da: In Cammino verso Gesù Cristo (stralcio)

 

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(foto di Papa Benedetto su legno che comperai subito dopo l’elezione, non ha ancora lo stemma)

Papa Benedetto XVI/ Joseph Ratzinger

da In Cammino verso Gesù Cristo, San Paolo Ed. 2004, 56.57,

La decisione per Dio è una decisione del pensiero  insieme della vita: le due realtà si richiamano a vicenda: Questo nesso lo descrive con drammaticamente Agostino nella storia dell propria conversione, laddove parla delle ingannevoli forme di vita di un’esistenza totalmente orientata alla materialità…Agostino riferisce come egli, per così dire, si fosse nascosto dietro le proprie spalle, e come Dio attraverso la parola dell’amico lo abbia tratto fuori da quel nascondiglio, cosicché egli potesse guardarsi in volto1

Perciò la Chiesa antica considerava il camino verso la fede precisamente come un tragitto intellettivo, nel quale l’uomo si confronta con la « dottrina della verità » ed i suoi argomenti, ma si trova anche inserito in una nuova comunità dove sono per lui possibili nuove esperienze e intime speranze.

…per conoscere Cristo è necessaria la sequela. Soltanto allora si può sperimentare dove egli abita. La domanda « Dove abiti? » (Tu chi sei?), riceve sempre la medesima risposta: « Venite e vedrete » (Gv 1,38ss)

1 cfr. Confessiones VIII 5,12 e VIII 7,16

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METTO IL LINK AL SITO “EAQ” TROVERETE LE LETTURE DEL GIORNO, IL COMMENTO ALLE LETTURE E, VOLENDO, POTETE SCORRERE E LEGGERE LE LETTURE DEI GIORNI PRECEDENTI E QUELLI SUCCESSIVI A QUELLO DEL GIORNO IN CORSO, TROVERETE LA VERSIONE FRANCESE, A DESTRA C’È IL COLLEGAMENTO ALLE VERSIONI IN ALTRE LINGUE COMPRESO L’ITALIANO:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php

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vangelo dai siti: 

http://levangileauquotidien.org/ 

http://www.maranatha.it/

ENCICLICA « LAUDATO SII » DEL SANTO PADRE FRANCESCO:

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html

 

San Paolo, Inno alla carità

 

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. 4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell`ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand`ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l`ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch`io sono conosciuto. 13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità

ICorinzi 13,1-13;

San Paolo, Inno alla carità dans biblica

http://santiebeati.it/

Publié dans : biblica | le 10 juin, 2007 |2 Commentaires »

Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino

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Publié dans : immagini sacre | le 24 janvier, 2020 |Pas de Commentaires »

TERZA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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TERZA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Is 8, 23 – 9,2; Sal 26: 1Cor 1, 10-13.17; Mt 4, 12-

L’Evangelo di questa domenica inizia da due annotazioni, una cronologica ed una geografica ma che non vanno colte solo come preoccupazioni spazio temporali … Matteo le sottolinea per affermare già dal principio la “sorte” di Gesù è che anche Lui verrà arrestato e patirà e che la salvezza prende vie impreviste ed imprevedibili. Se la vicenda del Battista diviene in qualche modo profezia dell’esito della vita di Gesù (che però, a differenza del Battista, non morirà come un martire ma come un delinquente rigettato da tutti e sul legno dei maledetti!), l’apparizione del Messia nella Galilea delle genti e non nella terra “nobile” di Giuda, nella Città santa di Gerusalemme, è una “sorpresa” ed è anche una dichiarazione degli intenti di Dio che, con l’incarnazione del Figlio, viene a sconfessare le nostre vie religiose che sempre, ben nettamente vorrebbero segnare i confini tra sacro e profano … invece, nella terra contaminata dai pagani, in quella Galilea da cui “non sorge profeta” (cfr Gv 7,52) inizia a brillare la luce attesa della salvezza. Dinanzi a questo inatteso, però, Matteo afferma che già i profeti avevano annunziato questo “novum” e così cita il testo del Libro di Isaia in cui un oracolo, che oggi è la prima lettura, preconizza la terra di Zabulon e di Neftali (in pratica la Galilea) come la prima che vedrà la luce della salvezza. Nel Figlio fatto carne che viene nel mondo, e viene a proclamare il Regno. si rivela un messianismo che non ha confini particolaristici e Matteo questo l’aveva già affermato con lucida chiarezza nell’episodio dei Magi (cfr Mt 2,1ss).
Ecco che la parola del Messia inizia a risuonare per le strade del mondo; le parole di Gesù sono le stesse di quelle del Battista (cfr 3,2). Questo ci dice che la predicazione di Gesù è in stretta continuità con quella di Giovanni, suo maestro; ma e cambia l’annunziatore, in qualche modo, cambia anche l’annunzio. Se l’annunzio prima era dato dal Precursore l’accento doveva esser posto sulla conversione ma se ora la Parola la proclama Colui che è il compimento l’accento va posto sul Regno che è venuto! Gesù non spiega cosa sia questo Regno che è venuto; tutto l’Evangelo ci aiuterà ad accostarci a questo Regno che Gesù è venuto a portare; ce ne darà tante immagini ma mai nessuna definizione e questo ci deve far riflettere! Al Regno ci saranno sempre e solo degli accostamenti perché esso si realizza qui nel regnare di Dio ma si compirà solo nell’ “oltre”! Qui del Regno che viene ci è data una scena che ci esemplifica come la luce del Messia si irradia e di come il regnare di Dio, attraverso Gesù, in Gesù, si fa prossimo all’uomo nella sua concretezza quotidiana.
Ecco qui, infatti, degli uomini che vedono quella luce che finalmente e inaspettatamente brilla nel territorio di Zabulon e di Neftali e ne sono afferrati permettendo a Dio di iniziare a regnare sulle loro vite, nelle loro vite ed attraverso le loro vite. Uomini che sono nel loro quotidiano, nel loro ordinario: nessuna cornice “sacra” per questa chiamata … unica cornice la loro vita dura; lì il Regno li raggiunge! La chiamata dei primi quattro discepoli, per Matteo, è farci vedere concretamente e la conversione e il venire del Regno.
Gesù passa lungo il mare di Galilea (in realtà semplicemente il Lago di Genezareth come lo chiamerà il meno provinciale Luca!) e si imbatte in due fratelli che pare che incontri per la prima volta (Giovanni, nel suo Evangelo, ci narra di un incontro di Gesù coi questi uomini già nel deserto di Giuda; cfr Gv 1, 36-42) e li chiama dietro (“opiso”) a sé; è un’espressione che, già nell’Antico Testamento è usata per chiamare discepoli alla sequela(cfr 2Re 6,19); Gesù chiama in un rapporto con Lui; un rapporto che ora inizia e che non tollera né rinvii, né lentezze. C’è un subito (“euthéos”) che riguarda sia Pietro ed Andrea che Giovanni e Giacomo … se facciamo un confronto con la chiamata di Eliseo da parte di Elia (1Re 19, 19-21) si nota che ad Eliseo vengono concessi dei “riti” di commiato; qui no! L’irrompere del Regno nella storia dà alla storia stessa un’accelerazione che non deve essere in alcun modo frenata. C’è un’urgenza che ora scocca! Guai a chi differisce o rallenta il cammino di questo Regno.
Davanti a questo Regno veniente si fa chiara per Matteo, proprio in questo racconto, chi sia il discepolo: in primo luogo è uno che ha posto al centro Gesù. È Lui che si segue. Non la sua dottrina, né un suo bel progetto di vita. Il discepolo è uno che deve fare vita con Lui che è il maestro; un discepolo che, dunque, non diverrà mai a sua volta maestro. Lo statuto del discepolo di Gesù comprende il rimanere per sempre discepolo.
Il discepolo, poi, ci dice Matteo, è uno chiamato a dei tagli; il discepolo di Gesù è uno che deve dire dei “no”, è uno che deve assolutamente girare pagina; ci sono cose e persone da lasciare; non a caso il racconto ci mostra due coppie di fratelli e la narrazione delle due chiamate è quasi a calco ma c’è una differenza: Pietro ed Andrea lasciano le reti, Giovanni e Giacomo lasciano la barca ed il padre; insomma, non solo il mestiere ma anche la famiglia. Se il mestiere rappresenta un’identità sociale, il padre rappresenta le radici ma, rappresentando la famiglia, rappresenta qualcosa che ormai il discepolo deve riconoscere altrove, in un altrove che è la comunità dei discepoli.
E qui ci siamo già imbattuti in un terzo elemento che caratterizza l’identità del discepolo: la comunità. Il discepolo non è un solitario alla sequela di Gesù, è uno che lì trova degli altri che ugualmente seguono quel Maestro. È da Gesù che sceglie che nasce la comunità. Poiché Gesù ci ha scelti ci fa comunità. Il discepolo è questo.
Il discepolo, poi, continua a dirci Matteo in questo racconto apparentemente così semplice, è uno che si mette in cammino. La sequela del discepolo di Gesù non ci conduce o colloca in uno stato ma ci fa degli uomini “della via” (cfr At 9,2), ci mette in cammino. Il discepolo, l’uomo del Regno è uno sempre per via. È affetto da una “santa inquietudine”!
Un ultimo tratto che questo testo dà al discepolo è quelle del missionario. La chiamata alla sequela è missione, è invio! Il discepolo, proprio perché è uno in stretta relazione con Gesù, (dietro di me!) è in corsa verso il mondo (Vi farò pescatori di uomini!). Insomma Gesù non prende i suoi e li mette al riparo dal mondo, quasi in uno spazio separato, privilegiato, protetto, esente. No! Li mette in cammino per le strade del mondo, per le strade degli uomini ad annunziare il Regno! Il discepolo ha la “febbre dell’annunzio”!
Più avanti Gesù dirà che per seguirlo bisogna assumere la croce (cfr Mt 16, 24) in una solidarietà profondissima con il mondo ed i suoi dolori tanto da rinunziare a se stessi fino alla morte dell’uomo vecchio.
Il Regno è portato da uomini così. Non c’è nessuno sconto da questa identità per chi vuole essere discepolo di Gesù e quindi “luogo” in cui il Regno si dispiega. Il Regno … con tutti i suoi confini senza confini!

P. Fabrizio Cristarella Orestano

Publié dans : OMELIE PREDICH, DISCORSI E...♥♥♥ | le 24 janvier, 2020 |Pas de Commentaires »

la Bibbia figurata, la conversione di San Paolo

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Publié dans : immagini sacre | le 23 janvier, 2020 |Pas de Commentaires »

PAPA FRANCESCO – UDIENZA GENERALE – 22 gennaio 2020 – Catechesi: Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. “Ci trattarono con gentilezza” (cfr At 28,2)

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PAPA FRANCESCO – UDIENZA GENERALE – 22 gennaio 2020 – Catechesi: Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. “Ci trattarono con gentilezza” (cfr At 28,2)

Aula Paolo VI

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

La catechesi di oggi è intonata alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Il tema di quest’anno, che è quello dell’ospitalità, è stato sviluppato dalle comunità di Malta e Gozo, a partire dal passo degli Atti degli Apostoli che narra dell’ospitalità riservata dagli abitanti di Malta a San Paolo e ai suoi compagni di viaggio, naufragati insieme con lui. Proprio a questo episodio mi riferivo nella catechesi di due settimane fa.
Ripartiamo dunque dall’esperienza drammatica di quel naufragio. La nave su cui viaggia Paolo è in balia degli elementi. Da quattordici giorni sono in mare, alla deriva, e poiché né il sole né le stelle sono visibili, i viaggiatori si sentono disorientati, persi. Sotto di loro il mare s’infrange violento contro la nave ed essi temono che quella si spezzi sotto la forza delle onde. Dall’alto sono sferzati dal vento e dalla pioggia. La forza del mare e della tempesta è terribilmente potente e indifferente al destino dei naviganti: erano più di 260 persone!
Ma Paolo che sa che non è così, parla. La fede gli dice che la sua vita è nelle mani di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, e che ha chiamato lui, Paolo, per portare il Vangelo sino ai confini della terra. La sua fede gli dice anche che Dio, secondo quanto Gesù ha rivelato, è Padre amorevole. Perciò Paolo si rivolge ai compagni di viaggio e, ispirato dalla fede, annuncia loro che Dio non permetterà che un capello del loro capo vada perduto.
Questa profezia si avvera quando la nave si arena sulla costa di Malta e tutti i passeggeri raggiungono sani e salvi la terra ferma. E lì sperimentano qualcosa di nuovo. In contrasto con la brutale violenza del mare in tempesta, ricevono la testimonianza della “rara umanità” degli abitanti dell’isola. Questa gente, per loro straniera, si mostra attenta ai loro bisogni. Accendono un fuoco perché si riscaldino, offrono loro riparo dalla pioggia e del cibo. Anche se non hanno ancora ricevuto la Buona Novella di Cristo, manifestano l’amore di Dio in atti concreti di gentilezza. Infatti, l’ospitalità spontanea e i gesti premurosi comunicano qualcosa dell’amore di Dio. E l’ospitalità degli isolani maltesi è ripagata dai miracoli di guarigione che Dio opera attraverso Paolo sull’isola. Quindi, se la gente di Malta fu un segno della Provvidenza di Dio per l’Apostolo, anche lui fu testimone dell’amore misericordioso di Dio per loro.
Carissimi, l’ospitalità è importante; ed è pure un’importante virtù ecumenica. Anzitutto significa riconoscere che gli altri cristiani sono veramente nostri fratelli e nostre sorelle in Cristo. Siamo fratelli. Qualcuno ti dirà: “Ma quello è protestante, quello ortodosso …” Sì, ma siamo fratelli in Cristo. Non è un atto di generosità a senso unico, perché quando ospitiamo altri cristiani li accogliamo come un dono che ci viene fatto. Come i maltesi – bravi questi maltesi – siamo ripagati, perché riceviamo ciò che lo Spirito Santo ha seminato in questi nostri fratelli e sorelle, e questo diventa un dono anche per noi, perché anche lo Spirito Santo semina le sue grazie dappertutto. Accogliere cristiani di un’altra tradizione significa in primo luogo mostrare l’amore di Dio nei loro confronti, perché sono figli di Dio – fratelli nostri -, e inoltre significa accogliere ciò che Dio ha compiuto nella loro vita. L’ospitalità ecumenica richiede la disponibilità ad ascoltare gli altri, prestando attenzione alle loro storie personali di fede e alla storia della loro comunità, comunità di fede con un’altra tradizione diversa dalla nostra. L’ospitalità ecumenica comporta il desiderio di conoscere l’esperienza che altri cristiani fanno di Dio e l’attesa di ricevere i doni spirituali che ne derivano. E questa è una grazia, scoprire questo è una grazia. Io penso ai tempi passati, alla mia terra per esempio. Quando venivano alcuni missionari evangelici, un gruppetto di cattolici andava a bruciare le tende. Questo no: non è cristiano. Siamo fratelli, siamo tutti fratelli e dobbiamo fare l’ospitalità l’un l’altro.
Oggi, il mare sul quale fecero naufragio Paolo e i suoi compagni è ancora una volta un luogo pericoloso per la vita di altri naviganti. In tutto il mondo uomini e donne migranti affrontano viaggi rischiosi per sfuggire alla violenza, per sfuggire alla guerra, per sfuggire alla povertà. Come Paolo e i suoi compagni sperimentano l’indifferenza, l’ostilità del deserto, dei fiumi, dei mari… Tante volte non li lasciano sbarcare nei porti. Ma, purtroppo, a volte incontrano anche l’ostilità ben peggiore degli uomini. Sono sfruttati da trafficanti criminali: oggi! Sono trattati come numeri e come una minaccia da alcuni governanti: oggi! A volte l’inospitalità li rigetta come un’onda verso la povertà o i pericoli da cui sono fuggiti.
Noi, come cristiani, dobbiamo lavorare insieme per mostrare ai migranti l’amore di Dio rivelato da Gesù Cristo. Possiamo e dobbiamo testimoniare che non ci sono soltanto l’ostilità e l’indifferenza, ma che ogni persona è preziosa per Dio e amata da Lui. Le divisioni che ancora esistono tra di noi ci impediscono di essere pienamente il segno dell’amore di Dio. Lavorare insieme per vivere l’ospitalità ecumenica, in particolare verso coloro la cui vita è più vulnerabile, ci renderà tutti noi cristiani – protestanti, ortodossi, cattolici, tutti i cristiani – esseri umani migliori, discepoli migliori e un popolo cristiano più unito. Ci avvicinerà ulteriormente all’unità, che è la volontà di Dio per noi.

 

Publié dans : PAPA FRANCESCO CATECHESI | le 23 janvier, 2020 |Pas de Commentaires »

disegni di bambini internati sulla shoah

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Publié dans : GIORNATA DELLA MEMORIA 27 GENNAIO | le 21 janvier, 2020 |Pas de Commentaires »

BENEDETTO XVI – VISITA ALLA COMUNITÀ EBRAICA DI ROMA (19.1.2010) (per il giorno della memoria (27 gennaio

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BENEDETTO XVI – VISITA ALLA COMUNITÀ EBRAICA DI ROMA (19.1.2010) (per il giorno della memoria (27 gennaio)

Momento di grazia

Benedetto XVI ha definito la sua visita alla comunità ebraica di Roma – la più antica della diaspora occidentale – un momento di grazia. E davvero è stato così. Lo si è percepito dall’emozione del Papa quando ha reso onore ai deportati della Shoah e alle vittime del terrorismo antiebraico, dalle lacrime di quanti ne hanno sofferto le conseguenze, dall’orgoglio e dalla gioia commossa di anziani ebrei romani che hanno stretto la mano del vescovo della loro città, dai canti possenti che si sono levati nel Tempio maggiore, dalle presenze numerose e significative di rappresentanti giunti da Israele e da tutto il mondo ebraico, dagli applausi che hanno interrotto per ben nove volte il discorso di Benedetto XVI.
Sì, l’incontro è stato un ulteriore e importante passo avanti nel cammino che cattolici ed ebrei stanno percorrendo insieme: ulteriore perché è stato l’ennesimo momento di una storia molto lunga; importante perché è stato coraggioso e franco nel dichiarare tutte le difficoltà. Secoli di contrasti e violenze, diffidenze e curiosità, incontri e amicizia segnano il rapporto tra ebrei e cristiani; e soprattutto da più di mezzo secolo pesa il macigno della Shoah, l’ombra del male.
Preceduta da bagliori polemici, la visita ha invece mostrato come decisa sia la comune volontà di affrontare le questioni aperte nel rapporto tra ebrei e cattolici. Spesso però i contrasti sono il frutto di enfatizzazioni mediatiche. Irresponsabili o strumentali, queste operazioni sono prive di reale consistenza, ma hanno acceso fuochi di paglia rischiosi, se non altro nel presentare all’opinione pubblica un quadro deformato e lontano dalla realtà.
Esempio emblematico è il nodo costituito da Pio xii: bisogna infatti essere consapevoli che nemmeno dopo l’apertura di tutti gli archivi disponibili vi sarà accordo sul suo atteggiamento di fronte alla Shoah, perché aperto resterà, ovviamente e legittimamente, il campo delle interpretazioni storiche. Ma è importante il clima di rispetto reciproco che si è respirato anche su questo tema, mentre si va allargando e stabilizzando il consenso storiografico sulla scelta lucida e sofferta di carità silenziosa compiuta dal Papa e dalla sua Chiesa nel contesto della seconda guerra mondiale.
Per sciogliere i nodi difficili, la gioia per la strada percorsa e il rispetto tra cattolici ed ebrei sono fondamentali ma non bastano. Bisogna infatti andare avanti, con pazienza e coraggio, cercando di comprendere le rispettive sensibilità per non ferirle e perpetuare in questo modo diffidenze che derivano principalmente dal non conoscersi.
Ciò che unisce ebrei e cattolici è molto di più di quello che li divide, come hanno ricordato i presidenti Pacifici e Gattegna e come hanno sottolineato il rabbino Di Segni e Benedetto XVI: il rifiuto della violenza e la reciproca solidarietà di fronte alle persecuzioni, la ricerca dell’amicizia con le altre confessioni religiose e soprattutto con l’islam, la protezione della persona umana e della famiglia, la cura per il creato. Ma soprattutto la testimonianza comune del Signore, perché la sua luce illumini tutti i popoli.

g.m.v.

Publié dans : GIORNATA DELLA MEMORIA 27 GENNAIO | le 21 janvier, 2020 |Pas de Commentaires »

Predicazione di Gesù

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Publié dans : immagini sacre | le 20 janvier, 2020 |Pas de Commentaires »

PAPA FRANCESCO – L’essenziale è il rapporto con Dio – 17 gennaio 2020

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PAPA FRANCESCO – L’essenziale è il rapporto con Dio – 17 gennaio 2020

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE

Le malattie dell’anima vanno guarite e la medicina è chiedere il perdono. Lo ha detto Papa Francesco alla messa mattutina, celebrata venerdì 17 gennaio a Casa Santa Marta, commentando il racconto evangelico della guarigione del paralitico compiuta da Gesù. È giusto, ha affermato il Pontefice, curare le malattie del corpo, ma «pensiamo alla salute del cuore?».
Presentando il brano della liturgia del giorno, tratto dal Vangelo secondo Marco, il Papa ripropone l’immagine di Gesù a Cafarnao con la folla gli si raduna intorno. Attraverso un’apertura fatta nel tetto della casa, alcuni gli portano un uomo steso su una barella. La speranza è che Gesù guarisca il paralitico, ma egli spiazza tutti dicendogli: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Solo dopo gli ordinerà di alzarsi, di prendere la barella e di tornarsene a casa. Francesco ha commentato dicendo che con le sue parole Gesù permette di andare all’essenziale. «Lui è un uomo di Dio», ha affermato; guariva, ma non era un guaritore, insegnava ma era più di un maestro e davanti alla scena che gli si presenta va all’essenziale: «Guarda il paralitico e dice: “Ti sono perdonati i peccati”. La guarigione fisica è un dono, la salute fisica è un dono che noi dobbiamo custodire. Ma il Signore — ha proseguito il Papa — ci insegna che anche la salute del cuore, la salute spirituale dobbiamo custodirla».
Gesù va all’essenziale anche con la donna peccatrice, di cui parla il Vangelo, quando davanti al suo pianto le dice: «Ti sono perdonati i peccati». Gli altri si scandalizzano, ha affermato Francesco, «quando Gesù va all’essenziale, si scandalizzano perché lì c’è la profezia, lì c’è la forza». Allo stesso modo, «Vai, ma non peccare più», dice Gesù all’uomo della piscina che non arriva mai in tempo a immergersi nell’acqua per poter guarire. Alla Samaritana che gli fa tante domande, — «lei faceva un po’ la parte della teologa» ha detto il Pontefice — Gesù chiede del marito. Va all’essenziale della vita e, ha sottolineato il Papa, «l’essenziale è il tuo rapporto con Dio. E noi dimentichiamo, tante volte, questo, come se avessimo paura di andare proprio lì dove c’è l’incontro con il Signore, con Dio». Noi ci diamo tanto fare, ha osservato ancora, per la nostra salute fisica, ci diamo consigli sui medici e sulle medicine, ed è una cosa buona, «ma pensiamo alla salute del cuore?». Quindi ha affermato: «C’è una parola, qui, di Gesù che forse ci aiuterà: “Figlio, ti sono perdonati i peccati”. Siamo abituati a pensare a questa medicina del perdono dei nostri peccati, dei nostri sbagli? Ci domandiamo: “Io devo chiedere perdono a Dio di qualcosa?”. “Sì, sì, sì, in generale, siamo tutti peccatori”, e così la cosa si annacqua e perde la forza, questa forza di profezia che Gesù ha quando va all’essenziale. E oggi Gesù, a ognuno di noi, dice: “Io voglio perdonarti i peccati”».
Il Papa ha proseguito dicendo che forse qualcuno non trova peccati in se stesso da confessare perché «manca la coscienza dei peccati». Dei «peccati concreti», delle «malattie dell’anima» che vanno guarite «e la medicina per guarire è il perdono». È una cosa semplice, quella che Gesù insegna quando va all’essenziale, ha detto Papa Francesco, e conclude: «L’essenziale è la salute, tutta: del corpo e dell’anima. Custodiamo bene quella del corpo, ma anche quella dell’anima. E andiamo da quel Medico che può guarirci, che può perdonare i peccati. Gesù è venuto per questo, ha dato la vita per questo».

Publié dans : PAPA FRANCESCO: OMELIE QUOTIDIANE | le 20 janvier, 2020 |Pas de Commentaires »

il Battesimo di Gesù

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Publié dans : immagini sacre | le 17 janvier, 2020 |Pas de Commentaires »

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – IL GRANDE PECCATO DEL MONDO

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II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – IL GRANDE PECCATO DEL MONDO

CHIUDERSI ALLA CONOSCENZA DI DIO

– Is 49, 3.5-6; Sal 39; 1Cor 1, 1-3; Gv 1, 29-34 –

La liturgia di questa domenica (la seconda del Tempo ordinario, perchè si considera come prima la domenica del Battesimo del Signore) ci porta a riflettere sulla nostra conoscenza di Gesù.

Che conoscenza abbiamo di Lui, che esperienza viva abbiamo fatto di Lui, che rivelazione di Lui siamo stati capaci di recepire nel nostro rapporto con Dio, nella nostra fatica di cercatori di senso, nella nostra fatica di uomini?
Il Dio venuto nella storia, il Dio che si è manifestato nella carne di Gesù di Nazareth, il Dio che in Lui, Figlio amato del Padre, si è messo dalla nostra parte e non ha temuto di mettersi in quella fila di peccatori al Giordano, è il Dio che deve essere conosciuto e testimoniato. E’ necessario che si passi attraverso un incontro che crei conoscenza e coinvolgimento esistenziale con Lui.
E’ l’esperienza che ha vissuto Giovanni il Battista! Questa figura strordinaria, che ci ha accompagnati al principio dell’Avvento, ora ritorna al principio di questo Tempo ordinario. Un tempo, questo, che non va considerato un “tempo debole” in opposizione ai “tempi forti”, come quelli dell’Avvento, del Natale, della Quaresima e di Pasqua, ma è il tempo simbolico del nostro “ordinario” camminare nella vita di ogni giorno. E’ il tempo in cui i misteri celebrati, contemplati, e dunque accolti, devono portare frutti di salvezza e di novità di vita. Il Battista, al principio di questo “tempo ordinario”, con la sua esperienza ci dice una parola davvero essenziale per il nostro cammino di credenti.
Dinanzi a Gesù bisogna crescere nella conoscenza! Bisogna partire dalla conoscenza per testimoniare quanto si è conosciuto, e questo è possibile solo in un vero ascolto della Parola e se, a partire dall’ascolto, viviamo in uno stato di discernimento. Il discernimento è quella attitudine per cui, ascoltata la Parola, si giunge a comprendere quali sono i concreti passi da compiere nella nostra vita, quali le prese di posizione reali e non solo ideali da assumere, quali le vere decisioni da prendere! Dinanzi a Gesù si deve fare la fatica di una conoscenza che non è mai esaustiva, di una conoscenza che mai presuppone se stessa, di una conoscenza sempre aperta all’ “oltre”;
Giovanni il Battista, che pure già conosceva Gesù (Gesù era un suo discepolo, come dice chiaramente il passo del Quarto Evangelo che oggi leggiamo: “Colui che mi veniva dietro” – in greco “opíso mou érchetai anèr…” è espressione tecnica della sequela, del discepolato!), deve accettare tuttavia di non conoscere a pieno Gesù, nella sua identità di Messia e di rivelatore del Padre. Deve ammettere di aver avuto una conoscenza imperfetta di Lui e che, nella conoscenza, ha dovuto crescere senza nulla presumere; ha dovuto anche capovolgere il suo ruolo di maestro, facendosi lui stesso discepolo del suo discepolo (“mi è passato avanti”, cioè “è diventato mio maestro”!).
Come è stato possibile questo? Perchè, come spesso si ripete, Giovanni è umile? Certo, ma non solo! Giovanni è umile perchè ascolta, ed è l’ascolto che apre alla conoscenza e alla conoscenza ulteriore; l’ascolto è vero quando avviene in un cuore povero e quindi accogliente, in un cuore capace di farsi sovvertire da Dio. E’ necessario così comprendere che, dinanzi a Gesù, è dannosa qualsiasi conoscenza troppo certa perchè questa rischia di ingabbiare Dio e l’Evangelo, e di ridurre poi Cristo Gesù ed il suo Evangelo a risposta alle nostre attese. Gesù, invece, è Colui che suscita domande e attese e, mentre le suscita, ci fa crescere nella conoscenza di Lui e del progetto del Padre. L’unica conoscenza certa che bisogna avere è quella d’averlo incontrato, vivente e presente, e su questa conoscenza certa fondare tutto, anche la ricerca dell’ulteriore e del sovversivo, in una vera apertura ad un conoscere che mai dovrà essere sazio.
Questa strada è la strada della santità, che è la nostra comune e grande vocazione. Ai cristiani di Corinto Paolo l’ha dichiarato senza mezzi termini: “Chiamati a essere santi“ … chiamati, cioè, ad essere altro come altro è Dio (cfr Lev 19,2), chiamati ad essere altro come altro è Cristo (cfr Gv 6, 69). Si comprende, però, subito che questa alterità non è possibile accoglierla se non in un rapporto di conoscenza, di esperienza vitale con Dio, con Cristo suo Figlio. Lo Spirito è garanzia di questa conoscenza: è Lui (e il Battista l’ha testimoniato!) che dà la conoscenza e quindi la testimonianza! Dice infatti Giovanni: “Io ho visto (lo Spirito scendere su Gesù!) e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”.
Diciamocelo francamente: i cristiani, troppi cristiani, hanno una conoscenza debole di Cristo, e da questa conoscenza debole viene fuori una debole vita credente, una debole testimonianza, una debole capacità di discernimento delle vie evangeliche nel quotidiano.
C’è bisogno, oggi più che mai, di una Chiesa che riproponga la conoscenza di Cristo come cuore da cui tutto possa essere rigenerato…una riforma della Chiesa dovrà partire ancora e sempre da questo. C’è bisogno di una Chiesa capace di indicare l’Agnello che toglie il peccato del mondo, in quanto ha conosciuto quell’Agnello e ha sperimentato che davvero ha preso non i suoi peccati ma il suo grande peccato. L’Evangelo pone, infatti, sulle labbra del Battista un potente singolare: “Ecco l’Agnello di Dio che prende su di sè il peccato del mondo”… qual è il grande peccato, “padre” di tutti i peccati? E’ quello che chiude il cuore alla conoscenza di Dio, e diviene empia incredulità e grettezza dinanzi al dono di Dio; diviene cioè quella vita di cristiani non più tali, ma con facciate ipocritamente cristiane.
Chi invece conosce Cristo, perchè ne ha sperimentato la misericordia che salva, potrà essere un uomo nuovo e dunque testimone efficace di novità; potrà discernere giorno dopo giorno le vie da percorrere per costruire il Regno.
Con tanta fatica, ma con tanto sapore di senso! Il discorso è grande, ma bisogna affrontarlo con determinazione; personalmente e nella vita ecclesiale.

p. Fabrizio Cristarella Orestano

Publié dans : OMELIE PREDICH, DISCORSI E...♥♥♥ | le 17 janvier, 2020 |Pas de Commentaires »
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