Archive pour avril, 2007

io (ehmm) e Rudy

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io e Rudy a Natale, è più bello Rudy!

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si è bello!

 

Publié dans:con voi |on 30 avril, 2007 |Pas de commentaires »

Venerdì 5 maggio compio 65 anni, si, 65;

Venerdì 5 maggio compio 65 anni, si, 65; 

 

vorrei partecipare con voi di questa “festa” particolare, nel senso che capita  di compiere 65 anni solo una volta nella vita, mi direte: “ma capita per tutti i compleanni!” è vero, però questa è una tappa importante, un momento in cui  – da una parte – fai il bilancio della vita, un primo bilancio, dall’altra sai che ne comincia una nuova di vita che ancora non conosci, ma che è sicuramente diversa, certo durante gli anni precedenti ci sono delle premesse, ma rimane una tappa; 

Come la sto vivendo? Credo che questi ultimi anni della mia vita, che sono stati pieni di sofferenza (e di persecuzioni) mi stanno spingendo fortemente a cercare Dio, ma questa volta “veramente” Lui primo, Lui solo, il solo che ti rimane amico e fedele per tutta la vita, il solo, come diceva Santa Teresa D’Avila, “che basta”; 

ossia, forse psicologicamente sto anticipando tempi e pensieri che dovrebbero venire successivamente, ma la mia vita è stata una serie impressionante di tentativi di essere fedele al Signore, di essere onesta sul lavoro, di essere di aiuto agli altri, di avere amici che ti vogliono bene (ossia in Italia, o perlomeno l’Italia che conosco io non conosce la parola “amici” forse fratelli si, ma amici no, io vedo , leggo quello che scrivete voi francesi e mi accorgo di una gentilezza, di una cortesia, di una dolcezza nel vostro modo di comportarvi e di parlare che qui non esiste)  gli amici spesso sono i colleghi di lavoro, i compagni di uno sport, cioè quelli che per qualche motivo si trovano comunque insieme, li forse ci sono amicizie, forse, non mi chiamate pessimista, ma l’Italia è una nazione dura, a volte cattiva, non credo che neppure voi più la possiate immaginare come nei vecchi film con Totò ed Anna Magnani, i Film di “Roma città aperta”; quella guerra ci ha segnato e tutte le divisioni politiche successive ci hanno fatto diventare scettici e aridi; non tutti non sempre, tutti, ma proprio tutti tentiamo di ricostruire o costruire di nuovo qualcosa di bello, ma sempre di più si sta distruggendo la famiglia, le donne non fanno più figli,  e poi…basta; 

Io sono stata, e sono consacrata in questo mondo, l’ho sempre vissuto, ho cercato di viverlo sempre con pienezza, tuttavia è stato ed è difficile, ho cercato, ho cercato, sempre, il volto del Signore, come direbbe il Papa, e spesso devo dire che l’ho trovato, e posso dire che nella mia vita Egli ha fatto dei miracoli per me, delle cose straordinarie che io con le mie mani non potevo fare; io devo ringraziare il Signore di tutto, ma di tutto veramente, la sua Croce gloriosa è permanentemente davanti a me e Lui, il Signore nel mio cuore; 

da bambina ho promesso la mia vita a Dio, poi, quando è stato eletto Papa Benedetto l’ho offerta in particolare per Lui, per “quello che vive nel suo ministero e quello che porta nel cuore, come tutte le promesse a Dio mi ha portato la gioia che Dio dona e…persecuzioni; il Blog italiano l’avevo da due anni su un server italiano, ceto non per colpa loro, ma specie ultimamente ad ogni post mi arrivavano commenti sconci, cattivi, più che cattivi, per questo mi sono “rifugiata” in Francia dove ho tutti e due i Blog ora sullo stesso server: questo, ed ho trovato sempre cortesia; 

non si può raccontare una vita, e neppure è facile raccontare i sentimenti di questo tempo; io sono stata sempre molto radicale nelle cose, non ho mai smussato gli angolo, nel senso che non ho fatto compromessi con le cose che ritenevo sbagliate e mi sono ritrovata quasi sola; 

forse in questi giorni riuscirò a dirvi qualcosa di più di quello che vivo, magari l’esperienza dell’amore di Dio e con Dio; quello che è strano e che mi convince dell’amore di Dio è proprio questa Sua costante presenza nel tempo, a me sono morti i genitori, tutti i parenti, alcuni “frati” sacerdoti a cui volevo bene, l’unico cugino, ho una sorella (e un gatto); 

questi ultimi tempi sono stati faticosi anche per motivi esterni alla mia volontà, stanno rifacendo il sottotetto di questa parte del palazzo dove abito, hanno messo dei ponteggi che a me sembrano troppo pensati, il lavoro sta durando un tempo che supera ogni previsione, dalla mia camera, dalla casa non vedo il cielo; sto andando dal dentista perché i molari sono cariati, il dente del giudizio (che strano che mi sia venuto!); ho un linfonodo nella gola che è benigno e spero che non si trasformi mai, ma mi da un po’ fastidio; 

forse è un inizio di discorso triste, ma non è così, io sono realista per ora mi viene da raccontarvi quello che vivo così come viene, poi magari potrò, con un poco di preghiera, maturare meglio questo tempo, lasciare che Dio armonizzi i vari fatti e me li renda amabili anche se umanamente molti non lo sono; 

una cosa ho chiesto a Dio ultimamente ed una sola: di poter amare come Lui ha amato noi; 

 

per oggi vi lascio, vi confermo il mio affetto per voi, se non l’avevate capito, scrivo questo sia ai francesi sia agli italiani, certo l’Italia l’amiamo e
la Francia, da me, si è sempre fatta amare; 

sulla “Pages” Je suis, Io sono, metto anche la mia e.mail se volte scrivermi qualcosa, darmi qualche suggerimento, io prima di postare qualcosa faccio molte ricerche e poi tra quello che trovo devo fare una scelta, se volte darmi dei consigli sono bene accolti, 

vi abbraccio,

Gabriella 

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Il papa ai nuovi sacerdoti:  »La bontà del Signore è sempre con voi ed è forte »

dal sito Korazym:

Il papa ai nuovi sacerdoti:  »La bontà del Signore è sempre con voi ed è forte »

di Mattia Bianchi/ 29/04/2007 

 

Il testo integrale dell’omelia pronunciata da Benedetto XVI durante la cerimonia di ordinazione di 22 nuovi preti della diocesi di Roma. « Nessun ostacolo – dice – potrà impedire la realizzazione del suo universale disegno di salvezza ». 

 

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,
cari Ordinandi,
cari fratelli e sorelle!

L’odierna IV Domenica di Pasqua, tradizionalmente detta del « Buon Pastore », riveste per noi, che siamo raccolti in questa Basilica Vaticana, un particolare significato. E’ un giorno assolutamente singolare soprattutto per voi, cari Diaconi, ai quali, come Vescovo e Pastore di Roma, sono lieto di conferire l’Ordinazione sacerdotale. Entrerete così a far parte del nostro « presbyterium« . Insieme con il Cardinale Vicario, i Vescovi Ausiliari ed i sacerdoti della Diocesi, ringrazio il Signore per il dono del vostro sacerdozio, che arricchisce la nostra Comunità di 22 nuovi Pastori.

La densità teologica del breve brano evangelico, che è stato poco fa proclamato, ci aiuta a meglio percepire il senso e il valore di questa solenne Celebrazione. Gesù parla di sé come del Buon Pastore che dà la vita eterna alle sue pecore (cfr Gv 10,28). Quella del pastore è un’immagine ben radicata nell’Antico Testamento e cara alla tradizione cristiana. Il titolo di « pastore d’Israele » viene attribuito dai Profeti al futuro discendente di Davide, e pertanto possiede un’indubbia rilevanza messianica (cfr Ez 34,23). Gesù è il vero Pastore d’Israele, in quanto è il Figlio dell’uomo che ha voluto condividere la condizione degli esseri umani per donare loro la vita nuova e condurli alla salvezza. Significativamente al termine « pastore » l’evangelista aggiunge l’aggettivo kalós « bello », che egli utilizza unicamente in riferimento Gesù e alla sua missione. Anche nel racconto delle nozze di Cana l’aggettivo kalós viene impiegato due volte per connotare il vino offerto da Gesù ed è facile vedere in esso il simbolo del vino buono dei tempi messianici (cfr Gv 2,10).

« Io do loro (alle mie pecore) la vita eterna e non andranno mai perdute » (Gv 10,28). Così afferma Gesù, che poco prima aveva detto: « Il buon pastore offre la vita per le pecore » (cfr Gv 10,11). Giovanni utilizza il verbo tithénaioffrire, che ripete nei versetti seguenti (15.17.18); lo stesso verbo troviamo nel racconto dell’Ultima Cena, quando Gesù « depose » le sue vesti per poi « riprenderle » (cfr Gv 13, 4.12). E’ chiaro che si vuole in questo modo affermare che il Redentore dispone con assoluta libertà della propria vita, così da poterla offrire e poi riprendere liberamente. Cristo è il vero Buon Pastore che ha dato la vita per le sue pecore -per noi- immolandosi sulla Croce. Egli conosce le sue pecore e le sue pecore lo conoscono, come il Padre conosce Lui ed Egli conosce il Padre (cfr Gv 10,14-15). Non si tratta di mera conoscenza intellettuale, ma di una relazione personale profonda; una conoscenza del cuore, propria di chi ama e di chi è amato; di chi è fedele e di chi sa di potersi a sua volta fidare; una conoscenza d’amore in virtù della quale il Pastore invita i suoi a seguirlo, e che si manifesta pienamente nel dono che fa loro della vita eterna (cfr Gv 10,27-28).

Cari Ordinandi, la certezza che Cristo non ci abbandona e che nessun ostacolo potrà impedire la realizzazione del suo universale disegno di salvezza sia per voi motivo di costante consolazione -anche nel giorno di difficoltà- e di incrollabile speranza. La bontà del Signore è sempre con voi ed è forte. Il Sacramento dell’Ordine che state per ricevere vi farà partecipi della stessa missione di Cristo; sarete chiamati a spargere il seme della sua Parola -il seme che porta in sé il Regno di Dio-, a dispensare la divina misericordia e a nutrire i fedeli alla mensa del suo Corpo e del suo Sangue. Per essere suoi degni ministri dovrete alimentarvi incessantemente dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana. Accostandovi all’altare, vostra quotidiana scuola di santità, di comunione con Gesù, del modo di entrare nei Suoi sentimenti; accostandovi all’altare per rinnovare il sacrificio della Croce, scoprirete sempre più la ricchezza e tenerezza dell’amore del divino Maestro, che oggi vi chiama ad una più intima amicizia con Lui. Se lo ascolterete docilmente, se lo seguirete fedelmente, imparerete a tradurre nella vita e nel ministero pastorale il suo amore e la sua passione per la salvezza delle anime. Ciascuno di voi, cari Ordinandi, diventerà con l’aiuto di Gesù un buon pastore, pronto a dare, se necessario, anche la vita per Lui.

Così avvenne all’inizio del cristianesimo con i primi discepoli, mentre, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura, il Vangelo andava diffondendosi tra consolazioni e difficoltà. Vale la pena di sottolineare le ultime parole del brano degli Atti degli Apostoli che abbiamo ascoltato: « I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo » (13,52). Malgrado le incomprensioni e i contrasti, l’apostolo di Cristo non smarrisce la gioia, anzi è il testimone di quella gioia che scaturisce dall’essere con il Signore, dall’amore per Lui e per i fratelli. Nell’odierna Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che quest’anno ha come tema « La vocazione al servizio della Chiesa comunione« , preghiamo perché quanti sono scelti a così alta missione siano accompagnati dall’orante comunione di tutti i fedeli.

Preghiamo perché cresca in ogni parrocchia e comunità cristiana l’attenzione per le vocazioni e per la formazione dei sacerdoti: essa inizia in famiglia, prosegue in seminario e coinvolge tutti coloro che hanno a cuore la salvezza delle anime. Cari fratelli e sorelle che partecipate a questa suggestiva celebrazione, e in primo luogo voi, parenti, familiari e amici di questi 22 Diaconi che tra poco saranno ordinati presbiteri! Attorniamoli, questi nostri fratelli nel Signore, con la nostra spirituale solidarietà. Preghiamo perché siano fedeli alla missione a cui oggi il Signore li chiama, e siano pronti a rinnovare ogni giorno a Dio il loro « sì », il loro « eccomi » senza riserve. E chiediamo al . E chiediamo al Padrone della messe, in questa Giornata per le Vocazioni, che continui a suscitare molti e santi presbiteri, totalmente dediti al servizio del popolo cristiano.

In questo momento tanto solenne e importante della vostra esistenza, è ancora a voi, cari Ordinandi, che mi dirigo con affetto. A voi quest’oggi Gesù ripete: « Non vi chiamo più servi, ma amici ». Accogliete e coltivate questa divina amicizia con « amore eucaristico »! Vi accompagni Maria, celeste Madre dei Sacerdoti; Lei, che sotto
la Croce si è unita al Sacrificio del suo Figlio e, dopo la risurrezione, nel Cenacolo ha accolto insieme con gli Apostoli e con gli altri discepoli il dono dello Spirito, aiuti voi e ciascuno di noi, cari fratelli nel Sacerdozio, a lasciarci trasformare interiormente dalla grazia di Dio. Solo così è possibile essere immagini fedeli del Buon Pastore; solo così si può svolgere con gioia la missione di conoscere, guidare e amare il gregge che Gesù
 si è acquistato a prezzo del suo sangue. Amen! 

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BENEDETTO XVI – REGINA CÆLI – V Domenica di Pasqua, 29 aprile 2007

dal sito Vaticano: 

BENEDETTO XVI 

 REGINA CAELI IV Domenica di Pasqua, 29 aprile 2007 

Cari fratelli e sorelle! 

Oggi, IV Domenica di Pasqua, Domenica del « Buon Pastore », ricorre
la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Tutti i fedeli sono esortati a pregare in modo particolare per le vocazioni al sacerdozio ed alla vita consacrata. Stamani, nella Basilica di San Pietro, ho avuto la gioia di ordinare 22 nuovi Sacerdoti: ne siamo felici. Mentre saluto con affetto questi neo-presbiteri insieme con i loro familiari ed amici, vi invito a ricordare quanti il Signore continua a chiamare per nome, come fece un giorno con gli Apostoli sulla riva del Lago di Galilea, perché diventino « pescatori di uomini », cioè suoi più diretti collaboratori nell’annuncio del Vangelo e nel servizio del Regno di Dio in questo nostro tempo. Domandiamo per tutti i sacerdoti il dono della perseveranza: che si mantengano fedeli alla preghiera, celebrino la santa Messa con devozione sempre rinnovata, vivano in ascolto della Parola di Dio ed assimilino giorno dopo giorno gli stessi sentimenti ed atteggiamenti di Gesù Cristo, il Buon Pastore. Preghiamo, poi, per chi si prepara al ministero sacerdotale e per i formatori nei Seminari di Roma, d’Italia e del mondo intero; preghiamo per le famiglie, perché in esse continui a sbocciare e maturare il « seme » della chiamata al ministero presbiterale. 
Quest’anno, il tema della Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni è: « La vocazione al servizio della Chiesa comunione« . Il Concilio Ecumenico Vaticano II, per presentare il mistero della Chiesa nel nostro tempo, ha privilegiato la categoria della « comunione ». In questa prospettiva assume grande rilievo la ricca varietà di doni e di ministeri nel Popolo di Dio. Tutti i battezzati sono chiamati a contribuire all’opera della salvezza. Nella Chiesa ci sono però alcune vocazioni specialmente dedicate al servizio della comunione. Primo responsabile della comunione cattolica è il Papa, Successore di Pietro e Vescovo di Roma; con lui custodi e maestri di unità sono i Vescovi, successori degli Apostoli, coadiuvati dai presbiteri. Ma al servizio della comunione sono anche le persone consacrate e tutti i fedeli. Nel cuore della Chiesa comunione c’è l’Eucaristia: le differenti vocazioni attingono da questo sommo Sacramento la forza spirituale per edificare costantemente nella carità l’unico Corpo ecclesiale. Ci rivolgiamo ora a Maria, Madre del Buon Pastore. Lei, che ha risposto prontamente alla chiamata di Dio dicendo: « Eccomi, sono la serva del Signore » (Lc 1,38), ci aiuti tutti ad accogliere con gioia e disponibilità l’invito di Cristo ad essere suoi discepoli, sempre animati dal desiderio di formare « un cuor solo e un’anima sola » (cfr At 4,32). 

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buona notte

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Publié dans:immagini buon...notte, giorno |on 30 avril, 2007 |Pas de commentaires »

« Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza »

dal sito EAQ:

Clemente d’Alessandria (150-circa 215), teologo
Il Pedagogo, 9,83s ; SC 70, p. 258

« Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza »

Noi che siamo ammalati, abbiamo bisogno del Salvatore; smarriti, abbiamo bisogno della sua guida; ciechi, di lui che ci porti alla luce; assetati abbiamo bisogno della fonte di vita; morti, abbiamo bisogno della vita; pecore del pastore; bambini, del pedagogo; insomma, tutta la nostra natura umana ha bisogno di Gesù…

Se si vuole, si può apprendere la somma sapienza che c’insegna il santissimo pastore e maestro, l’onnipotente Verbo del Padre, quando servendosi dell’allegoria si proclama pastore delle pecore. E anche pedagogo dei bambini; infatti, rivolgendosi ai pastori d’Israele, descrive la sua giusta e salutare sollecitudine per bocca di Ezechiele: « Fascerò la pecora ferita, curerò quella malata, ricondurrò all’ovile quella smarrita e le pascerò sul mio monte santo » (Ez 34,16)… Sì, o Signore, nùtrici coi pascoli della tua giustizia. O maestro, pasci le tue pecore sul tuo santo monte: La Chiesa, che sta in alto, supera le nubi, tocca i cieli. « Sarò loro pastore, dice, e sarò in mezzo a loro » (Ez 34,24). Egli vuole salvare la mia carne rivestendomi della tunica dell’incorruzione… « Prima che mi invochino, io risponderò » (Is 58,9)…

Tale è il nostro Pedagogo, davvero buono. « Non sono venuto, dice, per essere servito, ma per servire » (Mt 20,28). Perciò nel vangelo è detto che era « stanco » (Gv 4,5) colui che si è affaticato per noi, promettendo anche di « dare la propria vita in riscatto per molti » (Mc 10,45). Dimostra così di essere lui solo il buon pastore. Generoso e magnifico è colui che giunge al punto di dare la sua vita per noi. Veramente a servizio degli uomini e pieno di bontà, egli che, potendo essere il Signore dell’uomo, volle essere suo fratello. Buono fino al punto di morire per noi!

Il Buon Pastore

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il Buon Pastore, dal sito Maranathà

Publié dans:immagini sacre |on 29 avril, 2007 |Pas de commentaires »

di Gianfranco Ravasi: il presente

dal sito on line di « Avvenire »

 dal « Mattutino di Gianfranco Ravasi »:

 

22 Aprile 2007  

il presente 

 

Forse solo in paradiso l’umanità vivrà finalmente per il presente; finora, infatti, è sempre vissuta d’avvenire.
Una parabola ebraica racconta che un giorno Dio mandò l’angelo Gabriele sulla terra a offrire almeno a un uomo il dono puro della felicità. L’angelo, però, ritornò stringendosi ancora tra le mani quel regalo e a Dio che chiedeva spiegazioni replicò: «Ho trovato che tutti gli uomini  non avevano tempo di ascoltarmi perché avevano tutti un piede nel passato e uno nel futuro; nessuno badava al presente». Qualcosa del genere suggerisce anche il grande scrittore Anton Cechov in un appunto dei suoi diari, quello che abbiamo proposto per questa nostra riflessione. Effettivamente se osserviamo il nostro stesso comportamento, è raro il caso in cui ci fermiamo a gustare il presente, anche perché – come già notava s. Agostino – esso subito ci sfugge di mano.
Siamo, dunque, sospesi tra la nostalgia o il rimpianto per il passato e l’attesa di un futuro desiderato come migliore. Si genera, così, una sorta di alienazione che è fatta di scontentezza, di insoddisfazione, di delusione permanente. Cechov giustamente osserva che sarà proprio l’eternità del paradiso, « puntuale » nella sua pienezza, senza un prima o un poi ma perfetta nell’attimo (si ricordi il desiderio dell’istante pieno, bello e infinito che pervade l’anima del Faust di Goethe) a strapparci dalle illusioni e a immergerci nella gioia del presente. Ma già ora – forse proprio in questa domenica – potremmo fermarci per prendere in mano la nostra realtà attuale che è già sintesi di ciò che siamo stati e che contiene in germe ciò che saremo. È questa la vita reale, è ciò che siamo. 

 

Publié dans:CAR. GIANFRANCO RAVASI |on 29 avril, 2007 |Pas de commentaires »

Prima lettura della Veglia Pasquale: Genesi 1, 1 – 2,2 Lo Stupore e La Meraviglia

Credo che valga la pena di ripercorrere le letture della notte pasquale, o perlomeno, sono io che vado in cerca di meditazioni in questo tempo, dal sito:  http://www.santamelania.it/ 

in quella notte le parole inutili non si dicono – 1

di don Franco Brovelli

 Riportiamo le meditazioni sulle letture della Veglia Pasquale tenute nel Corso di esercizi spirituali, a Villa Immacolata (Torreglia-Padova), dal 17 al 21 agosto 1998, da don Franco Brovelli, responsabile della formazione permanente del clero di Milano.
Il testo di ogni meditazione,Pro manuscripto ci è stato gentilmente concesso dal Servizio Formazione Permanente della Diocesi di Roma.
Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza on-line di questi testi sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto.
 
 
30/03/2007 



Prima meditazione: Gen 1, 1 – 2,2  Lo Stupore e
La Meraviglia 
Ecco l’antichissimo testo della creazione. Nella notte-veglia della risurrezione del Signore, la chiesa, tutte le chiese (questo è un testo unanimemente ascoltato in tutte le tradizioni liturgiche dell’oriente e dell’occidente) questa parola irrompe nella storia dell’uomo e riconduce al senso. Ora vorrei aiutarvi a gustare questo testo, soprattutto nella preghiera. Accolgo qualche annotazione conclusiva di quei commenti puntuali e fecondi, che commentano questo brano. E’ troppo riduttivo dire che i primi undici capitoli di Genesi sono la creazione e la caduta. L’ascolto autentico della parola ci dice che questo e l’ascolto di ciò che spiega tutto il resto; è l’ascolto del fondamento che dà senso. Questo è il grande ingresso ai primi undici capitoli di Genesi, ciò che spiega quanto dopo avviene nella storia dell’umanità, dell’uomo e della donna. Mi limito ad alcune annotazioni. quelle che mi paiono le più feconde e cerco di dirle in maniera che possono già aiutare la vostra preghiera. Anzitutto: lo stupore e la meraviglia sono i sentimenti che animano questo magnifico inno alla creazione. Per sei volte ritorna il tema dominante: « Dio vide che era cosa buona! « . L’ultima volta questa espressione sfoggia come in un gran finale a tutta orchestra: « Dio vide quanto aveva fatto; ed ecco era cosa molto buona! « . E’ la stessa meraviglia che percorre il profondo sentimento poetico del salmo 8: « O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.! Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle, che tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché te ne ricordi? « . Celebriamo questo salmo con l’intensità di fede, di attesa e di stupore con cui da sempre esso è attraversato nella tradizione orante del popolo di Dio. 

Coloro che hanno voluto questo testo come prima pagina di tutta la torah non si sono certo ingannati. Esso rappresenta veramente il preludio e il senso di tutta la storia umana, che il Dio dell’Esodo aveva intessuto con il suo popolo, Israele. In questo testo abbiamo un’autentica sintesi di teologia della storia – ci dicono i biblisti più bravi – il senso della creazione del mondo e dell’uomo, incamminati verso il compimento; il settimo giorno è il compimento: il riposo di Dio! E questo dà ragione nell’alternanza tra giorni lavorativi e giorni di riposo, tra tempo feriale e tempo festivo. Soprattutto è il brano che annuncia che Dio ha voluto il suo valido interlocutore a immagine e somiglianza di lui.    

La seconda annotazione: vv. 26-27. Abbiamo due sinonimi: immagine e somiglianza, che vogliono esprimere una similitudine, una possibilità di sintonia tra l’uomo e Dio. Decidendo di creare l’umanità a sua immagine e somiglianza, Dio volle creare un « tu », che potesse avere relazione con lui. Questo versetto di Genesi non esprime solo una qualche dimensione dell’essere umano, ma « !a » dimensione, quella fondamentale, quella che vive negli uomini e nelle donne, nel tempo e in ciascuno. Dio ha posto in essere una creatura che potesse rispondere a lui, libera, che potesse essere interlocutore. Ecco, è scritta qui dalle origini la possibilità di tutta la storia che seguirà. Potrebbe essere addirittura storia di alleanza ci dirà la vicenda dell’Esodo, storia di comunione e addirittura di alleanza sponsale. Ogni persona è stata pensata come interlocutore libero di Dio.    

Infine l’ultima annotazione per gustare il testo: il settimo giorno, all’inizio del capitolo secondo. Sta a significare il fine di tutta la creazione: non è 1′ ultimo giorno, è il  fne della creazione! il riposo di Dio è l’ultima opera che produce fecondità. La connessione tra la settimana dell’uomo e la settimana di Dio crea un legame profondo tra le due: quella umana diventa simboli di quella divina e quella divina dà senso a quella umana. Allora ti chiedi: qual è il senso della creazione, simbolicamente espresso dal settimo giorno di Dio? Il settimo giorno – dicono i biblisti – è il fine dell’uomo e di tutta la creazione. Quel riposo di Dio non è ozio, ma è attività nuova e perfezionamento del lavoro precedente. C’è una fecondità nuova del settimo giorno, del compimento che supera la fecondità dei giorni lavorativi e l’uomo ne può avere un anticipo nella festa e nel culto, quando nella gratuità impara a rendere lode, quando attraversa il tempo non per accumulare e per possedere, ma per rendere grazie, per recuperare il fondamento e per restituire se stesso alla sua vocazione di immagine e somiglianza di Dio. C’è un accenno di questa esegesi fugace, ma abbastanza chiaro nella lettera apostolica di Giovanni Paolo II sul Dies Domini. In tutta la sezione biblica si fa anche riferimento alla lettura esegetica di Genesi 1, che è appunto il tema del settimo giorno.    

Questo è importante per penetrare e gustare il testo che ha davvero una sua solennità; quando quella notte il lettore scandisce le parole di Genesi si ha come la consapevolezza di un tempo che ritrova il suo centro, le sue origini e il suo perché. Pregate questo testo alla luce di quella grande ermeneutica cristiana, che ha preso 1′avvio dalla riflessione di Paolo, in particolare alla luce di Efesini 1.3-14. Il famoso inno di lode di Paolo: « Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo…  » Oramai . non è più pensabile dentro la memoria viva di Gesù di Nazaret e della sua Pasqua riascoltare il testo di Genesi a prescindere da quello scenario, tutto in cantemplazione della Pasqua di Gesù, che vada a compimento della storia dell’uomo e della creazione intera. Vi inviterei a lasciarvi portare dal testo biblico; tra l’altro anche i due salmi, che la liturgia propone il 103 e il 32, vi possono aiutare ad entrare in meditazione.    

Siamo al secondo momento più esistenziale e legato alla vicenda che ciascuno di noi sta vivendo. Certamente c’è un linguaggio previo in questo testo che a me pare oggi di eccezionale attualità. Oggi il tempo rischia di diventare solo un avversario dell’uomo, anzi un nemico, perché siamo costretti a riconoscere che non ci possiamo difendere dalla sua inarrestabilità. Questo è il tempo che ogni giorno ci costringe ad invecchiare, a riconoscere che abbiamo un giorno in più. un mese in più, un anno in più… e rischia di diventare un nemico; tant’è che in ogni modo si cerca di scantonarlo. pur con l’affanno delle cose, per cui si accumula, si accumula … e si riempiono i granai, nella illusione che così il tempo venga dominato oppure lo si subisce passivamente, magari con il tono gaudente, in una maniera che mortifica e impoverisce.    

Che senso diverso ti dà invece il racconto della creazione! Noi siamo situati nel tempo per riconoscere meglio qual è il fondamento, dove abita, che nome e che volto ha. Entrando in dialogo con noi stessi, chiediamoci: che cosa sta al principio della mia vita, della mia esperienza di discepolo, della mia chiamata alla fede e al ministero? Se dovessi dirla, ridirla, la parola fondatrice della mia vita, quale parola direi? Quali sono per me le parole che stanno al principio e che sono origine e fondamento del resto del cammino? Questo testo di Genesi un desiderio così te lo mette nel cuore e nell’aníma. Facciamo innanzitutto memoria di ciò che sta all’inizio della nostra vita, della nostra esperienza di discepoli del Signore [...]. Come la racconteremmo tale parola fondativa e creatrice;? In questo momento cosa sta davvero al centro della mia vita? Questa pagina ini costringe a questo interrogativo. E’ importante dialogare con tanto realismo e veridicità attorno a questo interrogativo, perché queste non sono risposte teoriche.    

Proviamo a pensare a fatti e situazioni concrete della nostra vita: è li che riusciamo a capire cosa per noi di fatto oggi davvero è al centro della vita. Qualche esemplificazione possibile. Quando ci siamo messi in cammino per dire di sì: perché abbiamo detto di sì? Che cosa abbiamo riconosciuto come certo nella nostra vita? Ognuno di noi avrà attraversato dei tempi di prova… Facciamo memoria dei tempi di prova, magari qualcuno avrà « la fortuna » di essere adesso nella prova… Nel tempo della, prova appare con evidenza che cos’è al centro della vita. A chi e a che cosa ti aggrappi e a chi fai riferimento? Oppure, in un tempo di canibíamento di situazioni, di trasloco., di cambiamento di destinazione. di compito… in questi momenti, quando è finito il capitolo degli scatoloni e in genere si fa un bilancio di ciò che sta alle spalle e la previsione di ciò che ci attende… Questo è un momento preziosissimo per capire che cosa di fatto per noi sta al centro della vita.  Questi sono elementi emblematici della vita, limpidissìmi : dicono davvero per chi si vive­e a chi ci si è dedicati. Quando facciamo un anniversario,un decennio, un venticinquesimo… che tipo di bilancio facciamo? Questo è un momento importante della vita! Facciamo 1′elenco delle cose realizzate o abbiamo un altro criterio per rileggere più a fondo la vita, ad esempio: quanto stiamo entrando nell’esperienza del settimo giorno, della comunione profonda con il Signore: e con la sua Parola? Quanto stiamo dedicandoci a lui? Quanto stiamo appartenendo al Signore? Questo testo di Genesi a me pare, sotto questo profilo, bellissimo. E’ testo evocativo, appunto degli inizi, di ciò che sta in origine.[...]. 

   Ultimo punto: qual è la categoria chiamata in questione da un testo come Genesi 1? Ultimamente, perché questa pagina ci interpella? A me pare che questo testo sia una di quelle pagine formidabili nel dire la definitività dell’appartenenza al Signore. Questo testo dice che la vocazione scritta dagli inizi non è quella di un’appartenenza a Dio a intermittenza; non è un’appartenenza per prova, a stagioni, a capitoli, a esperienze… alcune sì, altre no! La parola che sta iscritta in Genesi 1 è quella di una definitività di appartenenza al Signore. Signore, sto vivendo e realizzando una definitività di appartenenza a te, al tuo vangelo, alla causa della tua parola? Amo il Signore con tutto il cuore, con tutte le,forze, con tutto me stesso? O c’è qualcosa che amo più di lui o fuori di lui, o a prescindere da lui? Questa è domanda è insidiosa ma formidabilmente corroborante.[...]. 

Sentimenti, passioni, emozioni, affetti… stanno in me percorrendo le strade purificanti di chi impara a legare se stesso e la sua vita al Signore, a tal punto che non riuscirei più a pensarmi slegato da lui? E’ lui il movimento irreversibile della mia vita, la perla preziosa, il tesoro nascosto nel campo per il quale sono disposto ad investire? Ecco la meditazione su ciò che sta agli inizi. E’ il testo introduttivo di Genesi: un testo che rimanda continuamente al fondamento. Mi piace concludere con la preghiera della liturgia: « Dio, onnipotente ed eterno, ammirabile in tutte 1e opere del tuo amore, illumina i fìgli da te redenti, perché comprendano che, se fu grande all’inizio la creazione del mondo, ben più grande, nella pienezza dei tempi, fu l’opera della nostra redenzione, nel sacrificio pasquale di Cristo Signore. Amen «  

Publié dans:Approfondimenti, meditazioni |on 29 avril, 2007 |Pas de commentaires »

Sui cambiamenti climatici, la Chiesa respinge previsioni catastrofiche e misure contro lo sviluppo

 dal sito:

http://www.zenit.org/italian/

Data pubblicazione: 2007-04-27 

Sui cambiamenti climatici,
la Chiesa respinge previsioni catastrofiche e misure contro lo sviluppo 

Conclusioni del Cardinale Martino al Seminario internazionale tenutosi in Vaticano 

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 27 aprile 2007 (ZENIT.org).- Questo venerdì, a conclusione del Seminario internazionale sul tema “Cambiamenti climatici e sviluppo”, il Cardinale Renato Raffaele Martino ha espresso la propria soddisfazione per il vivace e intenso dibattito svoltosi, e, pur ammettendo la realtà dei cambiamenti climatici, ed ha criticato certe “forme di idolatria della natura che perdono di vista l’uomo”.

“La natura è per l’uomo e l’uomo è per Dio”, ha sottolineato il Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace nel tracciare le conclusioni a questo incontro che ha riunito in Vaticano 80 studiosi ed esperti provenienti da 20 Paesi dei cinque Continenti.

“Anche nella considerazione delle problematiche connesse ai cambiamenti climatici – ha spiegato il porporato – si dovrà far tesoro della Dottrina Sociale della Chiesa”, che “non avvalla né l’assolutizzazione della natura, né la sua riduzione a mero strumento”.

Secondo il Cardinale Martino “la natura non è un assoluto, ma una ricchezza posta nelle mani responsabili e prudenti dell’uomo” e questo significa anche che “l’uomo ha una indiscussa superiorità sul creato e, in virtù del suo essere persona dotata di un’anima importante, non può essere equiparato agli altri esseri viventi, né tanto meno considerato elemento di disturbo dell’equilibrio ecologico naturalistico”.

In questo contesto “l’uomo non ha un diritto assoluto su di essa, ma un mandato di conservazione e sviluppo in una logica di universale destinazione dei beni della terra che è uno dei principi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa, principio che va soprattutto declinato con l’opzione preferenziale per i poveri e per lo sviluppo dei paesi poveri”.

Nella considerazione delle problematiche connesse ai cambiamenti climatici, il Presidente del Dicastero vaticano, ha rilevato che “
la Dottrina Sociale della Chiesa deve fare i conti con molte odierne forme di idolatria della natura che perdono di vista l’uomo”.

“Simili ecologismi – ha precisato il porporato – emergono spesso nel dibattito sui problemi demografici e sul rapporto tra popolazione ambiente e sviluppo”.

Il Cardinale Martino ha raccontato che in occasione della Conferenza internazionale del Cairo su Popolazione e Sviluppo nel 1994, alla quale prese parte in veste di capo delegazione, “
la Santa Sede ha dovuto contrastare, assieme a molti paesi del terzo mondo, l’idea secondo cui l’aumento della popolazione nei prossimi decenni sarebbe stata tale da portare al collasso gli equilibri naturali del pianeta e impedirne lo sviluppo”.

“Queste tesi sono state ormai confutate e, per fortuna, sono in regressione”, ha affermato il Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. “Nel contempo però – ha aggiunto – gli stessi che proponevano questa visione, sostenevano quale mezzo per impedire il supposto disastro ambientale, strumenti tutt’altro che naturali, come il ricorso all’aborto e alla sterilizzazione di massa nei paesi poveri ad alta natalità”.


La Chiesa propone una visione realistica delle cose”, ha sostenuto il Cardinale Martino. “Essa ha fiducia nell’uomo e nella sua capacità sempre nuova di cercare soluzioni ai problemi che la storia gli pone. Capacità che gli permettono di confutare spesso le ricorrenti, infauste e improbabili previsioni catastrofiche”.

Nella parte finale delle conclusioni, il porporato ha ricordato che “secondo la concezione di ecologia umana sviluppata dal pontefice Giovanni Paolo II, quella ecologica non è solo una emergenza naturale, ma è una emergenza antropologica, in cui conta il modo di rapportarsi dell’uomo con se stesso e soprattutto il modo di rapportarsi con Dio”.

“L’errore antropologico è quindi un errore teologico”, ha sottolineato il Cardinale, ed ha aggiunto: “Quando l’uomo vuole porsi al posto di Dio, perde di vista anche se stesso e la sua responsabilità di governo della natura”. 

 

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