Da un Papa all’altro – L’attualità del manifesto di Subiaco

Da Avvenire on line: 

Da un Papa all’altro  L’attualità del manifesto di Subiaco  Elio Guerriero  

Due anni fa, il primo aprile 2005, il cardinale Joseph Ratzinger riceveva a Subiaco il premio San Benedetto per la promozione della vita e della famiglia in Europa. Nell’occasione egli tenne un discorso, «L’Europa nella crisi della cultura» (Cantagalli 2005), che merita di essere ricordato perché vi sono enunciati alcuni dei principi guida del pontificato di Benedetto XVI.
Il punto di partenza dell’intervento del cardinale era la visione cristiana della creazione e della vita, secondo la quale l’uomo, creato a immagine di Dio, è un dono da accogliere e da proteggere. Nell’ultimo secolo il pensiero laicista ha escluso Dio dalla vita pubblica e ha relegato la morale nell’ambito del privato. La scienza inoltre ha acquistato una capacità di manipolazione per la quale può modellare la vita secondo l’immagine della società. In queste condizioni sono cresciuti la povertà, lo sfruttamento delle risorse umane, la fame e le malattie. Si può continuare, allora, a dare fiducia ad una visione scientifico-pragmatica che elimina Dio dalla scena del mondo e bandisce la moralità dalla vita pubblica?
Il discorso generale veniva poi applicato alla Costituzione europea e alle argomentazioni portate a sostegno dell’esclusione del riferimento a Dio e alle origini cristiane dell’Europa nel preambolo. Qui, commentava il cardinale, non ci troviamo di fronte ad un presunto rispetto delle altre religioni. Alla menzione di Dio nella Costituzione non si oppongono certo gli islamici; alle radici cristiane non obiettano gli ebrei dato che, ultimamente, esse risalgono alla legge proclamata al Sinai. In realtà, nel modo più evidente, qui ci troviamo di fronte ad una imposizione della cultura illuminista più radicale che vuole escludere Dio e la morale dalla vita pubblica. Se, invece, si vuole dialogare bisogna ripartire da un nuovo accordo tra fede e religione. La razionalità ha radici cristiane. Il cristianesimo è la religione del Logos e dello Spirito creatore. Come dire che il mondo ha una sua razionalità intrinseca che può essere serenamente riconosciuta e posta a fondamento dell’agire morale e politico.
Perché, dunque, non partire da questo fondamento? La proposta dell’Illuminismo radicale che ha trovato espressione nella Costituzione europea è di agire etsi Deus non daretur. Il cardinale Ratzinger proponeva, al contrario, di agire veluti Deus daretur, come se Dio esistesse, principio di razionalità ed armonia.
A questo scopo, concludeva il cardinale, abbiamo bisogno di uomini come san Benedetto che dallo sguardo verso Dio hanno saputo proporre modelli di serena convivenza tra i popoli. Di uomini, possiamo aggiungere, come Giovanni Paolo II che dalla fede in Dio hanno saputo elaborare una visione dell’uomo rispettosa della sua libertà e dignità. La gratitudine dei fedeli e di tanti uomini di buona volontà ha indotto la Chiesa ad accelerare il riconoscimento della santità di Karol Wojtyla, al punto che la fase diocesana del processo di canonizzazione si conclude proprio domani 2 aprile, secondo anniversario della sua morte.
In questi giorni, in occasione delle celebrazioni per il cinquantenario della firma del trattato che ha portato all’Unione europea, diversi politici, anche cattolici, hanno proposto di prendere atto della situazione, di rassegnarsi all’esclusione di Dio dalla Costituzione europea come dalla vita pubblica. A Subiaco ed in altri interventi successivi, Benedetto XVI ha invece esortato l’Europa a non imporre la sua posizione laicista e a farsi promotrice di razionalità e armonia per se stessa e per il mondo. 

Publié dans : Approfondimenti |le 2 avril, 2007 |Pas de Commentaires »

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