da: In Cammino verso Gesù Cristo (stralcio)

 ciao, mi trasferirò verso febbraio marzo, spero di poter lavorare un po’ di più in questo periodo

papa benedetto xvi

Papa Benedetto XVI/ Joseph Ratzinger

da In Cammino verso Gesù Cristo, San Paolo Ed. 2004, 56.57,

La decisione per Dio è una decisione del pensiero  insieme della vita: le due realtà si richiamano a vicenda: Questo nesso lo descrive con drammaticamente Agostino nella storia dell propria conversione, laddove parla delle ingannevoli forme di vita di un’esistenza totalmente orientata alla materialità…Agostino riferisce come egli, per così dire, si fosse nascosto dietro le proprie spalle, e come Dio attraverso la parola dell’amico lo abbia tratto fuori da quel nascondiglio, cosicché egli potesse guardarsi in volto1

Perciò la Chiesa antica considerava il camino verso la fede precisamente come un tragitto intellettivo, nel quale l’uomo si confronta con la « dottrina della verità » ed i suoi argomenti, ma si trova anche inserito in una nuova comunità dove sono per lui possibili nuove esperienze e intime speranze.

…per conoscere Cristo è necessaria la sequela. Soltanto allora si può sperimentare dove egli abita. La domanda « Dove abiti? » (Tu chi sei?), riceve sempre la medesima risposta: « Venite e vedrete » (Gv 1,38ss)

1 cfr. Confessiones VIII 5,12 e VIII 7,16

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METTO IL LINK AL SITO “EAQ” TROVERETE LE LETTURE DEL GIORNO, IL COMMENTO ALLE LETTURE E, VOLENDO, POTETE SCORRERE E LEGGERE LE LETTURE DEI GIORNI PRECEDENTI E QUELLI SUCCESSIVI A QUELLO DEL GIORNO IN CORSO, TROVERETE LA VERSIONE FRANCESE, A DESTRA C’È IL COLLEGAMENTO ALLE VERSIONI IN ALTRE LINGUE COMPRESO L’ITALIANO:

http://www.levangileauquotidien.org/main.php

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vangelo dai siti: 

http://levangileauquotidien.org/ 

http://www.maranatha.it/

ENCICLICA « LAUDATO SII » DEL SANTO PADRE FRANCESCO:

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html

 

San Paolo, Inno alla carità

 

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. 4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell`ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand`ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l`ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch`io sono conosciuto. 13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità

ICorinzi 13,1-13;

San Paolo, Inno alla carità dans biblica

http://santiebeati.it/

Publié dans : biblica | le 10 juin, 2007 |2 Commentaires »

Dio Padre

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https://en.wikipedia.org/wiki/God_the_Father#/media/File:Waldburg-Gebetbuch_158.jpg

Publié dans : immagini sacre | le 17 février, 2017 |Pas de Commentaires »

19 FEBBRAIO 2017 | 7A DOMENICA – TEMPO ORDINARIO A | OMELIA

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19 FEBBRAIO 2017 | 7A DOMENICA – TEMPO ORDINARIO A | OMELIA

Occhio per occhio…? Ma io vi dico…

Per cominciare
Anche l’antico testamento rifiutava la vendetta e l’odio, ma Gesù si spinge molto oltre e invita i suoi discepoli ad amare i nemici e a pregare per i persecutori. Le sue parole sono di una novità assoluta e non hanno riscontro in nessun’altra civiltà.

La parola di Dio
Levitico 19,1-2.17-18. Il Signore per bocca di Mosè invita gli Israeliti a essere santi. In particolare chiede loro di rifiutare l’odio e la vendetta, e di lasciarsi guidare dall’amore, di amare « il prossimo come se stessi ».
1 Corinzi 3,16-23. Paolo, dopo aver richiamato quelli che nella chiesa di Corinto dividono la comunità in fazioni, schierandosi per l’uno o per l’altro predicatore, li invita a riconoscere la propria dignità e la santità della chiesa. A farsi stolti per Dio, rifiutando una sapienza che conduce a una gloria effimera. La chiesa, dice Paolo, è come un santuario tenuto in piedi dallo Spirito, ed è minacciato drammaticamente nella sua solidità da queste divisioni, mentre tutto deve essere strumento a servizio della stabilità e della unità di questo edificio.
Matteo 5,38-48. Siamo ancora al capitolo quinto di Matteo, il notissimo « Discorso della Montagna ». Gesù dice ai discepoli di rifiutare la vendetta e l’odio, di non considerare nessuno nemico, anzi di amare i propri nemici.

Riflettere
Tra i passi del « Discorso della Montagna », questo è senza dubbio il più difficile da accettare, ma è anche quello che qualifica più nettamente l’uomo che ha deciso di seguire la nuova legge.
Anche se non sono mancati alcuni saggi dell’antichità che hanno formulato espressioni morali elevate, come Diogene: « Comportati in modo da trasformare i tuoi nemici in amici » o Marco Aurelio: « È proprio dell’uomo amare anche coloro che lo percuotono », l’amare i nemici proposto da Gesù fa parte di una logica assolutamente nuova, sconosciuta almeno a livello ufficiale nel mondo antico, anche in quello ebraico, che praticava una giustizia fondata esclusivamente sull’uguaglianza del dare e dell’avere (« occhio per occhio, dente per dente »).
Amare i nemici è per Gesù molto più che perdonarli: è fare loro del bene positivamente, è offrire loro la propria tunica, non richiedere interesse nei prestiti, è salutare per primi, porgere la guancia quando si è stati offesi.
È una prospettiva nuova, dura, paradossale, costruita partendo da un punto di vista impensabile: amare gli importuni, i prepotenti e i nemici perché Dio li ama di un amore di benevolenza e di misericordia.
È in questo modo che i figli di Dio imitano la sua paternità, agiscono mossi dallo Spirito, vivono anticipando la gioia della vita futura.
La giustizia di Gesù non segue una logica umana: il discepolo di Gesù deve essere più generoso del più giusto degli uomini: potrebbe essere chiamato infatti a rinunciare al rispetto dei propri diritti; a prestare a chi non può pagare e quindi senza poter esigere la restituzione di ciò che ha dato in prestito; a donare il proprio vestito, ossia ciò che ha di più personale, a chi lo richiede… Infatti, dice Gesù, salutare chi saluta, prestare a chi può restituire e con l’interesse, donare a chi può ricambiare fa parte di una logica antica.

Attualizzare
Dice un personaggio de I fratelli Karamazov di Dostoevskij: « In sole 24 ore posso arrivare a odiare anche l’uomo migliore del mondo: quello perché sta troppo a tavola, quest’altro perché ha il raffreddore e non fa che soffiarsi il naso. Io divento nemico degli uomini appena mi si accostano… ».
Siamo fatti così, intolleranti verso gli altri. Ci facciamo facilmente i nemici, dividiamo in categorie le persone. Basta un gesto, un diritto anche piccolo non riconosciuto e a volte ci spacchiamo per sempre.
Ma questa volta Gesù pare chiedere ai suoi discepoli qualcosa di decisamente scomodo, quasi di intollerabile. Amare è difficile, ma ce la caviamo cercando di farlo con chi ci accetta e con chi non ci dà troppo fastidio. Ma amare i nemici sembra decisamente troppo. Com’è possibile amare chi è cattivo verso di noi, verso gli altri, verso tutti? Sarebbe poi facile riandare alla storia e pensare ai grandi violenti di tutti i tempi. Come si può amare chi ha voluto i campi di sterminio, o perseguita i cristiani per la loro religiosità?
Ancora una volta il parlare di Gesù è un parlare semitico, che semplifica e radicalizza il discorso per renderlo più chiaro. Ma vuole indubbiamente far scoprire che il comportamento del discepolo di Gesù è qualitativamente diverso da quello di chi si trova sotto una logica puramente umana.
La legge del mondo risponde a una logica di giustizia ferrea, di divisione di ceti, di razze, di religione. Gesù chiede ai cristiani di superare ogni barriera con l’amore.
Come il prossimo è colui che ci è più vicino, così il nostro nemico è colui che non ci ama, che ci dà concretamente fastidio, che è importuno, non saluta, cerca di strapparti ciò che è palesemente tuo. Gesù assicura che la carità usata nei loro confronti è costruttiva, vittoriosa.
Nell’antico testamento, soprattutto nel testo dei salmi, il nemico è sempre presente, creando tra l’altro parecchio disagio alla spiritualità dei cristiani… Ma anche oggi, c’è sempre qualcuno che ha bisogno di un nemico. Sono spesso persone in difficoltà o dalla personalità fragile.
L’amore per i nemici ha dei risvolti profondamente umani, perché parte da una simpatia profonda per l’altro, dal tentativo di entrare nel suo animo, di capirlo meglio, di compatirlo. Sottolinea in fondo quanto sia complesso l’animo dell’uomo, quanto sia superficiale fidarsi dello schema amici-nemici nell’organizzare la nostra vita.
Di fronte ai nemici il cristiano è guidato in ogni caso esclusivamente da una logica di amore. Anche nei casi di legittima difesa, di insurrezione rivoluzionaria necessaria di fronte a un governo palesemente ingiusto, deve lasciarsi guidare dall’amore nella scelta delle strategie, in modo da proporsi anche l’obiettivo della conversione del proprio nemico.
Diamo ancora uno sguardo alle prime due letture: Mosè e Paolo esortano a essere santi. E Gesù non chiede qualcosa di meno o di diverso. La logica delle beatitudini si regge soltanto in un regime di eroismo e santità. È solo così che l’amore verso i nemici o meglio ancora « non considerare nessuno come nemico » può diventare possibile.

È dolce ciò che è promesso
« Si deve usare carità a tutti gli uomini: conosciuti e sconosciuti, buoni e cattivi, amici e nemici. La carità deve abbracciare gli amici, ma in modo tale da estendersi anche ai nemici: deve donarsi agli amici che la desiderano, ma offrirsi anche ai nemici che non la vogliono. Quelli deve conservare, questi acquistare; quelli deve fare contenti, perché da amici non si facciano nemici; questi deve invitare, perché da nemici diventino amici. Il Signore ci ordina di estendere la carità fino ai nemici, e di dilatare la bontà del cuore cristiano fino ai persecutori. Ci impone di amare i nemici. Forse potrebbe essere amaro tale comando per chi lo sente; ma sia dolce, vi prego, ciò che è promesso a chi obbedisce. Si conservi nel cuore questa soave dolcezza e si supererà l’amara difficoltà. Colui che amerà i propri nemici e farà del bene a chi lo odia, sarà figlio di Dio » (san Fulgenzio di Ruspe).

Da (fonte autorizzata): Umberto DE VANNA sdb

Publié dans : OMELIE PREDICH, DISCORSI E...♥♥♥ | le 17 février, 2017 |Pas de Commentaires »

Cristo appare a Pietro e Paolo

Cristo appare a Pietro e Paolo dans immagini sacre pietro-e-paolo-41

 

 

 

Publié dans : immagini sacre | le 15 février, 2017 |Pas de Commentaires »

PAPA FRANCESCO – LA SPERANZA CRISTIANA – 11. LA SPERANZA NON DELUDE (CFR RM 5,1-5)

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PAPA FRANCESCO – LA SPERANZA CRISTIANA – 11. LA SPERANZA NON DELUDE (CFR RM 5,1-5)

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI

Mercoledì, 15 febbraio 2017

La Speranza cristiana – 11. La speranza non delude (cfr Rm 5,1-5)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Fin da piccoli ci viene insegnato che non è una bella cosa vantarsi. Nella mia terra, quelli che si vantano li chiamano “pavoni”. Ed è giusto, perché vantarsi di quello che si è o di quello che si ha, oltre a una certa superbia, tradisce anche una mancanza di rispetto nei confronti degli altri, specialmente verso coloro che sono più sfortunati di noi. In questo passo della Lettera ai Romani, però, l’Apostolo Paolo ci sorprende, in quanto per ben due volte ci esorta a vantarci. Di cosa allora è giusto vantarsi? Perché se lui esorta a vantarsi, di qualcosa è giusto vantarsi. E come è possibile fare questo, senza offendere gli altri, senza escludere qualcuno?
Nel primo caso, siamo invitati a vantarci dell’abbondanza della grazia di cui siamo pervasi in Gesù Cristo, per mezzo della fede. Paolo vuole farci capire che, se impariamo a leggere ogni cosa con la luce dello Spirito Santo, ci accorgiamo che tutto è grazia! Tutto è dono! Se facciamo attenzione, infatti, ad agire – nella storia, come nella nostra vita – non siamo solo noi, ma è anzitutto Dio. È Lui il protagonista assoluto, che crea ogni cosa come un dono d’amore, che tesse la trama del suo disegno di salvezza e che lo porta a compimento per noi, mediante il suo Figlio Gesù. A noi è richiesto di riconoscere tutto questo, di accoglierlo con gratitudine e di farlo diventare motivo di lode, di benedizione e di grande gioia. Se facciamo questo, siamo in pace con Dio e facciamo esperienza della libertà. E questa pace si estende poi a tutti gli ambiti e a tutte le relazioni della nostra vita: siamo in pace con noi stessi, siamo in pace in famiglia, nella nostra comunità, al lavoro e con le persone che incontriamo ogni giorno sul nostro cammino.
Paolo però esorta a vantarci anche nelle tribolazioni. Questo non è facile da capire. Questo ci risulta più difficile e può sembrare che non abbia niente a che fare con la condizione di pace appena descritta. Invece ne costituisce il presupposto più autentico, più vero. Infatti, la pace che ci offre e ci garantisce il Signore non va intesa come l’assenza di preoccupazioni, di delusioni, di mancanze, di motivi di sofferenza. Se fosse così, nel caso in cui riuscissimo a stare in pace, quel momento finirebbe presto e cadremmo inevitabilmente nello sconforto. La pace che scaturisce dalla fede è invece un dono: è la grazia di sperimentare che Dio ci ama e che ci è sempre accanto, non ci lascia soli nemmeno un attimo della nostra vita. E questo, come afferma l’Apostolo, genera la pazienza, perché sappiamo che, anche nei momenti più duri e sconvolgenti, la misericordia e la bontà del Signore sono più grandi di ogni cosa e nulla ci strapperà dalle sue mani e dalla comunione con Lui.
Ecco allora perché la speranza cristiana è solida, ecco perché non delude. Mai, delude. La speranza non delude! Non è fondata su quello che noi possiamo fare o essere, e nemmeno su ciò in cui noi possiamo credere. Il suo fondamento, cioè il fondamento della speranza cristiana, è ciò che di più fedele e sicuro possa esserci, vale a dire l’amore che Dio stesso nutre per ciascuno di noi. E’ facile dire: Dio ci ama. Tutti lo diciamo. Ma pensate un po’: ognuno di noi è capace di dire: sono sicuro che Dio mi ama? Non è tanto facile dirlo. Ma è vero. E’ un buon esercizio, questo, dire a se stessi: Dio mi ama. Questa è la radice della nostra sicurezza, la radice della speranza. E il Signore ha effuso abbondantemente nei nostri cuori lo Spirito – che è l’amore di Dio – come artefice, come garante, proprio perché possa alimentare dentro di noi la fede e mantenere viva questa speranza. E questa sicurezza: Dio mi ama. “Ma in questo momento brutto?” – Dio mi ama. “E a me, che ho fatto questa cosa brutta e cattiva?” – Dio mi ama. Quella sicurezza non ce la toglie nessuno. E dobbiamo ripeterlo come preghiera: Dio mi ama. Sono sicuro che Dio mi ama. Sono sicura che Dio mi ama.
Adesso comprendiamo perché l’Apostolo Paolo ci esorta a vantarci sempre di tutto questo. Io mi vanto dell’amore di Dio, perché mi ama. La speranza che ci è stata donata non ci separa dagli altri, né tanto meno ci porta a screditarli o emarginarli. Si tratta invece di un dono straordinario del quale siamo chiamati a farci “canali”, con umiltà e semplicità, per tutti. E allora il nostro vanto più grande sarà quello di avere come Padre un Dio che non fa preferenze, che non esclude nessuno, ma che apre la sua casa a tutti gli esseri umani, a cominciare dagli ultimi e dai lontani, perché come suoi figli impariamo a consolarci e a sostenerci gli uni gli altri. E non dimenticatevi: la speranza non delude.

Publié dans : PAPA FRANCESCO CATECHESI, San Paolo | le 15 février, 2017 |Pas de Commentaires »

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Publié dans : immagini sacre | le 14 février, 2017 |Pas de Commentaires »

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Publié dans : immagini | le 13 février, 2017 |Pas de Commentaires »

PAPA FRANCESCO – LA STORIA DI CAINO E ABELE

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PAPA FRANCESCO – LA STORIA DI CAINO E ABELE

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE

La storia di Caino e Abele

Lunedì, 13 febbraio 2017

Per un missionario speciale, che mercoledì partirà alla volta dell’oriente, Papa Francesco ha voluto offrire la messa celebrata lunedì mattina, 13 febbraio, nella cappella di Santa Marta. «Un pensiero di famiglia» ha sottolineato il Pontefice, perché il missionario è padre Adolfo Nicolás Pachón, già preposito generale della Compagnia di Gesù. «Che il Signore retribuisca tutto il bene fatto e lo accompagni nella nuova missione: grazie, padre Nicolás» ha detto Francesco rivolgendosi al religioso che ha concelebrato con lui.

Riferendosi poi alla prima lettura, tratta dal libro della Genesi (4, 1-15.25), il Papa all’omelia ha fatto notare che «è la prima volta che nella Bibbia si dice la parola fratello». Quella di Caino e Abele, ha spiegato, «è la storia di una fratellanza che doveva crescere, essere bella» ma invece «finisce distrutta». E «la storia, l’abbiamo sentito, incominciò con una piccola gelosia: Caino, quando ha visto che il suo sacrificio non è stato accettato, fu molto irritato e incominciò a cuocere quel sentimento dentro».
«Quell’irritazione — ha spiegato Francesco — non era solo nell’anima, anche nel corpo: il suo volto era abbattuto». Ed ecco che «il Signore, come Padre, gli parla: “Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il tuo istinto”».
Alla fine, ha affermato il Papa, «Caino preferì l’istinto, preferì lasciar cuocere dentro di sé questo sentimento, ingrandirlo, lasciarlo crescere. Questo peccato che farà dopo, che è accovacciato dietro il sentimento, cresce». Proprio «così — ha proseguito il Pontefice — crescono le inimicizie fra di noi: cominciano con una piccola cosa, una gelosia, un’invidia e poi questo cresce e noi vediamo la vita soltanto da quel punto e quella pagliuzza diventa per noi una trave: Ma la trave l’abbiamo noi, è là». Tanto che poi «la nostra vita gira intorno a quello, e quello distrugge il legame di fratellanza, distrugge la fraternità». Anche quando «siamo sotto questo istinto rannicchiato, nel nostro cuore, diventiamo con lo spirito giallo, come si dice: il fiele, come se non avessimo sangue, avessimo fiele, è così». A tal punto che «quello che conta è soltanto quella persona, quello che ha fatto male». Siamo «ossessionati, perseguitati da quello, e così cresce l’inimicizia e finisce male, sempre».
Insomma, ha aggiunto Francesco, finisce che «io mi distacco da mio fratello: “Questo non è mio fratello, questo è un nemico, questo dev’essere distrutto, cacciato via!”». Ed è proprio così che «si distrugge la gente, così le inimicizie distruggono famiglie, popoli, tutto». È «quel rodersi il fegato, sempre ossessionato con quello». Proprio «questo è accaduto a Caino e, alla fine, ha fatto fuori il fratello: “No, non c’è fratello, sono io soltanto; non c’è fratellanza, sono io soltanto!”».
Ciò che «è successo all’inizio — ha messo in guardia Francesco — può accadere a tutti noi, è una possibilità». Per questa ragione è un «processo» che «dev’essere fermato subito, all’inizio, alla prima amarezza». Bisogna fermarlo, perché «l’amarezza non è cristiana: il dolore sì, l’amarezza no». Anche «il risentimento non è cristiano: il dolore sì, il risentimento no». Invece «quante inimicizie, quante spaccature» ci sono.
«Oggi ci sono i nuovi parroci» ha detto ancora il Papa riferendosi ai sacerdoti presenti e facendo notare: «Anche nei nostri presbiteri, nei nostri collegi episcopali, quante spaccature incominciano così!». E magari ci si chiede: «Perché a questo hanno dato quella sede e non a me? E perché questo?». Così, con «piccole cosine, spaccature, si distrugge la fratellanza».
Davanti a questo atteggiamento dell’uomo «cosa fa il Signore?». Il passo della Genesi suggerisce che egli, come a Caino, «ci domanda: “dov’è Abele, tuo fratello?”». Per il Pontefice «la risposta di Caino è ironica: “Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?”». Ma viene da ribattere: «Sì, tu sei il custode di tuo fratello». Da parte sua «Caino avrebbe potuto rispondere: “Sì, io so dov’è Abele, ma non so dov’è mio fratello, perché Abele non è mio fratello: ho distrutto quella fratellanza”». Come a dire: «Io so dov’è quello o quella o questi o questi: lo so, ma non so dove sono i miei fratelli». In effetti, «quando si cade in questo processo che finisce nella distruzione della fratellanza — ha spiegato il Pontefice — si può dire questo: io so, sì, dov’è questo o quella, ma non so dov’è mio fratello, mia sorella perché per me questo o quella non sono fratelli e sorelle».
Su questo punto, continua la Genesi, «il Signore è forte: “La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo”». È vero, ha proseguito Francesco, che «ognuno di noi può dire: “Padre, io non mai ho ucciso nessuno, mai!”». Però «pensiamo al Vangelo di ieri: se tu hai un sentimento cattivo verso tuo fratello, lo hai ucciso; se tu insulti tuo fratello, lo hai ucciso nel tuo cuore». Perché «l’uccisione è un processo che incomincia dal piccolo, come qui». Ognuno di noi — «almeno io mi iscrivo nella lista» ha precisato il Papa — «pensi: quante volte ho lasciato questo da parte, ho avuto gelosia, questo l’ho staccato di qua, di là, di là». E ancora: «Quante volte, per dire la verità, ho detto al Signore: “Io so dov’è questo o quello, ma non so dov’è mio fratello”». Proprio «questa è la parola di Dio per noi» e «non per conoscere un pezzo di storia o di teologia biblica».
«Anche oggi — ha affermato il Pontefice — la voce di Dio, non solo a ognuno di noi, ma a tutta l’umanità, domanda: “Dov’è tuo fratello? Dov’è tua sorella?”». E la nostra risposta è: «Io so dove sono quelli che sono bombardati là, che sono cacciati via da lì, ma questi non sono fratelli, ho distrutto il legame». Allo stesso modo, «quanti potenti della terra possono dire: “A me interessa questo territorio, a me interessa questo pezzo di terra, questo altro, se la bomba cade e uccide duecento bambini non è colpa mia: è colpa della bomba; a me interessa il territorio”».
Dunque, ha aggiunto Francesco, «tutto incomincia da quel sentimento che ti porta a staccarti, a dire a l’altro: “Questo è tizio, questo è così, ma non è fratello”». E «finisce nella guerra che uccide». Ma, ha osservato il Papa, «tu hai ucciso all’inizio: questo è il processo del sangue e oggi il sangue di tanta gente nel mondo grida a Dio dal suolo». Ed «è tutto collegato: quel sangue là ha un rapporto — forse un piccolo goccetto di sangue — che con la mia invidia, la mia gelosia, ho fatto uscire io quando ho distrutto una fratellanza: non è il numero che distrugge la fratellanza, è quello che esce dal cuore di ognuno di noi».
«Il Signore oggi — è stato l’auspicio del Papa — ci aiuti a ripete questa sua parola: “Dov’è tuo fratello?”». E «ognuno di noi» — ha suggerito in conclusione Francesco come esame di coscienza — pensi «a tutti questi che abbiamo staccati, a tutti questi dei quali sparliamo quando ci incontriamo, o distruggiamo con la lingua». E «pensiamo anche a tutti quelli che nel mondo sono trattati come cose e non come fratelli, perché è più importante un pezzo di terra che il legame della fratellanza».

Publié dans : PAPA FRANCESCO: OMELIE QUOTIDIANE | le 13 février, 2017 |Pas de Commentaires »

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – UFFICIO DELLE LETTURE

http://www.maranatha.it/Ore/ord/LetDom/06DOMpage.htm

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – UFFICIO DELLE LETTURE

INVITATORIO
V. Signore, apri le mie labbra
R. e la mia bocca proclami la tua lode.

Antifona
Venite, adoriamo il Signore,
pastore e guida del suo popolo, alleluia.

SALMO 94 Invito a lodare Dio
( Il Salmo 94 può essere sostituito dal salmo 99 o 66 o 23 )
Esortandovi a vicenda ogni giorno, finché dura « quest’oggi » (Eb 3,13).

Si enunzia e si ripete l’antifona.

Venite, applaudiamo al Signore, *
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie, *
a lui acclamiamo con canti di gioia (Ant.).

Poiché grande Dio è il Signore, *
grande re sopra tutti gli dèi.
Nella sua mano sono gli abissi della terra, *
sono sue le vette dei monti.
Suo è il mare, egli l’ha fatto, *
le sue mani hanno plasmato la terra (Ant.).

Venite, prostràti adoriamo, *
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, *
il gregge che egli conduce (Ant.).

Ascoltate oggi la sua voce: †
« Non indurite il cuore, *
come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto,

dove mi tentarono i vostri padri: *
mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere (Ant.).

Per quarant’anni mi disgustai di quella generazione †
e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato, *
non conoscono le mie vie;

perciò ho giurato nel mio sdegno: *
Non entreranno nel luogo del mio riposo » (Ant.).

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen (Ant.).

Inno
Splende nel giorno ottavo
l’era nuova del mondo,
consacrata da Cristo,
primizia dei risorti.

O Gesù, re di gloria,
unisci i tuoi fedeli
al trionfo pasquale
sul male e sulla morte.

Fa’ che un giorno veniamo
incontro a te, Signore,
sulle nubi del cielo
nel regno dei beati.

Trasformàti a tua immagine,
noi vedremo il tuo volto;
e sarà gioia piena
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
Signore mio Dio,
come un manto ti avvolge la luce,
sei rivestito di maestà e di splendore, alleluia.

SALMO 103, 1-12 (I) Inno a Dio creatore
Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate; ecco ne sono nate di nuove (2 Cor 5, 17).

Benedici il Signore, anima mia, *
Signore, mio Dio, quanto sei grande!
Rivestito di maestà e di splendore, *
avvolto di luce come di un manto.

Tu stendi il cielo come una tenda, *
costruisci sulle acque la tua dimora,

fai delle nubi il tuo carro, *
cammini sulle ali del vento;

fai dei venti i tuoi messaggeri, *
delle fiamme guizzanti i tuoi ministri.

Hai fondato la terra sulle sue basi, *
mai potrà vacillare.

L’oceano l’avvolgeva come un manto, *
le acque coprivano le montagne.

Alla tua minaccia sono fuggite, *
al fragore del tuo tuono hanno tremato.

Emergono i monti, scendono le valli †
al luogo che hai loro assegnato.

Hai posto un limite alle acque:
non lo passeranno, *
non torneranno a coprire la terra.

Fai scaturire le sorgenti nelle valli *
e scorrono tra i monti;
ne bevono tutte le bestie selvatiche *
e gli ònagri estinguono la loro sete.

Al di sopra dimorano gli uccelli del cielo, *
cantano tra le fronde.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
Signore mio Dio,
come un manto ti avvolge la luce,
sei rivestito di maestà e di splendore, alleluia.

2^ Antifona
Tu fai nascere il pane dalla terra
e il vino che allieta il cuore dell’uomo, alleluia.

SALMO 103, 13-23 (II) Inno a Dio creatore
Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate; ecco ne sono nate di nuove (2 Cor 5, 17).

Dalle tue alte dimore irrighi i monti, *
con il frutto delle tue opere sazi la terra.

Fai crescere il fieno per gli armenti †
e l’erba al servizio dell’uomo, *
perché tragga alimento dalla terra:

il vino che allieta il cuore dell’uomo; †
l’olio che fa brillare il suo volto *
e il pane che sostiene il suo vigore.

Si saziano gli alberi del Signore, *
i cedri del Libano da lui piantati.
Là gli uccelli fanno il loro nido *
e la cicogna sui cipressi ha la sua casa.

Per i camosci sono le alte montagne, *
le rocce sono rifugio per gli iràci.
Per segnare le stagioni hai fatto la luna *
e il sole che conosce il suo tramonto.

Stendi le tenebre e viene la notte *
e vagano tutte le bestie della foresta;
ruggiscono i leoncelli in cerca di preda *
e chiedono a Dio il loro cibo.

Sorge il sole, si ritirano *
e si accovacciano nelle tane.
Allora l’uomo esce al suo lavoro, *
per la sua fatica fino a sera.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

2^ Antifona
Tu fai nascere il pane dalla terra
e il vino che allieta il cuore dell’uomo, alleluia.

3^ Antifona
Dio guardò la sua creazione:
ed era tutta buona, alleluia.

SALMO 103, 24-35 (III) Inno a Dio creatore
Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate; ecco ne sono nate di nuove (2 Cor 5, 17).

Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! †
Tutto hai fatto con saggezza, *
la terra è piena delle tue creature.

Ecco il mare spazioso e vasto: †
lì guizzano senza numero *
animali piccoli e grandi.

Lo solcano le navi, *
il Leviatàn che hai plasmato
perché in esso si diverta.

Tutti da te aspettano *
che tu dia loro il cibo in tempo opportuno.
Tu lo provvedi, essi lo raccolgono, *
tu apri la mano, si saziano di beni.

Se nascondi il tuo volto, vengono meno, †
togli loro il respiro, muoiono *
e ritornano nella loro polvere.

Mandi il tuo spirito, sono creati, *
e rinnovi la faccia della terra.

La gloria del Signore sia per sempre; *
gioisca il Signore delle sue opere.
Egli guarda la terra e la fa sussultare, *
tocca i monti ed essi fumano.

Voglio cantare al Signore finché ho vita, *
cantare al mio Dio finché esisto.
A lui sia gradito il mio canto; *
la mia gioia è nel Signore.

Scompaiano i peccatori dalla terra †
e più non esistano gli empi. *
Benedici il Signore, anima mia.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

3^ Antifona
Dio guardò la sua creazione:
ed era tutta buona, alleluia.

Versetto
V. Beati i vostri occhi, che vedono il Cristo:
R. I vostri orecchi, che ascoltano la sua voce.

Prima Lettura
Dal libro dei Proverbi 1, 1-7. 20-32

Esortazione a ricercare la sapienza
Proverbi di Salomone, figlio di Davide, re d’Israele,
per conoscere la sapienza e la disciplina,
per capire i detti profondi,
per acquistare un’istruzione illuminata,
equità, giustizia e rettitudine,
per dare agli inesperti l’accortezza,
ai giovani conoscenza e riflessione.
Ascolti il saggio e aumenterà il sapere,
e l’uomo accorto acquisterà il dono del consiglio,
per comprendere proverbi e allegorie,
le massime dei saggi e i loro enigmi.
Il timore del Signore è il principio della scienza;
gli stolti disprezzano la sapienza e l’istruzione.
La sapienza grida per le strade
nelle piazze fa udire la voce;
dall’alto delle mura essa chiama,
pronunzia i suoi detti alle porte della città:
«Fino a quando, o inesperti, amerete l’inesperienza
e i beffardi si compiaceranno delle loro beffe
e gli sciocchi avranno in odio la scienza?
Volgetevi alle mie esortazioni:
ecco, io effonderò il mio spirito su di voi
e vi manifesterò le mie parole.
Poiché vi ho chiamato e avete rifiutato,
ho steso la mano e nessuno ci ha fatto attenzione;
avete trascurato ogni mio consiglio
e la mia esortazione non avete accolto;
anch’io riderò delle vostre sventure,
mi farò beffe quando su di voi verrà la paura,
quando come una tempesta
vi piomberà addosso il terrore,
quando la disgrazia vi raggiungerà come un uragano,
quando vi colpirà l’angoscia e la tribolazione.
Allora mi invocheranno, ma io non risponderò,
mi cercheranno, ma non mi troveranno.
Poiché hanno odiato la sapienza
e non hanno amato il timore del Signore;
non hanno accettato il mio consiglio
e hanno disprezzato tutte le mie esortazioni;
mangeranno il frutto della loro condotta
e si sazieranno dei risultati delle loro decisioni.
Sì, lo sbandamento degli inesperti li ucciderà
e la spensieratezza degli sciocchi li farà perire;
ma chi ascolta me vivrà tranquillo
e sicuro dal timore del male».

Responsorio Cfr. 1 Cor 3, 18-19; 1, 23. 24
R. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente. * la sapienza del mondo è stoltezza davanti a Dio.
V. Noi predichiamo Cristo crocifisso, potenza di Dio e sapienza di Dio:
R. la sapienza del mondo è stoltezza davanti a Dio.

Seconda Lettura
Dai «Commenti dal Diatessaron» di sant’Efrem, diacono
(1, 18-19; SC 121, 52-53)

La parola di Dio è sorgente inesauribile di vita
Chi è capace di comprendere, Signore, tutta la ricchezza di una sola delle tue parole? E’ molto più ciò che ci sfugge di quanto riusciamo a comprendere. Siamo proprio come gli assetati che bevono ad una fonte. La tua parola offre molti aspetti diversi, come numerose sono le prospettive di coloro che la studiano. Il Signore ha colorato la sua parola di bellezze svariate, perché coloro che la scrutano possano contemplare ciò che preferiscono. Ha nascosto nella sua parola tutti i tesori, perché ciascuno di noi trovi una ricchezza in ciò che contempla.
La sua parola è un albero di vita che, da ogni parte, ti porge dei frutti benedetti. Essa è come quella roccia aperta nel deserto, che divenne per ogni uomo, da ogni parte, una bevanda spirituale. Essi mangiarono, dice l’Apostolo, un cibo spirituale e bevvero una bevanda spirituale (cfr. 1 Cor 10, 2).
Colui al quale tocca una di queste ricchezze non creda che non vi sia altro nella parola di Dio oltre ciò che egli ha trovato. Si renda conto piuttosto che egli non è stato capace di scoprirvi se non una sola cosa fra molte altre. Dopo essersi arricchito della parola, non creda che questa venga da ciò impoverita. Incapace di esaurirne la ricchezza, renda grazie per la immensità di essa. Rallegrati perché sei stato saziato, ma non rattristarti per il fatto che la ricchezza della parola ti superi. Colui che ha sete è lieto di bere, ma non si rattrista perché non riesce a prosciugare la fonte. E` meglio che la fonte soddisfi la tua sete, piuttosto che la sete esaurisca la fonte. Se la tua sete è spenta senza che la fonte sia inaridita, potrai bervi di nuovo ogni volta che ne avrai bisogno. Se invece saziandoti seccassi la sorgente, la tua vittoria sarebbe la tua sciagura. Ringrazia per quanto hai ricevuto e non mormorare per ciò che resta inutilizzato. Quello che hai preso o portato via è cosa tua, ma quello che resta è ancora tua eredità. Ciò che non hai potuto ricevere subito a causa della tua debolezza, ricevilo in altri momenti con la tua perseveranza. Non avere l’impudenza di voler prendere in un sol colpo ciò che non può essere prelevato se non a più riprese, e non allontanarti da ciò che potresti ricevere solo un po’ alla volta.

Responsorio Cfr. 1 Pt 1, 25; Bar 4, 1
R. La parola del Signore rimane in eterno: * è questo il vangelo che vi è stato annunziato.
V. Questo è il libro dei decreti di Dio, la legge che sussiste nei secoli; quanti si attengono ad essa avranno la vita:
R. è questo il vangelo che vi è stato annunziato.

Inno TE DEUM
Noi ti lodiamo, Dio *
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.

A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell’universo.

I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;

le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio, *
e lo Spirito Santo Paraclito.

O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell’uomo.

Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell’assemblea dei santi.

[*] Salva il tuo popolo, Signore, *
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, *
lodiamo il tuo nome per sempre.

Degnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: *
in te abbiamo sperato.

Pietà di noi, Signore, *
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno.

[*] Quest’ultima parte dell’inno si può omettere.

Orazione
O Dio che hai promesso di essere presente in coloro che ti amano e con cuore retto e sincero custodiscono la tua parola, rendici degni di diventare tua stabile dimora. Per il nostro Signore.

R. Amen.
Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.

The Evangelist Matthew inspired by an angel

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Publié dans : immagini sacre | le 10 février, 2017 |Pas de Commentaires »

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) (12/02/2017)

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L’amore vino « perpetuum »

padre Gian Franco Scarpitta

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) (12/02/2017)

Nella sua Prima Lettera, Giovanni parla della « Legge di Dio » dicendo che essa è sintetizzata in un comandamento « antico » e allo stesso temo « nuovo », che consiste nell’amore ai fratelli come condizione per restare nella luce e diradare le tenebre (1Gv 2, 2 – 8). Il concetto che l’apostolo intende esporre è abbastanza chiaro: possiamo anche conoscere tutti minuziosamente tutta la Legge di Dio come viene interpretata nell’Antico Testamento (la Legge di Mosè, Thorà), possiamo conoscere anche i particolari e le virgole dell’intera Scrittura, come pure dare ottime e convincenti elucubrazioni esegetiche su ogni passo allusivo ai singoli precetti e prescrizioni, ma non saremo mai dotti intorno alla volontà del Signore fin quando non avremo compreso che la Legge consiste fondamentalmente nell’amore verso Dio e verso il prossimo. Potremmo anche avere cognizione di ciascuno dei comandamenti divini, saperne offrire illuminata interpretazione, dimostrare profondità di scienza sullo specifico morale di ciascuno di essi, ma ne saremo sempre ignoranti finché non avremo preso coscienza della loro sintesi: l’amore. E’ appunto l’amore convinto e disinteressato a dare senso a ciascuna delle prescrizioni divine, anche quelle che a prima vista ne sembrerebbero estranee; sempre l’amore è il vero compendio di tutta la Legge, la sua pienezza (Rm 13, 8 – 10), il caposaldo che rende sempre nuova una legge antica. Ciascuno dei comandamenti che noi conosciamo e che più volte abbiamo elencato (?) racchiude in se stesso, anche se nella forma sottesa, sempre l’imperativo etico del donarsi e del concedersi a Dio e agli altri. « Ama e fai tutto ciò che vuoi », afferma una celebre frase di Sant’Agostino e quando si esercita la virtù della carità senza retorica e senza distacco si è davvero certi di essere adempienti su tutto.
E’ questa la logica per la quale Gesù, nelle sue monizioni, concilia il vecchio e il nuovo senza che l’uno smentisca l’altro: « No crediate che sia venuto a abolire la Legge e i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare compimento. » La Legge e i Profeti sono i testi scritturali sui quali si fondava l’etica e la vita dell’antico popolo d’Israele, che si trovava normato dalle disposizioni mosaiche e sollecitato dalle parole ispirate di chi recava il divino annuncio. Erano queste le Scritture che orientavano la vita di tutti gli Israeliti e alle quali lo stesso Gesù si sottometteva con riverenza senza eccezioni e anche i cristiani delle origini seguiteranno ad osservare la Legge di Mosè frequentando il tempio per il culto e seguendo le condotte di preghiera allora in uso. Gesù infatti manifesta la volontà che esse restino sempre le stesse e che neppure ino iota (ebraio jod) venga da esse mutato. Sebbene antiche e datate, le Scritture hanno sempre la loro attualità. Ciò che tuttavia le rende « nuove », rinvigorite nel senso e complete è quell’aggiunta di Gesù « Ma io vi dico », che vuole attribuire ad esse il suo reale significato e fondamento in nome della succitata legge dell’amore. Nessuna norma scritta assume infatti piena validità quando non sia contrassegnata dal trasporto di un cuore puro e rinnovato che si trasformi nella trasparenza dell’amore e del dono di sé e seppure codici e legiferazioni siano riusciti a mantenerci nella legalità, il fatto che siano stati semplicemente scritti su carta non hanno mai contribuito a cambiare lo spirito umano e a guadagnarci la perfezione e la rettitudine di coscienza.
E’ piuttosto l’amore che deve spronarci, la vera legge scritta non su tavole, ma incisa nei nostri cuori (Ger 31, 30 ess) per la quale a ciascuna delle azioni devono corrispondere intenzioni conformi e che richiede una trasparenza che inabiti nella nostra interiorità. Di conseguenza non è sufficiente non mutilare, non percuotere o non uccidere nella prassi, ma occorre anche estinguere qualsiasi perversione e malizia nei confronti del prossimo già nel proprio animo. Non soddisfa astenersi dal furto e dalla rapina, ma occorre anche sgombrare l’animo da sentimenti di rivalsa e di rancore; occorre scongiurare il pericolo di invidia e di gelosia confrontando le nostre risorse con quelle altrui. Come pure è necessario il rispetto dell’onore e della dignità della persona, la tutela dei suoi diritti, la sua buona fama poiché tante volte si può ferire e mutilare anche con le parole oltre che con le armi e le percosse. Non macchiarsi della colpa esteriore di adulterio non è sufficiente qualora nel cuore alberghino concupiscenze e desideri repressi verso la donna altrui. Non basta evitare la vendetta esagerata e sproporzionata, come voleva la legge di Mosè, ma occorre anche estinguere ogni desiderio di rivalsa, di acredine e di asperità verso i nostri avversari perché si può uccidere anche nel proprio animo. Anche se adempiere i giuramenti fatti rende onore a Dio, è meglio astenersi dai giuramenti che possano essere inopportuni, evitando di mettere in gioco Dio Verità su ciò che realmente è menzogna umana. In tutto questo Gesù perfeziona, senza screditarla, la Legge fondamentale che si limitava alla forma scritta e passiva, chiamando in causa la nostra collaborazione voluta dalla buona disposizione interiore; chiama a rapporto il nostro intimo quale vero interprete di qualsiasi legge fatta di prescrizioni e di decreti e l’amore è il comune denominatore che rende sempre nuovo ciò che è antico, attualizzando e portando alla perfezione ogni prescrizione plurisecolare che sotto questa ottica appare odierna e gradevole. L’amore trasforma i « Comandamenti » in Beatitudini ed è paragonabile al vino « perpetuum » che seppure versato nelle botti decenni or sono risulta anche oggi prezioso e gustoso a consumarsi.
L’uomo certamente dispone del libero arbitrio e della gestione della propria volontà ed a lui solo spetta la risoluzione decisionale fra il bene e il male; a lui cioè spetta di decidere se osservare i comandamenti o rigettarli. Il libro del Siracide (I Lettura) osserva che nel primo caso la scelta verte alla realizzazione umana, nel secondo consegue distruzione e autolesionismo. Chi infatti osserva i Comandamenti oltre che adempiere la legge di Dio costruisce per se una prosperosa garanzia di vita e trova nei moniti divini contrassegnati dall’amore la forza e la fiducia per affermare se stesso. Diversamente procura la propria condanna chi deliberatamente disattende quanto Dio comunica a nostro esclusivo vantaggio. La pienezza della legge, cioè l’amore, è infatti la pienezza stessa dell’uomo.

Publié dans : OMELIE PREDICH, DISCORSI E...♥♥♥ | le 10 février, 2017 |Pas de Commentaires »
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