomo.

Per Benedetto XVI, nei Vangeli si trovano tutti gli elementi per affermare che il personaggio storico Gesù è anche realmente il Figlio di Dio venuto sulla terra per salvare l’umanità e, pagina dopo pagina, guida il lettore – credente ma anche non credente – nella ricerca e nella scoperta del suo vero volto.

Il libro è fatto di una prefazione, già resa pubblica dallo scorso novembre, di un’introduzione, di dieci capitoli e di una guida bibliografica.

Nell’introduzione, Benedetto XVI presenta Gesù come il « nuovo Mosè » annunciato dall’Antico Testamento nel libro del Deuteronomio: « un profeta con il quale il Signore parlava faccia a faccia ». Anzi, molto di più: se Mosè non potè contemplare il volto di Dio ma solo vederne « le spalle », Gesù è non solo amico di Dio ma suo Figlio unigenito, è « nel seno del Padre » e quindi lo può rivelare: « Chi vede me vede il Padre ».

Il primo capitolo è dedicato al battesimo di Gesù nel Giordano. Immergendosi nelle acque Gesù « accetta la morte per i peccati dell’umanità ». Mentre la voce dal cielo che lo indica come il Figlio di Dio prediletto « è il rimando anticipato alla risurrezione ». Il percorso della sua vita è già delineato.

Capitolo secondo: le tentazioni di Gesù. Per salvare l’umanità, Gesù deve vincere le tentazioni principali che minacciano, in forme diverse, gli uomini di tutti i tempi e, trasformandole in obbedienza, riaprire la strada verso Dio, verso la vera Terra promessa che è il « regno di Dio ».

Il capitolo terzo è dedicato, appunto, al Regno di Dio, che è la signoria di Dio sul mondo e sulla storia ma si identifica nella stessa persona di Gesù, vivo e presente qui e ora. In Gesù « Dio viene incontro a noi, regna in modo divino cioè senza potere mondano, regna con l’amore che va ‘sino alla fine’”.

Capitolo quarto: il discorso della montagna. In esso Gesù appare come il « nuovo Mosè » che porta a compimento la Torah, la legge. Le Beatitudini sono i punti cardine della nuova legge e, al tempo stesso, un autoritratto di Gesù. La legge è lui stesso: « È questo il punto che esige una decisione e perciò è il punto che conduce alla croce e alla risurrezione ».

Capitolo quinto: la preghiera del Signore. Messosi alla sequela di Gesù, il credente può invocare il Padre con le parole da lui insegnate: Il Padre nostro. Benedetto XVI lo spiega punto per punto.

Capitolo sesto: i discepoli. La comunanza con Gesù raccoglie i discepoli nel « noi » di una nuova famiglia, la Chiesa, che a sua volta è inviata a portare il suo messaggio nel mondo.

Capitolo settimo: le parabole. Benedetto XVI ne illustra natura e scopo e poi ne commenta tre, tutte del Vangelo di Luca: quella del buon samaritano, quella dei due fratelli e del padre buono, quella del ricco epulone e del povero Lazzaro.

Capitolo ottavo: le grandi immagini giovannee. Ossia: l’acqua, la vite e il vino, il pane, il pastore. Il papa le commenta ad una ad una, dopo aver spiegato chi era l’evangelista Giovanni.

Capitolo nono: la confessione di Pietro e la trasfigurazione. Ambedue gli eventi sono momenti decisivi per Gesù come anche per i suoi discepoli. Mostrano con chiarezza qual è la vera missione del Figlio di Dio sulla terra e qual è la sorte di chi vuole seguirlo. Gesù, il Figlio del Dio vivente, è il Messia atteso da Israele che, attraverso lo scandalo della croce, conduce l’umanità nel « regno di Dio », alla libertà definitiva.

Capitolo decimo: le affermazioni di Gesù su se stesso. Benedetto XVI ne commenta tre: « Figlio dell’Uomo », « Figlio », « Io Sono ». Quest’ultimo è il nome misterioso con cui Dio si rivelò a Mosè nel roveto ardente e con cui i Vangeli fanno intravedere che Gesù è quello stesso Dio.

Qui termina il primo volume del papa su Gesù di Nazaret. Ma interessante è anche l’appendice finale in cui l’autore fa da guida ai lettori nella sterminata bibliografia sulla materia. Per ognuno dei suoi dieci capitoli, Ratzinger cita i principali libri a cui si è riferito e che possono essere letti per un approfondimento. Inoltre indica « alcuni dei più importanti e recenti libri su Gesù », tra i quali quelli di Joachim Gnilka, Klaus Berger. Heinz Schürmann, Thomas Söding, Rudolf Schnackenburg, John P. Meier. Dell’opera di quest’ultimo, in tre grossi volumi pubblicati in Italia dalla Queriniana col titolo « Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico », scrive:

« Quest’opera in più volumi di un gesuita americano rappresenta sotto molti aspetti un modello di esegesi storico-critica, in cui si palesano sia l’importanza sia i limiti di questa disciplina. Merita di essere letta la recensione di Jacob Neusner al primo volume, ‘Who needs the historical Jesus?’, in ‘Chronicles’ luglio 1993, pp. 32-34″.

All’interpretazione della Scrittura Benedetto XVI dedica questo passaggio del suo libro, nel capitolo sulle tentazioni di Gesù:

« Per attirare Gesù nella sua trappola il diavolo cita la Sacra Scrittura, [...] appare come teologo. [...] Vladimir Solov’ëv ha ripreso questo tema nel suo ‘Racconto dell’Anticristo’; l’Anticristo riceve la laurea honoris causa in teologia dall’Università di Tubinga; è un grande esperto della Bibbia. Con questo racconto Solov’ëv ha voluto esprimere in modo drastico il suo scetticismo nei confronti di un certo tipo di esegesi erudita del suo tempo. Non si tratta di un no all’interpretazione scientifica della Bibbia in quanto tale, bensì di un avvertimento massimamente salutare e necessario di fronte alle strade sbagliate che essa può prendere. L’interpretazione della Bibbia può effettivamente diventare uno strumento dell’Anticristo. Non è solo Solov’ëv che lo dice, è quanto afferma implicitamente il racconto stesso delle tentazioni. I peggiori libri distruttori della figura di Gesù, smantellatori della fede, sono stati intessuti con presunti risultati dell’esegesi ».

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Publié dans:Sandro Magister |on 16 avril, 2007 |Pas de commentaires »

buona notte

violette.jpg

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La prima testimonianza storica del battesimo cristiano, a Roma, nel secondo secolo

dal sito EAQ:

San Giustino (circa 100 -160), filosofo, martire
Prima apologia

La prima testimonianza storica del battesimo cristiano, a Roma, nel secondo secolo

Esporremo in quale modo ci siamo consacrati a Dio, rinnovati da Cristo… A quanti siano persuasi e credano che sono veri gli insegnamenti da noi esposti, e promettano di saper vivere coerentemente con questi, si insegna a pregare ed a chiedere a Dio, digiunando, la remissione dei peccati, mentre noi preghiamo e digiuniamo insieme con loro. Poi vengono condotti da noi dove c’è l’acqua, e vengono rigenerati nello stesso modo in cui fummo rigenerati anche noi: allora infatti fanno il lavacro nell’acqua, nel nome di Dio, Padre e Signore dell’universo, di Gesù Cristo nostro salvatore e dello Spirito Santo.

Poiché Cristo disse: « Se non sarete rigenerati, mai entrerete nel regno dei cieli »: è chiaro a tutti che è impossibile, una volta che si sia nati, rientrare nel ventre della madre. E dal profeta Isaia – come prima scrivemmo – è stato detto in che modo sfuggiranno ai peccati coloro che hanno peccato e si pentono. Ecco le sue parole: « Lavatevi, divenite puri, allontanate il male dalle vostre anime, imparate a fare il bene… Allora venite e ragioniamo – dice il Signore. – E se anche i vostri peccati sono come porpora, li renderò bianchi come lana” (Is 1,16s)… E in proposito ecco la ragione che apprendemmo dagli apostoli. Poiché, nulla sapendo della nostra prima generazione, secondo necessità siamo stati generati per l’unione dei genitori… per non rimanere figli di necessità e di ignoranza, bensì di libera scelta e di sapienza, e per ottenere la remissione dei peccati commessi prima, su colui che ha deciso di rigenerarsi e si è pentito dei peccati si invoca, nell’acqua, il nome di Dio, Padre e Signore dell’universo: e questo solo nome pronuncia chi conduce al lavacro colui che deve sottoporvisi. Nessuno infatti può dare un nome al Dio ineffabile…

Questo lavacro si chiama « illuminazione », poiché coloro che comprendono queste cose sono illuminati nella mente. E chi deve essere illuminato viene lavato nel nome di Gesù Cristo, crocifisso sotto Ponzio Pilato; e nel nome dello Spirito Santo, che ha preannunziato per mezzo dei Profeti tutti gli eventi riguardanti Gesù.

 

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