Archive pour le 12 avril, 2007

buona notte

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commento al vangelo del giorno – 13.4.07

dal sito EAQ:

Jean-Pierre de Caussade (1675-1751), gesuita
L’abbandono alla divina Provvidenza

« È il Signore ! »

Tutte le creature vivono nelle mani di Dio. I sensi non scorgono che l’azione della creatura, ma la fede vede l’azione divina in ogni cosa. Essa vede che Gesù Cristo vive in tutto e opera per tutta l’estensione dei secoli, che il minimo momento e il più piccolo atomo racchiudono una parte di questa vita nascosta e di quest’azione misteriosa. L’ azione delle creature è un velo che copre i profondi misteri dell’azione divina.

Gesù Cristo dopo la sua risurrezione sorprendeva i suoi discepoli con le sue apparizioni, si presentava ad essi sotto aspetti che lo nascondevano, e non appena si era rivelato di nuovo, scompariva. Questo stesso Gesù che è sempre vivo, sempre operante, sorprende ancora le anime che non hanno la fede abbastanza pura e penetrante. Non c’è un solo momento in cui Dio non si presenti sotto le sembianze di qualche pena, di qualche esigenza o di qualche dovere. Tutto quello che avviene in noi, attorno a noi e attraverso di noi, contiene e nasconde la sua azione divina, seppure invisibile, e questo fa sì che noi siamo sempre colti di sorpresa e che non riconosciamo la sua operazione se non quando non sussiste più.

Se aquarciassimo il velo e se fossimo vigilanti e attenti, Dio si rivelerebbe a noi incessantemente e noi godremmo della sua presenza in tutto quel che ci accade; ad ogni cosa diremmo: « È il Signore! » E in tutte le circostanze ci accorgeremmo di ricevere un dono di Dio, che le creature sono debolissimi strumenti, che niente ci può mancare e che la cura continua che Dio ha di noi lo spinge a darci quel che ci conviene.

Gesù risorto dice all’incredulo San Tommaso di toccare le sue ferite

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Gesù risorto dice all’incredulo San Tommaso di toccare le sue ferite
Miniatura/illustrazione da « Storie di San Gioacchino, di Sant’Anna,… », Torino, Biblioteca Reale

http://www.storiadimilano.it/arte/de_predis.htm

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Gianfranco Ravasi: « UN PIATTO DI DOLLARI »

dal sito del giornale Avvenire, il « mattutino » di Ravasi di oggi:12 Aprile 2007 

UN PIATTO DI DOLLARI

Quando l’ultimo albero sarà stato tagliato, l’ultimo animale abbattuto, l’ultimo pesce pescato, l’ultimo fiume avvelenato, allora ci accorgeremo che il denaro non si può mangiare.
Così gli indigeni nordamericani rispondevano a coloro che proponevano di trasformare le loro terre in sedi di industrie, moltiplicando lo sfruttamento delle risorse naturali. Certo, non si può coltivare solo il sogno di un idillio ecologico, ma noi « civili » siamo andati così avanti in questa devastazione della natura da esserci ridotti spesso ad avere sulle nostre tavole dei gran piatti di dollari o di euro, mentre non riusciamo più a respirare per l’aria inquinata, siamo avvelenati da cibi corrotti, siamo malati per contaminazioni impalpabili e pervasi da virus ignoti.
«Coltivare e custodire la terra», ammoniva la Genesi (2, 15): quindi, lavorarla, trasformarla, ricavarne sostanze ed energie, ma anche proteggerla, tutelarla, «custodirla» appunto come un bene delicato e prezioso. In essa c’è la vita che è un dono inestimabile, dotato di segreti da scoprire ma che è anche una realtà da non manipolare brutalmente, illudendosi di essere arbitri assoluti. L’uomo moderno così altezzoso si erge sulla terra come un tiranno prepotente: basti solo pensare – senza ricorrere alle grandi tragedie ambientali – al ragazzo che sfregia i monumenti, all’adulto che sporca strade e campi, alla persona che scarica in un fiume i suoi rifiuti. È, questo, un peccato vero e proprio contro la natura che è in noi e fuori di noi.

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Attesa in tutto il mondo per la presentazione, domani, del libro di Benedetto XVI « Gesù di Nazaret »

dal sito della Radio Vaticana

http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=127946

Attesa in tutto il mondo per la presentazione, domani, del libro di Benedetto XVI « Gesù di Nazaret » 

Cresce l’attesa per la presentazione, domani, del libro di Benedetto XVI Gesù di Nazaret, che sarà in vendita nelle librerie da lunedì 16 aprile nelle edizioni italiana (Rizzoli), tedesca (Herder) e polacca (Wydawnictwo M). L’opera verrà presentata, alle ore 16, nell’Aula del Sinodo presso l’Aula Paolo VI. Nella prefazione del libro, già resa nota nei giorni scorsi, il Papa scrive che con questo volume si propone “di presentare il Gesù dei Vangeli come il vero Gesù, come il Gesù storico nel vero senso della espressione”. Il Papa si dice convinto che “questa figura è molto più logica e dal punto di vista storico anche più comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni”. Su questo passaggio, Fabio Colagrande ha raccolto la riflessione del biblista padre Giulio Michelini, docente di Nuovo Testamento presso l’istituto teologico di Assisi: 

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R. – Penso che ce ne fosse bisogno e tutti accolgono favorevolmente questa iniziativa. C’è il desiderio di riappropriarsi di un qualcosa che è stato, forse, dimenticato. In questo senso l’iniziativa del Pontefice è buona per far ritornare i credenti alla radice del problema, perché – forse in Italia in particolare – siamo in una situazione in cui il catechismo che è stato insegnato ai bambini non basta più ed è necessario riappropriarci della fede che ci è stata donata, purché lo si faccia senza sconfessare una tradizione bimillenaria che ci è stata consegnata. Cosa che, invece, sta accendo, mi sembra con alcune pubblicazioni.
 
D. – Padre Michelini, nella prefazione al suo libro, che è stata anticipata, il Papa racconta che alcuni studi critici dagli anni Cinquanta in poi hanno lasciato l’impressione che noi sappiamo ben poco di certo su Gesù e che solo più tardi la fede nella sua divinità ha plasmato questa immagine. Ha parlato di una situazione drammatica per la fede, da questo punto di vista. Come studioso del Nuovo Testamento, cosa pensa di queste parole del Papa?
 
R. – Io sono d’accordo, anche perché ora siamo sull’onda lunga di questo scetticismo che vedeva un divario invalicabile ed incolmabile tra la figura del Gesù storico e il Cristo della fede, per esempio quello presentato dalle Chiese e in particolare facciamo riferimento alla nostra Chiesa cattolica. Questi studi, che pure sono meritevoli e sono stati forse necessari, hanno però portato alla conclusione che è irraggiungibile la figura di Gesù. C’è ora un’altra onda lunga che credo venga dal Nord America e che ha un’altra impostazione e cioè che noi siamo di fronte ad un mito nuovo delle origini cristiane. Se dagli anni Cinquanta – come scrive il Papa – si diceva che il Gesù della storia fosse diverso dal Cristo della fede presentato dalle Chiese, ora si dice che il Cristo presentato dalle Chiese è un Cristo falso, un Cristo che non corrisponde alla storicità. Questo si legge anche in recenti pubblicazioni, che sono state anche fortemente pubblicizzate nel panorama italiano e in base alle quali noi nelle Chiese sentiremmo parlare di un Gesù totalmente diverso da quello che Lui è realmente stato. Questo non è vero, perché certo la Chiesa ha la fatica di presentare il Volto di Cristo, ma è anche sempre stata attenta che non dicesse delle fandonie, che non inventasse dei miti, ma che pronunciasse proprio quel Vangelo che era il Vangelo ricevuto duemila anni fa. 
 
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Il libro, scrive sempre il Papa, è frutto “di un lungo cammino interiore”. Benedetto XVI avverte nella prefazione che il suo Gesù di Nazaret “non è assolutamente un atto magisteriale, ma è unicamente espressione” della sua “ricerca personale del Volto del Signore”. Sul contributo che questo libro può offrire alla conoscenza della figura di Gesù Cristo, Alessandro Gisotti ha intervistato padre Michele Piccirillo, archeologo presso lo Studium Biblicum Francescanum di Gerusalemme:

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R. – Credo che il Papa voglia tirare le fila di un discorso che va avanti oramai da una cinquantina d’anni: passato cioè il periodo dell’Ottocento e poi anche la prima metà del Novecento, in cui si parlava un po’ di un Gesù mitico e dell’esegesi che guardava al Vangelo come un fatto semplicemente di fede, si sono fatti degli sforzi in Germania – ed anche fuori della Germania – per superare questa impasse e quindi di cercare di far capire che si può dare un messaggio di fede pur utilizzando fatti storici. Su questa linea già diversi studiosi – anche in Italia – si erano mossi per fare qualcosa di positivo. Linea, questa, che ha seguito anche il Papa con questo libro.
 
D. – Ecco, un libro come “Gesù di Nazaret” di Benedetto XVI può suscitare interesse e magari in qualcuno semplicemente curiosità, capace però di spingerlo ad avvicinarsi ai Vangeli?
 
R. – Credo che, al di là dell’autorità del Papa come studioso e al di là dell’autorità del posto che occupa nella Chiesa, sarà un libro di successo. Anche se lui non si aspetta questo, certo non lo ha scritto per questo! Sarà certamente una buona occasione per spingere qualcuno ad andare alle fonti. Abbiamo questi quattro Vangeli ed io, scherzando con i miei amici esegeti, dico: “Scrivete tanti libri sui quei poveri quattro libretti, ma per fortuna che non li cambiate e restano sempre gli stessi!”. 

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Nunzio in Israele: basta con le false interpretazioni su Pio XII

Dal sito di Asia News

12/04/2007 12:59

ISRAELE – VATICANO

Nunzio in Israele: basta con le false interpretazioni su Pio XII


Una scritta sulla ambigua reazione di papa Pacelli all’Olocausto, esposta nello Yad Vashem, ha spinto mons. Franco ad annunciare che non parteciperà alla commemorazione della Shoah. “Non si vuole tener conto – spiega ad AsiaNews – neppure di recenti acquisizioni storiche “.

Gerusalemme (AsiaNews) – Nessuno chiede di cambiare la storia, ma una interpretazione della storia sì, specialmente quando recenti studi confermano che non è vera. Risponde così, parlando con AsiaNews, il nunzio in Israele, mons. Antonio Franco, alla polemica creata dallo Yad Vashem, il museo di Gerusalemme sull’Olocausto. L’istituto ha reso pubblica la decisione del nunzio di non partecipare all’annuale commemorazione della Shoah, se non verrà accolta la sua richiesta di “riconsiderare” l’esposizione all’interno del museo di una foto di Pio XII – esposta per la prima volta nel 2005 – con una didascalia che il nunzio giudica “offensiva” e non rispettosa della verità, in quanto parla di ambigua reazione di papa Pacelli all’uccisione degli ebrei durante l’Olocausto.  La notizia della decisione di mons. Franco è stata data oggi dal quotidiano israeliano Yedioth Aharonoth, nella sua edizione on-line Y-net. Il giornale riporta un comunicato del museo, per il quale “lo Yad Vashem è dedicato alla ricerca storica e presenta la verità storica su Pio XII così come è oggi nota agli studiosi” e dichiarazioni di funzionari del Ministero degli esteri per i quali “è un argomento molto delicato che va esaminato con attenzione. E’ importante che tutti i diplomatici assistano alla cerimonia di commemorazione” e “la sua assenza risalterà di sicuro” 

“Già lo scorso anno – rileva mons. Franco – il nunzio Pietro Sambi aveva scritto alla direzione del museo richiamando l’attenzione su quella didascalia, su questo giudizio veramente molto negativo su Pio XII  e chiedeva di rivedere o di togliere la scritta. Successivamente ci sono stati anche delle segnalazioni di studi e di materiale storico. Niente è stato fatto e io adesso nell’immediatezza della celebrazione ho voluto scrivere al presidente del rettorato di Yad Vashem – questo signor Avner Shalev che ci aveva risposto l’anno scorso – precisando che era una interpretazione che mi faceva difficoltà – e non solo a me, ma a tutti i fedeli cattolici – offensiva della dignità del Papa – e il Papa per noi è il Papa – quindi mi sentivo a disagio di andare a questa commemorazione. Invitavo a riconsiderare la possibilità, diciamo, che la didascalia fosse corretta o la fotografia rimossa. E chiaramente era una comunicazione, non una conferenza stampa, non c’era e non c’è volontà polemica. Loro l’hanno data alla stampa”.  “Ora – prosegue mons. Franco – la realtà è che quella scritta è un’interpretazione, non è la verità storica. Secondo quanto riporta Yedioth Aharonoth, Yad Vashem avrebbe detto che non si può cambiare la storia. Siamo d’accordissimo che la storia non si può cambiare, ma questa è un’interpretazione della storia. A me dispiace, perché ferisce i miei sentimenti, la mia fede e le ricerche storiche. Sappiamo benissimo che ci sono alcuni che hanno detto una cosa, ma c’è tanta documentazione e tanta ricerca storica che provano il contrario, tutto quello che la Chiesa cattolica e il papa Pio XII hanno fatto per salvare gli ebrei. Un saggio del 2003 di Martin Gilbert, il famoso storico inglese che ha scritto tanto sulla Seconda guerra mondiale, Churchill e l’Olocausto, intitolato The Righteous, (I giusti) mette in risalto tutto quello che Pio XII e la Chiesa cattolica hanno fatto per gli ebrei. E ci sono tanti altri studi storici, anche di ebrei, che provano questo fatto”. 

“La mia lettera – sottolinea il nunzio – era stata scritta per attirare l’attenzione su un problema che per me va riconsiderato e approfondito e va cambiato questo giudizio su Pio XII. Altrimenti io non andrò mai a Yad Vashem. L’ho detto. Ho la mia responsabilità di persona, di cristiano e di rappresentante del Papa. A me fa difficoltà come rappresentante del Papa leggere questo giudizio che non è storico e non è vero”.  Quanto all’affermazione dello Yad Vashem di essere disposto a continuare a studiare la questione, se il Vaticano gli permetterà di consultare i suoi archivi, il nunzio fa notare che “per quanto riguarda gli archivi storici, ci sono principi che sono posti da tutti gli Stati e la ricerca viene fatta con certi criteri che sono criteri storici e non di nascondere le verità storiche. Noi le verità storiche le abbiamo pure accettate e sappiamo pure chinare il capo, quando c’è da chinarlo, ma non quando non c’è da farlo”. 

  

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buona notte

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polar bear and baby sleeping

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