Archive pour le 11 avril, 2007

« Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse : ‘ Pace a voi ’ »

Giovanni Paolo II
Varcate la soglia della speranza

« Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse : ‘ Pace a voi ’ »

Abbiamo più che mai bisogno di udire questa parola di Cristo risorto: « Non abbiate paura » (Mt 28,10). Questa è una necessità per l’uomo di oggi… che non cessa di avere paura nel suo intimo, e non senza ragione… È questa anche una necessità per tutti i popoli e le nazioni del mondo intero. Bisogna che, nella coscienza di ogni essere umano, si fortifichi la certezza che esiste Qualcuno che tiene in mano la sorte di questo mondo che passa, Qualcuno che ha le chiavi della morte e degli inferi (Ap 11,8), Qualcuno che è l’Alfa e l’Omega della storia dell’uomo (Ap 22,13), sia individuale che collettiva; e soprattutto la certezza che questo Qualcuno è Amore, l’Amore fattosi uomo, l’Amore crocifisso e risorto, l’Amore sempre presente in mezzo agli uomini! Egli è l’Amore eucaristico. È fonte inesauribile di comunione. È l’unico a cui possiamo credere senza riserva quando ci chiede: « Non abbiate paura! »

di Gianfranco Ravasi su: i discepoli di Emmaus

L’articolo è di Gianfranco Ravasi, mi sembra del 2000, sono riuscita a prenderlo anche se era stato cancellato da internet (cioè la pagina non esisteva più ma compariva e poi si chiudeva internet) comunque ce l’ho fatta, perché Ravasi mi piace, dal sito, doveva essere “Novena.it”:

 

Nel 1623 un grande musicista tedesco, Heinrich Schùtz, compose uno stupendo oratorio intitolato
Storia della risurrezione (op. 3). Alla partitura egli aggiunse un post-scriptum di poche ma intense righe: «Signore Gesù Cristo, tu mi hai concesso di cantare la tua risurrezione su questa terra. Nel giorno del tuo giudizio, Signore, richiamami dalla mia tomba e, in cielo, il mio canto, mescolato a quello dei serafini, ti renderà grazie in eterno!». La narrazione evangelica della Pasqua di Cristo, pur nella sua estrema sobrietà, ha una potenza di speranza da aver mosso tanti cuori, in particolare quelli di coloro che hanno voluto riproporre la loro fede attraverso la bellezza dell’arte. Si pensi solo all’indimenticabile cascata di alleluia del Messia di Hàndel (1742). Ci fermiamo ora su una delle pagine più affascinanti del Vangelo di Luca: i discepoli di Emmaus (24,13-35).
La cornice cronologica è proprio quella del giorno di Pasqua. Due discepoli stanno camminando sulla strada che da Gerusalemme conduce a un non meglio identificabile villaggio di Emmaus. Il Cristo della gloria pasquale non è riconoscibile coi sensi soltanto: è necessaria una via superiore di conoscenza. Due sono le tappe di questo processo di fede: prima l’ascolto delle Scritture spiegate da Cristo in chiave cristiana; poi lo “spezzare il pane” che, nel linguaggio neotestamentario, allude all’eucaristia. In questi termini abbiamo già ciò che ogni domenica facciamo all’interno delle chiese, ascoltando la Parola di Dio e accostandoci alla mensa del Signore.
Nell’ascolto della Parola «il cuore arde nel petto»; allo spezzare del pane «gli occhi si aprono e lo riconoscono». Ma c’è anche quell’indimenticabile implorazione finale: «Rimani con noi perché si fa sera e il giorno sta ormai declinando!». Lasciamo la parola al grande scrittore francese, Francois Mauriac (1885-1970), e alla sua Vita di Gesù (1936): «A chi di noi, dunque, la casa di Emmaus non è familiare? Chi non ha camminato su quella strada, una sera che tutto pareva perduto? Il Cristo era morto in noi. Ce l’avevano preso il mondo, i filosofi e gli scienziati, nostra passione. Non esisteva più nessun Gesù per noi sulla terra. Seguivamo una strada, e qualcuno ci veniva a lato. Eravamo soli e non soli. Era la sera. Ecco una porta aperta, l’oscurità d’una sala ove la fiamma del caminetto non rischiara che il suolo e fa tremolare delle ombre. O pane spezzato! O porzione del pane consumata malgrado tanta miseria! Rimani con noi, perché il giorno declina…! Il giorno declina, la vita finisce. L’infanzia sembra più lontana che il principio del mondo, e della giovinezza perduta non sentiamo più altro che l’ultimo mormorio degli alberi morti nel parco irriconoscibile…».
Cristo, presenza ineludibile, è «con noi sino alla fine del mondo» (Matteo 28,20). Il celebre scrittore Kafka all’amico Gustav Janouch che lo interrogava su Cristo aveva risposto: «Questo è un abisso di luce. Bisogna chiudere gli occhi per non precipitare». 

Publié dans:CAR. GIANFRANCO RAVASI |on 11 avril, 2007 |Pas de commentaires »

Denunce che non vanno fino in fondo

Da Avvenire on line: 

 Denunce che non vanno fino in fondo La Chiesa del potere e il bisogno di spiritualità  Forse dietro tante prese di posizione violentemente laiciste vi è il desiderio di essere accolti Lucetta Scaraffia 

 Fra le polemiche contro la Chiesa che sui quotidiani di questi giorni hanno colto ogni pretesto per attaccare la tradizione cattolica, su Liberazione di domenica ne è apparsa una di tono diverso, firmata da Fabio Sebastiani. Anche in questo caso la Chiesa è accusata, non di ingerirsi indebitamente in questioni che non la riguardano, ma di non sapere rispondere alla richiesta di spiritualità che viene da una società in crisi profonda. Con l’invocazione delle possibilità che potrebbero venire proprio da quel Dio unico, tante volte accusato invece di essere all’origine del fanatismo: «C’è il rischio – scrive l’articolista – che se non si dà una risposta effettiva al bisogno di spiritualità espresso nella forma della globalità, e attraverso questo di unità dei popoli, si riaffacci quel millenarismo spontaneo e oscurantista, sotto forma di religione fai-da-te di credenze e « pizzini » (nel senso dei baci perugina) moralisti, che tanto dolore può portare nel mondo». E si domanda: «Chi sarà in grado di assolvere oggi al duro compito di trovare nuovi percorsi all’unità spirituale su scala mondiale?». Se pure in altri termini, Sebastiani esprime preoccupazioni simili a quelle avanzate da Benedetto XVI in molti recenti discorsi, ma prospettando naturalmente cause e soluzioni differenti. Secondo l’articolista la Chiesa cattolica non può infatti rispondere perché ha scelto il potere invece della vera spiritualità, quella di Francesco d’Assisi e della teologia della liberazione. Certo, è un discorso ripetuto infinite volte, rimproverando alla Chiesa di essere una istituzione umana, con i difetti e i pregi di un organismo antico e vitale, e non ammettendo che senza questa istituzione, con tutti i suoi possessi terreni e i suoi divieti morali, oggi non saremmo qui a parlare di cristianesimo, a discutere se la tradizione cristiana abbia ancora senso e forza. E Sebastiani non prende in considerazione nemmeno un attimo il fatto che il disagio – inteso come «forte crisi di spiritualità e di idealità» – denunciato dal suo articolo, possa avere origine proprio nella secolarizzazione, nella cultura dei diritti individuali portati all’esasperazione, nella rivolta contro le regole morali cristiane. Egli chiede alla Chiesa di trovare le parole giuste per rispondere, ma non accetta critiche, né la proposta di altri valori e di altri modi di vivere. Sembra quasi pensare che se la Chiesa accogliesse la cultura in crisi di questa società priva di senso, se dicesse le cose che questa vuole sentirsi dire, la guarirebbe. Come se fossero i rimproveri della Chiesa – di una Chiesa dipinta lontana dagli uomini e chiusa nel suo arroccamento di potere – a impedire alle donne e agli uomini di oggi di essere sereni, di trovare un senso alla propria vita. È un ragionamento che fa riflettere, al di là delle intenzioni dell’autore: forse, dietro tante prese di posizione violentemente laiciste vi è il desiderio di essere accolti. Ma senza mettersi in discussione, senza rinunciare a niente.  

Pasqua a Roma: le omelie segrete del successore di Pietro

questo articolo lo ritengo paticolarmente interessante, anche perché io le omelie di Papa Benedetto le ho seguite in diretta e, ho costatato anche io, che i mass media trasmettevano parzialmente – e quindi deformato – il pensiero del Papa, sul sito ci sono comunque i testi integrali

http://chiesa.espresso.repubblica.it/dettaglio.jsp?id=132701 

Pasqua a Roma: le omelie segrete del successore di Pietro

Segrete tranne a chi le ha potute ascoltare di persona, mentre Benedetto XVI le pronunciava. Anche nel messaggio « urbi et orbi » il papa ha detto molto più che un elenco di paesi in guerra. Ecco i testi integrali

di Sandro Magister

————————-

Pasqua a Roma: le omelie segrete del successore di Pietro dans Sandro Magister

ROMA, 11 aprile 2007 – L’immagine qui sopra è ripresa da un dipinto del Caravaggio. Gesù risorto appare agli apostoli, e a Tommaso che dubita dice: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. L’incredulità di Tommaso e la sua successiva professione di fede – “Mio Signore e mio Dio!” – sono state al centro del messaggio rivolto al mondo da Benedetto XVI la domenica di Pasqua.

Papa Joseph Ratzinger ha detto che « ciascuno di noi può essere tentato dall’incredulità di Tommaso ». Gli innumerevoli mali che affliggono gli uomini mettono a dura prova la fede. Ma proprio nelle piaghe di Cristo risorto appare il vero volto di Dio: « un Dio che, in Cristo, si è caricato delle piaghe dell’umanità ferita ». È qui che la fede, da quasi morta, rinasce: perché « solo un Dio che ci ama fino a prendere su di sé le nostre ferite e il nostro dolore, soprattutto quello innocente, è degno di fede ».

A questo punto Benedetto XVI ha chiamato per nome le regioni del mondo dove ci sono più ferite e dolore, dal Darfur al Congo, dall’Afghanistan all’Iraq alla « Terra benedetta che è la culla della nostra fede ». E ha aggiunto:

« Cari fratelli e sorelle, attraverso le piaghe di Cristo risorto possiamo vedere questi mali che affliggono l’umanità con occhi di speranza ».

In precedenza aveva detto che « l’odierna umanità attende dai cristiani una rinnovata testimonianza della risurrezione di Cristo; ha bisogno di incontrarlo e di poterlo conoscere come vero Dio e vero uomo ».

Ma poco o niente di questo annuncio del Cristo risorto è stato rilanciato dai grandi media. Ha avuto evidenza solo l’elenco dei paesi colpiti da guerre e calamità.

C’è un limite oltre il quale le parole di Benedetto XVI non vanno. Esse raggiungono nella loro interezza solo coloro che le ascoltano di persona, o presenti fisicamente o grazie a una diretta televisiva. Il numero di queste persone è cospicuo, superiore a quello di tutti i precedenti pontificati. Il messaggio pasquale « urbi et orbi » e la Via Crucis del venerdì santo sono stati seguiti da grandi folle e ritrasmessi in più di quaranta paesi. Ma ancor più sterminato è il numero delle persone alle quali il messaggio del papa arriva mutilato, o non arriva del tutto.

Questo limite comunicativo Benedetto XVI lo ha sperimentato in misura ancora maggiore nelle altre celebrazioni della scorsa settimana santa.

Nella messa « crismale » della mattina del giovedì il papa ha dedicato l’omelia a spiegare il senso profondo dell’essere sacerdoti, « rivestiti di Cristo » e quindi capaci di agire e parlare « in persona Christi ». L’ha fatto ripercorrendo la simbologia delle vesti liturgiche. Ma a quanti degli oltre quattrocentomila vescovi e sacerdoti cattolici sono arrivate le sue parole?

Nell’omelia della messa « in coena Domini » della sera del giovedì Benedetto XVI ha illustrato la novità della Pasqua di Gesù rispetto a quella celebrata dagli ebrei.

Nell’omelia della notte di Pasqua ha descritto la vittoria di Gesù sulla morte avvalendosi delle raffigurazioni tipiche delle Chiese d’oriente: con Gesù risorto che scende negli inferi e così « porta a compimento il cammino dell’incarnazione. Mediante il suo morire Egli prende per mano Adamo, tutti gli uomini in attesa, e li porta alla luce ».

Ma tra i presenti a queste messe solo chi comprendeva l’italiano poteva ascoltare con frutto le omelie del papa. I media cattolici che ne hanno tradotto e rilanciato i testi in vari paesi hanno allargato l’area d’ascolto di poco, a un pubblico di nicchia.

Per un papa come Benedetto XVI che ha incentrato proprio sulla parola il suo ministero, questo è dunque un limite serio. Nella curia romana gli uffici che si occupano di comunicazione non hanno fatto sinora nulla di nuovo, per ovviarvi almeno in parte. Ad esempio, nessuno provvede a far arrivare tempestivamente, a tutti i vescovi e sacerdoti del mondo, collegati via internet, una newsletter con i testi del papa nella rispettiva lingua.

Le sole iniziative efficaci, in questo campo, sono di Benedetto XVI in persona. Col suo libro su Gesù che uscirà tra pochi giorni in più lingue egli raggiungerà in forma diretta e personale un numero altissimo di lettori in tutto il mondo.

E Gesù « vero Dio e vero uomo » è proprio il cuore del messaggio di papa Benedetto. Così come è stato il cuore delle sue omelie di Pasqua.

Eccole integrali

Publié dans:Sandro Magister |on 11 avril, 2007 |Pas de commentaires »

buona notte

bellissimi1.bmp

Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 11 avril, 2007 |Pas de commentaires »

« Camminava con loro »

Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942), carmelitana, martire, compatrona d’Europa
Per il 6 gennaio 1941

« Camminava con loro »

Lo stesso Signore che la Parola della Scrittura ci mette sotto gli occhi nella sua umanità, mostrandocelo su tutte le strade che ha percorso sulla terra, abita in mezzo a noi, nascosto sotto le specie del pane eucaristico, viene a noi ogni giorno come Pane della Vita. In ambedue questi aspetti, si fa vicino a noi, e sotto questi due aspetti desidera che lo cerchiamo e lo troviamo. L’uno chiama l’altro. Quando vediamo con gli occhi della fede il Salvatore davanti a noi come la Scrittura ce lo dipinge, allora cresce il nostro desiderio di accoglierlo in noi, nel Pane della Vita. Il pane eucaristico a sua volta ravviva il nostro desiderio di fare sempre più profondamente conoscenza con il Signore a partire dalla Parola della Scrittura, e dona forze al nostro spirito per una migliore comprensione.

PUERI CANTORES SACRE' ... |
FIER D'ÊTRE CHRETIEN EN 2010 |
Annonce des évènements à ve... |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | Vie et Bible
| Free Life
| elmuslima31